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Molti popoli dell’antichità hanno elaborato narrazioni poetiche che celebrano le imprese straordinarie di uomini eccezionali, spesso nati dall’unione di un mortale con un dio o una dea. In queste storie i fatti sono trasfigurati e avvolti in un alone leggendario; esse avevano infatti uno scopo celebrativo che mirava a esaltare le origini di un popolo o a ricordare le imprese di antenati famosi. La poesia epica è nata in un tempo molto lontano in cui la parola aveva un significato magico e i versi erano recitati dalla voce del poeta considerato come un sacerdote ispirato dagli dei. Inizialmente queste narrazioni furono tramandate oralmente e, solo più tardi, sono state raccolte e scritte in una forma poetica organica. Presso i greci la poesia epica divenne un vero e proprio genere letterario in versi, di grande valore poetico. Epica infatti deriva dal greco “ epos” che significa “parola, racconto, verso”. Poiché questi poemi celebravano la potenza di un popolo, la sua cultura, le sue tradizioni, il tono dei versi è sempre alto e solenne. I poemi epici narrano di sanguinose guerre e di duelli mortali, di mirabolanti imprese e di grandi sfide, di emozionanti avventure e di viaggi favolosi, esaltando i valori della società che li ha espressi. Sono narrati dagli aedi, gli antichi poeti che, grazie alla loro memoria, li recitavano nelle corti dei re e dei signori, e , più tardi, dai rapsodi ( cantori erranti) nelle strade e nelle feste popolari. Di solito si tratta di episodi collegati tra loro in cicli, con personaggi e figure che ritornano, e che i lettori possono ricordare e riconoscere. I protagonisti sono uomini dalle qualità straordinarie, ma anche dei e dee che intervengono nel destino degli uomini e nelle loro vicende.

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