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Opera d’arte totale

Il superamento dei limiti delle singole arti e l’influenza di Richard Wagner

Musica: Richard Wagner

  • Vita ed esperienze in ambito musicale.
  • Saggi: “L’arte e la rivoluzione” e “L’opera d’arte dell’avvenire”.
  • Definizione di opera d’arte totale.
  • Riferimenti alla tragedia greca classica, soprattutto quella eschilea.

Filosofia: Friedrich Nietzsche e l’evoluzione della figura di Wagner nei diversi periodi

  • Periodo giovanile: “La nascita della tragedia dallo spirito della musica”.
  • Periodo illuministico.
  • Ultimo Nietzsche e “Il caso Wagner”.

Arte: Gustave Klimt e “Il fregio di Beethoven”

  • Vita dell’artista alla luce dell’epoca secessionista viennese.
  • Analisi dei livelli compositivo e iconografico e contestualizzazione.

Italiano: Gabriele D’Annunzio

  • Analisi del romanzo “Il piacere” alla luce del movimento estetico.
  • Cenni sul romanzo “Il fuoco”.

Inglese: Oscar Wilde e “Il ritratto di Dorian Gray”

“La grande opera d’arte totale dovrà sintetizzare in sé tutti i generi d’arte, per sfruttare ciascuno di essi come semplice mezzo e annientarlo in vista del risultato globale di tutti i generi fusi insieme.

[…] Lo spirito riconosce che quest’opera d’arte universale non può essere l’atto, volontariamente possibile, d’uno solo, ma l’opera collettiva che si può supporre solo compiuta dagli uomini dell’avvenire” [R. Wagner, L’opera d’arte dell’avvenire, 1849].

Il concetto di opera d’arte totale (Gesamtkunstwerk) fu introdotto per la prima volta nel 1849 da uno dei più celebri compositori tardo-romantici tedeschi, Richard Wagner.

Richard Wagner: vita ed esperienze musicali

Richard Wagner nacque a Lipsia nel 1813, ultimo di nove figli. Il padre Friedrich morì sei mesi dopo la nascita di Richard. Nel 1821 la famiglia si spostò a Dresda e lì cominciarono le prime grandi passioni del giovane Wagner: la musica di Weber, altro grande musicista tedesco, compositore della celebre opera “Il franco cacciatore”, la quale influenzò profondamente il giovane Wagner soprattutto perché fu la prima interpretata in chiave moderna, dove si prestava molta attenzione non solo alla musica ma anche alla regia e alla rappresentazione scenica; poi la mitologia greca, Shakespeare e infine Beethoven.

Intraprese i suoi studi musicali da autodidatta e successivamente ritornò a Lipsia per iscriversi all’università come studente di musica. Nel 1839 si recò a Parigi dove sperava di far carriera; in realtà condusse una vita di stenti per oltre due anni. Inoltre, per cercare di guadagnare qualche soldo per poter vivere, iniziò a comporre musiche frivole, da salotto, arrangiamenti e trascrizioni.

Nel 1843, tornato a Dresda, fu nominato maestro di cappella; successivamente, per problemi politici, si spostò a Zurigo dove scrisse i suoi più celebri trattati: “L’arte e la rivoluzione” e “L’opera d’arte dell’avvenire” nel 1849; e infine “Opera e dramma” nel 1851.

La parte senza dubbio più interessante della vita del compositore fu quella che va dal 1872, anno in cui il musicista si trasferì a Bayreuth con la moglie Cosima, figlia del pianista Franz Liszt, al 1883, anno della morte del compositore. Nella cittadina di Bayreuth, poco lontana da Norimberga, Wagner riuscì a far costruire, grazie all’appoggio del re Ludwig II di Baviera, il teatro consacrato alle sue opere: è un piccolo teatro che riprende la struttura dell’anfiteatro romano in cui il pubblico presente alle rappresentazioni era obbligato a mantenere un religioso silenzio per un periodo di tempo molto lungo — le sue opere duravano in media cinque ore — e con luci di sala spente.

Questa tendenza all’epoca fece molto discutere perché si era abituati al teatro-divertimento italiano, in cui il pubblico durante la rappresentazione rideva, scherzava, si dava appuntamenti galanti e lavorativi. In realtà, la messa in scena era funzionale al significato che per Wagner aveva il teatro: egli, sentendosi erede della Nona sinfonia di Beethoven, riteneva che la rappresentazione dovesse assumere un significato mistico-religioso e inoltre che ci dovesse essere una fusione delle arti.

Per Wagner il “dramma”, termine con cui lui era solito nominare le sue opere in musica, doveva essere un’opera d’arte totale, ovvero doveva racchiudere sia la poesia, la musica e la danza, o il mimo, sia le tre arti plastiche della pittura, scultura e architettura.

Il musicista-musicologo tedesco trattò questo concetto chiave in tutti e tre i suoi scritti, ma ne diede una più ampia descrizione in “L’opera d’arte dell’avvenire”: per Wagner l’opera d’arte totale doveva essere la più chiara e la più profonda espressione del Volk, ovvero del popolo.

Il termine “Volk” allude a tutte le unità che costituiscono il totale di una comunanza e inoltre, in tempi remoti, ha anche acquisito un inestirpabile significato morale: in tempi di difficoltà, tutti gli uomini che costituiscono il “Volk” sono pronti a sacrificarsi o, più semplicemente, a interessarsi per il bene collettivo.

Ed è proprio da questo gruppo che scaturisce l’opera d’arte totale: solo quando il “Volk” si unisce e si libera da ogni forma di lussuria, la quale invece domina nelle forme coeve della Grande Opera francese o dell’opera italiana, si genera la forma più alta di arte, che necessariamente racchiude tutte le arti.

Nella stessa opera, Wagner dichiara di lasciarsi profondamente influenzare dalla produzione teatrale dell’antica Grecia e in particolar modo dalle tragedie di Eschilo: solo con lui la tragedia greca è riuscita a raggiungere l’ideale dell’opera d’arte totale, giacché nelle opere di Eschilo vi è la maggiore espressione della coscienza pubblica e quindi del Volk.

Morto Eschilo, nessun altro tragediografo fu più interessato agli affari della città, fino ad arrivare a Euripide, dove si assiste alla totale frammentazione della tragedia nelle sue parti peculiari, ovvero retorica, scultura, musica.

Anzi, con Euripide, sempre secondo l’opinione di Wagner, si sancì l’inizio dell’indipendenza e dello sviluppo delle singole arti, che rimasero tali nel corso della storia e non si riunirono mai più.

È da questi presupposti che il compositore tedesco si assunse il compito, quasi titanico, di far rinascere la tragedia di Eschilo, alla luce dei cambiamenti storico-sociali del suo tempo e aggiungendovi in maniera consistente l’elemento musicale.

Friedrich Nietzsche e Wagner

La figura e l’opera di Wagner influenzarono molto la filosofia di un altro grande intellettuale del secondo Ottocento, Friedrich Nietzsche. Egli considerò il compositore come un maestro, assieme al filosofo Schopenhauer, solamente nel primo periodo, quello giovanile.

Ad esempio, nella sua prima opera “La nascita della tragedia dallo spirito della musica”, Nietzsche riprende da Wagner l’esaltazione della tragedia classica, distinguendo le opere iniziali, Eschilo, dalle opere finali, Euripide.

Egli, riprendendo la visione dualistica della realtà, comune a Schopenhauer, distingue due impulsi di base dello spirito e dell’arte greca, l’apollineo e il dionisiaco: il primo scaturisce da un impulso alla forma e da un atteggiamento di fuga di fronte al divenire e si esprime nelle forme limpide e armoniche della scultura e della poesia epica; il secondo scaturisce dalla forza vitale e dalla partecipazione al divenire e si esprime nell’esaltazione creatrice della musica.

Ebbene, fatte queste opportune distinzioni, Nietzsche ritiene, in sintonia con Wagner, che in una prima fase della tragedia greca lo spirito dionisiaco e quello apollineo coincidessero, o meglio fossero entrambi presenti in ugual misura, e proprio la loro unione ha generato le grandi opere drammatiche quali quelle di Eschilo.

Nell’arte successiva, la sintesi fra dionisiaco e apollineo viene messa in forse dal prevalere dell’apollineo, che trionfa sul dionisiaco fino quasi a soffocarlo. Questo processo di decadenza si concretizza nella tragedia di Euripide, dal momento che si compie “l’uccisione” delle profondità istintuali della vita.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2009

Titolo: L'opera d'arte totale

Autore: Diamantini Elena

Scuola: Liceo classico

Descrizione: Si sono delineati la figura di Wagner e il concetto di opera d'arte totale in rapporto alle materie trattate durante l'anno.

Il concetto di opera d'arte totale (Gesamtkunstwerk) fu introdotto per la prima volta nel 1849 da uno dei più celebri compositori tardo romantici tedeschi, Richard Wagner. Richard Wagner nacque a Lipsia nel 1813, ultimo di nove figli. Il padre Friedrich morì sei mesi dopo la nascita di Richard. Nel 1821 la famiglia si spostò a Dresda e lì cominciarono le prime grandi passioni del giovane Wagner: la musica di Weber (altro grande musicista tedesco, compositore della celebre opera "Il franco cacciatore", la quale influenzò profondamente il giovane Wagner soprattutto perché fu la prima interpretata in chiave moderna, dove si prestava molta attenzione non solo alla musica ma anche alla regia e alla rappresentazione scenica), poi la mitologia greca, Shakespeare e infine Beethoven. Intraprese i suoi studi musicali da autodidatta e successivamente ritornò a Lipsia per iscriversi all'università come studente di musica. Nel 1839 si recò a Parigi dove sperava di far carriera; in realtà condusse una vita di stenti per oltre due anni. Inoltre, per cercare di guadagnare qualche soldo per poter vivere, iniziò a comporre musiche frivole, da salotto, arrangiamenti e trascrizioni.

Area

Umanistica

Materie trattate

  • Storia della musica: Richard Wagner, L'opera d'arte dell'avvenire
  • Filosofia: Friedrich Nietzsche, La nascita della tragedia, periodo illuministico, ultimo periodo Greco
  • Eschilo, Euripide: la tragedia
  • Arte: Secessione Viennese, Gustave Klimt, Fregio di Beethoven
  • Italiano: Estetismo, Gabriele D'Annunzio, Il Piacere, Il fuoco
  • Inglese: Estetismo, Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray

Bibliografia

  • Elvidio Surian, "Manuale di Storia della Musica", volume III, editore Rugginenti
  • Baroni, Fubini, Petazzi, Santi, Vinay, "Storia della Musica", editore Einaudi
  • Nicola Abbagnano, Giovanni Fornero, "Protagonisti e testi della filosofia", volume C, editore Paravia
  • Friedrich Nietzsche, "Il Caso Wagner", editore BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, data pubblicazione: 2007
  • Dario Del Corno, "La letteratura greca - storia e testi-", volume II: l'età classica, editore Principato
  • Bora, Ficcadori, Negri, Nova, "I luoghi dell'arte - storia, opere, percorsi", volume VI: nascita e sviluppi dell'arte del XX secolo, editore Electa, Bruno Mondadori
  • Da "I classici dell'arte - il Novecento", "Klimt", editore Rizzoli
  • Armellini, Colombo, "La letteratura italiana - secondo ottocento-", volume C1, editore Zanichelli
  • Gabriele D'Annunzio, "Il piacere", editore Oscar Mondadori
  • Oscar Wilde, "The Picture of Dorian Gray", editore Black cat
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