Estratto del documento

Esame di stato

Anno scolastico 2008/2009

Liceo scientifico tecnologico – ITIS Q. Sella, Biella

Scienza, etica e la padronanza dell’esistenza umana

Marco Cacciati

Prefazione

Voglio introdurre questa tesina con una premessa forte, ma necessaria, almeno per quanto riguarda un franco principio di onestà intellettuale: le materie scientifiche non sono mai state il mio cavallo di battaglia; senza cadere in patetici sfoghi autobiografici, è necessario chiarire in primis la mia attitudine spiccatamente umanistica; ma ho frequentato, mio malgrado, un Liceo Scientifico Tecnologico.

Questa scuola ha indubbiamente aperto la mia mente alla conoscenza scientifica, facendomi apprezzare la scienza e quanti, ogni giorno, lavorano al suo servizio, quindi al cospetto dell’umanità. La Scienza è necessaria all’uomo: è fondamento, certezza e rigore senza i quali egli si troverebbe solo e cieco in un universo incomprensibilmente folle, degenerato.

Clamorosamente errati si sono rivelati i miei pregiudizi, ovvero il pensiero, peraltro molto diffuso, di una scienza come disciplina settaria, riservata a pochi eletti e pragmaticamente inutile, senza alcun possibile legame con la vita umana. La scienza è vita in quanto perseguita dall’uomo, che studia il mondo con l’unico, almeno, in teoria, scopo di migliorare la propria qualità di esistenza.

Ma la scienza non è infallibile, né tantomeno illimitata; essa non costituisce altro che la “fiumana del progresso” di cui parlava Verga, di per sé un pozzo infinito di sapere ma, se non regolamentata, in grado di travolgere l’uomo, sottometterlo e annichilirne la soggettività, intrinseca ricchezza di ogni singolo essere vivente e, soprattutto, pensante. E chi, se non l’uomo stesso, dovrebbe porre i paletti alla brama di conoscenza (escludendo, per ora, qualsivoglia terzo fine)? In virtù di quali principi etico-morali si deve regolamentare la ricerca?

Questo è il punto di partenza per il mio studio: sondare il sottile e fragile filo di seta che delimita la legittima scienza dall’abuso, il progresso dal regresso, la vita dall’abisso.

Non voglio fare vana retorica e sono pienamente consapevole dei rischi che incorro parlando di Bioetica in un simile contesto; per quanto potrò cercare di moderare le mie convinzioni puramente personali, piuttosto che meramente ideologiche, queste emergeranno inevitabilmente.

Tuttavia spero che questo campo di ricerca, indubbiamente insolito, possa essere oggetto di vostro interesse e, perché no, muovere qualche domanda alla vostra coscienza. Marco Cacciati

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Eluana Englaro è fisicamente deceduta il 9 febbraio 2009 presso la clinica “La Quiete” di Udine. Mi pare superfluo, nonché di cattivo gusto, reiterare la cronaca: la stampa ha, in quel periodo, approfonditamente trattato l’argomento.

Voglio però prendere questo fatto, ormai già scomparso dal clamore mediatico, come punto di partenza per la mia analisi.

Contemporaneamente alla sofferenza e ai vani tentativi – peraltro giuridicamente legittimi – di un padre, devastato dalla visione della figlia in stato vegetativo irreversibile da ben 17 anni, in Parlamento e nei salotti politici si riaccendeva improvvisamente un focoso dibattito.

Può lo Stato farsi carico della vita (perché di fine-vita qui si parla, evidentemente) del cittadino?

Fino a che punto è ritenuto lecito, in uno stato civile e democratico, il libero arbitrio di un uomo (o nelle del tutto peculiari condizioni, di un padre)?

Può il cittadino previdente provvedere alla stesura di un testamento biologico, in cui siano precisate le casistiche secondo cui vorrebbe – o meno – essere mantenuto artificialmente in vita o salvato, trovandosi in stato di comprovata incoscienza?

Tenterò più tardi di dare una risposta, ovviamente del tutto personale, a queste domande.

Cercando, almeno per un momento, di essere freddi e razionali mettendo da parte l’inesorabile senso di ipocrisia che traspare da una gran parte della classe politica, che cerca continuamente di soffocare le tematiche etiche (ritenute scomode, soprattutto all’interno di grandi partiti che raccolgono divergenti posizioni), al limite trattandole in modo sommario quando il peso dell’attenzione mediatica si fa insostenibile, proviamo a riflettere sul valore intrinseco della nostra vita. Che cosa la scienza può fare di noi, del nostro soma, esistenza corporale?

Che cosa può aiutarci?

Esiste una materia – o meglio una poliedrica disciplina ancella della scienza – che si occupa proprio dello spinoso rapporto tra la morale-etica e il rapido progredire della ricerca scientifica (in particolar modo biologica e medica): la bioetica.

La definizione venne coniata dall’oncologo americano V. R. Potter nell’ambito della pubblicazione del volume “Bioethics, a bridge to the future” (1971), ma la disciplina impiegò alcuni anni ad affermarsi come vera e propria scienza interdisciplinare, con specifiche attitudini di riflessione filosofica.

Tuttavia le origini del problema bioetico, seppur in forme differenti, possono essere ricercate nel secondo dopoguerra, in seguito alla rivelazione delle lugubri pratiche di “eugenetica positiva” attuate dal regime nazista non sugli ebrei, razza chiaramente ritenuta inferiore quindi indegna persino delle più terribili sperimentazioni, bensì su rom e sinti, una sorta di razza ariana “imperfetta” (derivante dal medesimo ceppo antropologico indo-europeo) in quanto intellettualmente e culturalmente logorata ma fisicamente non troppo dissimile dai folli crismi umani nazisti.

Di questi esperimenti tutt’oggi si conoscono ben pochi particolari, in quanto la maggior parte degli “scienziati” (mi pare indegno e offensivo, nei confronti di chi persegue seriamente i nobili ideali di scienza, fregiarli dello stesso titolo) fuggirono in Sud America, dove vennero nascosti e coperti da regimi simpatizzanti (primo tra tutti il Cile di Pinochet), si suicidarono o fecero perdere le loro tracce.

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Di certo i primi strumenti della genetica vennero utilizzati per cercare di creare artificialmente la “razza ariana perfetta”: storie raccapriccianti di espianti uterali e grossolane manipolazioni dell’ovulo fecondato evolutesi in feti gravemente malformati e quindi abortiti o, purtroppo nella maggior parte dei casi, soppressi una volta partoriti.

Il programma eugenetico “Aktion T4”, meglio conosciuto, prevedeva l’eliminazione dei bambini affetti da paralisi cerebrale infantile o disabili, e alla conduzione dell’eutanasia sugli adulti ricoverati o portatori di malformazioni congenite. La sede prediletta era la sinistramente nota clinica psichiatrica di Hadamar, utilizzata anche per la soppressione di omosessuali e “inetti in genere”.

Ma l’eugenetica trovò spazio anche nel programma americano del presidente repubblicano Theodore Roosevelt (da non confondersi col successivo e ben più noto parente “democratico” Franklin Delano).

Egli pronunciò, in un discorso durante la Grande Depressione:

« Non è di alcun vantaggio consentire una perpetuazione di cittadini di razza sbagliata. Il grande problema della civiltà è riuscire ad ottenere nella popolazione l’aumento degli elementi di valore rispetto a quelli di poco valore o che risultano addirittura nocivi… Spero ardentemente che agli »

uomini disonesti venga impedito del tutto di procreare…

Il darwinismo sociale fu elaborato da Galton (cugino di Darwin) nel 1883; vennero formulate le leggi della regressione filiale e dell’eredità ancestrale. In voga negli anni ’20 in Inghilterra, il pensiero pseudoscientifico non esitò ad approfittare del clima di sconforto generale imperante nella popolazione americana, causato dalla crisi economica del ’29, per approdare oltreoceano, dove assunse derive pericolosamente dogmatiche.

Si cominciò a credere che i legami di sangue e l’ereditarietà sono più determinanti, nel formare il comportamento e determinare lo stato di varie etnie, degli aspetti socio-culturali ed economici.

La sofferta riflessione post-bellica sull’eugenetica nazista, unita alla tragedia della bomba atomica di Hiroshima e Nagasaki – in cui anche la fisica, che indagando l’intima struttura della materia arrivò a liberare l’energia distruttiva dell’atomo – portò fortunatamente ad una predominanza di posizioni critiche, accordando la maggior parte delle posizioni laiche e deistiche verso una direzione di maggior controllo morale sui fini ultimi della scienza.

Anche la scoperta della struttura del DNA compiuta da Watson e Crick nel 1953, che rivelò all’uomo i suoi fondamenti biologici mettendolo in condizione di manipolarli, mosse diverse domande alle coscienze.

Cosa possiamo fare ora che conosciamo – quasi alla perfezione – i 30.000 geni che ci costituiscono?

Un enigma di non facile soluzione, anzitutto alla luce di alcuni decisamente inquietanti fatti di cronaca.

Per citarne solo uno dei più evidenti, l’Ufficio Brevetti degli Stati Uniti ha rilasciato brevetti a società private, università e agenzie governative per circa il 20% dell’intero genoma umano (mappato integralmente nel 2000, con il completamento del “Progetto Genoma”).

Si arriva quindi ad una contraddizione di fondo: l’uomo, in preda ad un delirio di estremismo liberista, arriva a privatizzare e mettere il copyright sui suoi stessi geni. Che ne sarà del progresso e della libertà di ricerca se la metà di tutti i geni tumorali è coperta da brevetto?

Al di là degli strascichi legali della vicenda, che fortunatamente sembra essere giunta verso una conclusione più razionale, avendo la Corte federale stabilito dei limiti definiti alla privatizzazione della genomica, il fatto lascia un sapore amaro.

E la certezza che non resterà un caso isolato.

L’uomo ha provato a rendere commerciabile la sua stessa essenza biologica: non è forse ciò indizio di una vera e propria esasperazione della logica di mercato?

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Di chi è la mia vita?

Questo è uno degli interrogativi che più attanaglia il pensiero postmoderno.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità  2009

Titolo: Scienza,etica e la padronanza dell'esistenza umana

Autore: Cacciati Marco

Descrizione: la tesina tratta in modo scientifico e analitico il tema "bioetica", fornendo però anche una valutazione d'opinione della disciplina

Materie trattate: Biologia, Filosofia, Diritto, Religione, Politica

Area: scientifica

Sommario: la tesina non tratta autori in particolare. Vi sono riferimenti ad epistemologi, medici, filosofi e politici

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