Traccia maturità 2015: saggio socio-economico sfide XXI secolo

giorgia m.
Di giorgia m.

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foto di tracce prima prova maturità 2015 saggio economico

Ecco le tracce prima prova maturità 2015 e la soluzione del saggio breve di ambito socio - economico (tipologia B) assegnato durante la prima prova della maturità 2015 su sfide del XXI secolo e competenze cittadino.

Foto delle tracce

Le sfide del XXI secolo e le competenze del cittadino nella vita economica e sociale (di Suzy90)

Sin dalla sua nascita nell’Antica Grecia, il termine democrazia ha significato una cosa
apparentemente semplice: potere al popolo. Tale potere si esplicava e si esplica ancora tramite il diritto di voto, la capacità di prendere decisioni, la possibilità di intervenire attivamente nella vita politica ed economica del proprio Paese. Come giustamente osserva Ignazio Visco, queste non sono competenze nuove: “è una novità, però, il ruolo decisivo che vanno assumendo nella moderna organizzazione del lavoro e, più in generale, quali determinanti della crescita economica.”¹ In un mondo sempre più globalizzato e sempre più interdipendente in tutti i suoi ambiti, il potere del cittadino di intervenire nel tessuto sociale e politico è notevolmente aumentato: internet ci fornisce in tempo reale ogni tipo di informazione, i social network permettono anche a masse di persone distanti tra loro di comunicare istantaneamente, con un solo click si possono lanciare sul web petizioni e proteste che possono raccogliere in pochi secondi migliaia di firme. Tutta questa tecnologia, però, è solo uno strumento, uno strumento che si può rivelare inutile se non viene adoperato con intelligenza e capacità critica: ecco perché è importante non sminuire il ruolo dell’educazione scolastica, perché è tramite tale educazione che i giovani di oggi acquisiscono le competenze per diventare gli adulti di domani. Il progresso di un Paese si misura infatti anche tramite il suo sistema scolastico e di istruzione: “Un sistema di istruzione che sia in grado di fornire tali competenze a un maggior numero di studenti costituisce quindi un’importante sfida per il nostro paese”² Un’ulteriore sfida, però, consiste nel non lasciare che lo strumento prenda il posto del proprio utilizzatore. Come abbiamo già accennato, la caratteristica che più contraddistingue il mondo moderno è il progresso tecnologico; anzi, sembra che esso non sia più solo una caratteristica, ma lo scopo primo e ultimo della maggior parte dei paesi. “La spinta al profitto induce molti leader a pensare che la scienza e la tecnologia siano di cruciale importanza per il futuro dei loro paesi”³, così scrive Martha Nussbaum. La capacità tecnologica è sempre stata identificata come un simbolo di forza e potenza, e come tale è stata sviluppata dai vari Paesi a scapito di altri ambiti come l’arte, la letteratura, gli studi umanistici. Eppure sono proprio questi gli ambiti che permettono all’uomo di crescere spiritualmente e di acquisire le competenze per “agire” nel mondo: “la capacità di pensare criticamente; la capacità di trascendere i localismi e di affrontare i problemi mondiali come cittadini del mondo; e infine, la capacità di raffigurarsi simpateticamente la categoria dell’altro.” 4 Bisogna quindi rendersi conto che la vera forza di un Paese non risiede solo nella tecnologia, anche se questa ricopre un ruolo importante, ma nelle persone. Sono le persone ad agire, pensare e creare, e sono quindi le persone il maggior investimento su cui i Paesi dovrebbero concentrare i loro sforzi.

Lo stesso Consiglio Europeo “ha ribadito […] che le persone costituiscono la risorsa più importante dell’Europa” 5, ecco perché sta cercando di delineare un quadro europeo che definisca “le nuove competenze di base da assicurare lungo l’apprendimento permanente, e dovrebbe essere un’iniziativa chiave nell’ambito della risposta europea alla globalizzazione e al passaggio verso economie basate sulla conoscenza.” 6

In conclusione, quindi, tutti noi dovremmo dare più importanza all’educazione, sia essa personale o scolastica, perché è dall’educazione che derivano competenze e capacità. Allo stesso modo il governo di un Paese dovrebbe tradurre tale consapevolezza con una maggiore sensibilità nei confronti dell’istruzione, con un sistema scolastico nazionale più coerente ed equilibrato e con un investimento maggiore nella conoscenza e negli studi umanistici. Dobbiamo prenderci cura delle persone allo stesso modo in cui ci prendiamo cura della tecnologia: ricordiamoci, però, che sono gli uomini a fare la tecnologia, e non il contrario.

Note:
1 Ignazio Visco, Investire in conoscenza. Crescita economia e competenze per il XXI secolo, il Mulino, Bologna 214,
ed. originale 2009.
2 Ibidem.
3 Martha C. Nussbaum, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, il Mulino,
Bologna 2011, ed. originale 2010.
4 Ibidem.
5 Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave per
l’apprendimento permanente (2006/962/CE).
6 Ibidem.

COMMENTO ALLA TRACCIA:
Le responsabilità del cittadino nel XXI secolo: un’elaborazione che vuole e deve far riflettere sui doveri e poteri dei singoli nella società moderna, una riflessione che porta a una nuova consapevolezza. In un mondo dominato dalla tecnologia, stiamo perdendo l’unica cosa che distingue l’uomo da una macchina: la coscienza, la capacità critica, e il potere di prendere decisioni. Perse queste qualità, ci troveremo di fronte a una democrazia vuota, tale solo di nome, dominata invece dagli interessi personali dei pochi e dall’ignoranza della massa
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