Stupore
Meraviglia
Conoscenza
Damiano Guidi
Liceo classico “Dante Alighieri” Classe III a 1
Indice
-Introduzione…………………………………………………………………………… Pg. 3
.. Pg. 4
-Capitolo 1………………………………………………………………………………… . Pg.7
-Capitolo 1.2……………………………………………………………………………… . Pg.9
-Capitolo 2………………………………………………………………………………… ..
Pg.11
-Capitolo 2.2 ...............................................................................
-Capitolo 3………………………………………………………………………………… Pg.12
Pg.16
-Capitolo 3.2……………………………………………………………………………… .
-Capitolo 4…………………………………………………………………………………Pg.21
-Capitolo 4.2………………………………………………………………………………Pg.26
Pg.29
-Capitolo 5
…........................................................................………… Pg.33
-Conclusione …..............................................................................
-Bibliografia…………………………………………………………………………………Pg.36
2
Introduzione
Perché? E’ questa la domanda che ci facciamo quando ci colpisce
qualcosa, quando osserviamo un fenomeno naturale, o quando
veniamo a conoscenza di una cosa sconvolgente. Prendendo in
considerazione un fenomeno naturale come le stelle, l’universo e
tutto ciò che lo riguarda, la prima azione che facciamo è osservare
il cielo, vedere le stelle e riconoscere delle determinate costellazioni
sulla sfera celeste, e la reazione che ne seguirà sarà stupore per il
grandissimo numero di astri, per la bellezza delle figure che
formano se
viste in un insieme. Lo stupore è dunque il sentimento che provoca
la domanda, la sensazione che muove in noi un desiderio di
conoscenza ulteriore, di andare a scoprire com’è fatto l’universo,
come sono le stelle, perché accadono dei determinati fenomeni,
la voglia di scoprire le cause di essi e di
soddisfare la curiosità insita nell’uomo. Il percorso che mi accingo
ad esporre vuole mettere in evidenza, nelle varie epoche della
Storia, le reazioni che l’uomo ha avuto davanti alla contemplazione
del cielo stellato e le varie forme di risposta che ha cercato di dare
ad un fenomeno naturale così travolgente. 3
Capitolo 1
Il mondo classico
"Nessuno è così tardo ed ottuso e chino verso terra a tal punto da
non raddrizzarsi e innalzarsi con tutto il suo spirito verso le cose
divine, soprattutto quando dal cielo ha brillato qualche nuovo
fenomeno meraviglioso." (Seneca, Naturales Quaestiones VII, 1.1)
Nel mondo classico non vi era la tensione a cercare delle
risposte che appagassero il desiderio di conoscenza, ma piuttosto
emergeva la voglia di spiegare determinati fenomeni attraverso
l'eziologia, che era la ricerca delle cause delle cose e l'esposizione
di esse mediante dei miti che riguardavano gli dei . Dal punto di
vista dell'astronomia i greci, aiutati anche dagli arabi, hanno
raggruppato le stelle in costellazioni e ad ognuna di esse
corrisponde un mito. Nel corso del tempo hanno poi realizzato
modelli teorici sull'universo, che avevano come base
fondamentale la geocentricità. Callimaco, poeta di età ellenistica,
aveva scritto negli "Aitia", raccolta di poemi che in greco significa
"Cause", un'elegia che raccontava il mito della "chioma di
Berenice". Berenice, una principessa concittadina di Callimaco, 4
pregò gli dei affinché facessero tornare a casa suo marito, che era
lontano, in guerra, e lasciò sull'altare del tempio una ciocca dei suoi
capelli, che però non venne ritrovata in terra, ma fu possibile
osservarla nel cielo: così nacque la costellazione della "Chioma di
Berenice", osservabile sulla sfera celeste. La sua opera è quindi
atta a soddisfare il suo desiderio di risposte davanti a determinati
fenomeni, non solo celesti. Nel mondo classico
non vi era la distinzione delle varie professioni, come oggi, quindi
troveremo in quest'epoca molti filosofi e poeti che tratteranno di
questo tema, dando ai fenomeni celesti tantissime spiegazioni
diverse. Ad esempio, a Roma, Seneca, filosofo di impostazione
stoica , con il trattato “Naturales Quaestiones” , si impegna ad
analizzare fenomeni naturali come le comete, ad evidenziare i vari
punti di vista degli scienziati del tempo, e a dare la sua opinione su
di essi. Egli scrive in un passo della sua opera:” Ma, per Ercole, non
si può ricercare niente di più magnifico o imparare niente di più
utile di ciò che riguarda la natura delle stelle e degli astri: se essi
siano fiamma concentrata, come affermano sia la nostra vista sia la
luce che essi emanano e il calore che ci inviano, oppure non siano
globi di fuoco, ma una sorta di corpi solidi e terrosi che, passando 5
attraverso le regioni del fuoco, traggano da lì la loro luminosità ed il
loro calore e splendano di luce non propria.”
La posizione, dunque, di Seneca è quella di un sentimento di
stupore, che genera poi il desiderio di conoscere il perché del
fenomeno delle comete e il tentativo di darne una spiegazione
razionale. Siamo sicuramente lontani dalla giusta spiegazione del
fenomeno delle comete, tuttavia il ragionamento e la logica cercano
di dare una spiegazione plausibile sin dall’antichità, poiché
l’osservazione e lo stupore promuovono la ricerca dell’ordine, della
razionalità, in cui i classici sono maestri.
Il metodo di Seneca è profondamente scientifico, poiché il suo
ragionamento inizia con delle ipotesi, che poi vengono scartate alla
luce anche delle ipotesi degli altri autori da cui lui trae informazioni.
Plinio il Vecchio, funzionario imperiale vissuto nello stesso periodo
di Seneca, è un altro autore di un trattato scientifico che spende la
sua vita per l’osservazione dei fenomeni naturali che tanto lo
incuriosivano. La sua opera prende il nome di “Naturalis Historia”, e
raccoglie in sé la spiegazione di tantissimi aspetti della natura, tra
cui anche il cosmo. 6
1.2
Dati scientifici raccolti al tempo e modelli teorici
Al tempo si conoscevano cinque pianeti (Mercurio, Venere, Marte,
Giove e Saturno), le loro orbite e inoltre le stelle erano già state
raggruppate in costellazioni.
Come detto prima i modelli teorici fatti nell’età classica erano
perlopiù di impostazione geocentrica, e soprattutto si basavano su
osservazioni piuttosto approssimative, anche a causa degli
strumenti e della tecnologia. Intorno al V secolo a.C. sono state
fatte varie ipotesi sul perché ci fossero le stelle e come fosse fatto
l’Universo, ed una di queste è quella di Filolao, che ipotizzò che al
centro del cosmo ci fosse un fuoco, sede della divinità, che dava
luce al sole, il quale quindi non brillava di luce propria. Questo
sistema comprendeva, oltre alla terra, i cinque pianeti noti e una
“anti-terra”, che si trovava tra il fuoco e la terra, e non era visibile.
Tutt’intorno vi erano le stelle fisse. E’ da notare che, secondo le
osservazioni del tempo, queste affermazioni, che a noi possono
sembrare ridicole, erano assolutamente plausibili, e che molti
personaggi di quest’età si sono spesi per dare anche evidenze di
tipo fisico. Filosofo Greco che si è preoccupato dell’evidenza fisica 7
del suo modello fu Aristotele; il suo modello è organizzato in
maniera molto complessa, con circa cinquanta sfere cristalline, in
cui erano situati pianeti e stelle, e con al centro di tutto la Terra.
Questo sistema influenzerà tutti gli altri e sarà ritenuto il più
veritiero fino alla “rivoluzione copernicana” e all’avvento di Galileo
Galilei.
Particolarmente interessante è il modello teorico di Aristarco di
Samo, il quale pone immobile al centro dell’Universo il Sole, attorno
al quale gira la Terra insieme alla Luna. Svolgendo calcoli
matematici si era reso conto che il Sole era un corpo di gigantesche
dimensioni, e che la Terra, molto più piccola, non poteva trovarsi al
centro dell’Universo. 8
Capitolo 2
Medioevo
“A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
sì come rota ch’ igualmente è mossa,
l’ amor che move il sole e l’altre stelle.”
(Dante Alighieri, Paradiso XXXIII , vv. 142-145)
Non vi è dubbio sul fatto che l’uomo medievale abbia trovato nel
cosmo la bellezza e l’ordine di cui era capace solo Dio. Il cosmo è
simbolo di Dio; è, per usare il gergo dantesco, allegoria di Dio.
Dante è, a mio parere, il migliore esempio che possa aiutarmi a
sostenere la mia tesi. Il suo universo è profondamente razionale,
infatti lui riprende le teorie del suo tempo come quella tolemaica,
ma le riadatta e le rilegge in funzione di Dio. Il modello
dell’universo di Tolomeo si basa su un sistema di sfere concentriche
al cui centro vi è quella della Terra . Il sistema dantesco è
organizzato nelle stesse sfere, però dietro a quella delle stelle fisse
non vi è il nulla, ma Dio. Dante nel cielo stellato aveva trovato un
ordine preciso, magnifico, stupefacente e per questo ricond
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Tesina - Premio maturità 2008
Titolo
Stupore, meraviglia, conoscenza
Autore
Damiano Guidi
Descrizione
La tesina parte da una mia esperienza personale, e cioè dallo stupore che ho provato davanti alle immagini del cielo stellato. Questo stupore ha generato in me una domanda di conoscenza che mi ha portato ad approfondire l'argomento trattato e studiato.
Materie trattate
Latino, greco, italiano, filosofia, scienze
Area
Scientifica
Sommario
Introduzione
Perché? È questa la domanda che ci facciamo quando ci colpisce qualcosa, quando osserviamo un fenomeno naturale, o quando veniamo a conoscenza di una cosa sconvolgente. Prendendo in considerazione un fenomeno naturale come le stelle, l'universo e tutto ciò che lo riguarda, la prima azione che facciamo è osservare il cielo, vedere le stelle e riconoscere delle determinate costellazioni sulla sfera celeste, e la reazione che ne seguirà sarà stupore per il grandissimo numero di astri, per la bellezza delle figure che formano se viste in un insieme. Lo stupore è dunque il sentimento che provoca la domanda, la sensazione che muove in noi un desiderio di conoscenza ulteriore, di andare a scoprire com'è fatto l'universo, come sono le stelle, perché accadono dei determinati fenomeni, la voglia di scoprire le cause di essi e di soddisfare la curiosità insita nell'uomo. Il percorso che mi accingo ad esporre vuole mettere in evidenza, nelle varie epoche della storia, le reazioni che l'uomo ha avuto davanti alla contemplazione del cielo stellato e le varie forme di risposta che ha cercato di dare ad un fenomeno naturale così travolgente.