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Tesina: il cambiamento climatico e i suoi effetti

Nome: Júlia Rocha Uchôa

Tutor: Nora Cúneo

IV Istituto Tecnico Commerciale - Fundação Torino 2006/2007

Il cambiamento climatico e i suoi effetti. Júlia Rocha Uchôa Classe: IV ITC

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Il cambiamento climatico e i suoi effetti. Júlia Rocha Uchôa

Indice

  • Abstract......................................................................4
  • Introduzione...............................................................5
  • Il protocollo di Kyoto...................................................8
  • Effetti geografici.......................................................13
  • 1. Innalzamento del livello del mare..............................14
  • 2. Il disboscamento...................................................16
  • Gli effetti sulla salute umana.....................................18
  • Possibili soluzioni......................................................19
  • Le 10 meraviglie in rischio.........................................22
  • Allegati.....................................................................26
  • A Belo Horizonte........................................................33
  • Frasi.........................................................................36
  • Bibliografia...............................................................37

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Il cambiamento climatico e i suoi effetti. Júlia Rocha Uchôa

Abstract

Global warming is already affecting the world we know, endangering polar bears, shortening ski seasons and creating more intense storms.

A huge change is happening across the globe and in its atmosphere, which is affecting not only our nature, but the lives and homes of millions of people and our economy. Changes can be measured from the highest mountains to deep in the oceans and are leading to extinction for parts of earth's rich biodiversity. For humans, the changes in climate are very dangerous to people who live near the ocean shore and who already suffer from drought, flooding and poverty. Not only scientists but a lot of people have been warning the planet about these huge changes that are happening.

The effects of the global warming and the climate change are enormous, for that reason it’s important to know some of this to have a view of the situation and try to help in some way the planet that we live, and in a long period the lives of our children.

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Il cambiamento climatico e i suoi effetti. Júlia Rocha Uchôa

Introduzione

Nel 2006 il mondo comincia a percepire che la maggior parte del riscaldamento della Terra osservato durante gli ultimi 50 anni è attribuibile alle attività umane.

Negli anni prima l'opinione pubblica non era ancora convinta della gravità del problema. Sembrava una minaccia del futuro, qualcosa di poco tangibile e lontana dalla realtà di ognuno. Il 2006 fu anche l’anno di puntare alcuni pericoli e rischi che il pianeta presenta con l’irreversibile male del surriscaldamento globale. Comunque con tanti avvisi degli scienziati e studiosi della climatologia globale la popolazione sembra di non essersi molto accorta dello sviluppo del riscaldamento. Né la popolazione mondiale né i paesi che contribuiscono all’aumento del problema sembrano di essere preoccupati col futuro della Terra e sembrano di abitare in un altro mondo. I paesi che emettono la maggior parte dei gas serra sono i paesi industrializzati, ma anche paesi in via di sviluppo stanno svolgendo un ruolo significativo: al primo posto per quantitativi di gas serra ci sono gli Stati Uniti d'America mentre già al secondo posto si trova la Cina. L'obiettivo del Trattato proposto dalla Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite (UNFCCC) della diminuzione del 6% di anidride carbonica in atmosfera viene giudicato troppo poco ambizioso, dato che per annullare l'effetto delle emissioni umane bisognerebbe ridurre la quantità di CO2 del 60%.

Le temperature globali sono in crescita da un po' di tempo, e sempre nuovi record vengono battuti, in un moltiplicarsi di anomalie e bizzarrie meteorologiche. Dall'aumento di temperatura all'innalzamento del livello dei mari, dalla desertificazione allo scioglimento dei ghiacciai, l'allarme è ormai ad altissimo livello.

Nell'estate del 2003 le temperature sono state le più alte registrate in Europa a partire dal Settecento, superiori anche a quelle dei secoli precedenti. Più alte perfino rispetto al 1998, che resta a livello globale l'anno più caldo dell'era cristiana, seguito da 2003 e 2002 a pari merito. E, quel che è peggio, gli scienziati spiegano che questa tendenza continuerà durante questo secolo.

Quali saranno gli effetti sul sistema climatico? In che misura verrà colpita la Terra? Quale sarà l'impatto sull’agricoltura, sulla salute umana, sull’economia mondiale, consumi di energia e su insediamenti urbani?

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Il surriscaldamento globale

Il surriscaldamento globale è un fenomeno causato dall’aumento di emissioni di anidride carbonica ed altri gas riscaldando così l’atmosfera, dando origine al cosiddetto effetto serra.

L'effetto serra è il risultato della presenza attorno ad un pianeta di un’atmosfera che assorbe parte dei raggi infrarossi emessi dal sole. In tale situazione, una parte della radiazione emessa dal sole viene assorbita dall'atmosfera e altra viene riemessa in tutte le direzioni, quindi in parte anche verso il suolo. Questi raggi di calore permettono che la Terra ottenga una temperatura prefissata in cui la media sia superiore al congelamento dell’acqua e che consente la vita che viviamo noi. Oltre alla Terra questo fenomeno é stato osservato in altri tre pianeti: Venere, Marte e Titano.

Un aumento nella concentrazione di gas serra si è avuto con l'utilizzo esagerato di combustibili, che ha diminuito le riserve geologiche di carbonio, e con la maggior produzione di metano dovuta ad un'esplosione dell'allevamento e delle colture a sommersione (per esempio di riso).

Tutto questo porta ad un aumento delle temperature che, con gli anni, potrebbero sciogliere gli enormi ghiacciai del polo nord, con un conseguente aumento del livello del mare, che porterebbe a gravi inondazioni in molti paesi e alla scomparsa di molte isole.

Un primo tentativo di limitare l'alterazione climatica indotta dall'uomo è il Protocollo di Kyoto al quale alcuni paesi come gli Stati Uniti hanno deciso di non aderire, inizialmente citando studi in cui si metteva in dubbio la responsabilità delle attività umane, poi, nel 2005, sostenendo che l'economia americana non sarebbe pronta ad effettuare una riduzione tale come quella proposta.

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Il protocollo di Kyoto

Il Protocollo di Kyoto è un trattato internazionale sottoscritto in Giappone l'11 dicembre 1997 firmato da più di 160 paesi per costituire la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) e discutere sulla problematica del riscaldamento globale.

Il 16 febbraio 2005, 8 anni dopo, è entrato in vigore il Protocollo di Kyoto che, sottoscritto da 141 nazioni, ha come obiettivo fronteggiare la minaccia dei cambiamenti climatici, nel tentativo di conciliare gli interessi dell'ambiente con quelli dell'economia.

Nel Protocollo sono indicati per i paesi aderenti, gli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra. Più precisamente le Parti (i paesi industrializzati che hanno aderito alla Convenzione Quadro) dovranno, individualmente o congiuntamente, ridurre le emissioni derivate dalle attività umane di almeno il 5% entro il 2008-2012, rispetto ai livelli del 1990.

Per ogni paese si è stabilito un tasso di riduzione diverso. L'obiettivo di riduzione prefisso per l'Unione Europea è dell'8% delle emissioni di CO2. Per l'Italia l'impegno di riduzione è del 6,5%. Il Brasile ancora sebbene non abbia ancora assunto tassi quantitativi di riduzione di queste emissioni, si compromette di ridurre l'emissione in due principali fronti, Consumo di combustibili fossili e nella sostituzione dell'uso delle terre come di foreste e savane per agricolture ed altri.

Nel deforestamento (una delle modalità incluse nel protocollo per la riduzione dei gas) il Brasile ha gran possibilità di aiutare perché basta soltanto utilizzare aree distrutte e marginali per piantare nuove foreste, però ci sarebbe bisogno di milioni di km² per ritirare dall'atmosfera una quantità significativa di carbonio.

Al 15° posto dei maggiori emissari di CO², il Brasile ha come il 25% delle emissioni provenienti dalle industrie e dall’agricoltura moderna e il 75% di queste vengono dalle attività agricole tradizionali e estrazione di legno che sono inefficienti e predatorie.

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Tra i paesi non aderenti al protocollo abbiamo gli Stati Uniti, responsabili del 20,5% del totale delle emissioni (annuncio fatto nel marzo 2001). In principio, il presidente Clinton aveva firmato il Protocollo durante gli ultimi mesi del suo mandato ma George W. Bush, con poco tempo di mandato, ritirò l'adesione inizialmente sottoscritta dagli USA.

Alcuni stati e grandi municipalità americane, come Chicago e Los Angeles, stanno studiando la possibilità di emettere provvedimenti che permettano a livello locale di applicare il trattato, il che comunque non sarebbe un successo indifferente: basti pensare che gli stati del New England, da soli, producono tanto biossido di carbonio quanto un grande paese industrializzato europeo come la Germania. Anche l'Australia ha annunciato che non intende aderire all'accordo, per non danneggiare il proprio sistema industriale.

Non hanno aderito neanche Croazia, Kazakistan e Monaco.

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Effetti economici

Dal punto di vista economico i danni potrebbero essere incalcolabili, tali da mettere in ginocchio anche i paesi più ricchi mentre altri che già vivono in miseria pagheranno il prezzo più alto. In Africa infatti dove il 70% della popolazione dipende dall’agricoltura, il riscaldamento globale provoca una brusca accelerazione al processo di desertificazione, per cui gli sforzi che si stanno compiendo per eliminare la fame nel continente si riveleranno inutili, se non si trovano dei rimedi.

Lo studio, pubblicato e realizzato dall'ex capo economista della Banca Mondiale Nicholas Stern preannuncia costi enormi in caso di mancato intervento di forze internazionali sulla lotta contro il surriscaldamento globale. Le previsioni di Stern dicono che l'economia globale potrebbe restringersi del 20% se almeno l'1% dell'attuale produzione globale non verrà destinato alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Numerosi esperti hanno descritto il rapporto come una "svolta" nel dibattito sui cambiamenti climatici. Il surriscaldamento globale così può rimettere cifre superiori a quelle spese nella prima o seconda Guerra mondiale o finire in una crisi simile a quella vissuta negli anni 30. I recenti balzi del prezzo del petrolio hanno già spinto numerose aziende a rivedere i loro consumi d'energia, indipendentemente dal grado d'attenzione prestato ai problemi ambientali globali. L'importanza del mondo industriale ed economico nella lotta contro i cambiamenti climatici è primordiale.

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