Estratto del documento

Il primo Novecento

Dal verismo alle prime innovazioni scientifiche fino ai nostri giorni

Letteratura

Giovanni Verga

Il verismo

L’era Giolittiana

Storia

Il fermentatore

Impianti

Chimica fisica

Il legame chimico

Matematica

Calcolo delle funzioni

Microbiologia

Ciclo ambientale: processi dell’azoto

Produzione dell’ammoniaca

Biotecnologie

I processi fermentativi

Microbiologia alimentare

Putrefazione e tossicosi

Antonio Francavilla Vª A T.C.B. alimentare

I.P.S.S. “M. Lentini” Mottola (Ta)

2010/2011

Giovanni Verga

Nato a Catania nel 1842 fu il massimo esponente del verismo.

Secondo di sei figli era discendente del ramo cadetto dei baroni di Fontanabianca, appartenente a un’antica nobiltà di Vizzini. La sua prima formazione romantico-risorgimentale si svolse a Catania, dove nel 1861 abbandonò gli studi giuridici per arruolarsi nella guardia nazionale, manifesta fin da giovane un forte interesse per la letteratura, pubblicando a 22 anni il romanzo storico “I carbonari della montagna”. In quest’opera è visibile l’ardore patriottico dell’autore, e il suo impegno politico per l’annessione della Sicilia al Regno d’Italia. Trasferitosi a Firenze nel 1865 compose i suoi primi romanzi “Una peccatrice” e “Storia di una capinera”.

Successivamente a Milano, dove permase dal 1872 al 1893, frequentò l’ambiente degli scapigliati, rappresentando in modo fortemente critico il mondo aristocratico-borghese.

In seguito alla scoperta del naturalismo francese matura la sua svolta decisiva verso il verismo che sarà segnato dai racconti in ambiente siciliano: “Vita dei campi” nel 1880; “I Malavoglia” nel 1881; “Novelle rusticane” nel 1883; “Mastro don Gesualdo” nel 1889. Lo scrittore crede nel progresso ma si interessa ai vinti e ai deboli; la sua è una visione della vita tragicamente pessimistica che si pone in antitesi con l’ottimismo imperante nei suoi tempi.

Rappresenta un mondo di primitivi in lotta con il destino avverso cui inesorabilmente soccombono quando si staccano dalla religione, dalla famiglia e dal lavoro. Il linguaggio verghiano è arditamente innovatore: dando spazio al linguaggio dialettale riesce a raggiungere effetti di grandiosa coralità.

Alla produzione narrativa si accompagnò quella teatrale connotata sempre da un’intensa drammaticità: “Cavalleria rusticana” nel 1884. Nel 1884 si ritira a Catania pubblicando ancora una serie di novelle: “Don Candeloro”; “Dal tuo al mio”; e nel 1911 inizia un terzo romanzo del ciclo con “La duchessa di Leyra” che rimarrà fermo al primo capitolo.

Quest’opera non fu più portata a termine in quanto l’ambiente a cui si riferiva era di un ceto superiore, quello aristocratico e non possedeva le basi e attinenze di quell’ambiente, si sarebbe discostato molto dal suo modo di narrare facendo prevalere la fantasia nel narrato, sicuramente nei pensieri di Verga vi era anche un quarto ciclo di opere rappresentato nel mondo politico.

Nominato senatore nel 1920 muore nella sua città natale nel 1922.

I Malavoglia

Le vicende si svolgono nei primi anni dell’unità d’Italia tra il 1863 e il 1876 ad Acitrezza. Il romanzo racconta la storia di una famiglia di pescatori che vive e lavora ad Acitrezza, un piccolo paese vicino a Catania. La famiglia è nota e rispettata da tutti e poteva considerarsi economicamente agiata grazie soprattutto ai proventi ricavati dalla pesca con la barca chiamata “Provvidenza”.

La catena delle disgrazie inizia con l’acquisto a credito di un carico di lupini da trasportare in barca. Purtroppo una tempesta fa affondare la barca. Muore così Bastianazzo figlio del capo famiglia Padron ’Ntoni, marito di Maruzza e padre di cinque figli: ’Ntoni, Mena, Lia, Luca, Alessi.

Tutti cominciarono a darsi da fare per saldare il debito dei lupini affondati con la barca, ma presto durante la battaglia di Lissa muore Luca, inviato al fronte come militare di leva. Distrutti dal dolore, i Malavoglia non riescono a saldare il debito e così viene a loro tolta la casa di famiglia detta casa del nespolo.

Ormai tutto il paese vede di malocchio i Malavoglia che cercano in tutti i modi di lavorare per poter maritare le figlie e riscattare la casa del nespolo. A moltiplicare le disgrazie e le fatiche arriva il colera che si porta via Maruzza.

Padron ’Ntoni resta solo con Alessi e ’Ntoni sostenendo i nipoti orfani dei genitori. ’Ntoni, ribellandosi alle condizioni di vita del paese, prende una cattiva strada che lo porta a cinque anni di prigione, che provoca prima la pazzia e poi la morte del nonno e la conseguente fuga della sorella Lia.

Per ultimo resta Alessi che dopo essersi sposato e con l’aiuto della sorella Mena riscatta la casa del nespolo e tenta di ricostruire l’onore della famiglia.

Il narratore

Il narratore è onnisciente, conosce tutti i fatti e spesso li anticipa, come la morte del giovane Luca. Si limita a raccontare le azioni senza esprimere pareri e giudizi personali. Sembra un narratore popolare che condivide il modo di comportarsi, i pregiudizi, la mentalità, la cultura del mondo di cui parla, anche perché i luoghi del romanzo sono gli stessi nativi dell’autore. Il punto di vista è esterno.

I personaggi

Il protagonista può essere considerato l’intera famiglia dei Malavoglia, di questi non c’è presentazione fisica, quasi a significare che tutti i personaggi della storia sono considerati dei tali. Il narratore non si fa portavoce dei pensieri dei personaggi, ma li lascia parlare liberamente.

I personaggi della storia sono cinque. Questi personaggi sono la personificazione tipologica della famiglia di pescatori sconvolta dalle disgrazie ma che cerca sempre di andare avanti a testa alta; il loro profilo psicologico è dato dalle loro stesse parole attraverso il discorso diretto libero.

I luoghi

I luoghi del romanzo sono ambientati ad Acitrezza, piccolo paese in provincia di Catania. Il paese è solo il contenitore delle vicende caratterizzato da luoghi tipici: la piazza, luogo dei pettegolezzi, l’osteria del perdigiorno e luogo dei sotterfugi, la casa come nido domestico. Il mare e il cielo sono presenze vive e palpabili che osservano distanti le vicissitudini dei personaggi.

Lo stile

Lo stile del romanzo crea l’illusione che a parlare sia il mondo raccontato. Verga applica la formula verista, filtra il racconto attraverso i pensieri e i discorsi dei personaggi: questa viene definita la tecnica del discorso vissuto che dà come conseguenza un effetto di vivacità.

Per giustificare la sua oggettività Verga sosteneva che chi osserva lo spettacolo non ha il diritto di giudicarlo, anzi è già molto se riesce a trarsi fuori dalla scena colorandola nei modi più adatti, tale da rappresentarla nella realtà come dovrebbe essere.

La sintassi è elementare e a volte scorretta e in essa appare la struttura dialettale anche se il Verga non usa mai direttamente il dialetto. Nell’opera mette in prima linea l’uomo dissimulando la figura dello scrittore, eclissandolo.

Il contesto

Il contesto è culturale, dato che si tratta di un romanzo verista, Verga coglie la realtà del suo tempo, perciò punta sulla cultura e sul modo di pensare dei pescatori.

Tra le righe del romanzo si legge la presenza forte, occulta, ma soprattutto nemica dello Stato, incombente sul piccolo mondo dei pescatori col suo servizio di leva, le sue imposte, la sua iniqua giustizia.

Tema e significati

Come si è già sottolineato e come lo stesso Verga ci dice nella prefazione del romanzo, la tematica affrontata è quella della lotta per i bisogni fondamentali dell’uomo, la tematica del lavoro e della fatica incessante per ottenere risultati distrutti poi dalle disgrazie, la tematica dei vinti.

Vari possono essere gli spunti carichi di significati metaforici: l’asino di Alfio Mosca, la Provvidenza che affonda che può forse simboleggiare la mancanza di fiducia in Dio, il destino dei vinti è simile a quello dei forzati perché non possono evadere la miseria, il ruolo della donna segregata in casa al telaio, il matrimonio visto come vero affare.

L’età Giolittiana

Al tramonto del periodo verghiano e ai primi anni del Novecento inizia quel periodo storico chiamato “età Giolittiana”. Giovanni Giolitti nacque a Mondovì il 27 ottobre 1842, discendente da una famiglia contadina, compì studi di diritto e si impegnò nell’amministrazione statale.

Come si può ben evincere divide lo stesso periodo in vita dell’autore Giovanni Verga. Fu nominato ministro dell’interno nel governo Zanardelli e dal 1903 al 1914 assunse la carica di presidente del Consiglio quasi ininterrottamente.

Uomo di sinistra moderata durante il suo governo cercava di coinvolgere nei suoi provvedimenti sia i moderati di destra che di sinistra, cosa per cui la sua politica fu denominata del pendolo.

Bisogna anche vedere qual era il quadro politico-militare a ridosso dei due secoli che abbia potuto o no condizionare il periodo giolittiano, situazioni tali da portare l’Europa al primo conflitto mondiale.

Vi era un’instabilità nei Balcani, alcune posizioni politiche di Stati europei sul nazionalismo e imperialismo, la Francia che attendeva una rivincita sulla Germania per recuperare l’Alsazia e la Lorena e l’Inghilterra che per mantenere il suo impero doveva guardarsi alle spalle.

A difesa dei propri interessi le grandi potenze europee avevano costituito delle alleanze. La Triplice Alleanza (Germania, Austria, Italia) e la Triplice Intesa (Inghilterra, Francia, Russia).

Ritornando sul fronte italiano, Giolitti soddisfò il desiderio di espansione dei nazionalisti e l’azione più clamorosa fu senz’altro l’espansione coloniale in Libia e nel 1911 la flotta italiana partì alla volta di Tripoli dove questa fu occupata ma non si riusciva ad andare oltre per l’efficace resistenza dei beduini.

Nel 1912 la pace di Losanna determinò i criteri dell’occupazione in Libia lasciando la sovranità all’Italia e il controllo delle terre libiche a condizione della cessazione della guerriglia e l’evacuazione turca.

Ma con il tempo l’affare Libia fu abbandonato in quanto con le pressioni dei neutralisti per un’occupazione inutile, definita come uno scatolone vuoto da Gaetano Salvemini, in quanto la Libia era solo deserto, l’Italia doveva rinunciare ad essere una grande potenza.

La riforma elettorale del 1912 fu il suffragio elettorale maschile che portò la popolazione votante da 3 milioni e mezzo a circa 8 milioni.

Giolitti comprese l’importanza degli scioperi e delle manifestazioni, capiva che le masse operaie dovevano esprimere i loro dissensi e che il governo doveva garantire loro la legalità.

La politica di Giolitti era anche definita a doppio volto in quanto non si mostrava con equità con tutti: infatti al Nord mediava mentre al Sud era molto repressivo, incaricando i prefetti di reprimere le rivolte contadine.

Per lui era giusto mantenere il pugno duro nel Mezzogiorno senza stabilire una linea di dialogo, venne accusato anche di aver ottenuto voti grazie a delle losche azioni politiche, fu definito per questo il ministro della malavita.

Nel 1905 si arrivò alla nazionalizzazione delle ferrovie, s’impegnò nel sociale emanando leggi per la tutela del lavoro delle donne e dei minori, del riposo festivo e regolamentò la sanità pubblica.

Importanti furono anche i lavori intrapresi come il traforo del Sempione e quelli dell’acquedotto pugliese.

Nel primo quindicennio del Novecento si registrò un miglioramento delle condizioni di vita delle classi rurali, con l’aumento delle scuole e degli insegnanti diminuì l’analfabetismo, nell’industria i salari cominciarono a crescere, e anche se in minor misura, anche nell’agricoltura.

La manodopera femminile e minorile scese drasticamente. Nonostante questi progressi non si eguagliava il tenore di vita rispetto ad altri paesi europei.

Fu proprio tra il 1902 e il 1907 che il processo industriale accelerò al massimo grazie a una fase monopolistica dominata da capitali finanziari e all’appoggio dello Stato. I progressi si ebbero nel campo siderurgico, nella meccanica pesante e nell’industria automobilistica.

La fine dell’età Giolittiana arrivò con le elezioni del 1913 ove la sinistra ottenne 160 deputati contro i 300 della lista governativa, fu la prima volta del suffragio universale maschile.

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Sintesi

Italiano

Giovanni Verga (I Malavoglia)

Storia

L'età giolittiana

Chimica - fisica

Il legame chimico (Gilbert Lewis)

Processi

La produzione di ammoniaca

Microbiologia ambientale

Il ciclo dell'azoto

Microbiologia alimentare

La putrefazione e la tossicosi alimentare

Biotecnologie

I processi fermentativi (produzione dell'etanolo)

Impianti

Il fermentatore

Matematica

La funzione

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