Nascere donne
Storia
La donna in passato e in diverse culture non veniva mai considerata né a livello giuridico né a livello sociale, ed ha sempre lottato per l’emancipazione e quindi per ottenere gli stessi diritti dell’uomo.
La donna era considerata un essere a-storico cioè non era protagonista della società e della storia per questioni sociali come ad esempio la convinzione che essa avesse come unico ruolo la cura dei figli e della famiglia (concetto nato in preistoria quando gli uomini andavano a caccia o a pesca e le donne raccoglievano frutti o svolgevano compiti meno impegnativi). La donna ha sempre voluto fare quello che faceva l’uomo e possiamo dire che effettivamente sembrerebbe ovvia la richiesta ma sulla carta essa era sempre più debole, perché il rapporto tra maschio e femmina è sempre rivisitato in base alla produzione sociale.
Con l’avvento della rivoluzione industriale, nasce il capitalismo: i ruoli, gli stereotipi assegnati alla donna in ogni tempo, furono così da quel momento capovolti.
Si può affermare che il capitalismo non ha dato origine all’oppressione della donna, tuttavia ha creato la “questione femminile” siccome la donna inizia a lavorare e a rendersi indipendente e quindi si viene a formare un concetto di famiglia diversa da quella rurale in cui il padre-padrone vegliava sulla sua prole. La società inizia a cambiare contrapponendo la casa con il lavoro. Per quanto riguarda questo aspetto c’è da dire che molti uomini non volevano e non vogliono ancora oggi che siamo nel terzo millennio, che la propria donna lavori.
Proudhon diceva “casalinga o cortigiana”, nel 1860 Jules Simon affermava “una donna che lavora non è più una donna” invece già nel socialismo le cose cambiano, in questo periodo si crede che la donna riponga un ruolo fondamentale nel lavoro extra-casalingo.
Oggi, in Italia ad esempio è ancora aperta la questione per la quale la donna, quasi sempre nelle imprese private, viene retribuita meno rispetto all’uomo ed inoltre spesso le sono affidati compiti in cui è sottomessa e solo raramente è una figura “quadro”, difficilmente è dirigente. Le rivendicazioni delle donne non sono ascoltate perché il liberalismo rivendica i diritti degli uomini e mai quello delle donne, esso parla con un linguaggio maschile: una secolare società patriarcale e sessista è difficile da modificare.
La condizione femminile nel corso della storia
Nella Grecia antica il massimo esponente tra i fautori dell’inferiorità del genere femminile fu Aristotele che la descriveva così: “la donna è inferiore all’uomo in quanto ha cervello più piccolo e inoltre è un maschio mutilato”.
Nella Roma antica inizia il processo di emancipazione che si fermerà perché le donne non avevano un particolare interesse a partecipare alla vita sociale e politica, così ebbe inizio anche il processo d’indebolimento della figura del paterfamilias.
Nel Medioevo, invece la donna era certamente considerata in una categoria inferiore come dimostrano molti documenti, tra cui l’editto di Rotari, in cui si sosteneva che se la donna avesse tradito l’uomo sarebbe stata condannata alla morte o alla lapidazione, viceversa l’uomo avrebbe avuto una semplice pena.
Nell’età moderna affondano le radici del femminismo diviso in:
- First name: nel quale abbiamo la nascita della suffragette, fase romantica e la fondazione del vero e proprio femminismo nel 1895;
- Second name: nel quale si avvia un processo molto più ampio di liberazione della donna.
Le donne iniziano a farsi valere nel 1864 in Inghilterra quando il parlamento inglese approvò la prima delle leggi sulle malattie contagiose che davano il diritto alla polizia di fare un’ispezione corporale alle donne sospettate di contagio. Una delle tante a ribellarsi fu Josephine Butler che faceva parte del movimento femminista inglese, ed andava anche contro la prostituzione.
In contrapposizione, l’Italia è più arretrata sotto questo aspetto, siccome le mentalità dell’epoca si basavano soprattutto su ciò che veniva professato dalla chiesa cattolica cristiana, la quale non aveva mai professato un ruolo paritario.
Il fascismo e la conquista dei diritti
Durante le due guerre mondiali, lo stato italiano vive il fascismo, che, come ogni totalitarismo vuole imporsi, e lo fa ancora meglio con coloro che appartengono alle fasce sociali più deboli come le donne, gli anziani, i bambini, gli omosessuali e i disabili.
Di conseguenza con la resistenza nasce la figura della “donna maschio”, un tipo di donna che si batte contro il nazi-fascismo entrando a far parte dei gruppi di partigiani. Un atto di eroismo che otterrà il giusto riconoscimento con il governo Bonomi nel 2 giugno 1946, quando in Italia per il referendum Repubblica o Monarchia, si approvò il suffragio universale.
Successivamente nel 1948 si otterrà la parità dei sessi, con l’articolo 3 della costituzione, ma di fatto la realtà delle donne italiane era ancora lontana dall’emancipazione.
Un balzo in avanti si ebbe con il contributo, di Franca Viola nel 1966 che si ribella al matrimonio riparatore. All’epoca, la legislazione italiana, in particolare l’articolo 544 del codice penale, ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto “matrimonio riparatore”, contratto tra l’accusato e la persona offesa; la violenza sessuale era considerata oltraggio alla morale e non reato contro la persona.
Franca nonostante la sua giovane età non esitò a denunciare alla polizia gli stupri e le violenze subite e a dichiarare senza timore: “io non perdono quello che mi ha fatto e non voglio stare con lui”, così l’ex fidanzato stupratore fu condannato e lei ebbe il sostegno e il consenso di tutte le donne siciliane, portando così alla modifica della legge.
Nel 1968 ci fu il boom del movimento femminista, la moda, le canzoni, il cinema contribuirono a migliorare gli atteggiamenti, il modo di pensare della gente, fino ad arrivare al 1974 quando fu indetto il referendum per il divorzio e i risultati furono sorprendenti: la donna non avrebbe più dovuto subire le prepotenze familiari e rimanere legata al coniuge se non esistevano più i presupposti di una vita dignitosa.
Un altro significativo step per l’emancipazione della donna fu quello della conquista del diritto di poter scegliere di portar avanti una gravidanza nel 1978. A di là delle considerazioni morali è importante sottolineare l’importanza del riconoscimento di un diritto senza distinzione di razza, religione o credo politico, in linea con la nostra Costituzione.
La situazione attuale
Oggi, possiamo affermare che, grazie a lotte simili, nella maggior parte degli stati industrializzati la donna ha un ruolo pressoché paritario: le donne spesso trovano il modo di soddisfare la propria ambizione, realizzando i progetti nello studio e nel lavoro, come e meglio dei coetanei di sesso maschile.
Tuttavia la crisi economica che attraversiamo penalizza tutti coloro in cerca di un’occupazione, ma ancor di più le donne. I motivi sono quasi sempre economici e utilitaristici: una donna con famiglia renderà meno di un uomo, in quanto riaffiorano gli antichi stereotipi, relegando la donna a casa a badare alla prole, mentre l’uomo ha il privilegio di uscire per andare “a caccia” e provvedere al mantenimento dell’intera famiglia.
Indubbiamente per una donna che lavora sono previsti dei periodi di riposo dal lavoro per l’accudimento della prole, che penalizzano l’impresa sia pubblica che privata.
L’oppressione femminile nel mondo
Nel mondo possiamo osservare che anche in diverse città, nazioni o addirittura in continenti, l’oppressione femminile è un argomento molto sentito:
- Abbiamo movimenti femministi come le FEMEN (movimento nato in Ucraina da studentesse universitarie tra 18 e 20 anni) che hanno come perno fondamentale la ribellione contro il turismo sessuale e il sessismo ucraino. Ed è molto famoso per la protesta in topless delle partecipanti “è l’unico modo per essere ascoltati in questo paese. Se avessimo manifestato con il solo ausilio di cartelloni le nostre richieste non sarebbero state nemmeno notate”.
- Le donne islamiche invece si differenziano, c’è chi è costretta a vivere in uno stato in cui il fondamentalismo impervia e quindi sono sottomesse, costrette a nascondere chi più o chi meno il proprio volto/corpo, non possono ricoprire incarichi di rilievo nella società, e non possono nemmeno guidare l’auto, anche se a dire il vero, in ogni paese islamico varia il grado di tolleranza. Queste differenze nascono perché ci sono diverse interpretazioni della dottrina islamica.
- Per quanto riguarda le donne africane o African Women, queste sono la base dell’economia di questo continente del Quarto Mondo, sempre più arretrato e problematico. Le donne assumono un’importanza fondamentale nello sviluppo dell’Africa, occupandosi dell’economia familiare, della crescita dei figli, della tutela della loro salute e con la loro intraprendenza spesso creano delle piccolissime imprese che rappresentano l’unica fonte di sostentamento.