“È il mio cuore il paese più straziato”
Giuseppe Ungaretti
Approfondimenti sul primo conflitto che sconvolse il mondo
La vita al fronte, l’arte, la tecnologia, la scienza, la musica, lo sport, il paese protagonista extraeuropeo, la cruenta battaglia di Verdun.
Edoardo Marani 3°B
Autore
Sommario
1. Vita sul fronte italiano dei soldati e dei civili nei luoghi più caldi del conflitto........................................................pag. 2
2. Giuseppe Ungaretti: vita dell’autore e approfondimento delle poesie dal fronte (“soldati”, “fratelli”)................................................pag. 8
3. Il cemento armato. Impiego nella costruzione di fortificazioni nella prima guerra mondiale sulle Alpi. Utilizzo del materiale in epoca futurista................................................................pag. 12
4. Sant’Elia (1888-1916) e l’architettura futurista in Italia. Storia di un architetto morto al fronte. La Città Futurista (1914)...................................................pag. 17
5. Lo sviluppo scientifico durante la guerra. Thomas Hunt Morgan (1866-1945) e la teoria cromosomica dell’ereditarietà................................................................pag. 24
6. Le applicazioni della matematica durante la prima guerra mondiale................................................................................pag. 29
7. Gli effetti della guerra sullo sport........................................................................................................pag. 31
8. The USA and their role during the First World War........................................................................................................pag. 33
9. La musica jazz, il suo sviluppo durante la prima guerra mondiale, King Oliver........................................................................................pag. 37
10. Le bataille de Verdun. L’une des batailles qui a décidé le sort du conflit en France................................................................................pag. 39
Il primo conflitto mondiale
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Il 28 giugno 1914, uno studente serbo, fece per un attentato all’erede al trono del regno austro-ungarico, per protestare contro l’occupazione della Bosnia.
Come reazione, il 23 luglio, l’Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia. A causa delle tensioni fra i paesi europei, le varie potenze si schierano. Esse tendono a unirsi con le due alleanze di cui facevano parte, che già si fronteggiavano economicamente e politicamente in Europa: Triplice Intesa e Triplice Alleanza.
Secondo queste l’Italia si sarebbe unita alla Triplice Alleanza, cioè con Austria-Ungheria e Germania.
L’Italia però decise che per il momento sarebbe rimasta neutrale e approfittando che l’alleanza era solo difensiva ed era stata l’Austria-Ungheria ad attaccare. L’Italia infatti non voleva allearsi a loro, ma contro, per completare l’unificazione e conquistare il Trentino e la Venezia Giulia.
In questa fase di stallo la popolazione è divisa tra neutralisti e interventisti:
Gli interventisti
Gli Interventisti. una parte della popolazione che vuole intervenire nella guerra e sono gli Interventisti.
Si dividono in: interventisti nazionalisti, interventisti democratici, interventisti rivoluzionari. C’era un forte interventismo dei giovani e degli intellettuali. Questi interventisti hanno in comune il compimento dell’unità nazionale con l’annessione all’Italia delle terre di Trento e Trieste.
Interventismo nazionalista
L’Interventismo dice sì alla guerra per diventare grande potenza, non importa con chi si combatte.
Democratico vuole la guerra per la liberazione di tutte le nazionalità oppresse, non solo quelle Italiane ma anche tutte quelle nazionalità all’interno dell’impero Austro-Ungarico: guerra contro gli imperi autoritari per una Europa democratica. Germania e Austria Ungheria sono imperi autoritari che opprimono non solo le nazionalità presenti all’interno del loro Stato, ma anche la classe operaia subalterna, quindi bisogna combattere per distruggere gli imperi autoritari.
Nell’interventismo rivoluzionario troviamo Mussolini: “Guerra come rivoluzione dell’esistente”, che sceglie la guerra e si pone su una piattaforma rivoluzionaria: insomma la guerra è breve, sanguinosa e sconvolgente per mutare gli equilibri sociali all’interno del paese: “Accelera il processo di riscatto delle masse”.
Interventismo dei giovani e degli intellettuali che erano in maggioranza gli studenti, gli insegnanti, gli impiegati i professionisti, ovvero la piccola e media borghesia colta, più sensibile ai valori patriottici. Erano interventisti, gli intellettuali di maggior prestigio: da Gentile a Prezzolini, da Einaudi a Salvemini che operano per la rottura dell’esistente e quindi troviamo una esaltazione della “guerra igiene del mondo”, il caso più tipico fu quello di D’Annunzio che, noto fin da allora come scrittore raffinato e come personaggio eccentrico, si improvvisò per l’occasione capopopolo ed ebbe un ruolo di rilievo nelle manifestazioni di piazza a favore dell’intervento.
I neutralisti
I Neutralisti. Oltre agli Interventisti abbiamo anche i Neutralisti. I Neutralisti socialisti che hanno come valori il pacifismo e l’internazionalismo.
Pensano che quando il capitalismo è in crisi ricorre alle guerre per poter mantenere il suo dominio sull’Umanità quindi la guerra è negata e bisogna rimanere neutrali.
Il neutralismo è principalmente cattolico, le grandi masse cattoliche sono neutraliste e abbiamo il pacifismo cristiano e il conflitto Chiesa e Stato Italiano nel senso che non fa nulla per appoggiare un’idea di uno Stato Italiano che va in guerra, perché non è patria per i cattolici è ancora uno Stato usurpatore.
La neutralità del Parlamento. Su quali basi è neutrale? Sulle basi che l’Italia è una nazione giovane, debole, è impreparata, non ha i mezzi sufficienti.
Giolitti oppone una neutralità patteggiata con l’Austria-Ungheria, che sarebbero disposti a concedere “parecchio” purché l’Italia rimanesse neutrale. Ma ciò che in definitiva decise l’esito dello scontro fra neutralisti e interventisti fu l’atteggiamento del capo del governo, del ministro degli Esteri e del re.
Il 26 aprile 1915 il capo del governo Salandra firmò il patto di Londra, un accordo segreto con Francia e Inghilterra con cui si impegnava a entrare in guerra con loro. Gli interventisti erano soddisfatti e fecero manifestazione di approvazione. Il 24 maggio l’Italia entrò in guerra.
Il fronte italiano
Il fronte italiano, lungo circa 700 km, era collocato in Trentino (guerra di montagna) e sul Carso (separa Isonzo da Trieste): in questo settore ci furono ben 12 battaglie dell’Isonzo, segno che le offensive non riuscirono a sfondare il fronte del nemico.
Il conflitto così, si trasformò presto in una sfinente guerra di trincea. Nel maggio 1916 gli austriaci lanciarono la cosiddetta spedizione punitiva (Strafexpedition): dopo un intenso bombardamento l’esercito austriaco attaccò il Trentino e avanzò di 20 km ma venne fermato.
Pochi mesi dopo l’Italia prese l’iniziativa attaccando e conquistando Gorizia, utilizzando per la prima volta una grande quantità di truppe agli ordini del generale Capello (morì qui Enrico Toti). Le perdite furono enormi a causa della tattica dell’attacco frontale e ancora l’Italia non riusciva a ottenere il successo sperato.
Il collasso dell’esercito russo nel 1917 permise la concentrazione delle armate austro-ungariche sul fronte italiano, affiancate da divisioni tedesche. Il piano di quest’ultimi prevedeva un’offensiva su Caporetto (Kobarid, Slovenia) per costringere gli italiani a indietreggiare sino al Tagliamento.
Cadorna fu informato dell’offensiva ma non diede retta a tali notizie. Il 24 ottobre 1917 l’esercito fu colto di sorpresa da alcuni disertori e in seguito a un grande bombardamento d’artiglieria i tedeschi avanzarono (utilizzando anche gas) e ottennero un successo superiore ad ogni aspettativa (10000 morti, 30000 feriti, 300000 prigionieri: per far fronte a questi vuoti furono arruolati i “Ragazzi del ‘99”, diciottenni).
L’esercito italiano indietreggiò per 140 km sino al Piave. Durante la ritirata italiana, completamente disorganizzata, ci furono ingorghi delle vie di comunicazione, come sui ponti del Tagliamento. Le provincie di Udine, Belluno,
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Treviso, Vicenza, Venezia, Pordenone furono occupate, duramente private di ogni risorsa utile agli austriaci e inoltre si verificarono molti abusi così come in Belgio nel 1914.
Venute alla luce le dimensioni della disfatta di Caporetto, Cadorna venne esonerato e salì al suo posto il generale Armando Diaz, sotto la direzione politica di Vittorio Orlando.
Egli stabilì le esigenze economiche del paese, anche in seguito a scontri nelle città (Torino 50 morti) per la mancanza di grano e carbone. Era necessario rafforzare il fronte intero per limitare il malcontento e evitare situazioni come quelle russe del 1917 e quelle tedesche del 1918.
Orlando ottenne rifornimenti dagli alleati e crediti capaci di rilanciare l’economia di guerra: aumentò la produzione di acciaio e ghisa e di automezzi (Fiat).
Diaz assunse per alcuni mesi un atteggiamento difensivo preoccupandosi di respingere gli attacchi sul Piave (Battaglia del Solstizio 15-23 giugno 1918, festa dell’artiglieria): dopo il trasferimento sul fronte francese delle truppe tedesche decisive a Caporetto, Diaz ordinò l’attacco nella regione di Vittorio Veneto.
Volantini sparsi su Vienna il 9 agosto 1918, a tre mesi dalla fine della guerra, avevano lo scopo di convincere psicologicamente e moralmente la popolazione austriaca sulla vicina sconfitta. Vennero lanciati in un raid aereo a cui partecipò anche D’Annunzio, i volantini furono tradotti in tedesco.
Le truppe austriache non resistettero al contrattacco e si verificarono episodi di diserzione e ammutinamento, soprattutto a opera di soldati ungheresi decisi a rivendicare la propria nazionalità.
Il 3 novembre l’Austria firmò la resa e il 4 novembre cessò la guerra. L’Italia usciva vincitrice dalla guerra costatagli 680000 morti e 1 milione di feriti.
Alcuni documenti a favore della neutralità prima dell’entrata in guerra
“Noi riconosciamo in questo conflitto europeo il risultato inevitabile di quei movimenti di protezionismo, di colonialismo, di militarismo di terra e di mare, che i socialisti hanno combattuto in tutti i parlamenti. Ecco perché noi siamo contro questo conflitto e sentiamo di non dovervi partecipare.”
Claudio Treves
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Noi cattolici stiamo per la neutralità e crediamo sia un delitto contro la Patria quello di gonfiare la portata degli interessi italiani che possono essere danneggiati, solo per spingere il paese in avventure dalle quali non può trarne che sventure e nuove e nuove rovine.
Dall’Osservatore Romano (21 sett. 1914)
Nessun paese è meno dell’Italia costretto a mescolarsi alla guerra: nessun paese ha altrettanto da temere dal parteciparvi e così poco da sperarne anche nell’ipotesi di maggior successo.
Per ragioni storiche, geografiche, demografiche, di stirpe e di tradizioni, per la sua indole di nazione esportatrice di manodopera e tributaria fatalmente ancor oggi verso il capitale straniero, l’Italia ha tutto l’interesse di restare non legata, non vassalla, a una parte o all’altra.
Filippo Turati
Alcuni documenti degli interventisti
Noi amiamo la guerra e pertanto assaporiamola da buongustai finché dura. La guerra è spaventosa, ma appunto perché spaventosa e tremenda e terribile e distruttrice, dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi.
Giovanni Papini
Compagni, non è piu tempo di parlare ma di fare, non è più tempo di discorsi ma di azioni. Se è considerato come crimine l’incitare alla violenza i cittadini, io mi vanterò di questo crimine, io lo prenderò sopra me solo.
Se invece di allarmi io potessi gettare armi ai risoluti, non esiterei, né mi parrebbe di averne rimorso.
Ogni eccesso della forza è lecito, se vale a impedire con il neutralismo che la Patria si perda.
Gabriele D’Annunzio
L’Italia alla vigilia dell’intervento
Rapporto di un prefetto
17 aprile 1915
Regia Prefettura di Porto Maurizio
In questa provincia si può dire che la gran massa della popolazione, quella che lavora nei campi, nelle officine e nelle botteghe, è quasi tutta avversa ad ogni specie di guerra: la moltitudine desidera la pace.
Gli industriali, i commercianti e le classi finanziarie sono pure a favore della neutralità; però, mentre sperano che la pace non sia rotta, sono rassegnati alla guerra, se essa sia necessaria, come ad una disgrazia che non sia possibile scongiurare.
Vita in trincea: lettere e documenti di soldati al fronte
Il fossato di fango
Abiti e pelle coperti di fango, sembriamo di rame. Venti e più giorni di questa vita ci hanno mutato in orsi, ci hanno sfinito: eppure si resiste con tenacia, fra i violenti temporali che ogni giorno allagano le trincee ed il sole ardente che ci soffoca durante il giorno, fra i cadaveri insepolti e il colera.
Con tutto ciò si respingono i frequenti attacchi nemici e si cerca con azioni parziali e con assidui lavori di zappa compiuti sotto le bocche dei fucili avversari di strappare al nemico qualche altro di quei sassi…
Resistere al proprio posto vedendo nell’avvenire una nebbia più fitta di quella che ci separa dal nemico; resistere senza poter valutare l’importanza di una posizione nel suo complesso; resistere con una maliconia senza nome in questo fossato di fango aperto verso il cielo, che si chiama trincea; ricordarsi di essere stato fino a ieri un uomo con un lavoro proprio, una famiglia propria, una responsabilità propria, ed essere ora un numero nel fango, consapevole del proprio sudiciume che non si lava, della propria stanchezza che sfinisce, del proprio avvilimento che toglie l’intelligenza: questo è il nostro martirio.
Da due lettere
Storia di un medico sul Carso
I tragici effetti della guerra sulla mente.
Il sottotenente Giuseppe M. viene inviato come aspirante medico sul Carso nel 1916, in particolare sul monte Sei Busi, arruolato nel 137° reggimento di fanteria.
Qui si trova quando una granata devasta una chiesa che era adibita ad infermeria piena di feriti. Per puro caso egli era in quel momento sul sagrato e quindi si salva pur rimanendo sotto un mucchio di detriti.
Inviato per tre mesi in licenza, conseguita la laurea in medicina, viene di nuovo inviato sul Carso nell’ottavo bersaglieri ciclisti. Qui soccorre vicino a Seltz un gruppo di soldati colpiti da gas asfissianti.
Tale episodio è alla base del suo delirio che conduce Giuseppe M. tra l’altro “a credersi ritenuto un traditore condannato alla fucilazione per illeciti rapporti con il nemico”.
Trasferito all’Ospedale militare nel tragitto crede “invece di andare a Saciletto [detto Fuciletto dai militari per la sinistra fama acquisita come luogo di fucilazioni di massa] per la fucilazione. Scrive quindi una lettera che consegna al medico dell’Ospedale. In essa afferma che dopo la morte rifulgerà la sua innocenza e lascia parole di conforto per i suoi cari”.
Ritenuto affetto da “Psicosi melanconica e confusione mentale” ottiene una licenza di convalescenza di 14 mesi. Viene poi ricoverato il 5 novembre 1917 all’Ospedale di Mombello ove il 9 luglio 1918 viene riformato.
Su pressante richiesta del padre Enrico M., di professione medico, viene dimesso. Appena a casa in un eccesso impulsivo tenta di uccidere la nonna materna tagliandole la gola con un bisturi.
Carcerato, viene il 22 luglio 1918 nuovamente ricoverato a Mombello in osservazione giudiziaria, ove giudicato affetto da “demenza precoce” viene a norma dell’art. 46 del CP prosciolto per totale infermità mentale con pericolosità a sé e agli altri”.
Da allora rimane a Mombello fino alla morte avvenuta il 4 marzo 1938 per bronco polmonite.
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Polemiche sulla sconfitta di Caporetto
Il generale Badoglio portò come scusa, per non avere spostato alcune batterie, la mancanza del tempo necessario per tale spostamento con tutte le munizioni. “D’altra parte” disse “non mi pare probabile un imminente attacco nemico, perché non si è vista una notevole preparazione di tiro d’artiglieria” e si diffuse a dire ragioni per cui non credeva che ci sarebbe stato l’attacco.
Enrico Caviglia
L’utilizzo dei gas in guerra
Cadevano già le prime ombre della sera su una giornata intensa: il triste ritorno in trincea.
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Percorso interdisciplinare: la Prima guerra mondiale
- Storia - la Prima guerra mondiale
- Italiano - Giuseppe Ungaretti, poesie dal fronte
- Tecnologia - Il cemento armato in guerra e nel futurismo
- Arte - Sant'Elia e l'architettura futurista italiana
- Scienze - T. H. Morgan e la teoria cromosomica dell'ereditarietà (la scienza in tempo di guerra)
- Matematica - L'applicazione della matematica durante la Prima guerra mondiale
- Educazione fisica - Effetti della guerra sulle Olimpiadi del 1917
- Inglese - Gli Stati Uniti
- Musica - King Oliver e il jazz
- Francese - La battaglia di Verdun