Stupore tesina

Tesina esame di maturità sullo stupore. Argomenti tesina maturità: lo stupore, Giuseppe Ungaretti, il vulcanismo, fuochi d'artificio.

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Stupore tesina


IL NAZISMO
ORIGINI
Il Nazismo nacque in Germania in seguito alla grave crisi economica e alle tensioni sociali, che erano sorte dopo la sconfitta della prima guerra mondiale. Il trattato Versailles stabilì che la Germania doveva pagare tutti i debiti di guerra e, subire l'occupazione militare francese nel bacino della Ruhr, una delle zone più importanti per l'economia della Germania. Questo portò al tracollo economico con un'inflazione spaventosa e un altissimo numero di disoccupati. Crebbero movimenti di protesta sempre più forti e le potenze occidentali fecero ben poco per controllare la situazione politica tedesca. Dopo le prime tendenze democratiche, infatti, la situazione volse verso sempre più accentuati estremismi di destra e di sinistra e alla rinascita di un nazionalismo sempre più aggressivo con desideri di rivincita sulla Francia e sul trattato di Versailles.
La crisi economica del 1929 aggravò ancora di più la situazione economica della Germania che si stava appena riprendendo e rese ancora più difficile il pagamento dei debiti nonostante fossero stati ridotti.

L’ASCESA DI HITLER
Il partito Nazista nacque negli anni 20, ma raggiunse un alto numero di seguaci solo dopo il 1930. Era capeggiato da Adolf Hitler, il quale era già stato protagonista di una rivolta d'estrema destra nel 1923 a Monaco di Baviera, che gli procurò solo una leggera condanna. Egli riuscì a sfruttare questi problemi e crearsi consensi sempre più ampi alleandosi con i monarchici conservatori. Hitler accusò il trattato di Versailles e gli ebrei di essere la causa della crisi della Germania, e promuoveva il ritorno di una nazione forte e dominatrice sull'Europa con un "terzo reich" dopo il sacro Romano Impero e L'Impero tedesco (1871) .
I deboli governi che si susseguivano non erano in grado di fronteggiare l'ascesa di Hitler e del suo partito nazista che aveva una sempre maggiore popolarità. Egli acquistò potere anche grazie all'appoggio dei grandi industriali degli ambienti militari e conservatori che vedevano nel nazismo un modo per contrastare i movimenti socialisti e comunisti che in quel periodo avevano un seguito considerevole. In occasione dell'incendio del Parlamento accusò i comunisti e ottenne l'appoggio dei partiti conservatori. Così dopo le elezioni che videro un successo per i nazisti, Hitler fu chiamato da Hindenburg, il presidente della repubblica, un conservatore, a formare il governo nel gennaio del '33. Si trattò di un governo di coalizione tra nazisti ed esponenti conservatori.
Egli raggiunse presto i pieni poteri dittatoriali assumendo tutte le cariche più importanti, anche quella di presidente della repubblica. Non appena al potere instaurò un regime nazista, che ispirandosi al fascismo di Mussolini in Italia, limitava le libertà personali ed eliminava gli oppositori.
Furono cancellati la libertà di stampa, di sciopero, tutti gli atri partiti furono messi al bando e tutte le attività furono controllate dal regime. Assunse il titolo di "Führer" (condottiero), e si sbarazzò anche di alcuni suoi sostenitori come le SA (reparti d'assalto) le squadre armate che, come le "camicie nere" in Italia, gli avevano permesso di conquistare potere con atti di violenza. Egli instaurò delle milizie militari le SS (schutz staffeln, squadre di protezione) e una polizia segreta di stato (GESTAPO) che direttamente ai suoi comandi dovevano eseguire le più spietate operazioni di "pulizia" degli oppositori creando un clima di terrore.
n politica estera Hitler trovò alleati nei regimi autoritari e fascisti come in Italia e Giappone, destò simpatie negli ambienti più conservatori di tutta l'Europa e sostenne il partito nazionalista durante la guerra civile in Spagna. Vennero iniziati grandi lavori pubblici che apparentemente servivano per migliorare l'economia ma in realtà preparavano la Germania ad uno scontro bellico. Le sue intenzioni di creare uno "spazio vitale" per il popolo tedesco furono sottovalutate dagli altri stati occidentali (Francia ed Inghilterra in particolare). Questi troppo occupati a risollevarsi dalla crisi economica del 1929 erano convinti che un rafforzamento della Germania avrebbe controbilanciato la crescita dell'URSS, sottoposta alla dittatura comunista di Stalin. Hitler poté così compiere annessioni territoriali (l'Austria e la Cecoslovacchia nel 1938) senza trovare grandi ostacoli aggirando i vari trattati di pace. Quando l'intenzione di Hitler di conquistare l'Europa divenne evidente, era ormai troppo tardi per fermare l'avanzata del Terzo Reich e lo scoppio della guerra mondiale.

L’ANTISEMITISMO
Ciò che caratterizzò di più il nazismo fu il culto della razza ariana che voleva la stirpe germanica dominare e comandare su tutte le altre considerate inferiori; come simbolo della Germania ariana venne adottata la Svastica. Con grandi operazioni di propaganda, organizzate dal ministero di Joseph Goebbels, si esaltarono le masse all'odio razziale e al militarismo più violento. Il culto della razza ariana era impartito fin dalle scuole e anche a livello scientifico si fornivano continue prove della superiorità biologica dei tedeschi. Anche l'organizzazione sociale era improntata all'autoritarismo più assoluto di stampo militare per cui tutti dovevano obbedire al proprio superiore.
In ogni fabbrica e organizzazione pubblica c'era un piccolo Führer. Gli ebrei furono al centro di questo odio razziale e subirono le più spietate conseguenze del regime nazista. Essi iniziarono già dal 1933 ad essere esclusi dalla vita pubblica, venivano trasformati nel rifiuto della società, e venne tolto loro ogni diritto. Le leggi di Norimberga, approvate nel 1935, privavano gli ebrei di quasi ogni diritto e libertà: Vennero proibiti i matrimoni misti, le attività commerciali e sottoposti ad azioni di violenza da parte delle SS come nella famosa notte dei cristalli nel mese di novembre del 1938, quando tutti i negozi degli ebrei vennero distrutti e saccheggiati. Col tempo le persecuzioni aumentarono: vennero deportati nei campi di concentramento fino ad arrivare alla"soluzione finale" cioè all'eliminazione fisica per "purificare la Germania".
Durante la guerra l'espansione della Germania nazista sull'Europa portò con sé il suo antisemitismo.
L'atrocità del nazismo raggiunse il suo apice nei campi di concentramento dove furono rinchiusi tutti gli oppositori al nazismo, politici, prigionieri di guerra, omosessuali, zingari, oltre agli ebrei. Per questi ultimi fu riservato il trattamento peggiore: in condizioni di vita disperata, sfruttati al limite della resistenza umana.
Nei campi di sterminio furono provate le torture terribili: dagli uomini usati come cavie negli esperimenti scientifici per provare nuove armi, veleni, farmaci per studiare la resistenza al dolore agli stermini di massa nelle camere a gas o nei forni crematoi.


LA GHETTIZZAZIONE
Dopo l’inizio della seconda guerra mondiale assistiamo al fenomeno chiamato ghettizzazione, con il quale i tedeschi, prima di avviare le deportazioni degli ebrei e il loro sterminio nei campi di concentramento, li imprigionano concentrandoli in una determinata zona, il ghetto, dal quale essi non erano liberi di muoversi. Inizialmente i ghetti furono creati dai nazisti prevalentemente sul territorio polacco, dopo l’invasione della Polonia del 1939, in cui vivevano oltre due milioni di ebrei. All’interno dei ghetti gli ebrei vivevano in condizioni misere: non avevano l’acqua corrente, la corrente elettrica, erano ridotti alla fame e costretti ai lavori forzati. Il ghetto era circondato da mura e sorvegliato da sentinelle, per impedire l’uscita degli ebrei, ma anche per allontanare da essi il resto dei cittadini. Tra i ghetti più importanti che conosciamo troviamo quello di Varsavia, il più grande d’Europa, che ospitava cinquecentomila ebrei. Nella Polonia occupata, parallelamente alle attività di repressione, iniziarono quelle di isolamento della popolazione ebraica, la quale precedentemente viveva in ghetti o piccoli quartieri dai quali era libera di muoversi, ma successivamente era costretta a indossare bracciali raffiguranti la stella di Davide per il riconoscimento, e non aveva più la possibilità di muoversi dai ghetti. Il ghetto di Varsavia occupava uno spazio di quattro chilometri di lunghezza e circa due e mezzo di larghezza, esso comprendeva, oltre l'antico ghetto medievale, le vie del rione industriale, e l'autostrada per Berlino e per Poznań lo attraversava dividendolo in due parti: il ghetto grande ed il ghetto piccolo. La cifra di 500.000 persone residenti al suo interno costituiva circa la metà dell'intera popolazione della città, mentre la sua superficie equivaleva a circa un ventesimo dell'intero territorio metropolitano. Al momento della sua creazione il ghetto disponeva di 14 accessi e la circolazione tra la zona ebraica ed il resto della città, seppure non libera, non era soggetta a prescrizioni eccessivamente rigide, ma progressivamente alcuni iniziarono ad essere chiusi, mentre quelli rimasti aperti venivano controllati con barriere e filo spinato, ed i residenti potevano uscire solo per motivi di lavoro e scortati da guardie polacche ed ucraine; la segregazione peggiorò ulteriormente nell'agosto del 1940 quando iniziarono i lavori di costruzione del muro che circondava completamente il ghetto. I lavori ebbero termine il 16 novembre e le disposizioni del governatore di Varsavia consentivano di aprire il fuoco sugli ebrei che si avvicinavano troppo e, poiché il muro tagliava cortili ed isolati, lo spazio era ulteriormente ristretto, murando gli ingressi dei palazzi e delle finestre che davano sull'esterno. Le comunicazioni postali furono proibite, le linee telefoniche e tranviarie furono interrotte ed, all'interno del ghetto era consentita solo una linea di tram a cavalli, contrassegnata dalla stella di David. Le razioni alimentari furono ridotte al minimo e ad ogni persona spettavano settimanalmente 920 grammi di pane e mensilmente 295 grammi di zucchero, 103 grammi di marmellata e 60 grammi di grassi, e, sempre per disposizione dell'autorità tedesca, ad ogni residente di Varsavia spettavano giornalmente: 2.310 calorie ai tedeschi, 1.790 agli stranieri, 634 ai polacchi e 184 agli ebrei, e le terribili condizioni di vita, unite al tifo che iniziò lentamente a diffondersi, contribuirono a decimare progressivamente la popolazione. Le condizioni di vita peggiorarono ulteriormente all'inizio del 1941: lo spazio a disposizione dei residenti fu ulteriormente ridotto e la media di mortalità per fame, malattie e maltrattamenti crebbe in maniera esponenziale, tanto che, prima dell'arrivo dell'estate, si registrò una media di 2.000 decessi al mese; questo fece solo da preludio allo sterminio di tutta la popolazione ebraica residente in Europa. Con questo si capì che la guerra aveva come scopo, oltre alla conquista, l’eliminazione totale dell’ebraismo.
Una volta segregata la popolazione ebraica nel ghetto dai nazisti , al suo interno i tedeschi non ne esercitavano direttamente il controllo, preferendolo affidarlo, a Varsavia come in altri ghetti, a "consigli ebraici", o Judenräte, eletti dagli ebrei o selezionati dai tedeschi, i quali avevano la responsabilità di porsi come tramite tra l'autorità tedesca ed i residenti nei ghetti. Tra i loro compiti principali vi erano quelli di reclutare manodopera ebraica per i lavori forzati, quali quelli da svolgere nelle industrie tedesche, civili e belliche, per la pulizia delle strade, per lo scavo di canali e per costruire installazioni militari; lo Judenrat era responsabile inoltre dell'ordine pubblico, con la creazione di una propria forza di polizia, della distribuzione delle razioni alimentari fornite dai tedeschi e del controllo delle epidemie di tifo e di tubercolosi che si diffusero nel ghetto.
Il 18 gennaio 1943, quando i tedeschi iniziarono una seconda ondata di deportazione degli ebrei a seguito di un ordine impartito da Heinrich Himmler, comandante delle SS, che ordinava la deportazione di circa 24.000 ebrei,ebbe luogo il primo caso di insurrezione armata. Gli ebrei insorti raggiunsero un successo considerevole, impedendo la realizzazione dell'ordine: solo 650 ebrei vennero deportati. Dopo quattro giorni di combattimenti le unità tedesche uscirono dal ghetto e le organizzazioni insorte ŻOB e ŻZW presero il controllo del ghetto, costruendo dozzine di posti di combattimento e operando contro i collaborazionisti ebraici. In seguito Himmler scrisse al comandante delle SS e della polizia di distruggere il ghetto di Varsavia, salvaguardando le istallazioni produttive e gli operai utili allo sforzo bellico, i quali avrebbero ripreso la loro attività presso altri ghetti. Così i tedeschi cercarono di far uscire spontaneamente i lavoratori dal ghetto di Varsavia; le pressioni non ebbero successo e molti altri ebrei si unirono alla resistenza armata. Intanto gli abitanti del ghetto stavano organizzando l’ultima battaglia, per la quale vennero realizzati molti bunker e gallerie che creavano anche un collegamento con l’esterno. Grazie a questi tunnel giungevano le armi agli ebrei rinchiusi. La rivolta cessò definitivamente il 13 maggio, quando un comandante tedesco rasa al suola la sinagoga grande di Varsavia.
La foto del bambino ebreo con le braccia alzate, da anni simbolo dell' oppressione nazista sulla Polonia e sull' intera Europa, che mostra lo stupore di un innocente davanti le atrocità della guerra, non fu scattata incidentalmente. Fa parte di un rapporto del generale Jürgen Stroop, capo delle SS e della polizia del distretto di Varsavia, redatto per documentare la repressione dell' insurrezione ebraica nel ghetto della capitale polacca che, tra il 19 aprile e il 16 maggio del 1943, aveva tenuto in scacco i nazisti. Questo rapporto, dal titolo «Non esiste più un quartiere ebraico a Varsavia», era destinato ai comandanti delle SS Himmler e Krüger per dar conto del successo dell' operazione contro i «banditi ebrei» che avevano osato ribellarsi ed era corredato da un album di 53 immagini, tra cui quella del bambino. Era stato lo stesso Krüger a raccomandarsi con Stroop di fotografare ogni cosa. Già alla fine del 1945 lo scatto finì nella documentazione d' accusa per il processo di Norimberga contro i criminali nazisti. Ma in quella sede passò inosservato. Dovette trascorrere molto tempo prima che quella foto balzasse all' attenzione del mondo intero. Per un lungo periodo, oltre un decennio, fu, anzi, assai trascurata. Rousseau pubblica un libro nel quale commenta la foto; egli nota, per cominciare, la didascalia che «in eleganti lettere gotiche» ne dava la lettura di Stroop: «Estratti a forza dai bunker». Una didascalia ingannevole, osserva l' autore, «perché dà l' idea che i civili rastrellati hanno resistito con la forza, in un modo o nell' altro, alla loro evacuazione». L' immagine invece «dimostra il contrario: non solo l' uso unilaterale della violenza da parte di soldati contro famiglie disarmate e inoffensive, ma anche il completo controllo della situazione da parte dei militari». È fin troppo evidente, aggiunge, «che quel piccolo gruppo in cui ci sono almeno quattro bambini non poteva rappresentare una minaccia per i "guerrieri" del generale Stroop». Quegli abitanti strappati alle loro case «escono dall' edificio con le mani alzate e in fila per due: la loro sottomissione è totale; queste persone non appartengono in nessun modo a un' unità di resistenza armata del ghetto». Per i nazisti, però, quell' immagine aveva un grande valore. «Attraverso un ribaltamento radicale dei valori occidentali giudaico-cristiani», spiega Rousseau, «questa fotografia sottolinea e intende dimostrare l' eroismo che nasce dalla capacità di agire senza lasciarsi ostacolare dalla propria umanità né dai propri sentimenti contro gli uomini, le donne e i bambini ebrei designati dal regime e dal suo capo come i nemici più temibili del popolo tedesco». . Dieci anni dopo la fine della guerra quel fotogramma comincia a venir fuori. Compare per quattro secondi nel film di Alain Resnais Notte e nebbia, presentato al festival di Cannes nel 1956. Ma la voce dell' attore Michel Bouquet dice solo che si tratta di persone «rastrellate a Varsavia». Nessun cenno agli ebrei e al ghetto. Nel novembre del 1961 la foto compare per la seconda volta in un film: “Vincitori alla sbarra” di Frédéric Rossif. Serve per illustrare «l' ultimo gregge che viene deportato a Treblinka»; il regista contrappone, anche se con accenti di pietà, gli eroici insorti del ghetto alle vittime passive che si fecero portare inermi al macello. Resistenti da una parte e gregge dall' altra: un tema presente nella pubblicistica israeliana dell' epoca. Con una nota aggiuntiva: i combattenti del ghetto di Varsavia avevano «salvato l' onore» del popolo ebraico. «Senza il loro meraviglioso sacrificio noi moriremmo nella vergogna», scriveva il poeta Jacob Glastein. La prima volta che la fotografia del bambino si affaccia in un libro è ne La stella gialla di Gerhard Schoenberner, pubblicato in Germania nel 1960. Schoenberner sceglie quella foto come manifesto per la mostra, sempre in Germania, sempre nel 1960, dal titolo «Il passato ci ammonisce». Negli anni Sessanta la fotografia fa il suo ingresso nei manuali scolastici; nel 1966 è sulla copertina di un libro sull' insurrezione nel ghetto di Varsavia. In quello stesso 1966 la foto compie un clamoroso salto: Ingmar Bergman chiude il film Persona con l' immagine del bambino del ghetto. Da quel momento il fotogramma assume valenze che vanno molto al di là di quelle riconducibili al momento in cui fu scattato. Negli anni Settanta compare sulla copertina di un volume su storie di bambini israeliti ai tempi della Seconda guerra mondiale; in una serie televisiva inglese, il protagonista la tiene costantemente in tasca come testimonianza del suo senso di colpa per le atrocità commesse dalla generazione che lo ha preceduto. Nel 1972 si verifica un nuovo salto: la foto del bimbo di Varsavia viene associata a quella della bambina nuda, Kim Phuc, che urla di terrore mentre corre in una strada del Sud Vietnam per sfuggire al napalm lanciato dai bombardieri.

È ormai un' immagine icona che viene usata per denunciare gli orrori della guerra. Negli anni Ottanta, Yala Korwin scrive

una poesia interamente dedicata al bambino del ghetto: «The Little Boy with his Hands Up». . Negli anni Novanta il quotidiano francese «Libération» la pubblica, scontornata, per annunciare una serie televisiva sui crimini nazisti.

Collegamenti

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Italiano - Ungaretti.
Storia: Nazismo, Ghetto di Varsavia.
Chimica: Fuochi d'artificio.
Scienze della terra: Il vulcanismo.
Inglese: Blake e Wordsworth.
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