Alunna: Picci Valeria, Classe 5° CL
Analfabetismo emozionale:
quando le parole si
congestionano
A cura di Valeria Picci, 5cl
Liceo linguistico P.Siciliani, A.S. 2007/08
Alunna: Picci Valeria, Classe 5° CL
Alunna: Picci Valeria, Classe 5° CL
“
Ma il guaio è che voi, caro mio, non saprete mai come si traduca in me quello che voi mi
dite. Non avete parlato turco, no. Abbiamo usato, io e voi, la stessa lingua, le stesse
parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio.
E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io, nell'accoglierle, inevitabilmente, le
riempio del senso mio. Abbiamo creduto d'intenderci; non ci siamo intesi affatto”. “Una
realtà non ci fu data e non c'è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà
mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile”.
Da "Uno nessuno e centomila".
Tout refus de communiquer est une tentative de communication ; tout geste
"
d'indifférence ou d'hostilité est appel déguisé.// Pour que tout soit consommé, pour
que je me sente moins seul, il me restait à souhaiter qu'il y ait beaucoup de spectateurs le
jour de mon exécution et qu'ils m'accueillent avec des cris de haine."
Albert Camus, L'Etranger.
The tears of the world are a constant quantity. For each one who begins to weep,
somewhere else another stops. The same is true of the laugh. (He laughs.) Let us
not then speak ill of our generation, it is not any unhappier than its predecessors.
(Pause.) Let us not speak well of it either. (Pause.) Let us not speak of it at all.
S.Beckett, Waiting for Godot. - Wittengstein
I confini del mio linguaggio sono i confini del mio mondo
Dio ci ha dato due orecchie ed una sola bocca per ascoltare almeno il doppio di
(Proverbio Cinese)
quanto diciamo. (Francesco De Sanctis)
E' il ben pensare che conduce al ben dire.
Una parola muore appena detta: dice qualcuno. Io dico che solo in quel momento
(Emily Dickinson)
comincia a vivere.
La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi.
(Pier Paolo Pasolini). Alunna: Picci Valeria, Classe 5° CL
INTRODUZIONE
Ho iniziato a parlare, voglio comunicare qualcosa a dei Tu. Secondo il linguista e filologo
russo Jakobson, in ogni evento comunicativo si possono individuare almeno 6 momenti:
1)un soggetto, un Io che vuole trasmettere un messaggio; 2) un Tu cui è destinato il
(es: una lingua
messaggio; 3) un codice secondo il quale si costruisce il messaggio ); 4) un
(es: la parola,
canale, cioè il mezzo attraverso il quale viene il messaggio viene trasmesso
l’immagine, il suono, la scrittura, un simbolo, un gesto, ecc.); 5) un contesto, cioè un
insieme di conoscenze che l’Io e il Tu hanno in comune; 6) un contatto tra l’Io e il Tu. La
comunicazione si rivela quindi un fenomeno molto complesso. Essa infatti suppone come
punto di partenza l’interiorità, la voglia di comunicare e condividere qualcosa, di volere
partecipare,ecc..; se mancano queste disposizioni interiori gli strumenti esteriori di cui si
avvale l’era di internet e dell’informatica sono insufficienti, e offrono terreno fertile
all’incomunicabilità, uno degli aspetti forse più paradossali della civiltà della
comunicazione.
Nella comunicazione spesso accade che il registro dell’Io, (emittente), sia diverso da
quello del Tu, (ricevente); ciò può dar adito a diverse incomprensioni e quindi ad
incomunicabilità. Inoltre nella comunicazione possono intervenire altri fattori quali
tradizioni, mentalità, educazione, mode, gerghi, distanze generazionali, ecc
. che
influenzano ulteriormente la possibilità di comprendersi. E’ necessaria quindi
un’interpretazione, e qui subentra l’Ermeneutica, una teoria dell’interpretazione.
Secondo tale corrente filosofica ogni conoscenza umana interpersonale esiste in un
contesto di esperienze e vissuti precedenti che vanno analizzati ed interpretati se si vuol
giungere ad una qualunque interazione. Ciò è necessario in quanto in quel contesto sono
presenti elementi fondamentali dell’interpretazione quali le pre-comprensioni e i
pregiudizi.
Perché si verifichi una effettiva comunicazione cioè, dobbiamo essere disposti a mettere
in discussione i nostri pre-giudizi per esporli ai dubbi dell’altro e questo lavoro implica
un dialogo ininterrotto con sé stessi e gli altri volto, eventualmente, al disfacimento di tali
preconcetti.
Nel nostro tempo il problema della comunicazione è stato affrontato soprattutto in
rapporto ai mass-media: I mezzi di comunicazione di massa, sempre più sofisticati,
sembrano essere solo dei feticci esorcizzanti la realtà del nulla, dell'incomunicabilità e
del rumore che dividono le coscienze tra chi valuta positivamente il fenomeno e coloro
che invece esprimono a riguardo un giudizio fortemente critico.
1) Sotto i colpi di Nietzsche la filosofia del ‘900 era giunta a negare la possibilità di
connettere l’agire umano a norme metafisiche, cioè certe e indubitabili. Queste
regole sarebbero state considerate da esponenti dell’etica della comunicazione
come necessarie e universali e sono: senso, verità, veridicità (cioè sincerità, chi
argomenta in modo serio è persuaso di ciò che dice), e giustezza. Accanto a queste
norme se ne collocano altre di carattere pratico: tutti hanno diritto di partecipare
a un dialogo in vista di un’intesa comune, e tutti i partecipanti godono di pari
comunità illimitata della
dignità. In questa prospettiva si parla dunque di una
comunicazione, dove è evidente la valenza internazionale che può avere
Alunna: Picci Valeria, Classe 5° CL
quest’etica nella discussione di problematiche internazionali, essendo comunque
valida anche e soprattutto in ambiti più ristretti del vivere quotidiano.
I mass media, dunque, secondo i positivisti, avrebbero esasperato tali norme
provocando una moltiplicazione di visioni del mondo: l’Occidente vive cioè una
pluralizzazione dell’informazione che è irrefrenabile e rende impossibile
concepire il mondo e la s
Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: Quando le parole si congestionano
Autore: Valeria Picci
Scuola: Liceo linguistico
Descrizione
Ho iniziato a parlare, voglio comunicare qualcosa a dei Tu. Secondo il linguista e filologo russo Jakobson, in ogni evento comunicativo si possono individuare almeno 6 momenti:
- Un soggetto, un Io che vuole trasmettere un messaggio;
- Un Tu cui è destinato il messaggio;
- Un codice secondo il quale si costruisce il messaggio (es: una lingua);
- Un canale, cioè il mezzo attraverso il quale il messaggio viene trasmesso (es: la parola, l'immagine, il suono, la scrittura, un simbolo, un gesto, ecc.);
- Un contesto, cioè un insieme di conoscenze che l'Io e il Tu hanno in comune;
- Un contatto tra l'Io e il Tu.
La comunicazione si rivela quindi un fenomeno molto complesso. Essa infatti suppone come punto di partenza l'interiorità, la voglia di comunicare e condividere qualcosa, di volere partecipare, ecc.; se mancano queste disposizioni interiori gli strumenti esteriori di cui si avvale l'era di internet e dell'informatica sono insufficienti, e offrono terreno fertile all'incomunicabilità, uno degli aspetti forse più paradossali della civiltà della comunicazione.
Nella comunicazione spesso accade che il registro dell'Io, (emittente), sia diverso da quello del Tu, (ricevente); ciò può dar adito a diverse incomprensioni e quindi ad incomunicabilità. Inoltre nella comunicazione possono intervenire altri fattori quali tradizioni, mentalità, educazione, mode, gerghi, distanze generazionali, ecc. che influenzano ulteriormente la possibilità di comprendersi.
È necessaria quindi un'interpretazione, e qui subentra l'Ermeneutica, una teoria dell'interpretazione. Secondo tale corrente filosofica ogni conoscenza umana interpersonale esiste in un contesto di esperienze e vissuti precedenti che vanno analizzati ed interpretati se si vuol giungere ad una qualunque interazione. Ciò è necessario in quanto in quel contesto sono presenti elementi fondamentali dell'interpretazione quali le pre-comprensioni e i pregiudizi.
Materie trattate:
- Italiano (Pirandello)
- Inglese (Orwell, Becket)
- Francese (Albert Camus)
- Spagnolo (I.Luna, la vida in comùn)
- Storia (propaganda e regimi totalitari)
- Filosofia (Wittgenstein)
Area: umanistica