
Cosa lasciano i miliardi del PNRR agli studenti universitari? La risposta, purtroppo, è una doccia fredda. A pochi mesi dalla scadenza per l’attuazione dei progetti (giugno 2026), il bilancio tracciato dalla Fondazione Agnelli nel report “Il PNRR per l’Istruzione: a che punto siamo?” è impietoso: sul fronte alloggi universitari è un fallimento su tutta la linea.
Se da un lato i fondi per gli asili nido hanno centrato l'obiettivo, per i fuorisede si prospetta un futuro ancora più difficile. Ecco l'analisi dei dati - aggiornati a ottobre 2025 - elaborata da Skuola.net.
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Il "buco nero" degli studentati: spesa a zero e obiettivi dimezzati
È questo il dato più critico di tutto il report: alla voce "alloggi universitari", la spesa certificata del PNRR risulta ufficialmente pari a zero. La misura ha incontrato ostacoli enormi, dovuti soprattutto alla difficoltà del sistema pubblico di realizzare nuove strutture in tempi brevi.
Il risultato? Un drastico ridimensionamento delle promesse. Con la revisione del PNRR di novembre 2025, il Governo ha dovuto alzare bandiera bianca:
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L’obiettivo finale è stato dimezzato: da 60.000 a 30.000 nuovi posti letto entro il 2026.
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I fondi sono stati sbilanciati verso i privati (83%) lasciando le briciole al pubblico (17%).
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Il target non è più costruire, ma trasferire risorse per "posti letto" gestiti finanziariamente.
Insomma, per chi in futuro cercherà una stanza a prezzi accessibili, la strada resta in salita.
Borse di studio: l'unica luce in fondo al tunnel
Ma non tutto è da buttare. Se l'edilizia universitaria piange, sul diritto allo studio si sta provando a far sorridere. Il report segnala, infatti, che i fondi per le Borse di studio per l’accesso all’Università hanno raggiunto il 97,7% della spesa prevista. Bene anche la misura "Scuola 4.0" (nuovi laboratori), al 61,6%.
Arrancano, invece, gli ITS Academy: sono fermi al 4,7% di spesa certificata (sebbene la rete ITS Italy - fanno sapere da Fondazione Agnelli - stimi una spesa reale vicina al 30%). E i progetti per le nuove competenze digitali, che non vanno oltre l'8,9%.
Tuttavia, i ritardi nell’impiego dei fondi è preoccupante in larga parte, visto che ad oggi la spesa effettuata per il comparto è pari al 36,6% dei finanziamenti europei previsti, un dato leggermente inferiore alla media generale del PNRR (38,9%).
La beffa: per gli asili nido i posti ci sono (eccome)
Il confronto che fa più male agli universitari è sicuramente quello con i "colleghi" più piccoli. Mentre per gli studentati si taglia, per la Scuola dell'Infanzia si festeggia. I progetti approvati porteranno alla creazione di 183.804 nuovi posti per la fascia 0-6 anni, superando abbondantemente l'obiettivo iniziale di 150mila unità. Nel dettaglio ci saranno:
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108.950 nuovi posti negli asili nido;
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32.131 nelle scuole materne;
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Oltre 2,4 miliardi di euro investiti al Sud (Campania, Sicilia e Calabria in testa).
Il rischio finale: cantieri infiniti?
C'è però un'incognita che accomuna tutti, dai bimbi agli universitari: il fattore tempo. A ottobre 2025, la maggior parte dei progetti (78,2%) era ancora in fase di esecuzione. Con una media per la realizzazione delle opere pubbliche che nel nostro Paese è di circa 2 anni, il rischio di arrivare alla scadenza del 2026 con i soldi spesi ma i cantieri ancora aperti è concreto.
Per gli universitari, la sfida sarà accontentarsi di obiettivi dimezzati; per le famiglie con bambini piccoli, sperare che i nuovi asili aprano prima che i figli vadano alle elementari.