Maturità, che fare dopo? Tanti i neo diplomati indecisi

Marcello G.
Di Marcello G.

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Con in mano il diploma ancora fresco di stampa, per gli ex alunni di quinta superiore è già il tempo di capire cosa fare da settembre. Per quasi 2 ragazzi su 3, però, la fatica sarà minima. Il 64% dei neodiplomati, infatti, si è portato avanti col lavoro decidendo in anticipo la strada da intraprendere. Quasi tutti proseguiranno negli studi. Ma c’è anche una buona percentuale di chi si lancerà subito nel mondo del lavoro. Mentre il restante 36% è ancora indeciso sul da farsi. Sono questi i dati principali che emergono da una web survey condotta da Skuola.net tra circa 1000 maturati del 2017.

Nel futuro dei neodiplomati c’è soprattutto l’università

Nonostante i dubbi, la maggior parte è orientata verso l’università per formarsi e specializzarsi: il 65% degli intervistati (di nuovo circa 2 studenti su 3) valuterà quale facoltà fa più al caso suo. In atenei che, nella maggior parte dei casi, saranno statali: perché 7 su 10 (il 69%) pare andrà in un’università pubblica, convinti che diano una preparazione migliore. Il 22%, invece, la pensa diversamente ma non potendo permettersi un ateneo privato ripiegherà sulla statale. Solo il 9%, dunque, potrà studiare in un’università privata cercando di confermare l’impressione che in questo tipo di atenei ci si formi in maniera più completa.

Tra i corsi più gettonati medicina, professioni sanitarie, studi umanistici e lingue

Entrando nello specifico, il 29% degli aspiranti universitari si sta dirigendo verso i corsi dell’area medico-sanitaria (ma, visto che tra poche settimane dovranno affrontare i test d’ingresso, sono quelli più ‘interessati’ all’argomento già dai mesi estivi). Subito dietro gli studi umanistici e linguistici (13%) e quelli nelle varie branche dell’ingegneria e dell’informatica (11%). Il resto se lo spartiscono economia, psicologia e le scienze naturali (tutte al 6%). Seguite da architettura, matematica, diritto, scienze della formazione (tra il 3% e il 5%). Percentuali ancora più basse per gli altri percorsi.

L’alternativa alla laurea? 1 su 10 cercherà subito un lavoro

L’alternativa più gettonata all’università sembra essere il lavoro: il 12% dei nuovi diplomati, se proprio non vuole (o non può) continuare a stare sui libri, tenterà la carta dell’occupazione immediata. Un’impresa ardua, soprattutto di questi tempi, ma per i maturandi degli istituti tecnici e professionali qualche spiraglio potrebbe lo stesso aprirsi. Buona anche la percentuale di chi proverà la carriera nelle forze armate (6%). Identico interesse lo suscitano gli studi all’estero ma anche la tentazione di prendersi un anno sabbatico, di riposo. Leggermente più scarso (5%) l’appeal dei corsi di formazione non universitari come quelli organizzati dagli Istituti Tecnici Superiori (ITS) o dalle Regioni.

Si seguono le passioni, anche perché l’orientamento non decolla

Scelte, tutte, influenzate più da motivazioni personali che da fattori esterni. Il 63% dei ragazzi proverà a seguire il cuore, le inclinazioni personali; il 22%, invece, mette al primo posto le prospettive occupazionali; solo il 15% si lascerà ‘guidare’ da genitori, parenti e amici. Non sfondano le attività di orientamento, nonostante sempre più scuole (il 61%) le organizzino durante l’anno. Ma la valutazione che ne danno gli studenti è ancora insufficiente: solo in 1 caso su 4 (il 26%) sono state utili e determinanti per la decisione finale; in quasi la metà delle situazioni (49%) sono state giudicati interessanti ma non hanno influito più di tanto sulla scelta; un quarto del campione (25%), però, le ha viste come una cosa del tutto inutile.


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