Genius 22255 punti

Promèteo, il divino benefattore

I miti greci più antichi narrano che il primo essere umano, Pelasgo, fu generato dalla Grande Madre Terra in un'epoca di pace e di eterna primavera: la favolosa età dell'oro. Secondo miti più recenti, invece, a dare origine al genere umano sarebbe stato Promèteo, l'ultimo dei Titani, i giganti che, ribellatisi alla supremazia di Zeus, erano stati da lui annientati e incatenati sotto alcune isole del Mediterraneo. Al tempo della folle rivolta dei fratelli, egli si era rivelato più intelligente della propria stirpe, schierandosi dalla parte del re dell'Olimpo. Quando alla primitiva età dell'oro subentrò la triste età dell'argento, gli uomini, divenuti preda dell'invidia e della violenza, videro regredire la loro natura fino allo stato ferino. Disgustato dal loro spregevole e malvagio comportamento, Zeus volle punirli, imponendo loro il suo duro dominio. Stremati dall'inclemenza delle stagioni divenute ostili, consumati dal gelo, dagli stenti e dalle malattie, atterriti dalla morte, gli uomini mossero a pietà Promèteo, il loro creatore. Ma invano egli supplicava Zeus di mitigare la sorte di quegli infelici: il padre degli dèi si mostrava sordo e indifferente ad ogni preghiera.


Nei miti dei popoli del mondo, di frequente confluiti in sistemi religiosi, sono spesso presenti figure-simbolo che interpretano elevati sentimenti umani, quali l'altruismo, la solidarietà, l'amore per gli uomini che giunge fino all'estremo sacrificio di sé.
Nel mondo greco è Promèteo a rivestire il ruolo di appassionato e generosissimo benefattore dell'umanità. A colpire nel racconto è, da un lato, l'estrema intransigenza della somma divinità, Zeus, che non si limita a punire duramente gli uomini, non esitando a castigare severamente anche Prometeo, che ha osato ribellarsi al suo volere. Per altro verso, a suscitare ammirazione è il comportamento del Titano, la cui sorte crudele finirà col commuovere Eracle e l'intero consesso degli dei.
A leggere oltre il racconto, si comprende che il mito, in cui si sanziona duramente Ogni forma di rivolta alla suprema volontà, intende tuttavia celebrare la forza morale di chi osa opporsi all'estrema crudeltà delle decisioni divine. Ne è prova l'epilogo: lo stesso Zeus è costretto a piegarsi di fronte alla volontà degli altri dei e, grazie anche all'intervento salvifico di Eracle, riammettere il generoso Titano fra le creature immortali.

Nel racconto sono dunque presenti i due aspetti fondamentali e apparentemente antitetici delle religioni: la punizione e il perdono, che, a ben vedere, sono connessi l'uno all'altro in tutte le fedi, anche se in forme profondamente diverse.
Vi è, infine, un ultimo e non secondario elemento che caratterizza Promèteo, ed è il suo giustificato orgoglio, ben interpretato dall'espressione "Ma io non mi piego, nella quale si concentra la grandezza d'animo del personaggio". Il Titano, infatti, consapevole della giustizia dei suo comportamento, non è disposto a venire a compromessi né si prostra di fronte al potere supremo: ne consegue un forte messaggio morale sul dovere di ciascuno di sostenere in ogni circostanza le proprie convinzioni, se obiettivamente giuste, anche a prezzo di dolorosi sacrifici.
Hai bisogno di aiuto in Mitologia?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Potrebbe Interessarti
Correlati Il mito
Registrati via email