Tesina di Serena Petrizzo
Al Capone
Classe 5^ C A.S. 2008/2009
Introduzione
Siamo arrivati alla fine del 5^ anno scolastico e come argomento per la mia tesina ho scelto Alphonse Capone. Mi ha incuriosita la sua storia dato che è un personaggio del quale non si parla spesso nei libri di storia, un argomento nuovo. Fatto sta che mi sono impegnata per trovare tutti i collegamenti per ogni materia, le foto attinenti ai personaggi e ai fatti. Per far venire fuori qualcosa di interessante e allo stesso tempo non troppo noioso.
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Quindi inizio a raccontare la sua storia fin dalle origini.
Inizio della sua storia
Alphonse Gabriele Capone
Nacque a New York da genitori italiani. Il padre Gabriele Caponi, più avanti cambiarono il nome in Capone perché gli americani lo scrivevano così, era un povero barbiere di Napoli nativo di Castellamare di Stabia.
Nei bassifondi di Napoli la vita non era del tutto facile, era un posto rumoroso, sovraffollato e sporco. Gabriele aveva letto qualcosa a proposito del nuovo mondo. Una terra di grande opportunità “dove i treni correvano veloci e le case erano altissime”. Nel 1893 Gabriele e la moglie Teresa Raiola lasciarono i bassifondi di Napoli per i bassifondi di New York, con la differenza che mentre a Napoli erano un’orgogliosa famiglia italiana, a New York dei pezzenti immigrati.
New York inizi del ‘900.
L’immigrazione
Tra il XIX e il XX secolo, italiani, irlandesi, ebrei e polacchi arrivavano a New York con navi a vapore. Avevano ciascuno il loro quartiere a Brooklyn, uno dei più poveri della città. La cosa che più colpiva i nuovi arrivati era la puzza di olio che proveniva dal porto di vecchie chiatte arrugginite nel canale e spesso anche di qualche cadavere nascosto tra le erbacce.
Già intorno al 1895 erano più gli italiani che tornavano a casa di quelli che andavano in America.
Malgrado tutto vi erano ancora immigrati che continuavano ad accalcarsi sulle navi, attirati dalle frottole che parlavano di lavoro e ricchezza. Se i nuovi arrivati si aspettavano un caloroso benvenuto ne rimanevano molto delusi. Certi americani erano di vedute molto ristrette, gli italiani come i Caponi venivano considerati pigri, stupidi o peggio ancora criminali.
Manifesto pubblicitario del “nuovo mondo”.
Giovanni Pascoli: Italy
Il tema degli immigrati è stato spesso affrontato nella letteratura italiana e straniera. A tal proposito ho deciso di parlare del poemetto Italy di Giovanni Pascoli.
Composto nel 1904 e pubblicato nella terza edizione dei poemetti. È dedicato ad un tema caro a Pascoli, quello degli emigranti italiani costretti ad abbandonare il loro “nido” per andare a cercare lavoro e fortuna in paesi stranieri.
La vicenda narra di un gruppo familiare di 4 persone che ritorna a Caprona in Garfagnana per portarvi la piccola Maria detta Molly, nella speranza che l’aria salutare di montagna la possa guarire dalla tisi. La accompagnano il vecchio nonno e gli zii Beppe e Ghita. Nella casa angusta e nera per via della fuliggine è rimasta solo la nonna i cui gesti quotidiani, come mungere le mucche e filare, si ripetono immutabili da sempre.
La prima reazione di Molly è di rifiuto verso l’Italia ma piano piano si instaura un profondo legame affettivo tra lei e la nonna che la conquista con i suoi gesti lenti, con il suo filare sempre uguale, che nessuno in America fa più, i quali ripercorrono lo stesso affetto da generazioni.
Grazie al clima salubre della Garfagnana Molly riesce a guarire, mentre la nonna si ammala e muore. Il poemetto si chiude con la partenza della famiglia dopo il funerale e con la promessa da parte di essa di ritornare.
Il poemetto è considerato un capolavoro linguistico in quanto si intrecciano ben 4 diversi idiomi: italiano, vernacolo, inglese e gergo dell’emigrante, un misto delle prime tre. Esempio dello sperimentalismo linguistico pascoliano.
Giovanni Placido Agostino Pascoli (San Mauro Pascoli 1855 – Bologna 1912).
New York
La famiglia Caponi andò a vivere in un appartamento in Navy Street a Brooklyn. Privo di riscaldamento, acqua calda e bagno. Ben presto Gabriele aprì un negozio chiamato “Caponi il barbiere”.
Ai due figli col quale i coniugi Gabriele e Teresa erano giunti in America se ne aggiunsero altri sette: Vincenzo, che cambierà nome in Jimmy e Richard Hart, Raffaello (Ralph), Salvatore (Frank), Amedeo Erminio (John), Umberto (Albert John), Matthew Nicolas, Rosalia (Rose) e Mafalda. Quasi tutti cambiarono nome per essere accettati a scuola.
Alphonse fu il quarto figlio nato il 17 gennaio del 1899. Trascorse un’infanzia difficile tra i bassifondi di Brooklyn e abbandonò la scuola all’età di 14 anni.
Alphonse 6 anni con la madre Teresa.
Dedicandosi ad una serie di lavoretti come commesso in un negozio di dolci, sistematore di birilli in un bowling ed infine tagliacarte in una legatoria. Ma nessuno di questi lo interessò, iniziò invece a indirizzarsi verso le bande criminali. Molto diffuse in città come New York e Chicago.
Bande criminali
La banda di cui entrò a far parte l’adolescente Capone si chiamava le cinque lancette. Ogni banda aveva il suo quartier generale. Sulla porta del ritrovo della banda era appeso un cartello con su scritto: “New England club sociale e teatrale”.
Quasi tutte le bande mascheravano i loro quartier generale con una “facciata” dall’aria presentabile. I primi incarichi svolti per la banda furono di minor importanza. Un gangster di nome Frankie Yale gli commissionò un lavoro come barista e buttafuori per un locale.
I nomi delle bande erano molto importanti, poiché caratterizzavano i suoi membri. Di solito le bande irlandesi erano in lotta con quelle italiane e spesso anche membri di una stessa banda entravano in guerra tra loro.
La banda era la scelta presa da Capone per sfuggire alla miseria, infatti il redattore di un giornale italoamericano scrisse: “Un immigrato italiano che non diventa un criminale e non impazzisce deve essere un santo”.
Frankie Yale.
Scarface: lo sfregiato
Con l’entrata da parte degli Stati Uniti in guerra nel 1917 al fianco degli alleati, Capone usava dire in giro di essersi procurato le cicatrici sul collo e sul volto durante il conflitto. In realtà non arrivò nemmeno al campo di addestramento. Le celebri cicatrici, che gli valsero il soprannome di Scarface, se le procurò durante una rissa in un bar.
Mae Coughlin Capone
- Nel 1918 si sposò con Mae Coughlin (1897-1986), una giovane ragazza di origine irlandese che lavorava in un grande magazzino.
- Perfino il loro certificato di nozze era falso, diceva che entrambi gli sposi avevano 20 anni quando invece Alphonse ne aveva 19 e Mae 21.
The truth on the brides of the mafia
During the twenties the women were beginning to develop a more important role in the society. They wanted to say theirs on who governed the country, and in 1920 the American women finally obtained the right of vote. But there were also other changes, women brought short hair (boyish look) and they were freed by the rigid corsets.
They smoked, drank in public and they began to crowd the cafés, some had learned to handle a gun.
But if she married us the mafia things went differently, with gangster as Al Capone it liked that their wives were weak, silent and devoted.
Mae Capone cooked, took care of Sonny and went to the church on Sunday.
The gangster wanted that their wife were respectable. This helped them to delude to be good people, after all.
Sonny
Poco tempo dopo essersi sposato Capone ebbe un figlio. Albert Francis (1918-2004), meglio conosciuto col nome di Sonny, un ragazzino timido e silenzioso per il quale Al stravedeva ed era sempre preoccupato che qualcuno potesse rapirlo o ucciderlo.
Di conseguenza Sonny non poteva quasi mai uscire di casa. Capone era un appassionato di baseball. Tifava per i Chicago Cubs. Restò famoso il giorno in cui Gabby Hartnett, foto a lato, stella dei Cubs, autografò una palla per Sonny. Solo che il ragazzino nella foto con Capone non è Sonny ma Sam Pontarelli, una sua “controfigura”.
C’erano degli inconvenienti ad essere il figlio del gangster più famoso d’America.
A soli 21 anni Capone aveva già due omicidi alle spalle ed un boss della malavita, Johnny Torrio, lo incaricò di lavorare per lui a Chicago.
Quello fu per lui il primo passo verso la fama e la fortuna.
Chicago
Era l’anno 1921 quando Alphonse arrivò a Chicago, una delle più grandi e corrotte città d’America.
Torrio si trasferì a Chicago per dirigere gli affari di suo zio “Big” Jim Colosimo, il quale controllava una serie di bische clandestine e bordelli.
Aveva a sua volta bisogno di un braccio destro forte e astuto, per questo arruolò Capone.
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