Spacciando la fantasia per genialità
Giada Cantono Ricerca d’esame Classe 5^C, a.s. 2007/08
Liceo Scientifico A. Avogadro
Biella
Spacciando la fantasia per genialità
per genialità
un caso di “palindromo biunivoco”
Spacciando la genialità per fantasia
Scienza e arte
1 “Va riconosciuto che, a parte alcuni esempi, i cosiddetti scienziati pensano e scrivono come bottegai… e disprezzano l’arte, nella sua accezione generale […]; io riservo la qualifica di scienziato all’uomo capace di sguardo sintetico, e non a chi fruga tra i fatti e si scava il suo piccolo angolino di ricerca… E purtroppo la maggior parte degli uomini di scienza si ferma proprio qui. Qualche raro uccello si innalza con un colpo d’ala e riesce a scorgere tutto il paesaggio […]. Il mondo non è paragonabile a una grande opera d’arte? La spiegazione scientifica è solo una comoda convenzione, tutto considerato… è anzi un’espressione artistica.”
Così scriveva nel suo primo romanzo un illuminato geologo di inizio Novecento, escluso dal mondo scientifico per aver azzardato l’ipotesi che lo Yunnan si fosse trovato, milioni di anni prima, vicino alla Boemia. Questo a riprova che le teorie da noi oggi considerate pressoché palesi furono motivo di non poche divergenze per i primi pionieri che osarono pronunciarle. Ma anche a testimonianza che arte e scienza sono squisitamente imparentate, che un geologo può trasformarsi in un romanziere di successo, che la straordinaria varietà di fenomeni di cui ci rende partecipi l’universo sensibile è pressoché paragonabile ai prodigiosi voli pindarici di una mente appassionata. E ciò che toglie fascino a tutte le teorie scientifiche e filosofiche che siamo tenuti ad affrontare nel corso della nostra vita è proprio la mancanza della verità ludica e informale della scoperta stessa, che ha nelle sue radici i più sorprendenti avvenimenti e soprattutto una rete di connivenze tra le varie discipline che sono una continua fonte di meraviglia.
Se la scienza è un’espressione artistica, l’arte può dunque diventare espressione o ispirazione scientifica? Certamente sì: questo saggio vuole proporre alcune letture di questa frase, sottolineando relazioni tra cose, persone, esperienze, vite che nella loro banalità o eccezionalità possono essere definite opere d’arte, visto che i legami nascosti tra i fenomeni sono ciò che rende interessante la formazione di una cultura scientifica che, si dimostrerà, ha molto di artistico.
Il fumetto come arte e scienza
Una prova del fatto che espressione scientifica può essere arte è data dal fumetto, la “nona arte”2, spesso snobbata e fraintesa, ridotta a stereotipi, relegata in un angolo della mente come passatempo infantile, correlata a titoli emblematici e nostalgici come Topolino, Tex o Spiderman. Spesso non si ricorda che il fumetto è elaborato da persone adulte, di solito con conoscenze piuttosto ampie, ma soprattutto con l’incombenza di reperire originalità a prova di copyright e regalare anche la verosimiglianza che, nel suo sapore di realtà, sa meravigliare più della fantasia (si pensi ad esempio alla proficua collaborazione di Stan Lee con fisici e matematici per sfornare le avventure dei Fantastici Quattro o di Hulk, senza dimenticare il secchione Peter Parker). Perché, come disse Robert Hunt, conservatore al Geological Museum di Londra, “i fenomeni della realtà sono più sorprendenti ancora dei fantasmi dell’immaginazione”3, ma, come spiega il professor Emilio Garroni, ordinario di estetica nella facoltà di filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, è rischioso trattare di argomenti scientifici in modo artistico senza averne una conoscenza approfondita4.
Partiamo dunque dal fumetto, le cui potenzialità furono volutamente ignorate fino agli anni Sessanta in Italia e in molti altri paesi europei, essendo considerato come un genere di seconda categoria, con una parte troppo limitata del rispettabile testo scritto e per contro troppe figure “da guardare”, inciso che rivelava un giudizio negativo e sminuente, come se conoscere un racconto attraverso le immagini fosse da plebei ignoranti5. Gli Stati Uniti invece si mossero subito controcorrente e sfruttarono le capacità comunicative del fumetto, trasformandolo in un vero e proprio strumento di educazione delle masse, dai più piccoli (per i quali Paperino rappresentava un ideale esempio di cosa non bisogna fare in casa, come lasciare il gas aperto6), ai più grandi (per i quali il fumetto si ricopriva di istanze antinaziste prima e anticomuniste dopo).
In tempi recenti invece pare che la situazione si sia completamente ribaltata e che anzi il fumetto abbia invaso le nostre vite, facendosi tramite di continui messaggi pubblicitari e educativi: da Martin Mistère impegnato nel riciclaggio dell’alluminio, a Dylan Dog nella conoscenza dei problemi della droga, a Lupo Alberto professore di educazione sessuale, per finire con il ladro dagli occhi di ghiaccio, Diabolik, prodigatosi contro l’abbandono degli animali domestici sulle autostrade.
Insomma, ciò che non si voleva riconoscere al fumetto è stato ormai universalmente accettato. D’altronde la famosa Alice di Carroll (peraltro brillante studioso di matematica) aveva già espresso il suo parere dicendo: “A cosa serve un libro senza figure?”, capendo che “basta un disegno per aprirti la mente, molto più di tante belle parole”7.
La divulgazione scientifica nei fumetti
In questo discorso la scienza si inserisce senza alcuna forzatura, in quanto il fumetto si è spesso e volentieri incaricato di fare divulgazione scientifica (si veda un’animazione disneyana su azione e reazione propinata ai cervelloni del Pentagono dal presidente Eisenhower), magari ispirando le scazzottate tra eroi muscolosi e geni del male, prodigiosi costruttori di marchingegni esplosivi o frullati fosforescenti per provocare mutazioni. E non è finita: quando le storie prendevano tratti fantascientifici, scostandosi dalle verità fisiche e chimiche provate, è successo che gli autori si travestissero involontariamente da preveggenti, arrivando ad anticipare di mesi e con pochi dettagli errati tappe fondamentali della storia e della scienza. È il caso, ad esempio, di Paperino che scopre il metilene CH2 nel 1944, prima della sua effettiva osservazione da parte dei chimici; di un mancato brevetto sul polistirolo espanso (usato da Kroyer nel 1964 e rifiutato perché un simile strumento era già stato usato da Paperino e nipoti in una storia di Barks datata 1949); della costruzione di nuovi aerei (l’Espadon di Edgar Pierre Jacobs del 1946 preannuncia il Douglas X3 del 1952); del tunnel sotto la manica (nelle avventure del Dottor Bax il tunnel è del 1951, contro il nostro 1994); dello sbarco sulla Luna (previsto nella striscia H1760, pubblicata nel 1959, per il 4 agosto 1969, con un errore di soli quindici giorni!); del bombardamento giapponese sulla flotta americana (ipotizzata a Guam, nelle Filippine, nel dicembre 1941 e pubblicata nell’ottobre, quando la strage si concentrò a Pearl Harbour il 7 dicembre); infine dello sgancio della bomba atomica (citato in una preview di un fumetto italiano preparato alle stampe il 4 agosto 1945, senza immaginare che due giorni dopo sarebbe avvenuta la strage di Hiroshima e, il 9, quella di Nagasaki)8.
Quello che dunque può sembrare un gioco di sfaccendati che mischiano tensioni reali a personaggi immaginari si rivela poi essere frutto di percorsi mentali pressoché logici che si appoggiano su basi reali e scientifiche, per osare lanciarsi oltre le conoscenze prestabilite. Non tanto diversamente da come sono nate le teorie di numerosi scienziati eminenti, osannati come eroi con miracolosi geni o capacità intuitive eccezionali. Nulla di tutto questo. Anzi è sorprendente rivelare che la curiosità, lo spirito di osservazione, ma soprattutto dei banali giochi da bambini furono spesso la scintilla delle teorie che dal Settecento fondarono tanto la fisica quanto le altre discipline giunte fino a noi oggi.
Per fare un esempio: i vortici magnetici che Maxwell suppose essere la causa delle rotazioni dei dipoli elettrici (peraltro esagonali, copiati direttamente dalle arnie delle api e dai fiocchi di neve già studiati da Keplero) non sono altro che un retaggio delle trottole con cui giocava da piccolo, quando già la sua frase preferita era “show me how it does”. Lo stesso per Newton, che si divertiva a costruire strani aquiloni dotati di petardi da sganciare sui passanti, mentre Voltaire tagliava teste alle lumache per constatare se ricrescevano9: tutto nel perfetto spirito da Giovani Marmotte.
Note
1. Jacques Deprat, in Nicolas Witkowski, Les chiens aboient…, Storia sentimentale della scienza, Raffaello Cortina Editore, pag. 292
2. Gianfranco Goria, Scrivere a fumetti. Il manifesto delle Sette Arti di Canuto, pubblicato sulla Gazzette des sept arts, elencava, nell’ordine: architettura, musica, pittura, scultura, poesia, danza e cinematografia. L’ottavo posto spetta, per Claude Beylie, alla radio-televisione.
3. Robert Hunt, in Nicolas Witkowski, op. cit., pag. 275
Poetry of science
4. Alberto Di Majo, Il Tempo – 7 settembre 2001
Arte come scienza, 2
Spacciando la genialità per fantasia
5. Luca Boschi, Prefazione a La scienza tra le nuvole, pag. VII
6. Filmato reperibile su YouTube con le parole Donald Duck, How to have an accident in the home.
7. L. Novelli, in Pier Luigi Gaspa, Guido Giorello, In viaggio con Darwin. Patagonia e Terra del Fuoco, La scienza tra le nuvole, pag. 5
Spacciando la genialità per fantasia
Dottor Bax il tunnel è del 1951, contro il nostro 1994); dello sbarco sulla Luna (previsto nella striscia H1760, pubblicata nel 1959, per il 4 agosto 1969, con un errore di soli quindici giorni!); del bombardamento giapponese sulla flotta americana (ipotizzata a Guam, nelle Filippine, nel dicembre 1941 e pubblicata nell’ottobre, quando la strage si concentrò a Pearl Harbour il 7 dicembre); infine dello sgancio della bomba atomica (citato in una preview di un fumetto italiano preparato alle stampe il 4 agosto 1945, senza immaginare che due giorni dopo sarebbe avvenuta la strage di Hiroshima e, il 9, quella di Nagasaki)8.
Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: Spacciando la fantasia per genialità
Autore: Giada Cantono
Descrizione: partendo dal desiderio di legittimare le rappresentazioni di argomenti scientifici da parte degli artisti, sono state presentate alcune corrispondenze tra scienza e immaginazione nello studio e nell'interpretazione del mondo, soffermandosi sulla figura d
Materie trattate: fisica, storia, arte, filosofia, italiano, inglese
Area: scientifica
Sommario: "Va riconosciuto che, a parte alcuni esempi, i cosiddetti scienziati pensano e scrivono come bottegaiâ⬦ e disprezzano l'arte, nella sua accezione generale [â⬦]; io riservo la qualifica di scienziato all'uomo capace di sguardo sintetico, e non a chi fruga tra i fatti e si scava il suo piccolo angolino di ricercaâ⬦ E purtroppo la maggior parte degli uomini di scienza si ferma proprio qui. Qualche raro uccello si innalza con un colpo d'ala e riesce a scorgere tutto il paesaggio [â⬦]. Il mondo non è paragonabile a una grande opera d'arte? La spiegazione scientifica è solo una comoda convenzione, tutto consideratoâ⬦ è anzi un'espressione artistica."1 Così scriveva nel suo primo romanzo un illuminato geologo di inizio Novecento, escluso dal mondo scientifico per aver azzardato l'ipotesi che lo Yunnan si fosse trovato, milioni di anni prima, vicino alla Boemia. Questo a riprova che le teorie da noi oggi considerate pressoché palesi furono motivo di non poche divergenze per i primi pionieri che osarono pronunciarle. Ma anche a testimonianza che arte e scienza sono squisitamente imparentate, che un geologo può trasformarsi in un romanziere di successo, che la straordinaria varietà di fenomeni di cui ci rende partecipi l'universo sensibile è pressoché paragonabile ai prodigiosi voli pindarici di una mente appassionata. E ciò che toglie fascino a tutte le teorie scientifiche e filosofiche che siamo tenuti ad affrontare nel corso della nostra vita è proprio la mancanza della verità ludica e informale della scoperta stessa, che ha nelle sue radici i più sorprendenti avvenimenti e soprattutto una rete di connivenze tra le varie discipline che sono una continua fonte di meraviglia.</p>
Se la scienza è un'espressione artistica, l'arte può dunque diventare espressione o ispirazione scientifica? Certamente sì: questo saggio vuole proporre alcune letture di questa frase, sottolineando relazioni tra cose, persone, esperienze, vite che nella loro banalità o eccezionalità possono essere definite opere d'arte, visto che i legami nascosti tra i fenomeni sono ciò che rende interessante la formazione di una cultura scientifica che, si dimostrerà, ha molto di artistico.</p>
Una prova del fatto che espressione scientifica può essere arte è data dal fumetto, la "nona arte"2, spesso snobbata e fraintesa, ridotta a stereotipi, relegata in un angolo della mente come passatempo infantile, correlata a titoli emblematici e nostalgici come Topolino, Tex o Spiderman.</p>
Spesso non si ricorda che il fumetto è elaborato da persone adulte, di solito con conoscenze piuttosto ampie, ma soprattutto con l'incombenza di reperire originalità a prova di copyright e regalare anche la verosimiglianza che, nel suo sapore di realtà, sa meravigliare più della fantasia (si pensi ad esempio alla proficua collaborazione di Stan Lee con fisici e matematici per sfornare le avventure dei Fantastici Quattro o di Hulk, senza dimenticare il secchione Peter Parker). Perché, come disse Robert Hunt, conservatore al Geological Museum di Londra, "i fenomeni della realtà sono più sorprendenti ancora dei fantasmi dell'immaginazione"3 ma, come spiega il professor Emilio Garroni, ordinario di estetica nella facoltà di filosofia dell'Università La Sapienza di Roma, è rischioso trattare di argomenti scientifici in modo artistico senza averne una conoscenza approfondita4.</p>