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Dal Prologo de L'Orfeo


Claudio Monteverdi scrisse l’Orfeo a Mantova, nel 1607, avendo come modello la produzione di scuola fiorentina che aveva dato il via al grande sviluppo dell’opera in musica.
La storia di Orfeo ed Euridice è notissima: Orfeo è un musico straordinario e capace di incantare le belve, suonando la lira. La sua amata Euridice muore e vaga negli Inferi, dove Orfeo si reca per cercare di salvarla; grazie al suo canto gli viene concesso di riportarla tra i vivi, purché durante il tragitto di ritorno non si volti mai indietro, qualsiasi cosa egli senta. Purtroppo, spaventato dai lamenti che egli ritiene di aver udito, si gira verso l’amata Euridice per accertarsi che ella sia sempre lì e a quel punto la donna viene inghiottita definitivamente negli abissi. In questo frammento a parlare è la personificazione della Musica che si presenta in questo modo:

"Io su cetera d'or cantando soglio
mortal orecchio lusingar talora,
e in guisa tal de l'armonia sonora
de le rote del ciel più l'alme invoglio".

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