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Psicopedagogia

Già Aristotele nella “Poetica” constatò quanto fosse importante la funzione del teatro e conseguentemente della tragedia come sua principale forma espressiva per suscitare emozioni nello spirito umano.

Tali emozioni si manifestavano attraverso l'immedesimazione o l'estraniamento dello spettatore nei confronti della messa in scena teatrale, producendo quella che Aristotele definì e analizzò come fenomeno catartico.

La recitazione, e quindi l'assunzione di ruoli diversi da parte di colui che recita, ci porta a scoprire o a ri-scoprire sentimenti sopiti, aiutandoci a far riaffiorare quella parte del nostro “io” che altrimenti rimarrebbe inascoltata.

Ed è proprio questo il principio della catarsi: risvegliare un sentimento, far prendere coscienza di sé, immedesimarsi in un'azione e allo stesso tempo sollevare e rasserenare lo spirito.

La recitazione, benché nel periodo classico fosse più appannaggio della cultura greca che di quella romana, mantenne per lungo tempo la sua principale peculiarità rappresentata dall'utilizzo della maschera, ovvero la copertura del proprio volto per dar vita alla “parte” attoriale, per assumere quindi un ruolo “altro” da sé.

Nel corso dei secoli, per quanto riguarda i curricula studiorum pedagogici, la recitazione non venne tenuta in grande considerazione, surclassata da materie umanistiche e scientifiche, ritenute più nobili ed edificanti.

Solo alla fine del XIX secolo, grazie anche all'aumentata sensibilità nei confronti dei percorsi formativi riservati all'infanzia, si è compresa l'utilità di questa disciplina.

Le prime a ridare valore alla recitazione come strumento educativo furono le sorelle Agazzi, che nel 1895 aprirono a Mompiano in provincia di Brescia la prima Scuola materna, riprendendo in parte i princìpi e le metodologie di Froebel (come ad esempio l'idea di dare spazio alla creatività dei bambini fornendo loro gli strumenti adeguati e mettendoli a contatto diretto con la natura e con la manipolazione degli oggetti) e anticipando di poco i futuri insegnamenti, su basi più scientifiche, di colei che diventerà un'icona dell'attivismo italiano: Maria Montessori.

La recitazione, dunque, come momento di crescita, una crescita che si verifica attraverso l'interiorizzazione di valori e modelli socio culturali che il bambino assimila dal contesto in cui viene a trovarsi.

Quello dell'interiorizzazione è un momento che, secondo le tesi dello psicologo svizzero Piaget (1896-1980) si manifesta attorno ai 2-3 anni con la comparsa del

Gioco simbolico

Il bambino a questa età inizia ad assumere ruoli diversi dal proprio, trasformandosi, di volta in volta, nel soggetto che ritiene più opportuno, facendo così “finta” di essere qualcun altro.

Si manifesta anche un altro tipo di procedimento, quello, ovvero, dell'attribuzione di un ruolo non a sé stessi ma a un oggetto, che diventa, in questo modo, una sorta di valvola di sfogo per i conflitti interni che prevalgono sulla razionalità.

Tale procedimento, la cui teoria è stata elaborata dallo psicoanalista inglese Donald Winnicott, prende il nome di oggetto transizionale.

Ma il concetto di conflitto interiore venne anche analizzato da uno dei più illustri studiosi della mente umana: Sigmund Freud.

Egli infatti sostenne che tanto più forte è il conflitto, tanto maggiore sarà l'azione del super-io nel far sì che il motivo di tale conflitto non emerga.

Ne derivano quelli che lo psicologo viennese definì “meccanismi di difesa”: le pulsioni dell'ES (istinto primordiale) vengono mediate dal SUPER-IO (coscienza morale) in base a una serie di princìpi (di realtà, di costanza, di piacere, di reiterazione), e quindi tali pulsioni vengono alla fine esternate in modo parziale o vengono addirittura del tutto sopite.

Tali procedimenti altro non sono se non forme di autoinganno e possono essere suddivise in varie forme: la razionalizzazione, la proiezione, la rimozione e la sostituzione (a sua volta suddivisa in sublimazione e compensazione).

Letteratura italiana

Anche in letteratura ritroviamo la maschera, sia sotto forma di tema sia come vero e proprio strumento formale di scrittura.

Uno dei principali autori che si è dimostrato capace di cogliere l'inconoscibilità della vera individualità umana fu Luigi Pirandello, scrittore siciliano attivo in un periodo di grandi cambiamenti per la Storia italiana.

Pirandello iniziò la sua carriera letteraria scrivendo il romanzo “L'esclusa”, da cui si può già notare la propensione dell'autore per l'analisi dell'uomo, della sua solitudine e della sua angoscia.

Lo scrittore sviluppò e affinò questa tematica, rilevando come fosse difficile mostrare agli altri chi siamo veramente.

Ciascuna personalità, secondo la tesi di Pirandello, viene infatti percepita da punti di vista diversi, risultando così sempre nuova agli occhi di nuove persone che ne entrano in contatto. Ecco dunque che il vero io diventa frammentato, impossibile da mostrare e da comprendere. Nemmeno dal soggetto in questione.

Aumenta di conseguenza anche il grado di incertezza dell'uomo, che arriva ad adattarsi ai mille ruoli attribuitigli dall'esterno, senza che, tuttavia, gliene appartenga alcuno.

Proverbiale è l'esempio del romanzo “Uno, nessuno, centomila”, dove questa ambiguità viene ampiamente espressa attraverso il susseguirsi di stati sempre più fragili della personalità del protagonista.

Ancora in Pirandello troviamo un altro esempio di mascheramento nella trattazione “L'Umorismo”, in cui l'inaccettabilità del proprio essere porta l'individuo a mistificarsi, suscitando dapprima una reazione ilare (la comicità o “sentimento del contrario”) e in un secondo tempo un sentimento di pena (l'umorismo), da cui deriva la considerazione della tragedia umana.

È da ricordare l'esempio fatto dall'autore stesso inerente alla donna in là con gli anni che, pur di mascherare la propria età, si imbelletta alla stregua di una diva, non facendo altro che aumentare un senso di pietà in coloro che la osservano.

Ma le opere pirandelliane non sono le sole a sfruttare la tematica e il meccanismo del mascheramento.

In letteratura, già dalle sue origini, viene infatti spesso utilizzata l'allegoria: una figura retorica che permette di trattare un determinato argomento pur riferendosi ad un altro.

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