Ocse: Italia, popolo di artisti e letterati. Ma le STEM stanno crescendo

Marcello G.
Di Marcello G.

L’Italia si conferma il Paese della cultura. La patria dell’Umanesimo. La nazione che sforna il maggior numero di eccellenze nel campo delle arti sociali. I numeri parlano chiaro. La tradizione umanistica è nel nostro Dna e le università italiane sono ancora il terreno di caccia degli aspiranti ‘saggi’. Anche se, va detto, iniziano a farsi strada le cosiddette STEM, le discipline tecnico scientifiche; segno che gli appelli a puntare sui mestieri del futuro per trovare più facilmente lavoro funzionano. A certificare questo doppio binario su cui si muove il nostro settore accademico è l’OCSE, con il suo ultimo rapporto ‘Education at a Glance 2017’.

Laureati d’Italia: quasi 1 su 3 ha un titolo di tipo umanistico

Lo studio ha preso in esame 35 Paesi dell’area OCSE più alcuni stati campione (come Russia, Brasile, Argentina, India) rappresentativi a livello mondiale. E, come anticipato, l’Italia è la nazione che ha nettamente il numero più alto di laureati nelle discipline del segmento arti e scienze umane, scienze sociali, giornalismo e informazione. Le facoltà di questo comparto, infatti, raggruppano ben il 30% della popolazione – tra i 25 e i 64 anni – che ha conseguito una laurea. Per capire le proporzioni del fenomeno basti pensare che la media OCSE non arriva al 20%.

La tradizione resiste: il dato sale tra i neolaureati

E, questa tendenza, è destinata a rimanere tale anche negli anni a venire. Visto che i giovani continuano ad appassionarsi a questo tipo di studi. Nel 2015, ad esempio, la quota dei laureati triennali in lettere e scienze umane è stata addirittura del 39% (contro una media OCSE del 23%). A far lievitare i numeri sono soprattutto le donne. Arti e discipline umanistiche ‘all’italiana’ che, però, sono molto popolari pure tra gli studenti stranieri che scelgono di formarsi qui da noi: più di 1 su 4 (il 26%) è iscritto in questo campo. Non è un caso che l’università ‘Sapienza’ di Roma sia stata eletta, dalla rivista specializzata QS, come miglior ateneo al mondo per lo studio delle scienze dell'antichità.

Sulle STEM siamo vicini agli standard internazionali

Ma, come detto, il settore considerato strategico negli anni a venire – quello delle STEM – si difende eccome. Il 24% degli italiani con una laurea l’ha conseguita nel campo delle scienze, delle tecnologie, in ingegneria o in matematica. Numeri appena al di sotto della media OCSE. Una quota che sale ulteriormente se si isolano i neolaureati: nel 2015, il 25% delle lauree triennali è stata proprio di natura STEM (in questo caso si supera persino la media OCSE, ferma al 22%). Ma il dato si spiega col fatto che, rispetto agli altri Paesi, l’Italia ha un po’ di terreno da recuperare in termini assoluti nell’area tecnico-scientifica.

Economia e diritto: le discipline più trascurate

Come in tutte le cose, però, c’è il rovescio della medaglia. Per facoltà che continuano ad attirare iscritti e altre in rapida crescita, ci sono settori che risultano in parte ridimensionati. Nel nostro Paese a pagare dazio sono principalmente i corsi di studio dell’area economica e giuridica. Molto bassa la percentuale degli italiani laureati di primo livello in business, amministrazione o diritto: sono il 14% del totale, quasi dieci punti sotto la media OCSE (23%). La situazione migliora decisamente se ci si concentra sul secondo livello, dove la percentuale tende a raddoppiarsi: il 25% della popolazione più istruita ha una laurea in economia o giurisprudenza, praticamente in linea con la media degli altri Paesi (27%).


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