Gli scienziati e la bomba
Ovvero la scienza peccatrice
Carlo Antonio Raminelli
La scienza peccatrice
Scaletta dell’esposizione della tesina
- Gli anni belli
- La “famiglia degli scienziati atomici” negli anni ’20
- Lo scontro con la politica
- La nazionalizzazione delle scienze
- La lettera a Roosevelt parte il progetto Manhattan
- Responsabilità scientifiche nel lancio del progetto, la parte di Einstein
- La paura della bomba atomica Hitleriana Progetto Uranio
- Esperienze di Goudsmit, paure degli scienziati e di Chicago
- Alamogordo, 15 luglio 1945
- Trinity Test e “successo” scientifico
- Il letargo delle coscienze scientific panel
- Feynman, il Frank Report, le decisioni dello
- La crisi delle coscienze
- Feynman, Hahn, Oppenheimer
- Conclusione: la scienza responsabile
- Gli obblighi morali del ricercatore, Durrenmat
Carlo Antonio Raminelli – V E – Liceo Scientifico G. Marconi - Conegliano
Questo lavoro non pretende di essere un’analisi approfondita ed esaustiva di tutte le motivazioni che portarono allo sviluppo e, infine, allo sgancio della bomba atomica, ma si presenta come un sintetico panorama delle esperienze di ricerca scientifica che si legarono allo scontro ideologico e di potere intorno al secondo conflitto mondiale, negli anni ’39-’45.
Gli scienziati si schierano
Prima dello scoppio della guerra, lo scienziato ungherese Szilard precorse gli eventi, e comprese che, se era possibile un’emissione maggiore di neutroni dopo la scissione dell’atomo, allora era possibile realizzare un’arma ad energia atomica. Cercò quindi di contattare gli altri scienziati, invitandoli al “silenzio scientifico”, tenendo per se stessi eventuali scoperte che avrebbero potuto portare alla costruzione di un ordigno atomico.
Ma la maggior parte degli scienziati, tra i quali Fermi, ritennero una tale proposta assurda: per secoli la scienza si era battuta per il libero scambio delle informazioni e la libera ricerca, e ora che finalmente tale libertà era stata raggiunta, bisognava autonomamente scegliere di legarsi le mani e cucirsi la bocca, rallentando inevitabilmente il progresso scientifico? Dopo la pubblicazione di Hahn sulla fissione dell’atomo, ormai era impossibile attuare il “segreto volontario”: gli scienziati ormai non erano più spinti dalla ricerca della verità, ma da ideali nazionalistici e politici, guidati dalla crescente rivalità fra le nazioni. Il fisico francese Joliot, addirittura, non mandò le proprie ricerche alla rivista parigina per la quale era solito scrivere, ma alla inglese “Nature”, più rapida ed internazionale, in modo che potesse battere, anche se di pochi giorni, i propri rivali internazionali. La scienza ormai cominciava già a degenerare come mezzo per la supremazia.
“Anni belli”
Fino agli anni trenta, le scienze avevano conosciuto un periodo felice. Le nazionalità, le credenze politiche, la “razza” di appartenenza, non contavano assolutamente nulla, e continuamente gli scienziati di tutta Europa girovagavano in continue conferenze internazionali, corsi speciali, periodo di studio personale. Era il periodo dominato dalle personalità di uomini aperti come il neozelandese Rutherford, persone che non esitavano a buttare tutti i propri studi se un collega sconosciuto ne dimostrava la falsità, e mettevano continuamente in discussione le proprie teorie. Questo clima andò in crisi e scomparve per sempre nel periodo dell’accentuarsi dello scontro politico in Europa all’inizio degli anni ’30. Ne sono esempi la diffidenza che Otto Hahn aveva nelle ricerche di Curie-Joliot, e il trattenimento in URSS di Kapitza, collaboratore di Rutherford ai laboratori Cavendish.
L’inizio della fine
Nel trentanove, l’incredibile sviluppo della scienza atomica fece credere agli scienziati americani e a quelli fuggiti dall’Europa nazi-fascista, che il Terzo Reich stesse lavorando intensamente allo studio dell’uranio, e ad un suo utilizzo bellico. Nel ’40 infatti partì in Germania il “Progetto Uranio”, noto come U-Project, che però non giunse mai vicino alla realizzazione dell’Atomica. Soprattutto gli scienziati sfuggiti all’odio razzista, comunque, come Einstein e Szilard, temevano quasi insensatamente che Hitler potesse, con un’arma del genere, vincere non solo la guerra recentemente scoppiata in Europa, ma determinare un periodo di incontrastata egemonia mondiale.