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Lettera a un bambino mai nato

Nascere e’ meglio di non nascere?

Luca Tirloni

5^A L.S.

Istituto di Istruzione superiore “Torno” - Castano Primo ANNO SCOL. 2008/09 TES_MAT

ESAMI DI STATO DOCUMENTI PQ 24

TESINA DI MATURITA’

LICEO SCIENTIFICO P.N.I.

5^A

LETTERA A UN BAMBINO MAI NATO

Nascere è meglio di non nascere?

CANDIDATO

Luca Tirloni

Anno Scolastico 2008-2009

INDICE

INTRODUZIONE………………………………………………………………………………………………………… 4

MAPPA CONCETTUALE………………………………………………………………………......................... 7

LETTERATURA ITALIANA

Giacomo Leopardi…………………………………………………………………………………………………….. 9

LETTERATURA INGLESE

Mary Shelley…………………………………………………………………………………………………………….. 13

FILOSOFIA

Arthur Schopenhauer………………………………………………………………………………………………… 17

STORIA DELL’ARTE

Edvard Munch…………………………………………………………………………………………………………… 20

LETTERATURA LATINA

Seneca………………………………………………………………………………………………………………………. 23

STORIA DELL’ARTE

Gustav Klimt……………………………………………………………………………………………………………… 25

FILOSOFIA

Friedrich Nietzsche……………………………………………………………………………………………………. 27

LETTERATURA ITALIANA

Giuseppe Ungaretti…………………………………………………………………………………………………… 30

CONCLUSIONE………………………………………………………………………………………………………….. 33 3

INTRODUZIONE

L’uomo, come ogni altro essere vivente, possiede la straordinaria facoltà di

generare la vita.

L’uomo non è istinto.

L’uomo, anche il folle, è succube della ragione.

L’uomo si chiede se sia giusto dare o meno la vita.

“Lettera a un bambino mai nato” è un capolavoro che in poche pagine condensa

l’essenza del genere umano, in particolare rappresenta il fondamento stesso

dell’essere donna, di avere il potere di dare o negare la vita.

A chi non teme il dubbio

a chi si chiede i perché

senza stancarsi e a costo

di soffrire di morire

A chi si pone il dilemma

di dare la vita o negarla

questo libro è dedicato

da una donna 1

per tutte le donne

L’interrogativo è attanagliante, porta sofferenza, mette a contatto la vita e il suo

opposto, non la morte, il nulla. Nascere è meglio di non nascere? Perché mettere al

mondo un figlio? Perché perpetrare una generazione di esseri destinati a patire la

fame, il freddo e i dolori della guerra? Perché distruggere la calma del niente per

esporre una nuova vita alla sofferenza e alle tribolazioni?

Una donna senza nome, senza volto e senza età, una donna qualsiasi, rimane incinta

e cerca di risolvere questi interrogativi con il suo stesso vivere. Nel momento della

sua morte giunge a convalidare la risposta che si era data da subito: nascere è

meglio di non nascere.

Il titolo chiarisce immediatamente che il bambino non nascerà mai, non uscirà mai

totalmente dal nulla. Chi ha voluto che il bambino morisse? È la madre la colpevole

della perdita del figlio o la fine si deve a un fatto del tutto casuale? Queste

domande non trovano una risposta concreta insieme al più spesso quesito che la

madre porta avanti lungo tutto il monologo col figlio: “nascere ti sarebbe

piaciuto?”, finché non è il bambino stesso a chiarire i dubbi.

1 Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato - la dedica del libro 4

L’intera lettera, che talvolta assume i tratti del romanzo, talvolta del saggio, è un

crescendo di emozioni e domande che sfociano in situazioni che ne generano di

nuove. L’incalzante flusso emotivo raggiunge l’apice nel momento dell’immaginario

processo che vede imputata la protagonista per l’assassinio del figlio, causato da un

eccessivo egoismo e disprezzo della vita, in cui il bambino stesso si manifesta e parla

con la madre straziata.

"Mamma! Lasciami parlare, mamma. Soltanto io posso affermare che

mi hai ucciso senza uccidermi.[…] Soltanto io posso spiegare come l´hai

fatto e perché. Io non avevo chiesto di nascere, mamma. Nessuno lo

chiede. Laggiù nel nulla non v´è volontà. Non v´è scelta. V’è il nulla. […]

Eri stata così brava a convincermi che nascere è bello e scappare dal

nulla una gioia. […]Il brutto è dover dire di non esserci stato. […] Io ti

credevo, mamma. Io bevevo ogni tuo pensiero. […]Le mie sorsate di luce

e di coscienza eri tu. […] Ma poi crebbero le tue incertezze, i tuoi dubbi.

[…] per levarti della paura un giorno attribuisti a me la decisione di

esistere. Affermasti di avere obbedito a un mio ordine, non alla tua

scelta. Tu la vittima, non io la tua. […]Giungesti addirittura a sfidarmi

spiegando cos´era la vita da voi: una trappola priva di libertà, di felicità,

di amore. […]Non mi raccontasti mai che il domani può essere meglio di

ieri. E quando te ne accorgesti era troppo tardi: mi stavo già suicidando.

Non piangere, mamma: mi rendo conto che facevi questo anche per

amore. […] Ma è sufficiente credere all´amore se non si crede alla vita?

Non appena compresi che tu non credevi alla vita, che facevi uno sforzo

ad abitarci e portare me ad abitarci, io mi permisi la prima e l´ultima

scelta: rifiutar di nascere, negarti per la seconda volta la luna. Ormai

potevo, mamma. Il mio pensiero non era più il tuo pensiero: ne

possedevo uno io. Piccolo forse, abbozzato. […] Se la vita è un tormento,

approdarci perché? […]Perché dovrebbe esistere la specie umana,

mamma? Lo scopo qual è? Telo dico io: un´attesa della morte, del

niente. Nel mio universo che tu chiamavi uovo, lo scopo esisteva: era

nascere. Ma nel tuo mondo lo scopo è morire: la vita è una condanna a

morte. Io non vedo perché avrei dovuto uscire dal nulla per tornare al

nulla.[…] 2

Ma io ti perdono, mamma. Non piangere. Nascerò un’altra volta"

Il discorso del bambino, che appare a tratti fortemente accusatorio, termina con il

perdono che chiarisce la non colpevolezza della donna nell’attimo tangibile della

2 Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato 5

morte. Nonostante ciò attribuisce alla madre la responsabilità di avere spinto il

bambino al suicidio terrorizzandolo con crudeli immagini e pensieri di una realtà che

lui non poteva sperimentare inducendolo a rifiutare volontariamente la vita. Il

bimbo arriva a decretare che “la vita è una condanna a morte”. È assurdo come un

essere che neppure sia a conoscenza di cosa significhi vivere la realtà del mondo la

possa tacciare di essere un inutile passaggio dal nulla al nulla, un insulso bagliore di

speranza nella non esistenza alla quale il genere umano è destinato. Quale sia il

vero significato della vita non è chiaro a nessuno, ma può l’infondato timore

precludere la potenziale scoperta e risoluzione del più grande mistero di sempre?

Non è possibile che l’ascesa alla vetta del senso dell’esistenza sia sfavorevolmente

condizionata dall’opinione e dall’esperienza non positiva di coloro che, nonostante

abbiano la facoltà di donare la vita, decidano rassegnati di negarla.

Da sempre molti sono coloro che di fronte al dilemma della nascita cercano di dare

una risposta o di portare avanti un ideale che possa contribuire alla risoluzione

ultima del problema. È raro che si esprima una sentenza diretta. Si preferisce offrire

materiale che possa mettere in condizione chi lo riceve di porre le basi per una

valutazione personale.

Seneca, in tempi remoti, e Leopardi hanno chiaramente espresso l’inadeguatezza

dell’essere umano per la realtà del mondo e l’assurdità della vita come percorso

verso la morte. In filosofia Nietzsche e Schopenhauer hanno speculato proponendo

modelli opposti finalizzati a dare senso all’esistenza, come Klimt e Munch hanno

fatto in campo pittorico. In opere come “Frankenstein” di Mary Shelley traspare il

sofferto rifiuto della vita che viene ribaltato nella poetica di Ungaretti in cui

l’esistenza è fortemente rivalutata rapportandola all’orrore della guerra e alla gioia

della paternità. Attraverso il pensiero di queste personalità si intende affermare

esplicitamente che nascere è meglio di non nascere perché niente è peggiore del

niente. 6

MAPPA CONCETTUALE Giacomo Leopardi

Canto notturno di un pastore errante dell’Asia

Mary Shelley

Frankenstein

Arthur Schopenhauer

L’illusione dell’amore

Edvard Munch

Il Fregio della vita Lettera a un bambino mai nato

Seneca

Cotidie moriumur

Gustav Klimt

Speranza

Friedrich Nietzsche

Il superuomo Giuseppe Ungaretti

Una nuova dimensione della vita 7

“Mettere al mondo un figlio,

perché? Perché abbia fame, perché

abbia freddo, perché venga tradito

ed offeso, perché muoia ammazzato

3

alla guerra o da una malattia?”

3 Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato 8

Letteratura italiana

Giacomo Leopardi

Canto notturno di un pastore errante dell’Asia

Con questo testo l’autore, introducendo

a modello la figura del pastore vaga-

bondo, considera la crudele infelicità cui

tutti gli esseri viventi, con particolare

riferimento al genere umano, sono des-

tinati. Il protagonista della lirica è un

umile pastore, che sotto la volta stellata

che ricopre la deserta steppa asiatica, si

rivolge desideroso di risposte alla luna

che diventa con l’uomo protagonista del

testo. La luna è considerata come una

sorta di oracolo onnisciente che nella sua

quiete conserva tutte le risposte agli

enigmi esistenziali del pastore che non

verranno mai rivelate. Scegliendo la

caratteristica semplicità del pastore, Leopardi vuole dimostrare come gli in-

terrogativi che assillano l’uomo siano comuni a tutta l’umanità, dai colti ai più

ignoranti, dai ricchi signori ai poveri affamati. Nei continui interrogativi rivolti alla

luna si intravede la fioca luce della speranza che nasce dalla possibilità che la luna

abbia le risposte necessarie a dare senso alla dolorosa esistenza umana. Le

aspettative vengono subito schiacciate dall’eccessiva quiete che pervade l’ambiente

sinonimo dell’implacabile dubbio che caratterizza la rassegnazione del pastore

rispetto all’inevitabile tragicità del destino umano.

Dai versi emerge chiara la negativa percezione della vita del pastore, coincidente

con quella dell’autore. L’uomo paragona il suo vivere e quello di tutti gli uomini alla

corsa affannosa di un vecchierello verso la morte. L’uomo schiacciato dai pesi che si

porta sulle spalle incespica continuamente sulla via che lo condurrà dritto al ritorno

nel nulla dal quale è uscito nascendo. La strofa del paragone trova un riscontro

preciso nello Zibaldone:

“Che cosa è la vita? Il viaggio di uno zoppo e infermo che con un

gravissimo carico in sul dosso, per montagne ertissime e luoghi

sommamente aspri, faticosi e difficili, alla neve, al gelo, alla pioggia, al

vento, all’ardore del sole cammina senza mai riposarsi dì e notte uno

9

spazio di molte giornate per arrivare a un cotal precipizio o un fosso e

4

quivi inevitabilmente cadere.”

Non solo il vivere non è altro c

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2009

Titolo: Lettera a un bambino mai nato - nascere è meglio di non nascere?

Autore: Tirloni Luca

Descrizione: Ponendo alla base della riflessione il testo di Oriana Fallaci "Lettera a un bambino mai nato" e attraversando il pensiero di diversi autori e artisti antichi e moderni si intende affermare che nascere è sempre meglio di non nascere.

Materie trattate: Letteratura italiana, Letteratura inglese, Letteratura latina, Filosofia, Storia dell'arte

Area: umanistica

Sommario

L'uomo, come ogni altro essere vivente, possiede la straordinaria facoltà di generare la vita. L'uomo non è istinto. L'uomo, anche il folle, è succube della ragione. L'uomo si chiede se sia giusto dare o meno la vita.

"Lettera a un bambino mai nato" è un capolavoro che in poche pagine condensa l'essenza del genere umano, in particolare rappresenta il fondamento stesso dell'essere donna, di avere il potere di dare o negare la vita.

A chi non teme il dubbio a chi si chiede i perché senza stancarsi e a costo di soffrire di morire A chi si pone il dilemma di dare la vita o negarla questo libro è dedicato da una donna per tutte le donne

L'interrogativo, attanagliante, porta sofferenza, mette a contatto la vita e il suo opposto, non la morte, il nulla. Nascere è meglio di non nascere? Perché mettere al mondo un figlio? Perché perpetrare una generazione di esseri destinati a patire la fame, il freddo e i dolori della guerra? Perché distruggere la calma del niente per esporre una nuova vita alla sofferenza e alle tribolazioni? Una donna senza nome, senza volto e senza età, una donna qualsiasi, rimane incinta e cerca di risolvere questi interrogativi con il suo stesso vivere. Nel momento della sua morte giunge a convalidare la risposta che si era data da subito: nascere è meglio di non nascere.

Il titolo chiarisce immediatamente che il bambino non nascerà mai, non uscirà mai totalmente dal nulla. Chi ha voluto che il bambino morisse? È la madre la colpevole della perdita del figlio o la fine si deve a un fatto del tutto casuale? Queste domande non trovano una risposta concreta insieme al più spesso quesito che la madre porta avanti lungo tutto il monologo col figlio: nascere ti sarebbe piaciuto?, finché non è il bambino stesso a chiarire i dubbi.

L'intera lettera, che talvolta assume i tratti del romanzo, talvolta del saggio, è un crescendo di emozioni e domande che sfociano in situazioni che ne generano di nuove. L'incalzante flusso emotivo raggiunge l'apice nel momento dell'immaginario processo che vede imputata la protagonista per l'assassinio del figlio, causato da un eccessivo egoismo e disprezzo della vita, in cui il bambino stesso si manifesta e parla con la madre straziata.

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