Federico Bianchetti
Autore
cybersicurezza, intelligenza artificiale, privacy

Pensi che ChatGPT, Gemini, Claude e così via siano tuoi amici perché ti aiutano con i compiti o ti suggeriscono tutto ciò di cui hai bisogno? Allora devi sapere che ti stanno usando tanto quanto tu usi loro

Ogni volta che chatti con una IA, condividi una foto sui social o cerchi qualcosa su Google, stai lasciando “briciole digitali” ovunque. E purtroppo no, non sono biodegradabili. 

Benvenuto nell'era dove un selfie può trasformarsi in un deepfake, dove i chatbot ti conoscono meglio dei tuoi genitori e dove quella foto imbarazzante della recita dell'asilo potrebbe tornare a perseguitarti tra vent'anni. 

In che modo? Ne abbiamo parlato con Agostino Ghiglia, membro del Collegio del Garante per la Protezione dei Dati Personali, nel nuovo episodio di #Sapevatelo. E fidati se ti diciamo che, dopo questa lettura, guarderai il tuo smartphone con occhi diversi.

Indice

  1. Chatbot e privacy: ChatGPT non è tuo amico (anche se fa finta di esserlo)
    1. Ci si può innamorare di un chatbot? (Spoiler: sì, ed è un problema)
  2. Deepfake e revenge porn: quando la tecnologia diventa un'arma
  3. Come funziona la protezione del Garante Privacy
  4. I pericoli nascosti dell'IA generativa
    1. Il paradosso della leggerezza digitale
  5. Privacy a scuola e sharenting: cosa possono (e non possono) fare genitori e docenti
    1. Le chat delle mamme: cosa non fare
  6. Perché le 33 ore curricolari di educazione civica non bastano
  7. Tre consigli d’oro per utilizzare l’IA (che possono salvarti)
    1. 1. Prima di postare, chiediti: "Vorrei che questa foto circolasse tra 10 anni?"
    2. 2. Segnala subito al Garante Privacy (gpdp.it) se temi diffusione di contenuti
    3. 3. Tratta i chatbot per quello che sono: macchine
  8. Glossario per Gen Z: conosci tutti i termini presenti in questo articolo? Ecco un ripasso

Chatbot e privacy: ChatGPT non è tuo amico (anche se fa finta di esserlo)

Partiamo dalle basi: ogni conversazione con un chatbot viene registrata, analizzata e utilizzata per profilarti. Sì, anche quella volta che hai chiesto aiuto per i compiti di matematica o consigli amorosi.

Come spiega Ghiglia: "Tutto quello che diciamo ai chatbot serve a profilarci e vendere i nostri dati". Google, Meta, OpenAI: tutti raccolgono informazioni per capire chi sei, cosa ti piace, cosa compri, persino come ti senti. Non è paranoia, è business.

Perché il vero problema è che stiamo spostando sempre più la nostra vita dal mondo fisico a quello digitale, creando relazioni emotive con algoritmi che non provano nulla per noi.

Ci si può innamorare di un chatbot? (Spoiler: sì, ed è un problema)

La risposta è inquietante ed è assolutamente sì. Ghiglia porta due esempi estremi ma reali:

  • Una ragazza giapponese che ha sposato un chatbot (sì, è legale in Giappone) dopo aver lasciato il fidanzato in carne e ossa

  • Due teenager americani morti per suicidio dopo relazioni intense con Character AI, chatbot relazionale di proprietà Microsoft

Quest'ultimo caso è particolarmente grave: Microsoft ha trovato un accordo extragiudiziale con le famiglie, riconoscendo di fatto una responsabilità nello sviluppo di un prodotto potenzialmente pericoloso.

Il problema? I chatbot sono programmati per essere empatici, disponibili 24 ore al giorno, sette giorni su sette, sempre d'accordo con te. Creano una bolla emotiva perfetta ma completamente artificiale.

Deepfake e revenge porn: quando la tecnologia diventa un'arma

Una foto scattata "per scherzo" può distruggerti la reputazione. Oggi esistono app che spogliano le persone nelle foto con un click. Sembrano giochi, ma le conseguenze sono devastanti. Come sottolinea Ghiglia: "Denudare la compagna di scuola può sembrare uno scherzo, ma è una violenza sessuale digitale".

Il punto chiave: non importa se la foto è falsa. Gli effetti psicologici sulla vittima sono gli stessi. E legalmente? È revenge porn, reato penale con conseguenze serie.

Le statistiche del Garante della Privacy parlano chiaro: in 3 anni sono state salvate 3.300 persone dal revenge porn grazie agli interventi rapidi dell'autorità.

Come funziona la protezione del Garante Privacy

Ecco cosa molti non sanno: se temi che una tua foto (vera o manipolata) possa finire online, puoi segnalare al Garante PRIMA che venga diffusa.

Il meccanismo:

  1. Compili un form sul sito del Garante (gpdp.it)

  2. Entro 48 ore (spesso molto prima) viene bloccata la diffusione su tutte le principali piattaforme

  3. Poi puoi procedere con la denuncia alla Polizia Postale

Ghiglia è chiarissimo: "Siamo molto veloci. Prendete tempo, mandate il reclamo al Garante, poi denunciate". Un’attività che ad oggi ha permesso di segnalare migliaia di casi relativi a revenge porn, cyberbullismo e sextortion (ricatto sessuale online).

I pericoli nascosti dell'IA generativa

Oggi con l'IA generativa puoi, tra le altre cose, clonare una voce e far dire a chiunque qualsiasi cosa; modificare video in tempo reale (vedi sistema Pegasus); creare documenti falsi partendo da foto innocenti e invecchiare artificialmente il volto di un bambino per creare identità false

Come avverte Ghiglia: "Una foto innocente può rovinare la vita per sempre".

Quella foto del primo bagnetto, della comunione, della partita di calcio? Può essere alterata, decontestualizzata, usata per mettere qualcuno in luoghi dove non è mai stato.

Il paradosso della leggerezza digitale

Il vero problema generazionale è questo: i ragazzi hanno le competenze tecniche ma non la consapevolezza del pericolo.

Sanno usare le app di deepfake, sanno come condividere contenuti, ma vivono tutto come un gioco perché "non è fisico, è solo digitale".

Come spiega Ghiglia: "Sono molto leggeri. Lo smartphone, il chatbot, le app sembrano tutti giochi. Ma nel momento in cui metti qualcosa in rete, la rete eternizza, cristallizza e universalizza".

Privacy a scuola e sharenting: cosa possono (e non possono) fare genitori e docenti

Per questi motivi, ogni anno ricorre la questione legata a privacy e recite scolastiche. La domanda che molti genitori spesso si pongono infatti è: posso filmare la recita di mio figlio? Sì, ma solo per uso domestico. Non puoi pubblicarla sui social senza il consenso di tutti i genitori dei bambini presenti nel video.

Posso postare foto di mio figlio minore? Tecnicamente sì se è tuo figlio, ma il Garante raccomanda fortemente di pixelare il volto, soprattutto sopra i 14-16 anni. Il fenomeno si chiama "sharenting" (share + parenting) e i rischi sono enormi.

E le scuole possono pubblicare voti e bocciature? Assolutamente no. Solo "ammesso/non ammesso: il voto è un dato personale, così come qualsiasi informazione su disabilità o condizioni di salute” spiega Agostino Ghiglia.

Le chat delle mamme: cosa non fare

Altro tema bollente è quello delle chat. Tra studenti, tra prof e, soprattutto, tra mamme. Alzi la mano chi non ha mai fatto parte di un gruppo WhatsApp composto dalle mamme degli alunni. Ecco, se è il tuo caso, devi prestare attenzione a non condividere queste cose:

  • lo stato di salute di un altro alunno (per esempio, che è malato: violazione privacy)

  • Informazioni su disabilità o condizioni mediche altrui

  • Foto di gruppo senza consenso

La regola aurea? "Fatti i fatti tuoi" - come sintetizza brillantemente Ghiglia.

Perché le 33 ore curricolari di educazione civica non bastano

Ma a questo punto, la domanda sorge spontanea: non è che abbiamo bisogno di un patentino per potere sfruttare al meglio web, chatbot e chi più ne ha più ne metta? Su questo fronte, l'Italia ha introdotto 33 ore di educazione civica (che include quella digitale) nelle scuole. Ottimo inizio, ma secondo Ghiglia non basta più.

Il paragone è chiaro: "Per la macchina serve la patente, per la pistola il porto d'armi. Per il chatbot che ti istiga al suicidio o ti spiega come uccidere qualcuno? Niente".

Serve un insegnamento focalizzato e strutturato, non disperso tra altre materie. USA e Cina insegnano IA nelle scuole come materia a sé: anche l’Europa dovrebbe insegnare prima come usarla responsabilmente.

Da questo punto di vista può essere utile il testo messo a punto dallo stesso Ghiglia, “Educazione Civica Digitale”, un abbecedario 2.0 che parola dopo parola aiuta tutti, ma proprio tutti, a raggiungere il livello essenziale di competenze in questo ambito. 

Tre consigli d’oro per utilizzare l’IA (che possono salvarti)

1. Prima di postare, chiediti: "Vorrei che questa foto circolasse tra 10 anni?"

Tutto ciò che metti online può essere salvato, modificato, ricontestualizzato. La rete non dimentica mai. Se hai dubbi, non postare.

2. Segnala subito al Garante Privacy (gpdp.it) se temi diffusione di contenuti

Non aspettare che la foto/video venga pubblicato. Il Garante blocca preventivamente entro 48h. Poi denuncia alla Polizia Postale.

3. Tratta i chatbot per quello che sono: macchine

Non confidare informazioni personali sensibili. Non creare dipendenze emotive. Ricorda: stai parlando con una macchina.

Glossario per Gen Z: conosci tutti i termini presenti in questo articolo? Ecco un ripasso

Il messaggio finale? La tecnologia è uno strumento potentissimo, ma come tutte le cose potenti può fare danni enormi se usata senza consapevolezza. Non serve demonizzarla, serve capirla. 

Ecco quindi tutti i termini da conoscere per capire a fondo ciò di cui stiamo parlando:

  • Sharenting: Condivisione compulsiva di foto dei propri figli sui social (share + parenting)
  • Deepfake: Video o foto manipolati con IA per far sembrare che qualcuno dica o faccia cose mai dette/fatte
  • Revenge Porn: Diffusione non consensuale di immagini intime per vendetta o ricatto
  • Sextortion: Ricatto a sfondo sessuale (spesso via chatbot o app di incontri)
  • Voice Cloning: Clonazione della voce tramite IA per far dire a qualcuno cose mai dette
  • Profilazione: Raccolta e analisi dei tuoi dati online per creare un profilo dettagliato delle tue abitudini
  • Watermarking: Marchio digitale che identifica contenuti creati con IA
  • Chatbot relazionale: IA progettata per simulare relazioni umane ed empatia
Skuola | TV
Educazione Sessuale in famiglia: i consigli di mamma Monica Calcagni e figlia Caterina in podcast

Cosa succede se la ginecologa più famosa d’Italia e la figlia adolescente parlano di sesso? Tra falsi miti e consigli pratici, ecco il podcast per genitori e figli da vedere insieme.

Segui la diretta