
Dopo più di 400 giorni di prigionia, Alberto Trentini è stato rilasciato. Il cooperante italiano, arrestato in Venezuela alla fine del 2024, è tornato in libertà oggi, in seguito al crollo del regime di Nicolás Maduro e al cambio di governo nel Paese sudamericano.E tra poche farà ritorno in Italia, trasportato su un volo di Stato. Una notizia accolta con sollievo dalla famiglia e dalle istituzioni italiane, che chiude una vicenda rimasta a lungo senza risposte chiare.
La sua detenzione, avvenuta senza accuse formali e in condizioni di forte isolamento, è stata fin dall’inizio considerata da molti osservatori come arbitraria, se non assimilabile a un vero e proprio rapimento di Stato.
Ma chi è Alberto Trentini e perché è stato arrestato? Per provare a comprenderlo bisogna ripercorrere le tappe fondamentali della sua storia.
Indice
Chi è Alberto Trentini
Alberto Trentini ha 45 anni, è originario di Venezia ed è un cooperante internazionale con una lunga esperienza nei contesti più difficili del mondo. Laureato in Storia all’Università Ca’ Foscari, ha alle spalle una carriera lunga oltre dieci anni nel settore umanitario, collaborando con organizzazioni impegnate nell’assistenza alle popolazioni più vulnerabili.
Al momento dell’arresto operava per l’ONG Humanity & Inclusion, una realtà attiva a livello globale, nota per i suoi progetti a favore delle persone con disabilità e delle comunità colpite da crisi economiche, conflitti o emergenze sociali. Da qui la sua scelta di recarsi in Venezuela, per portare sollievo e supporto alle popolazioni locali.
L’arresto in Venezuela e la scomparsa
Il 15 novembre 2024, mentre viaggiava tra la capitale Caracas e la città di Guasdualito, Trentini viene fermato a seguito di un controllo da parte di agenti del Servizio amministrativo per l'identificazione, la migrazione e gli stranieri (SAIME). Da quel momento, di lui si perdono completamente le tracce.
Per settimane non arrivano informazioni ufficiali: né alla famiglia né alle autorità italiane viene comunicato dove si trovi o perché sia stato fermato. Solo in un secondo momento, dopo circa due mesi, il governo venezuelano ammette che il cittadino italiano è detenuto, senza però chiarire le accuse a suo carico né consentire un accesso regolare al suo fascicolo da parte dei funzionari del nostro consolato.
Una detenzione senza accuse chiare
Durante i mesi successivi, il caso di Alberto Trentini diventa uno dei simboli delle criticità del sistema venezuelano sotto il regime di Maduro. Secondo diverse ricostruzioni, non sarebbe mai stato formalmente incriminato né sottoposto a un processo.
In un Paese in cui il potere politico ha spesso accusato oppositori, giornalisti e cittadini stranieri di minacciare la sicurezza nazionale, anche l’attività umanitaria può diventare motivo di sospetto. Per questo, molte organizzazioni per i diritti umani hanno parlato di detenzione arbitraria a fini politici.
Il ruolo della diplomazia e l’attesa della svolta
In questi mesi, però, le istituzioni italiane - su tutti il Ministero degli Esteri - non hanno mai smesso di lavorare silenziosamente sul piano diplomatico per ottenere informazioni e migliorare le condizioni di detenzione del cooperante. Parallelamente, la famiglia - supportata da associazioni e da gran parte dell'opinione pubblica - ha ripetutamente chiesto chiarezza e trasparenza.
Tuttavia, la situazione è rimasta bloccata fino a pochi giorni fa. Solo il cambio di scenario politico in Venezuela, con l'arresto dell'ormai ex presidente Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti e la successione al potere nel Paese, ha impresso una svolta decisiva.
La liberazione dopo la caduta del regime
È in questo contesto che è maturata la decisione di rilasciare Alberto Trentini, insieme ad altri detenuti considerati vittime di provvedimenti illegittimi. Dopo oltre un anno di prigionia - per la precisione 423 giorni, passati perlopiù nel carcere Rodeo I di Caracas - il cooperante italiano può dunque finalmente lasciare il Paese e fare ritorno a casa.