Imma Ferzola
Autore
promessa mignolo

È un gesto spontaneo che tutti conosciamo sin da bambini: intrecciare i mignoli consacra la promessa, aggiunge una ritualità al giuramento che, nella credenza comune, “non si potrà mai infrangere”.

Che riguardi un segreto o un impegno particolare, il mignolo diventa il sigillo. Ma perché proprio questo dito? E da dove arriva davvero questa tradizione?

Sembrerebbe che l'usanza trovi i natali nel lontano Giappone, e che avesse un risvolto macabro: se disattesa la promessa, era prevista l'amputazione del dito del giuramento.

Ripercorriamo gli sviluppi dell'usanza della promessa con il mignolo.

Indice

  1. Sacrificio o atto d'amore? Le origini dal Giappone
  2. La filastrocca che accompagna il gesto
  3. Una tradizione anche occidentale
  4. Varianti moderne

Sacrificio o atto d'amore? Le origini dal Giappone

Secondo il Dizionario del folklore giapponese compilato da Ajio Fukuta, la pratica avrebbe origini nel periodo Edo (1603-1867). In Giappone è chiamata yubikiri genman, un’espressione che significa “taglio del dito”.

Un nome che non suona affatto romantico, e infatti la storia che circonda l’usanza è decisamente più oscura di quanto ci aspetteremmo oggi.

L’usanza sarebbe nata a Yoshiwara, storico quartiere a luci rosse di Tokyo. Qui circolava il racconto di una prostituta intenzionata ad amputarsi il mignolo come segno di dedizione o di amore eterno verso un cliente.

L’episodio, diffuso nel tempo, portò il gesto a trasformarsi: da promessa estrema a modo simbolico per confermare un legame, un sentimento o un giuramento.

Con il passare degli anni la storia perse la sua connotazione più brutale. I giapponesi iniziarono a intrecciare i mignoli come segno di affetto reciproco o di impegno, e la frase yubikiri genman entrò nell’uso comune. 

La filastrocca che accompagna il gesto

In Giappone, la promessa del mignolo è accompagnata da una filastrocca che, a sentirla, risulta spaventosa: “Yubikiri genman, se dici una bugia, bevi 1000 aghi e taglia un dito”.

Una formula che molti bambini giapponesi imparano presto, assieme ad altre leggende popolari come Momotaro, Urashima Taro o la principessa Kaguya.

Una tradizione anche occidentale

La promessa del mignolo non è solo asiatica. Tracce della stessa usanza compaiono negli Stati Uniti già nel 1848, nel Bartlett’s Dictionary of Americanisms. Lì è riportato un verso inquietante associato al gesto: “Pinky, pinky, bow-bell", "chiunque dica una bugia affonderà in un posto brutto e non risorgerà mai più".

Anche in questo caso, sorprende il contrasto tra il tono minaccioso del giuramento e l’aspetto innocuo del gesto così come lo conosciamo oggi.

Varianti moderne

Col tempo il significato si è addolcito, avvicinandosi ai gesti di complicità tipici dell’amicizia contemporanea. In Corea, per esempio, la promessa è stata reinterpretata: dopo aver unito i mignoli, i due amici premendo insieme i pollici sigillano il patto. Un modo diverso per ribadire lo stesso concetto.

Oggi la promessa con il mignolo ha perso ogni legame con le sue radici più cupe, diventando un gesto affettuoso e immediatamente riconoscibile. Ma dietro quell’intreccio apparentemente innocente si nasconde un percorso storico sorprendente, che attraversa secoli, culture diverse e antiche credenze legate alla parola data

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