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Più è lungo il pollice più si è intelligenti

Una parte del nostro corpo che spesso valorizziamo troppo poco sono le mani. Eppure la loro funzionalità è necessaria per molte delle nostre attività quotidiane. Ma non solo, perché a quanto pare potrebbero dirci anche qualcosa in più sul nostro grado di intelligenza.

Un recente studio, guidato dalla scienziata Joanna Baker dell'Università di Reading, ha rivelato infatti che la lunghezza del pollice e le dimensioni del cervello non sono due caratteristiche che si sono sviluppate indipendentemente. 

La ricerca, pubblicata sulla rivista "Communications Biology", ci dice proprio che c'è una correlazione diretta tra queste due parti del nostro corpo. In altre parole, più lungo è il pollice, più sviluppato è il cervello.

Questa scoperta rivoluzionaria, in particolare, suggerisce che mani e cervello si sono evoluti insieme, in un rapporto di simbiosi che ha plasmato ciò che siamo oggi.

Indice

  1. Lo studio: 94 specie sotto la lente
  2. L’area del cervello interessata

Lo studio: 94 specie sotto la lente

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno analizzato un campione molto vasto, mettendo a confronto ben 94 diverse specie di primati, incluse anche specie estinte. 

Questo approccio ha permesso di tracciare un percorso evolutivo. È così che hanno potuto stabilire il legame tra la lunghezza del pollice e le dimensioni del cervello.

“Abbiamo sempre saputo - ha spiegato Joanna Baker - che il nostro cervello, più grande dei nostri antenati, e le nostre dita, sempre più agili, ci distinguessero. Ma ora possiamo vedere che non si sono evoluti separatamente. Man mano che i nostri antenati miglioravano nel raccogliere e manipolare oggetti, il loro cervello ha dovuto crescere per gestire queste nuove capacità. Queste capacità sono state perfezionate attraverso milioni di anni di evoluzione cerebrale”.

L’area del cervello interessata

La parte più sorprendente dello studio non è solo che mani e cervello si siano evoluti insieme, ma la specifica area del cervello che ha beneficiato di questa evoluzione. Molti potrebbero pensare che la connessione sia con il cervelletto, la parte che si occupa di movimento e coordinazione.

Invece, la vera scoperta è un'altra. La correlazione è stata trovata con la neocorteccia, ovvero una complessa area stratificata che costituisce circa la metà del nostro cranio. È il motore del nostro cervello, responsabile di elaborare le informazioni sensoriali e di gestire la cognizione e la coscienza.

Lo studio suggerisce proprio chem man mano che i nostri antenati diventavano più abili a manipolare oggetti, la loro neocorteccia si sia sviluppata di pari passo per gestire queste nuove e complesse capacità.

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