
Se quasi 2 giovani italiani su 10 non credono che la democrazia sia la migliore forma di Stato, abbiamo un problema. Ma, purtroppo, è tutto vero. Perché il 17% dei partecipanti nostrani all’indagine International Civic and Citizenship Education Study (IEA ICCS 2022) non riesce a percepire una grande utilità nell’ordinamento sociale che hanno avuto in eredità da chi ha combattuto per ottenerlo.
Tuttavia, la situazione italiana è ben migliore rispetto a quella mostrata da altri Paesi: i nostri studenti di terza media - target dell'indagine - si rivelano, infatti, cittadini "critici ma competenti".
Infatti, possiedono una fiducia nelle istituzioni democratiche superiore alla media dei loro coetanei europei e globali, e mostrano una capacità sorprendente di individuare le minacce alla libertà.
La democrazia rimane la soluzione migliore
Partiamo dal dato centrale. Se è vero che esiste una minoranza scettica, la stragrande maggioranza degli studenti italiani (83%) concorda sul fatto che la democrazia resti la migliore forma di Stato.
Questo passaggio non è solo positivo in termini assoluti, ma lo diventa ancor di più se confrontato con il resto del mondo: la media internazionale si ferma infatti al 74%.
I giovani italiani, dunque, credono nel "concetto" di democrazia molto più dei loro coetanei di altri paesi, posizionandosi ben al di sopra di nazioni come la Francia (81%) o la Polonia (73%).
Il paradosso: si crede nella democrazia, ma non in come funziona
Subito dopo, però, emerge il vero ostacolo che impedisce una piena adesione ai principi democratici. Perché, mentre l'approvazione per tale forma di governo è altissima dal punto di vista ideale, la soddisfazione per la messa in opera reale di questo sistema politico crolla.
Solo il 44% degli studenti italiani ritiene che il proprio Paese - una democrazia, appunto - "funzioni bene". Un dato, questo, nettamente inferiore alla media internazionale, che comunque non è altissima, fermandosi al 55%.
A frenare il successo della democrazia alle nostre latitudini è, in particolare, una forte percezione di distanza tra la classe dirigente e i “governati”: ben il 77% degli intervistati ritiene, non a caso, che i politici "dimentichino le esigenze di chi li ha votati" (contro una media internazionale del 71%). In sintesi: i ragazzi salvano le istituzioni, ma bocciano gli interpreti.
Ad ogni modo, resiste la fiducia nel Governo nazionale (così per il 57%) e nel Parlamento (52%), che sono peraltro decisamente superiori alla media dei paesi partecipanti allo studio (rispettivamente 50% e 48%). Segno che, nonostante la critica verso i singoli politici vista sopra, l'istituzione in sé mantiene una sua autorevolezza agli occhi dei futuri elettori.
I giovani sanno riconoscere le minacce alla democrazia
Uno degli aspetti più interessanti del report riguarda la capacità dei ragazzi di identificare cosa non è democratico. Gli studenti italiani si dimostrano particolarmente sensibili ai temi della censura e del controllo dell'informazione, superando spesso la media globale nella percezione del pericolo.
Ad esempio, un controllo eccessivo sui social media, per l'87% degli intervistati è "negativo per la democrazia"; la media internazionale è più bassa, ferma all'81%. Similmente, l'88% dei giovani italiani - contro il 79% della media globale - ritiene inaccettabile che il Governo renda la vita difficile agli organi di informazione critici verso le sue politiche. Parallelamente, il 73% condanna la nomina di giudici basata sulla fedeltà politica, dimostrando una comprensione matura della separazione dei poteri.
Inoltre, la competenza civica dei giovani italiani sembra allargarsi ai grandi temi globali. Il report evidenzia una sensibilità acuta verso le minacce future. Un esempio su tutti? L'84% dei nostri studenti considera il cambiamento climatico un forte spauracchio per l'avvenire del mondo, un dato enormemente superiore alla media internazionale del 68%.
La fiducia nei media tradizionali: una "anomalia" italiana
Infine, tornando al capitolo “informazione”, in un'epoca segnata dalle fake news e dalla sfiducia verso il mainstream, i dati italiani mostrano una controtendenza interessante.
I nostri giovani si fidano delle fonti di informazione tradizionali molto più dei loro coetanei esteri. La fiducia nei media generalisti (TV, giornali, radio) si attesta al 64% in Italia, contro un 50% a livello internazionale.