Tesina:
Fare di più
Fare meglio
Ottenere un maggiore impatto Lin JingJing
Anno scolastico 2012-2013
Liceo scientifico Cavour
Fare di più
Fare meglio
Ottenere un maggiore impatto
Anche da una tragedia può nascere la speranza.
Dunant (un banchiere ginevrino), mentre si trovava in Lombardia, aveva assistito allo scoppio della II guerra d'Indipendenza italiana accaduta a Solferino; e rimase sconvolto dal numero impressionante dei feriti e dei morti, abbandonati a loro stessi e giaciuti sul campo di battaglia.
Impotente di fronte a queste scene di dolore e di disperazione, Dunant cercava invano medici, chirurghi e infermieri che possano alleviare le sofferenze di tanti uomini. Infatti egli stesso aveva prestato i soccorsi alle vittime della battaglia per tre giorni sul campo di battaglia, curando indistintamente soldati italiani, austriaci e francesi. Accanto a lui si era prodigata anche l'aiuto di buona volontà della popolazione.
In quei giorni cresceva in lui la consapevolezza che si poteva fare qualcosa, allora iniziò a scrivere una serie di diario, “Un ricordo di Solferino”, che sconvolse profondamente le coscienze del tempo. Infatti il suo fine era quello di sensibilizzare l'opinione pubblica per la realizzazione del progetto: creare una società del soccorso volontario in ogni stato.
Da questo dovere morale di prestare i soccorsi alle vittime nei campi di battaglia senza alcuna discriminazione è nato il primo dei sette Principi Fondamentali di Croce Rossa: Umanità.
La battaglia di Solferino
La Battaglia di Solferino (24 giugno 1859) fu combattuta fra l'esercito austriaco e quello franco-piemontese durante la seconda guerra di indipendenza italiana.
Dopo la sconfitta a Magenta, l'esercito austriaco si ritirava verso est, inseguito dall'esercito franco-piemontese. Lo stesso Francesco Giuseppe venne personalmente in Italia per prendere il comando delle truppe, rimuovendo dall'incarico il generale Gyulai, considerato colpevole della sconfitta precedente.
Il mattino del 23 giugno le armate austriache fecero dietro fronte per contrattaccare lungo il fiume Chiese. Allo stesso tempo Napoleone III ordinò l'avanzata delle sue truppe e così gli eserciti avversari vennero a scontrarsi in luoghi del tutto imprevisti.
Mentre a nord, sui colli di San Martino, le truppe piemontesi combattevano con l'ala destra dell'esercito austriaco, l'esercito francese si scontrò a sud, più precisamente a Solferino, con le truppe nemiche. La battaglia si sviluppò caoticamente lungo un fronte di 15 km, finché, nel primo pomeriggio, le truppe francesi sfondarono il centro di quelle austriache. La battaglia sui colli di San Martino cessò soltanto a sera.
Lo scontro fu così feroce e cruento che l'esercito vincitore non ebbe la forza di inseguire quello sconfitto in fuga, il quale riparò oltre il Mincio.
La battaglia di Solferino e San Martino fu la più lunga (dalle 12 alle 14 ore di combattimento) e la più sanguinosa combattuta per l'indipendenza e l'unità d'Italia e superò in proporzione le perdite della pur cruenta battaglia di Waterloo.
Gli austriaci persero 14000 uomini e 8000 vennero presi prigionieri, i franco-piemontesi 15000 e 2000 prigionieri; questa carneficina sembrava aver indotto Napoleone III a firmare l'armistizio di Villafranca, che sanciva la cessione di Lombardia alla Francia, con questo atto si concluse di fatto la seconda guerra d'indipendenza.
E Dunant fu testimone d'eccezione della battaglia, ideatore, promulgatore e primo segretario della Croce Rossa.
Il campo italiano alla battaglia di Magenta
Nel quadro “Campo italiano alla battaglia di Magenta” di Giovanni Fattori viene rappresentato uno degli episodi più noti della seconda guerra di indipendenza italiana, ovvero la Battaglia di Magenta.
La battaglia di Magenta fu combattuta il 4 giugno 1859 fra l'esercito franco-piemontese comandato da Napoleone III e gli austriaci agli ordini del maresciallo Gyulai, battaglia che si risolse in favore dei primi e che aprì alle truppe vincitrici la strada per Milano.
Il quadro rappresenta una scena delle retrovie, con i soldati piemontesi che rientrano dopo l'attacco. La composizione è semplice ed equilibrata, tuttavia non la si può ancora definire macchiaiola in quanto disegno e chiaroscuro sono ancora usati secondo le regole accademiche.
In primo piano gli ufficiali a cavallo seguono le operazioni di ristoro condotte dalle 2 monache infermiere sulla diligenza, che raccolgono i feriti raffigurati sulla parte sinistra.
Sullo sfondo è appena accennato il profilo della città di Magenta, nascosta dai fumi della battaglia ancora in corso.
Argomenti
- Italiano - La peste nel ''Promessi sposi'' di Manzoni
- Storia dell'arte - Campo italiano alla battaglia di Magenta di Fattori
- Storia - 24/06/1859: La battaglia di Solferino e la storia di Croce Rossa
- Inglese - Florence Nightingale e A farewell to arms di Hemingway
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- Scienze - I terremoti