Castellari Valentina A. S. 2008/2009
Liceo S
Scientifico
f “Rambaldi
R – Valeriani” di Imola
(BO) classe 5^ B
“Ove
O e te
tende
de q
questo
e t vagar
aga mio
breve ?”
[…]
“Ove tende questo vagar mio breve […] ?”
Gli uomini, nel corso dei vari secoli, si sono sempre confrontati, attraverso la loro arte e la loro conoscenza, con domande esistenziali come questa.
Dare un senso alla propria vita è, infatti, essenziale per colui che non si accontenta di rimanere in superficie,
f e cerca d
di guardare
d oltre
l l’apparenza
l’ delle
d ll cose. 1
Attraverso i secoli, molti grandi artisti ci hanno lasciato opere che testimoniano il loro impegno nel trovare una risposta a tale domanda. 2
Un esempio significativo nella letteratura italiana è rappresentato da Giacomo Leopardi; la sua opera è infatti quasi tutta attraversata dalla ricerca del significato della vita.
Possiamo trovare questo tema sia all’interno delle sue poesie, sia nelle opere in prosa:
Morali”.
lo “Zibaldone”, che è la raccolta dei suoi pensieri, e le “Operette 3
Le due opere che maggiormente rappresentano questo suo pensiero sono “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” e il “Dialogo di Malambruno e di Farfarello”.
Il canto notturno e il dialogo
La prima è cronologicamente l’ultimo dei canti pisano-recanatesi ed è stata composta a
proprio definito
Recanati tra l’ottobre del 1829 e l’aprile del 1830. Questo canto viene
come la
l poesia delle
d ll d
domande
d sul
l senso d
della
ll vita, d
domande
d che
h il
l pastore rivolge
l alla
ll
luna, interlocutore muto per sua stessa natura.
Il “Dialogo di Malambruno e Farfarello”, invece, è la sesta operetta morale ed è stata scritta i primi giorni di aprile del 1824. Protagonista di questo dialogo è il mago Malambruno che, similmente ai protagonisti delle opere di Goethe e Byron,
e Manfred, invoca i demoni per chiedere loro la felicità.
rispettivamente Faust 4
Per il poeta l’uomo vede come scopo della sua vita l’essere felice, di una felicità infinita e illimitata, ma, proprio per questo motivo, essa è irraggiungibile, in quanto ogni cosa esistente è limitata e destinata solamente alla morte. per un
Infatti, alla richiesta del mago Malambruno di poter avere la felicità anche solo
istante, il
l d
diavolo
l Farfarello,
f ll accorso al
l suo servizio per compiacerlo,
l risponde
d “
“non
posso”;
“Tanto è possibile per un momento, anzi per la metà di un momento, e per la millesima parte; quanto per tutta la vita.” 5
Da questa impossibilità di raggiungere la felicità deriva un senso di perenne insoddisfazione e infelicità, che causa un vuoto incolmabile nell’anima.
“Tanto che dalla nascita insino alla morte, l'infelicità nostra non può cessare per ispazio, non che altro, di un solo istante”
Per Leopardi,
d quindi,
d l
la soluzione
l all’infelicità
ll’ f l à non può
ò essere che
h una:
Malambruno. Di modo che, assolutamente parlando, il non vivere è sempre meglio del vivere.
Farfarello. Se la privazione dell'infelicità è semplicemente meglio dell'infelicità.
Malambruno. Dunque?
Farfarello. Dunque se ti pare di darmi l'anima prima del tempo, io sono qui pronto per portarmela.
portarmela 6
L’infelicità dell’esistenza
Anche il pastore del canto mette in risalto l’infelicità intrinseca nella vita:
Nasce l'uomo a fatica,
Ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
Per prima cosa; e in sul
l principio stesso
La madre e il genitore
Il prende a consolar dell'esser nato.
Concludendo con la riflessione secondo la quale:
[…] in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro covile o cuna,
E
E' funesto a chi nasce il dì natale
natale. 7
Nonostante questa visione negativa e pessimistica della vita dell’uomo, Leopardi crede che il desiderio di un significato sia un’aspirazione ineliminabile dalla vita dell’uomo, di cui costituisce, anzi, il principale motore dell’esistenza, come dice Farfarello:
“Dunque, amandoti necessariamente del maggiore amore che tu sei capace, necessariamente desideri
d d il
l più
ù che
h puoi l
la f
felicità
l à propria; e non potendo
d mai di
d gran
lunga essere soddisfatto di questo tuo desiderio, che è sommo, resta che tu non possi fuggire per nessun verso di non essere infelice.” 8
Perciò l’uomo non può smettere di chiedersi quale sia il senso della vita, ed all’interno dei suoi componimenti, sia in prosa che in versi, spesso Leopardi pone domande, a vari interlocutori, che cercano di riempire il vuoto lasciato nell’anima:
[…] Dimmi, o luna: a che vale
al
l pastor la
l sua vita,
la vostra vita a voi? dimmi: ove tende
questo vagar mio breve,
il tuo corso immortale?
[…] Ma perché dare al sole,
perché reggere in vita
chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
perché da noi si dura?
[…] a che tante facelle?
Che fa l'aria infinita, e quel profondo
infinito Seren? che vuol dir questa
solitudine immensa? ed io che sono? 9
La ricerca di Montale
A queste domande sull’esistenza dell’uomo un altro autore italiano, circa un secolo dopo, cercherà di rispondere; per Montale, infatti, la ricerca del significato della vita è il vero compito del poeta. 10
Quest’ultimo non è un uomo eccezionale, con particolari qualità che gli consentano di trovare una risposta, è semplicemente caratterizzato da una visione disillusa della vita e da una particolare attitudine per guardare oltre l’apparenza delle cose.
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì
ì qualche
l h storta sillaba
ll b e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Per Montale la poesia è comunque strumento primario di testimonianza della condizione di sofferto smarrimento esistenziale; essa può in effetti almeno aiutarci a
non ci
prendere coscienza, senza finzioni, del negativo che ci circonda, in cui
riconosciamo
riconosciamo, a cui non vogliamo appartenere
appartenere. 11
Ma il poeta non si ferma qui, non si può rassegnare al comune destino umano d’infelicità: egli non rinuncia all’idea che la vita “deve”, in qualche modo, avere un significato e la sua poesia deve essere una continua ricerca di quel varco che anche solo
senso della vita.
per un istante gli mostri il
[
[…]
] talora
l ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da sbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Ciò però si rivela spesso un “miracolo” del tutto improbabile:
[
[…]
] Ma l’illusione
l illusione manca […]
[ ] 12
Nonostante l’impotenza del poeta nel conferire un senso alle sofferenze e all’infelicità umana, non si spegne in lui la speranza che tale miracolo si compia:
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Tesina - Premio maturità 2009
Titolo
"Ove tende questo vagar mio breve [...]?"
Autore
Castellari Valentina
Scuola
Liceo scientifico
Descrizione
"Ove tende questo vagar mio breve [ ] ?" Gli uomini, nel corso dei vari secoli, si sono sempre confrontati, attraverso la loro arte e la loro conoscenza, con domande esistenziali come questa. Dare un senso alla propria vita è, infatti, essenziale per colui che non si accontenta di rimanere in superficie, e cerca di guardare oltre l'apparenza delle cose.
Attraverso i secoli, molti grandi artisti ci hanno lasciato opere che testimoniano il loro impegno nel trovare una risposta a tale domanda.
Un esempio significativo nella letteratura italiana è rappresentato da Giacomo Leopardi; la sua opera è infatti quasi tutta attraversata dalla ricerca del significato della vita. Possiamo trovare questo tema sia all'interno delle sue poesie, sia nelle opere in prosa: lo "Zibaldone", che è la raccolta dei suoi pensieri, e le "Operette Morali".
Area
Umanistica
Materie trattate
- Italiano, da Leopardi a Montale, l'incapacità di arrendersi ad un destino d'infelicità
- Inglese, Eliot, dalla desolazione dell'uomo solo alla speranza nella fede
- Filosofia, Kierkegaard, la fede come antidoto contro la disperazione
- Storia dell'Arte, Friedrich, in cammino verso l'infinito
Bibliografia
L. Sergiacomo, C. Cea, G. Ruozzi, M. De Meo, "I volti della letteratura" vol. 4, 6, Paravia, 2005
G. Leopardi "Operette Morali" a cura di Laura Melosi, BUR, 2008
"Quando beltà splendea, La poesia di Giacomo Leopardi" autori vari, Itaca, 2008
"Montale e la ricerca del varco" autori vari, Itaca, 2002
T. S. Eliot "Cori da «La Rocca»" introduzione di P. Bigongiari, traduzione di R. Sanesi, commento di D. Rondoni, BUR, 1994 http://carabelta.free.fr
N. Abbagnano, G. Fornero "Figure della Filosofia" Paravia, 2000
E. Di Stefano, "Friedrich" Giunti, 2001
"Friedrich, Un viandante su un mare di luce" Itaca, 2002