Classifica università italiane: le migliori al nord secondo il Sole 24 Ore

studenti all'università

Annuale classifica del "Sole 24 ore" sulle migliori università italiane (con due classifiche per pubbliche e private). In vetta l'Università di Verona seguite da quelle di Trento e Bologna. Bene anche il Politecnico di Milano, Bologna, e fra i poli non statali la Luiss che supera di un’incollatura la Bocconi e si piazza al secondo posto precedendo il San Raffaele. Il Mezzogiorno continua invece a soffrire e occupa stabilmente gli ultimi scalini delle graduatorie.

TOP TEN UNIVERSITA' PUBBLICHE
1° posto: Università di Verona
2° posto: Università di Trento
3° posto: Università di Bologna
4° posto: Politecnico di Milano
5° posto: Università Milano Bicocca
6° posto: Università di Padova
7° posto: Politecnico di Torino
8° posto: Università di Siena
9° posto: Ca' Foscari di Venezia
10° posto: Università del Piemonte Orientale

TOP TEN UNIVERSITA' PRIVATE
1° posto: LUISS Guido Carli
2° posto: Bocconi di Milano
3° posto: Università San Raffaele di Milano
4° posto: Liberà Università di Bolzano
5° posto: Campus Bio-Medico di Roma
6° posto: LIUC
7° posto: Università Cattolica del Sacro Cuore
8° posto: Università della Valle d’Aosta
9° posto: IULM di Milano
10° posto: Università Suor Orsola Benincasa

La classifica

Come è stato stilato il ranking? Il quotidiano economico ha elaborato i dati sulla base delle informazioni raccolte dall’Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), dall’Anagrafe degli Studenti e dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca). Si sono presi in considerazione alcuni fattori, 12 per l'esattezza, raggruppabili in due grandi gruppi. I primi nove misurano le attività di didattica dei singoli atenei, dalla solidità della struttura dei docenti alla capacità di garantire puntualità negli studi, collegamenti internazionali ed esperienze lavorative durante il corso di laurea. Gli ultimi tre misurano invece i risultati della ricerca, in tre macro-ambiti esaminati dall’Agenzia nazionale di valutazione: la qualità della produzione scientifica, quella dei dottorati e la capacità dei dipartimenti di ottenere finanziamenti esterni per i loro progetti.

I punteggi

I punteggi sono calcolati in termini di attrattività (immatricolati residenti in una regione diversa dalla sede universitaria), sostenibilità (numero medio di docenti nelle materie di base), stage e mobilità, borse di studio, dispersione, efficacia (numero effettivo di crediti ottenuto mediamente da ogni studente), voto degli studenti, qualità della produzione scientifica, competitività della ricerca e qualità dei dottorati.

Nord e Sud a due velocità?

Da segnalare i balzi di Modena e Reggio (sei posizioni in più dell’anno scorso, come Chieti) e del Politecnico di Torino (+5), mentre tra i grandi poli in arretramento si incontrano Genova (-5) e Firenze (-4).
"Il Mezzogiorno - sottolinea il 'Sole 24 Ore' - continua a soffrire e occupa stabilmente gli ultimi scalini delle graduatorie, chiuse anche quest’anno dalla Parthenope di Napoli fra gli atenei statali e dalla Kore di Enna fra quelli non statali. Anche a Sud, però, qualcosa si muove: Salerno consolida il proprio status di 'eccezione territoriale', e scala dieci posizioni passando dalla 26esima posizione del 2015 alla casella 16 e centrando il miglioramento più netto a livello nazionale, ma crescono anche le quotazioni di Foggia, che sale di cinque posizioni, di Messina, Campobasso e Lecce, tutte con un guadagno di quattro posti in classifica rispetto all’anno scorso, e del Politecnico di Bari, che di scalini ne guadagna tre".

La protesta dei rettori

Non ci stanno però alcuni rettori degli atenei meridionali. Ad esempio Cataldo Salerno dell'Università Kore di Enna, in una nota, afferma che
"L’annuale bufala del Sole24ore, spacciata per classifica degli atenei italiani, si conferma essere lo strumento di un disegno politico volto a desertificare il Sud e le Isole, facendo credere ai giovani meridionali che le università delle loro regioni siano le più scadenti del Paese”. Anche secondo il rettore dell’università di Palermo, Fabrizio Micari, si tratta di “dati fuorvianti”. Il rettore palermitano, ospite del telegiornale della TgR siciliana, ha spiegato che “i dati sulla ricerca sono vecchi, mentre Palermo recentemente ha avuto proprio per la ricerca un netto miglioramento”.

Andrea Carlino

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