Indice
Prefazione
Italiano
Gabriele D’Annunzio
Il piacere
Inglese
Oscar Wilde
The Picture of Dorian Gray
Latino
Petronio Arbitro
Il Satyricon
Filosofia
Søren Kierkegaard
Lo stadio estetico
Storia dell’arte
Gustav Klimt
Giuditta
Storia
La Belle Époque
Geografia astronomica
Il pianeta Venere
Fisica
Il magnetismo 0
Prefazione
Lo scopo che mi sono prefissata tramite la stesura di questa tesina è quello di mettere in evidenza un particolare modo di concepire l’arte e la bellezza. Una concezione che non si limita solamente al puro giudizio estetico, ma che cerca di spingersi oltre, ricercando il vero significato del termine “bello” all’interno dei sentimenti e delle sensazioni che un’opera d’arte e una poesia possono trasmetterci.
Concentrarsi esclusivamente sull’esteriorità dell’essere è un segno di profonda lacerazione interiore, e proclamare ostentatamente la superiorità della forma rispetto al contenuto, in arte, letteratura e vita, lascia supporre un enorme vuoto della persona.
L’estetismo non rappresenta solo un movimento letterario e artistico, ma rappresenta più precisamente un atteggiamento di vita ed una tendenza del gusto che si diffonde in Europa nel secondo Ottocento. Esso si prefigge di privilegiare la bellezza formale come elemento determinante dell’arte. La sua caratteristica fondamentale è, dunque, la devozione alla bellezza e all’arte, visti come valori primari, riducendo in questo modo l’importanza di tutti gli altri valori, soprattutto dei valori morali.
L’Estetismo presenta anche un continuo invito a godere della giovinezza fuggente, un nuovo edonismo in cui la bellezza è intesa come manifestazione del genio ma superiore, al contempo, al genio stesso. Esso nutre un fortissimo disprezzo per la volgarità e la folla, e, nello stesso tempo, un’ossessiva predilezione per la mondanità, per la vita frivola, per gli oggetti minuti e preziosi. La vita stessa deve essere vissuta come un’opera d’arte.
Figure come Wilde e D’Annunzio sono molto importanti se si vuole realmente entrare nell’ottica dell’esteta e capire la visione che egli ha nei confronti della vita e dell’arte.
Questi due grandi autori, che successivamente andrò ad analizzare, hanno indirizzato la loro esistenza verso una continua ricerca della bellezza, incarnando perfettamente l’ideale del Dandy e dell’esteta.
L’esteta, uomo e letterato, è una figura complessa e molto intrigante. È colui che assume come principio regolatore della sua vita non i valori morali, il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, ma solo il bello, ed esclusivamente in base ad esso agisce e giudica la realtà.
Egli non disdegna oltretutto l’uso di sostanze stupefacenti: l’alcool e l’oppio sono certamente dei vizi, ma esistono per ragioni estetiche. L’artista è convinto che il senso della vita non sia racchiuso nella realtà, ma nell’immaginazione di essa. La visione e il sogno sono più belli di qualsiasi realtà mediocre. Da qui nasce la ricerca del piacere e la convinzione dell’esteta che la sua salvezza risieda proprio nei vizi. Amare la vita significa renderla unica, perfetta, sovrumana, fino all’esasperazione delle perversioni sadiche che procurano sublime e crudele piacere.
La donna, che grande importanza ha fra i pensieri di un esteta, spesso non è altro che una cavia di esperimenti, una fonte di piacere e sensazioni straordinarie. Quando la sua bellezza sfiorirà, egli procederà ad una sostituzione di persona. Viene rinnegato anche il matrimonio, in quanto antiestetico. Esso viene visto come un impegno deprecabile che uccide la bellezza e il piacere, un rifugio per i deboli.
Edonista, colto, amorale, insoddisfatto ed egoista, così si presenta l’esteta, che in fin dei conti non fa altro che evadere dalla vita comune e dall’orrore di una società dominata dall’interesse materiale e del profitto, per rifugiarsi in una superba solitudine in cui esistono solo Arte e Bellezza, ideali per i quali è disposto a sacrificare la vita. Il dramma dell’esteta sta nell’invecchiare e nel perdere il prestigio con il passare degli anni, come Oscar Wilde ha ben messo in evidenza nel suo bellissimo romanzo Il ritratto di Dorian Gray.
Iniziando da Gabriele D’Annunzio, il cui egocentrismo si manifesta soprattutto nelle sue folli azioni politiche, nel suo “vivere inimitabile” e nel suo superomismo, arriverò a trattare di Oscar Wilde, il dandy libero e anticonformista. La vita del dandy non fu certo facile, egli venne arrestato per omosessualità durante il periodo della Belle Epoque, epoca di grande splendore e progresso. Essa
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mi permetterà un collegamento con il movimento dell’Art Nouveau e un’analisi di uno dei suoi massimi esponenti, Gustav Klimt, artista che fece un bellissimo ritratto di Giuditta, un personaggio biblico, eroina del popolo ebraico. Il culto della bellezza, oltre che nelle letterature moderne, già esisteva ai tempi di Nerone, e questo è dimostrato dalla figura di Petronio, considerato il primo esteta latino. Per quanto riguarda la filosofia, abbiamo Søren Kierkegaard che nel suo Aut Aut, tratta di tre grandi stadi esistenziali, fra cui uno estetico dove viene descritta la figura dell’esteta rappresentata dall’opera Il Don Giovanni di Mozart. In geografia astronomica ho scelto di trattare del pianeta Venere; come ben si sa, Venere è la dea dell’amore e della bellezza. Per concludere tratterò di fisica con il campo magnetico e l’attrazione tra due corpi.
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Gabriele D’Annunzio
Bisogna fare la propria vita, come si fa un’opera d’arte.
cit. Il piacere
- Gabriele D’Annunzio nacque a Pescara nel 1863 da una famiglia agiata. A undici anni lasciò la famiglia per andare a studiare in un prestigioso collegio a Prato dando prova già da allora dell’aspirazione ad una “vita inimitabile”. Ancora adolescente pubblicò un volume di versi, Primo vere, che gli procurò un’ammonizione dai professori per la troppa libertà dei temi e del linguaggio e per la forte sensualità. Per pubblicizzare l’opera, il poeta arrivò a diffondere sui giornali la notizia della propria morte; poi ne fece pubblicare la smentita, inviando alle redazioni anche copie del suo libro. Divenuto celebre si trasferì a Roma e qui venne subito accolto nell’ambito della società letteraria e nei salotti mondani, dove si distinse per i suoi articoli giornalistici e per le sue avventure galanti.
- Nel 1882 pubblicò la sua seconda raccolta poetica, Canto novo, di gusto decadente, e le novelle di Terra Vergine, di ambientazione verista. Seguirono: Intermezzo di rime, L’isotteo, La chimera e Le elegie romane. In tutta questa produzione è evidente l’influsso del simbolismo francese e del preraffaellismo inglese e prevalgono toni languidi e sensuali. Sono questi gli anni anche del Libro delle vergini, una raccolta di tre novelle, e del romanzo Il piacere.
- Nel 1889 D’Annunzio fu chiamato a prestare servizio militare; nel frattempo si dedicò a nuovi esperimenti narrativi rifacendosi ai grandi romanzieri russi: di Tolstoj riprende il tema della purezza e della bontà d’animo, di Dostoevskij lo scavo psicologico. Furono poi pubblicati Giovanni Episcopo e L’innocente.
- In seguito, l’incontro con Nietzsche, il filosofo tedesco che aveva elaborato la teoria del superuomo, segna l’inizio di una nuova fase poetica per D’Annunzio che applicò tale teoria alla figura del poeta, considerandolo libero da ogni regola morale. Il superuomo dannunziano è un individuo proteso all’affermazione di sé, in grado di distinguersi per la sua ideologia politica. Essendo egli un aristocratico, disprezza la plebe e lo Stato fondato sui principi democratici. Questo superuomo assomiglia all’esteta, ma si distingue da esso per il suo desiderio di agire. Il mito del superuomo fu trasfuso nei protagonisti di tre romanzi: Il trionfo della morte, costruito sul folle amore di Giorgio Aurispa per Ippolita che si conclude con un omicidio; Le vergini delle rocce, dove il protagonista, Claudio Contelmo, sogna di diventare il nuovo re di Roma sposando una delle tre figlie di una famiglia aristocratica; Il fuoco, in cui si trova la dichiarazione assoluta dell’estetismo dannunziano e del superomismo.
- D’Annunzio si dedicò anche all’attività teatrale. Gran parte della sua produzione drammatica fu ispirata alla relazione con Eleonora Duse, famosa attrice dell’epoca. Dei drammi dannunziani ricordiamo: La città morta, tragedia dove appare il mito del superuomo; La Gioconda, che vede il protagonista incerto tra l’amore per la moglie e quello per l’amante; Francesca da Rimini; La figlia di Iorio; La nave. Sempre ad Eleonora dedicò tre libri in versi, Maya, Elettra e Alcyone, raccolti poi nel volume Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi.
- Negli anni precedenti la prima guerra mondiale D’Annunzio visse all’insegna della mondanità e del lusso più sfrenati. Nel 1910 si trasferì in Francia per sfuggire ai suoi numerosi creditori e qui vi rimase fino allo scoppio della guerra, continuando la frenetica vita mondana e l’attività di
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- drammaturgo e di prosatore con Contemplazione della morte e Faville del maglio. In queste ultime prose troviamo temi autobiografici e di memoria.
- Da interventista, D’Annunzio tornò in Italia nel 1915, dove tenne molti discorsi alle folle, raccolti poi nel volume Per la più grande Italia, volti a convincere l’opinione pubblica della necessità della guerra. Così assunse il ruolo di poeta vate. Allo scoppio del conflitto, nonostante i cinquant’anni, si arruolò, ma ebbe un incidente di volo che gli provocò una lesione permanente all’occhio destro. Durante la convalescenza scrisse un’opera in prosa, Notturno.
- Alla fine della guerra progettò e condusse un’impresa, espressione dell’insoddisfazione delle condizioni di pace che vedevano assegnata alla Iugoslavia la città di Fiume. D’Annunzio riuscì ad occupare la città, fin tanto che il governo non lo costrinse ad abbandonarla per non venir meno agli accordi internazionali. Deluso dagli ultimi avvenimenti, si ritirò nella sua villa a Gardone dove rimase fino alla morte.
Il pensiero e la poetica
D’Annunzio, sia come uomo che come poeta, può essere considerato un eroe decadente, raffinato cultore del bello. Egli seguì molte correnti letterarie del suo tempo rielaborandole con inesauribile fantasia. Autori come Verga, Carducci e Wilde furono i suoi modelli. L’arte dannunziana si può considerare estetizzante perché mira alla preziosità, alla raffinatezza, alla musicalità del linguaggio e ad essere parte integrante della natura (panismo, dal nome del dio greco dei boschi, Pan).
- Nelle sue prime opere (Primo Vere) D’Annunzio riprende la metrica di Carducci. Sul versante della prosa e del teatro predomina l’influenza verista che si manifesta nell’ambientazione regionalistica e nel realismo descrittivo (rientrano in questo filone le raccolte di novelle Terra Vergine e il dramma La figlia di Iorio).
- La predilezione per le componenti soggettive e irrazionalistiche avvicinò il poeta al Decadentismo e in particolare all’estetismo, che fa della bellezza il valore supremo. Nasce così il mito del “vivere inimitabile” che trovò la sua incarnazione letteraria in Andrea Sperelli del Piacere. La stessa ricerca si traduce nel teatro in tanti drammi (da La città morta alla Francesca da Rimini), mentre le raccolte poetiche che più risentono dei modelli dell’Estetismo sono Intermezzo di rime e La Chimera. Il mito della vita come opera d’arte, tuttavia, mostrò ben presto le sue crepe.
- Il distacco dell’estetismo portò D’Annunzio ad avvicinarsi ai poeti russi da cui riprende il tema dell’aspirazione alla purezza. È questa la fase della “bontà”, che comprende romanzi come Giovanni Episcopo e L’Innocente.
- Ma fu l’incontro con Nietzsche a segnare una svolta nella sua produzione: per D’Annunzio, il superuomo unisce all’eccezionalità dell’esteta le doti positive dell’energia e del vitalismo, che gli consentono di affermare il proprio dominio sulla realtà. Questa teoria promuoveva una politica aggressiva e imperialistica. Traduzione poetica del mito del superuomo sono le Laudi.
- Abbiamo, infine, le opere della fase “notturna” con l’esplorazione di nuove forme come il frammento e la prosa lirica, e di nuovi temi come la confessione autobiografica e i ricordi d’infanzia (Contemplazione della morte, Faville del maglio e Notturno).
Il piacere
La trama
- La vicenda del romanzo Il piacere è ambientata in una lussuosa Roma di fine secolo. Andrea Sperelli è un giovane nobile che vive esclusivamente per l’amore, per l’arte e per la cultura. Quando la sua amante, Elena Muti, l’abbandona senza alcun motivo, Andrea cerca di confortarsi con numerose avventure, finché incappa nella vendetta di un amante tradito che lo ferisce in duello. Si rifugia allora nella villa di campagna di una sua cugina per farsi curare; qui incontra una giovane signora sposata, Maria Ferres. Tra i due ha inizio una relazione più platonica che
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- sensuale, finché Andrea non ottiene il dono di una notte d’amore. Ma proprio al culmine dell’amplesso, l’uomo, che nell’inconscio sta rivivendo l’amore per Elena, si lascia sfuggire il nome di costei e Maria, inorridita, scappa via abbandonandolo.
Il genere
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- Italiano: G. D'Annunzio e il Piacere
- Inglese: O. Wilde e The Picture of Dorian Gray
- Latino: Petronio
- Filosofia: S. Kierkegaard e i tre stadi esistenziali
- Storia dell'arte: Klimt e Giuditta
- Storia: La Belle Epoque
- Geografia astronomica: Il pianeta Venere
- Fisica: Il magnetismo