Daniele Grassucci
Autore
Donna che si protegge con una mano davanti

Bastano due numeri per capire la portata dell’emergenza femminicidi nel nostro paese: 96 e 52. Il primo si riferisce ai casi di tragedie che vedono vittime donne per mano di partner o persone della sfera domestica. Il secondo dato, invece, è quello degli uomini che fanno la stessa fine. In pratica, le prime sono il doppio dei secondi.

Si tratta delle statistiche Eurostat (riferite all'ultimo anno consolidato, il 2023) su questa tipologia di omicidi. Numeri che Skuola.net ha ripreso per provare a smentire la narrazione, spesso portata avanti, che vuole ridimensionare il problema parlando di una sostanziale “parità” tra le mura di casa.

Indice

  1. La violenza domestica ha un genere?
  2. L'Italia è un paese sicuro? Sì, ma non per tutti
  3. "Nel resto d'Europa va peggio": è vero?
  4. Non è un'opinione, è matematica

La violenza domestica ha un genere?

Ecco cosa dicono davvero i dati validati dall'Istat e raccolti da Eurostat, mettendo da parte le opinioni e lasciando la parola ai numeri:

  • Donne vs Uomini: in ambito domestico le vittime femminili sono quasi il doppio.

  • Sicurezza: l'Italia è sicura per la criminalità di strada, ma non per la violenza domestica.

  • Confronto UE: negli altri Paesi i numeri assoluti sono più alti, ma l'Italia ha una peculiarità strutturale unica.

Una delle obiezioni più frequenti sollevate per sminuire il tema femminicidi è la seguente: "Anche gli uomini vengono uccisi". È vero, e ogni vittima merita rispetto e giustizia. Ma i numeri raccontano due storie diverse per magnitudo e contesto. Analizzando i dati sugli omicidi volontari commessi in ambito domestico o affettivo, emerge infatti una sproporzione strutturale.

Come detto, in base alle evidenze ufficiali più recenti (2023), in Italia sono stati 52 i maschi vittime “per causa d’amore”. Nello stesso arco di tempo, le donne uccise nello stesso contesto sono state 96. Non si tratta di negare la violenza sugli uomini, che esiste e va condannata, ma di riconoscere un fatto: la casa è statisticamente un luogo molto più pericoloso per le donne di quanto non lo sia per gli uomini.

L'Italia è un paese sicuro? Sì, ma non per tutti

Ed è qui che si arriva al nodo centrale, che fa emergere il paradosso italiano. Se guardiamo il tasso generale di omicidi, l'Italia è oggi una delle nazioni più sicure al mondo. Negli ultimi vent'anni abbiamo vinto la battaglia contro la mafia stragista e la criminalità di strada si è molto ridimensionata. Il rischio di essere uccisi su un marciapiede, per una rapina o un regolamento di conti, è crollato drasticamente ai minimi storici. Questo, però, ha abbattuto soprattutto il numero degli omicidi maschili totali.

Tale sicurezza, infatti, si ferma sulla soglia di casa. Perché, mentre la violenza "pubblica" scendeva, quella "privata" - specialmente contro le donne - è rimasta una linea piatta, una costante strutturale. Se guardiamo la serie storica Eurostat delle donne uccise in famiglia dal 2015 a oggi, il dato oscilla sempre intorno a quota 100 (112 nel 2015, 96 nel 2023), senza mai scendere davvero.

Non siamo, dunque, di fronte a un'esplosione improvvisa dei numeri in tempi recenti. E quindi, tecnicamente, è vero che non possiamo parlare di una "emergenza" in termini di aumento statistico. Ma, cosa assai peggiore, siamo di fronte a un fenomeno endemico: la violenza domestica è l'unico crimine violento che l'Italia non è riuscita ad abbattere con la stessa efficacia con cui ha combattuto altri fenomeni.

"Nel resto d'Europa va peggio": è vero?

Inoltre, spesso si sente dire che in altre nazioni europee - come Francia, Germania o nei paesi nordici - i femminicidi sono più alti. È vero anche questo, ma solo in termini assoluti. Perché facendo un confronto attento e approfondito, si scopre che siamo di fronte a un altro “falso mito”.

Quei Paesi, infatti, hanno spesso tassi di omicidi generali e di criminalità violenta decisamente più alti del nostro. Se guardiamo ai numeri crudi (sempre del 2023) per gli omicidi di donne in ambito familiare/affettivo:

  • La Germania registra il dato più alto con 163 vittime (contro le nostre 96).

  • La Francia segue con 117.

  • La Finlandia ha un tasso di donne uccise in famiglia per 100.000 abitanti (0,52) che è quasi il doppio di quello italiano (0,32).

Tuttavia, in Italia la peculiarità è che il femminicidio (o comunque l'omicidio in ambito affettivo) rappresenta ormai la fetta più consistente degli omicidi totali. In altre parole: in Italia si uccide di meno, ma quando lo si fa avviene soprattutto in famiglia e le vittime sono soprattutto donne.

Mentre la proporzione maschi-femmine è simile ovunque: in tutta Europa, il numero delle donne uccise tra le mura domestiche supera nettamente quello degli uomini. In Germania, a fronte di 163 donne, gli uomini uccisi in famiglia sono stati 123; in Francia il rapporto è 117 a 48. Questo conferma che la "sicurezza domestica" è una questione di genere trasversale a tutto il continente, indipendentemente dal livello di ricchezza o dal tasso di criminalità generale del singolo paese.

Non è un'opinione, è matematica

Volendo tirare le fila del discorso, dire che l'Italia è un paese sicuro è corretto. Ma usarlo come argomento per sminuire il fenomeno dei femminicidi è un errore logico. I dati ci dicono che abbiamo costruito una società molto sicura per gli uomini e per chi cammina per strada, ma non siamo ancora riusciti a garantire la stessa sicurezza alle donne dentro le mura domestiche.

 

A cura della Redazione di Skuola.net Questo articolo è frutto del lavoro condiviso della redazione di Skuola.net (direttore Daniele Grassucci): un team di giornalisti, data analyst ed esperti del settore education che ogni giorno produce contenuti e approfondimenti originali, seleziona e verifica le notizie più rilevanti per studenti e famiglie, garantendo un'informazione gratuita, accurata e trasparente.
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