
Il 2026 si apre sotto il segno dell’incertezza. Se il 2025 è stato un anno di transizione e scontri accesi, le prospettive per i mesi a venire non sembrano concedere tregua. Prendendo spunto dalla recente disamina di GioPizzi (che potete guardare integralmente nel video embeddato di seguito), emerge un mondo dove la razionalità sembra aver ceduto il passo al caos e agli interessi di parte, continente per continente.
Indice
Americhe: tra regimi vacillanti e disuguaglianze esplosive
Il focus si apre sul Venezuela. Come sottolineato nel video, nonostante la cattura di Maduro, il regime non è crollato. La figura di Maria Corina Machado, simbolo dell’opposizione, appare oggi indebolita dallo scetticismo dell'amministrazione Trump. Il timore di Washington è che la Machado non abbia il sostegno dei militari, rischiando di innescare una guerra civile in uno "stato fallito". La priorità americana sembra dunque essersi spostata sulla stabilità dei flussi petroliferi piuttosto che sulla democrazia pura.
In Argentina, le politiche di Javier Milei hanno frenato l'inflazione, ma al prezzo di tagli brutali ai servizi essenziali, portando la tenuta sociale ai minimi termini. Parallelamente, negli Stati Uniti, la crisi interna è profonda: una distribuzione della ricchezza sempre più iniqua e una polarizzazione politica estrema rischiano di trasformare il malcontento in violenza endemica.
Africa: il "carnaio" dimenticato
L'analisi di GioPizzi accende i riflettori su un'Africa troppo spesso ignorata dai media:
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Sahel: Un'area segnata da colpi di stato guidati da giovani élite militari.
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Sudan: Una crisi umanitaria che coinvolge 30 milioni di persone, con una guerra civile che prosegue nel silenzio globale.
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Corno d'Africa: Le crescenti tensioni tra Etiopia ed Eritrea per l'accesso al mare minacciano di riaccendere un conflitto che ha già causato centinaia di migliaia di vittime.
Medio Oriente: lo stato di emergenza perenne
In Medio Oriente, la destabilizzazione appare come una strategia deliberata. Mentre a Gaza e in Cisgiordania la tensione resta altissima, il governo Netanyahu sembra intenzionato a mantenere uno stato di guerra costante per esigenze di politica interna. In Iran, le proteste non sono più solo ideologiche ma dettate dalla fame, coinvolgendo ormai l'intera popolazione a causa del carovita.
Asia e il fattore Cina
In Myanmar, la resistenza contro la giunta militare entra nel suo quarto anno di guerra civile. Ma il grande interrogativo riguarda la Cina. Sebbene Pechino abbia potenziato massicciamente le proprie forze armate in chiave anti-Taiwan, resta l’incognita sulla reale capacità operativa russa in un combattimento reale, un dubbio che pesa sugli equilibri del Pacifico.
Il fronte Russo-Ucraino
Nonostante la propaganda russa cerchi di apparire inarrestabile, i dati riportati nel video mostrano avanzamenti territoriali minimi a fronte di perdite umane colossali (circa 300.000 morti). Tuttavia, l'Ucraina si trova in una posizione di estrema fragilità, stretta tra scandali interni e l'incertezza degli aiuti americani, restando quasi esclusivamente dipendente dal supporto dell'Unione Europea.
2026, poche speranze di pace
Il 2026 non si prospetta come l'anno della pace. Come evidenziato nell'analisi di GioPizzi, ci troviamo di fronte a un "nuovo anno, stessa merda", dove tregue fragili potrebbero essere l'unico palliativo a ingiustizie radicate. Un quadro complesso che richiede attenzione e una comprensione profonda delle dinamiche globali per non farsi trovare impreparati.