Daniele Grassucci
Autore
gli assetti geopolitici del 2026

Il 2026 si apre sotto il segno dell’incertezza. Se il 2025 è stato un anno di transizione e scontri accesi, le prospettive per i mesi a venire non sembrano concedere tregua. Prendendo spunto dalla recente disamina di GioPizzi (che potete guardare integralmente nel video embeddato di seguito), emerge un mondo dove la razionalità sembra aver ceduto il passo al caos e agli interessi di parte, continente per continente.

Indice

  1. Americhe: tra regimi vacillanti e disuguaglianze esplosive
  2. Africa: il "carnaio" dimenticato
  3. Medio Oriente: lo stato di emergenza perenne
  4. Asia e il fattore Cina
  5. Il fronte Russo-Ucraino
  6. 2026, poche speranze di pace

Americhe: tra regimi vacillanti e disuguaglianze esplosive

Il focus si apre sul Venezuela. Come sottolineato nel video, nonostante la cattura di Maduro, il regime non è crollato. La figura di Maria Corina Machado, simbolo dell’opposizione, appare oggi indebolita dallo scetticismo dell'amministrazione Trump. Il timore di Washington è che la Machado non abbia il sostegno dei militari, rischiando di innescare una guerra civile in uno "stato fallito". La priorità americana sembra dunque essersi spostata sulla stabilità dei flussi petroliferi piuttosto che sulla democrazia pura.

In Argentina, le politiche di Javier Milei hanno frenato l'inflazione, ma al prezzo di tagli brutali ai servizi essenziali, portando la tenuta sociale ai minimi termini. Parallelamente, negli Stati Uniti, la crisi interna è profonda: una distribuzione della ricchezza sempre più iniqua e una polarizzazione politica estrema rischiano di trasformare il malcontento in violenza endemica.

Africa: il "carnaio" dimenticato

L'analisi di GioPizzi accende i riflettori su un'Africa troppo spesso ignorata dai media:

  • Sahel: Un'area segnata da colpi di stato guidati da giovani élite militari.

  • Sudan: Una crisi umanitaria che coinvolge 30 milioni di persone, con una guerra civile che prosegue nel silenzio globale.

  • Corno d'Africa: Le crescenti tensioni tra Etiopia ed Eritrea per l'accesso al mare minacciano di riaccendere un conflitto che ha già causato centinaia di migliaia di vittime.

Medio Oriente: lo stato di emergenza perenne

In Medio Oriente, la destabilizzazione appare come una strategia deliberata. Mentre a Gaza e in Cisgiordania la tensione resta altissima, il governo Netanyahu sembra intenzionato a mantenere uno stato di guerra costante per esigenze di politica interna. In Iran, le proteste non sono più solo ideologiche ma dettate dalla fame, coinvolgendo ormai l'intera popolazione a causa del carovita.

Asia e il fattore Cina

In Myanmar, la resistenza contro la giunta militare entra nel suo quarto anno di guerra civile. Ma il grande interrogativo riguarda la Cina. Sebbene Pechino abbia potenziato massicciamente le proprie forze armate in chiave anti-Taiwan, resta l’incognita sulla reale capacità operativa russa in un combattimento reale, un dubbio che pesa sugli equilibri del Pacifico.

Il fronte Russo-Ucraino

Nonostante la propaganda russa cerchi di apparire inarrestabile, i dati riportati nel video mostrano avanzamenti territoriali minimi a fronte di perdite umane colossali (circa 300.000 morti). Tuttavia, l'Ucraina si trova in una posizione di estrema fragilità, stretta tra scandali interni e l'incertezza degli aiuti americani, restando quasi esclusivamente dipendente dal supporto dell'Unione Europea.

2026, poche speranze di pace

Il 2026 non si prospetta come l'anno della pace. Come evidenziato nell'analisi di GioPizzi, ci troviamo di fronte a un "nuovo anno, stessa merda", dove tregue fragili potrebbero essere l'unico palliativo a ingiustizie radicate. Un quadro complesso che richiede attenzione e una comprensione profonda delle dinamiche globali per non farsi trovare impreparati.

Per un'analisi ancora più dettagliata e per ascoltare il commento completo di GioPizzi, vi invitiamo a guardare il video originale sul suo canale YouTube: Quali guerre per il 2026? Sia vecchie che nuove?

 

A cura della Redazione di Skuola.net Questo articolo è frutto del lavoro condiviso della redazione di Skuola.net (direttore Daniele Grassucci): un team di giornalisti, data analyst ed esperti del settore education che ogni giorno produce contenuti e approfondimenti originali, seleziona e verifica le notizie più rilevanti per studenti e famiglie, garantendo un'informazione gratuita, accurata e trasparente.
Skuola | TV
Come si diventa giornalisti sportivi? A lezione con il direttore di Rai Sport Paolo Petrecca

Il direttore della testata della Rai dedicata agli sport, Paolo Petrecca, racconta i dietro le quinte del giornalismo sportivo, tra regole del mestiere, telecronache, social e gavetta

Segui la diretta