Estratto del documento

Comandini Sofia

Classe V Fb, anno scolastico 2007/08

Liceo scientifico A. Righi

“Lavoro e lavoratore nella società industriale”

Lavoro è prima di tutto energia; lo dicono le leggi fisiche, lo dice l’esperienza di ogni persona. È un’opportunità per migliorare il mondo a partire dalla vita propria e altrui.

Il lavoro presuppone uno stato di attività, ma non è necessariamente “labor”, cioè fatica, travaglio. Può e deve essere “opera”, produzione creativa, costruzione, realizzazione di sé.

Ho scelto questo tema perché il lavoro è attività, movimento non solo in senso spaziale, ma soprattutto impegno umano. Purtroppo sono poche le volte che il lavoratore può averne consapevolezza.

Dal testo della Costituzione italiana

Art. 1

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. […] Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Art. 37.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.

La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato.

La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

Lavoro e lavoratore nella società industriale

Filosofia

Marx

Divisione del lavoro e alienazione, rapporto tra capitalista e classe operaia

Levi

Visione positiva e ottimista del lavoro in “La chiave a stella”

Il design industriale

Inglese

Dickens

Coketown, città industriale dell’Inghilterra vittoriana

Produzione industriale e valenza estetica: possibile arte, una sintesi?

Storia

1919 - 1920

Lotte dei lavoratori: ideali e proteste durante il biennio rosso in Italia

Bibliografia

  • Primo Levi “La chiave a stella”, Einaudi, 2006
  • Karl Marx – Friedrich Engels “Manifesto del partito comunista”, Meltemi
  • Marx “Manoscritti economico-filosofici del 1844”
  • Guido Carandini “Lavoro e capitale nella teoria di Marx”, Mondadori, 1977
  • Charles Dickens “Tempi difficili” (Hard Times), Garzanti, 1977
  • Lakshmi Bhaskan “Il tempo del design”, 2005

http://www.romacivica.net

La società che si afferma fra il XIX e il XX secolo è una società industrializzata: il luogo di lavoro è la fabbrica, con rigidi tempi e modi di produzione. I lavoratori, soprattutto operai sottopagati, sentono la pressione di un sistema che non argina, ma incrementa il divario tra ricchi e poveri. In Italia le proteste si fanno particolarmente violente nella fase del “biennio rosso”. La prima guerra mondiale ha lasciato in Italia miseria, disoccupazione e la politica liberale dei governi si rivela incapace di risolvere la situazione. Ideologicamente gli scioperi e le manifestazioni di quegli anni si ispirano al marxismo, agli ideali di uguaglianza sociale ed economica, impossibili da concretizzare – secondo il pensiero di Marx – nella società capitalista. Un dissenso è espresso anche nella letteratura inglese dell’età vittoriana: Dickens nel romanzo “Hard Times” ironizza sulle cupe ciminiere di Coketown.

Esiste però anche il lavoro costruttivo, esiste il piacere di un lavoro ben fatto, come testimonia Levi ne “La chiave a stella” con la figura del montatore Faussone. In ambito artistico, nei Paesi più progrediti di Europa e America si tenta una fusione tra creazione dell’oggetto ‘bello’ e la produzione industriale. Il design segue le influenze culturali e le mode del tempo, ma riflette anche sul significato di ‘produzione’ e sul ruolo che l’artista-designer assume in questo sistema.

Filosofia

Marx

Marx tratta il tema del lavoro sia analizzando il meccanismo economico alla base, sia interessandosi alle condizioni dei lavoratori; approfondisce i vari aspetti e le complicazioni che derivano da un sistema industriale-capitalista sempre più diffuso in Europa.

Salario è mezzo di sussistenza, è ciò che permette all’operaio di vivere o sopravvivere. Per Marx è determinato dal conflitto tra operaio e capitalista: il capitalista è indipendente dal lavoro che l’operaio svolge mentre non vale il contrario. Pur di avere quel lavoro così necessario l’operaio deve lottare e farsi merce in cerca di un acquirente, merce che viene pagata con quel tanto che basta per la sopravvivenza. Qualunque siano le circostanze storico-economiche prima o poi a essere maggiormente svantaggiata è la classe operaia perché i prezzi dei mezzi di sussistenza aumentano molto più velocemente di quanto non sia per i salari. Ciò accade anche in fase di crescita economica di un paese, intesa come il momento in cui aumentano capitali e redditi, al lavoratore salariato viene espropriata parte del suo prodotto e la divisione del lavoro riduce l’operaio a macchina o bestia. Ad arricchirsi sono sempre i maggiori possessori di capitali, mentre i piccoli proprietari entrano a far parte della classe operaia e una parte di questa è ridotta alla fame.

La situazione è resa più grave dall’introduzione della macchina che sottrae all’operaio parte del salario o lavoro. Ma per ottenere un maggiore profitto, il capitalista tende anche ad aumentare il numero delle ore lavorate dagli operai. Le conseguenze sono gravi, prima fra tutte l’aumento delle morti sul lavoro, che Marx attribuisce anche alla natura alienante del lavoro specializzato della società industriale. È una realtà in cui non è più chiaro il limite fra uomo che lavora con la macchina e uomo che lavora come macchina. Marx tratta anche altri problemi, ancora diffusi nel mondo: la prostituzione, le prostitute sono definite “disgraziate”, non peccatrici o cose simili, il lavoro femminile e infantile, ovviamente anche all’epoca sottopagato.

Il salario, come Marx approfondirà ne “Il Capitale”, non corrisponde al valore del lavoro prodotto. Una parte è trattenuta dal capitalista per il profitto e il reinvestimento dei capitali: è questa l’origine del plusvalore, principio alla base della filosofia economica marxista. La teoria del lavoro-merce è in realtà una forma di schiavitù mascherata. Il lavoratore non è di fronte al datore di lavoro nella posizione di un libero venditore. Il capitalista è sempre libero di assumere il lavoro, e l’operaio è sempre obbligato a venderlo.

La società che descrive è divisa in due: da una parte ci sono i proprietari, dall’altra il proletariato; ciò non può essere spiegato in modo esauriente dall’economia politica perché essa è estranea al movimento storico e considera quindi i problemi sociali legati al lavoro come conseguenze accidentali. Secondo Marx invece tanto più l’operaio produce merce, tanto più inevitabilmente si impoverisce egli stesso. Il lavoratore è così alienato rispetto al prodotto del suo lavoro: l’oggetto prodotto gli è estraneo, gli si contrappone e finisce poi per dominarlo.

L’operaio produce oggetti di cui non può usufruire. Un altro aspetto dell’alienazione è l’alienazione del lavoratore rispetto alla propria essenza: svolgendo un lavoro costrittivo sente negata la propria natura umana, mentre il lavoro dovrebbe essere ciò che dà all’uomo la possibilità di realizzarsi come tale: in realtà è solo un mezzo per ottenere quel che serve alla sopravvivenza. Il lavoratore alienato si sente una bestia sfruttata e cerca appena possibile di sottrarsi al suo lavoro che appartiene a un altro.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2008

Titolo: Lavoro e lavoratore nella società industriale

Autore: Sofia Comandini

Descrizione: trattazione multidisciplinare sul mondo del lavoro e sulla figura del lavoratore, fra creatività e sfruttamento.

Materie trattate: italiano, storia, filosofia, inglese, arte.

Area: umanistica

Sommario

Il lavoro è prima di tutto energia; lo dicono le leggi fisiche, lo dice l'esperienza di ogni persona. È un'opportunità per migliorare il mondo a partire dalla vita propria e altrui. Il lavoro presuppone uno stato di attività, ma non è necessariamente "labor", cioè fatica, travaglio. Può e deve essere "opera", produzione creativa, costruzione, realizzazione di sé.

Ho scelto questo tema perché il lavoro è attività, movimento non solo in senso spaziale, ma soprattutto impegno umano. Purtroppo sono poche le volte che il lavoratore può averne consapevolezza.

La società che si afferma fra il XIX e il XX secolo è una società industrializzata: il luogo di lavoro è la fabbrica, con rigidi tempi e modi di produzione. I lavoratori, soprattutto operai sottopagati, sentono la pressione di un sistema che non argina, ma incrementa il divario tra ricchi e poveri. In Italia le proteste si fanno particolarmente violente nella fase del "biennio rosso". La prima guerra mondiale ha lasciato in Italia miseria, disoccupazione e la politica liberale dei governi si rivela incapace di risolvere la situazione. Ideologicamente gli scioperi e le manifestazioni di quegli anni si ispirano al marxismo, agli ideali di uguaglianza sociale ed economica, impossibili da concretizzare â€"secondo il pensiero di Marx- nella società capitalista. Un dissenso è espresso anche nella letteratura inglese dell'età vittoriana: Dickens nel romanzo "Hard Times" ironizza sulle cupe ciminiere di Coketown.

Esiste però anche il lavoro costruttivo, esiste il piacere di un lavoro ben fatto, come testimonia Levi ne "La chiave a stella" con la figura del montatore Faussone. In ambito artistico, nei Paesi più progrediti di Europa e America si tenta una fusione tra creazione dell'oggetto "bello'" e la produzione industriale. Il design segue le influenze culturali e le mode del tempo, ma riflette anche sul significato di "produzione'" e sul ruolo che l'artista-designer assume in questo sistema.

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