
Non solo a Minneapolis: anche su Roblox gli utenti stanno protestando contro le politiche anti-immigrazione degli Stati Uniti a trazione Trump, che hanno negli uomini della ICE e nei loro metodi la loro rappresentazione più virale sui social. Insomma chi l’ha detto che per farsi sentire serva un megafono e una piazza vera? A volte, bastano una connessione stabile e un avatar ben piazzato.
Mentre la politica tradizionale si muove tra talk show e comizi, la protesta dei giovanissimi ha cambiato server, traslocando direttamente su Roblox. La piattaforma, solitamente associata a mini-giochi colorati e costruzioni creative, è diventata l’epicentro di una rivolta digitale contro le politiche migratorie dell'amministrazione Trump e l'operato dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement).
Indice
La marcia dei pixel e il gioco che si fa serio
Tutto è iniziato con piccoli gruppi di player che hanno deciso di coordinare i propri avatar per inscenare vere e proprie marce virtuali.
Slogan, cartelli digitali e cori scritti in chat sono diventati lo strumento per dire no alle espulsioni e alle politiche di confine. La vera scintilla è scoccata quando Roblox, citando le proprie regole interne sulla neutralità, ha deciso di intervenire chiudendo alcune chat room e moderando i messaggi più accesi contro l'ICE.
"Silenziare" la protesta? I gamer non ci stanno
Invece di placare gli animi, questa mossa ha scatenato una prova di forza digitale senza precedenti. I giocatori hanno risposto prendendo d'assalto la sede virtuale di Roblox, ovvero una replica fedele degli uffici reali presente all'interno del gioco. Quello che doveva essere un tranquillo spazio digitale per gli sviluppatori è stato trasformato in pochi minuti nel palcoscenico di un sit-in permanente, contro qualcosa che per i molti gamer ha avuto l'aspetto di una "censura".
"Rivolta" digitale, un'alternativa che fa rumore
Insomma, se non si ha ancora l'età per votare o non si ha la possibilità fisica di volare a Washington per una manifestazione, la soluzione naturale è far sentire la propria voce nel posto dove si passa la maggior parte del tempo libero. In fondo, nei mondi digitali non servono permessi per scendere in piazza e l'impatto mediatico può essere enorme, capace di attirare l'attenzione di milioni di utenti in pochissimo tempo.