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Intervalli e Scale


L’Intervallo è la distanza fra due suoni, ossia la differenza in frequenza. La Frequenza è data dal numero di vibrazioni di un suono in un secondo.
Il Semitono è l’intervallo più piccolo che c’è fra due suoni (nella nostra musica).
Il Punto si scrive subito dopo una nota o una pausa e prolunga il suono, o il silenzio, di metà del valore della rispettiva nota, o pausa.
Un’Ottava è l’intervallo fra due suoni il più acuto dei quali abbia frequenza doppia di quella del più grave. I suoni costituenti tale intervallo risultano all’orecchio tanto somiglianti da essere indicanti con gli stessi nomi.
Una Scala è un’ordinamento per altezza di un dato numero di suoni che dividono in altrettante parti l’intervallo di ottava.

Ogni sistema musicale si basa sulle suue scale, le cui graduazioni variano da un caso all’altro, sia come numero di intervalli sia come grandezza dei medesimi.
A partire dagli ultimi secoli, nella nostra musica occidentale si sono affermate nell’uso soprattutto due tipi di scale: la scala in modo maggiore e la scala in modo minore.

Il Modo sta ad indicare la sistemazione in un certo modo degli intervalli dell’ottava.

La struttura della scala maggiore è: due toni e un semitono, tre toni e un semitono. La struttura della scala minore è: un tono, un semitono, due toni, un semitono e due toni. E’ possibile costruire una scala maggiore e una minore a partire da ogni suono, o nota, purchè si rispetti lo stesso ordine di toni e semitoni.

All’inizio del pentagramma, dopo la chiave, possono essere segnate una o più alterazioni in chiave. Se si tratta di diesis, esse sono sempre poste in questo ordine: fa, do, sol, re, la, mi, si. Se invece si tratta di bemolli, l’ordine è inverso: si, mi, la, re, sol, do, fa. Le alterazioni in chiave indicano quali note nel corso del pezzo debbano sempre essere alterate (a meno che non vi sia il segno del bequadro che annulla le alterazioni). Il tipo e il numero di alterazioni determinano la scala che viene utilizzata per la costruzione del brano.

Per esempio nella scala di re maggiore occorrono il fa diesis e il do diesis per mantenere l’ordine di toni e semitoni. Nella scala di fa maggiore occorre il si bemolle. La scala di re minore deriva dalla scala maggiore di fa, della quale il re è il sesto grado e dunque mantiene le stesse alterazioni in chiave, in questo caso il si bemolle. Questo fa si che, però, l’ordine di toni e semitoni risulti diverso da quello della scala maggiore e tipico invece della scala minore che infatti è sempre strutturata così. Questa regola vale per tutti gli altri casi.

Quando un brano musicale sfrutta le note di una certa scala, si dice che esso è in una certa tonalità. Per esempio, se il brano è costutuito dalla scala di la maggiore, si dice che il brano è in la maggiore. Quando la scala è maggiore, la sensazione che l’ascoltatore prova è di gioia, allegria o serenità; quando invece la scala è minore, la sensazione è di dolore, tristezza o drammaticità.

Si può trasportare un qualsiasi brano musicale da una tonalità all’altra mantenendo uguale il suo stampo e in questo caso si parla di Trasporto. Ciò vuol dire che i rapporti tra gli intervalli che si incontrano nel brano devono rimanere invariati. Naturalmente il modo maggiore non può che rimanere maggiore e il modo minore non può che rimanere minore. In caso contrario risulterebbero necessariamente diversi i rapporti tra i diversi intervalli.

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