
Dimenticate i pomeriggi passati interamente su TikTok o alla PlayStation. Per Carl Randolph Jr., crescere negli anni '90 a Philadelphia significava avere una tabella di marcia che farebbe impallidire un manager in carriera. Oggi Carl ha 34 anni ma, da quando ne aveva solo 8, la sua vita era scandita da una lista di compiti domestici così fitta da sembrare un manuale d'addestramento.
Il post, condiviso su Threads, è diventato un caso mondiale con oltre 1,5 milioni di visualizzazioni. Ma la vera sorpresa non è la severità della lista, bensì il fatto che Carl la ricordi con affetto.
Indice
La tabella di marcia di un bambino di 8 anni
Il padre di Carl, un ufficiale della Marina, aveva messo tutto nero su bianco. Grazie ai documenti originali pubblicati su Threads, possiamo sbirciare in quella che era una routine di ferro.
La mattina prima della scuola:
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Rifare il letto: Il primo compito appena svegli.
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Controllo compiti: Il padre verificava ordine e completezza.
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Check-out: Bisognava uscire di casa tassativamente entro le 6:50.
Il pomeriggio (Senza scuse):
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Avviso obbligatorio: Appena rientrati, bisognava avvisare il papà o lasciare un messaggio.
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Cura dei vestiti: Cambiarsi e riporre tutto subito su grucce o nella cesta.
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Cucina e rifiuti: Lavare i piatti (niente nel lavandino!) e svuotare la spazzatura mettendo subito il sacchetto nuovo.
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Cura di sé: Doccia e a letto entro le 22:00.
Se pensate che il sabato fosse per i cartoni animati, vi sbagliate. La lista prevedeva una rotazione mensile di compiti pesanti:
- Sabato: Finire tutti i compiti scolastici
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Domenica: Giorno dedicato al bucato (lavare, asciugare, piegare) e, soprattutto, stirare tutti i vestiti per la scuola.
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Pulizie: A rotazione, il sabato e la domenica si dovevano strofinare i sanitari, pulire i vetri con il Windex, passare l'aspirapolvere nel seminterrato e persino lavare l'esterno della casa con il tubo dell'acqua.
Qui la lista completa:


"Era la mia normalità": il punto di vista di Carl
Nonostante l'espressione colorita usata nel post per descrivere quelle regole ("questa m***a"), Carl Randolph Jr. ha una visione molto chiara della sua infanzia. "Mio padre era l'uomo più figo sulla terra, ma aveva una struttura e regole infernali in casa", ha raccontato, spiegando che in casa non c'era spazio per le scuse, ma anche che quella routine non è mai stata vissuta come un peso o un trauma. Era semplicemente "il nostro modo di vivere".
Ai microfoni di Newsweek ha dichiarato: “Quella non era una punizione, era la nostra normalità. Ci insegnavano che il tempo libero non era un diritto automatico, ma qualcosa da conquistare dopo aver fatto il proprio dovere”.
Ovviamente la lista ha scatenato una pioggia di commenti: c'è chi difende a spada tratta il metodo del 'pugno di ferro' e chi, invece, lo considera un retaggio del passato ormai superato. Lo scontro generazionale è servito: molti utenti sostengono che le tendenze educative moderne, tutte basate sull'empatia, abbiano cresciuto generazioni a cui tutto è permesso.
Ma è davvero così? In realtà, pensiamo che regole e gentilezza possono coesistere. Magari prendendo spunto proprio da quel papà ufficiale della Marina.