Estratto del documento

Lettera a un bambino mai nato

Essere o nascere o non nulla? Nascere?

Introduzione

L’uomo, come ogni altro essere vivente, possiede la possibilità di generare vita.

Egli si pone interrogativi sul senso, sul significato del dare (o meno) la vita.

Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci condensa tanti di questi interrogativi.

Essi mettono a contatto la vita e il suo opposto, non la morte, ma il nulla (non esistere).

Essere o rimanere nel nulla?

Nascere o non nascere?

Perché mettere al mondo un figlio?

Perché perpetuare una generazione di esseri destinati a patire la fame, il freddo e i dolori della guerra?

Perché distruggere la calma del niente per esporre una nuova vita alla sofferenza e alle tribolazioni?

È una donna senza nome, senza volto e senza età, una donna qualsiasi, a porsi queste domande e a provare a rispondere.

Ma come?

Con il suo stesso vivere. Nel momento della sua morte la donna convalida la risposta che si era data da subito: nascere è meglio di non nascere.

Il titolo chiarisce che il bambino non nascerà mai, non avrà la possibilità di uscire dal nulla.

L’intera lettera, talvolta simile a un romanzo, talvolta a un saggio, è un crescendo di emozioni e domande.

Chi ha voluto tutto questo? La madre è la colpevole della perdita del figlio oppure la fine si deve a un fatto del tutto casuale? Le domande non trovano una risposta, come il più frequente interrogativo che la madre formula nel monologo col figlio: “nascere ti sarebbe piaciuto?”

Sarà il bambino stesso a chiarire il dubbio.

“Mamma! Lasciami parlare, mamma. Soltanto io posso affermare che mi hai ucciso senza uccidermi.[…] Io non avevo chiesto di nascere, mamma. Nessuno lo chiede.

Laggiù nel nulla non v’è volontà. Non v’è scelta. V’è il nulla. […] Poi crebbero le tue incertezze, i tuoi dubbi. […] per levarti della paura un giorno attribuisti a me la decisione di esistere. Affermasti di avere obbedito a un mio ordine, non alla tua scelta.

[…] Giungesti addirittura a sfidarmi spiegando cos’era la vita da voi: una trappola priva di libertà, di felicità, di amore. […] Non mi raccontasti mai che il domani può essere meglio di ieri. E quando te ne accorgesti era troppo tardi: mi stavo già suicidando. […] Non appena compresi che tu non credevi alla vita, che facevi uno sforzo ad abitarci e portare me ad abitarci, io mi permisi la prima e l’ultima scelta: rifiutar di nascere, negarti per la seconda volta la luna. Ormai potevo, mamma. Il mio pensiero non era più il tuo pensiero: ne possedevo uno io. Piccolo forse, abbozzato.

[…] Se la vita è un tormento, approdarci perché? […] Lo scopo qual è? Te lo dico io: un’attesa della morte, del niente. Nel mio universo che tu chiamavi uovo, lo scopo esisteva: era nascere. Ma nel tuo mondo lo scopo è morire: la vita è una condanna a morte. Io non vedo perché avrei dovuto uscire dal nulla per tornare al nulla.[…] Ma io ti perdono, mamma. Non piangere. Nascerò un’altra volta“ 1

  • Il discorso del bambino, a tratti accusatorio, termina con il perdono che chiarisce la non colpevolezza della donna nell’attimo della morte.
  • Alla madre è attribuita la responsabilità di avere spinto il bambino al suicidio, terrorizzandolo con crudeli immagini e pensieri di una realtà che lui avrebbe potuto sperimentare se non fosse stato indotto a rifiutare volontariamente la vita. Il bimbo decreta che “la vita è una condanna a morte”.
  • Un essere che neppure sia a conoscenza di cosa significhi vivere la realtà del mondo la possa tacciare di essere un inutile passaggio dal nulla al nulla, un insulso bagliore di speranza nella non esistenza alla quale il genere umano è destinato.
  • Quale sia il vero significato della vita non è chiaro a nessuno, ma può il timore di essa precludere la possibilità di far vivere un essere umano?

Lettera a un bambino mai nato

Oriana Fallaci,

1 mai nato

Giacomo Leopardi

Canto notturno di un pastore errante

Arthur Schopenhauer

L’illusione dell’amore

Mary Shelley

Frankenstein

Edvard Munch

Il grido

Lettera a un bambino mai nato

Essere o nulla? Nascere o non nascere?

Friedrich Nietzsche

Dire sì alla vita

Umberto Saba

La vita come un’avventura inesauribile

Frankenstein

In opere come di Mary Shelley traspare il sofferto rifiuto della vita, come anche nei quadri di Munch.

In filosofia Nietzsche e Schopenhauer hanno speculato proponendo modelli finalizzati a comprendere le motivazioni dell’esistenza e ad esplorare le possibilità di vivere dando senso all’essere dell’uomo.

Leopardi ha espresso l’inadeguatezza dell’essere umano per la realtà del mondo e l’assurdità della vita come percorso verso la morte. Questo concetto viene ribaltato nella poetica di Saba in cui l’esistenza è rivalutata, in quanto la vita è vista come avventura inesauribile anche se dolorosa, ma di cui l’autore è innamorato.

“Mi sono sempre posta l’atroce domanda: e se nascere non ti piacesse? E se un giorno tu me lo rimproverassi gridando “Chi ti ha chiesto di mettermi al mondo, perché mi ci hai messo, perché?” 2

Lettera a un bambino mai nato

Oriana Fallaci,

2 mai nato

Inglese

Frankenstein

Mary Shelley (1797 - 1851) - (1818)

  • Frankenstein by Mary Shelley is a novel through which a painful and desperate refusal of life emerges.
  • When the monster is born, Frankenstein rejects the creature and leaves him alone in the harshness of a world in which diversity is marginalized and destroyed.
  • The doctor doesn’t ask himself if bringing something into the world is right or wrong. He is not a father, he is only a scientist and the creature is not his son, it is only an experiment.
  • The creature generated by Dr. Frankenstein has to face innumerable unpleasant situations which make him accuse his maker of giving him a miserable and unhappy life.

On the cover of the first volume of the book are printed some verses taken from Milton’s Paradise Lost which say:

“Did I request thee, Maker, from my clay

To mould me man? Did I solicit thee,

From darkness to promote me?” 3

Paradise Lost

John Milton,

3

These words perfectly synthesize the main theme of the novel. Milton’s verses can be considered as a desperate speech of the monster to his creator.

“She was senseless; and I endeavored by every means in my power to restore animation, when I was suddenly interrupted by the approach of a rustic, who was probably the person from whom she had playfully fled. On seeing me, he darted towards me, and tearing the girl from my arms, hastened towards the deeper parts of the wood. I followed speedily, I hardly knew why; but when the man saw me draw near, he aimed a gun, which he carried, at my body, and fired. I sunk to the ground, and my injurer, with increased swiftness, escaped into the wood.” 4

“The day, which was one of the first of spring, cheered even me by the loveliness of its sunshine and the balminess of the air. I felt emotions of gentleness and pleasure, that had long appeared dead, revive within me. Half surprised by the novelty of these sensations, I allowed myself to be borne away by them; and, forgetting my solitude and deformity, dared to be happy.” 4

  • Through creature’s gestures and sketched words we realize that he is searching in Frankenstein a fatherly figure and when he understands that the doctor doesn’t mind about him he tries to find someone able to help him against world’s difficulties.
  • His quest is unfruitful and he dramatically comprehends to be an outcast.

Frankenstein

Mary Shelley,

4 26

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Sintesi

Italiano

Giacomo Leopardi ("Canto notturno di un pastore errante dell'Asia") e Umberto Saba (La vita come un’avventura inesauribile)

Filosofia

Friedrich Nietzsche (Dire sì alla vita) e Arthur Schopenhauer (L’illusione dell’amore)

Storia dell'arte

Edvard Munch ("Il grido")

Inglese

Mary Shelley ("Frankenstein")

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