Estratto del documento

Tesina d’esame

“La rivoluzione industriale”

“Un processo di trasformazione economica che ha cambiato il mondo” Dibenedetto Giuseppe

5^A I.G.E.A.

A.S. 2008/2009

I.T.C.S. “M. Cassandro” 1

Indice

  • Pag. 3 Introduzione
  • Pag. 4-5-6 Storia
  • Pag. 7-8 Geografia economica
  • Pag. 9 Tedesco
  • Pag. 10-11-12 Italiano
  • Pag. 13-14-15-16 Economia aziendale
  • Pag. 17-18-19 Matematica
  • Pag. 20-21-22 Scienza delle finanze
  • Pag. 23-24-25 Diritto commerciale
  • Pag. 26 Considerazioni personali 2

Introduzione

Il primo processo di industrializzazione della storia ha preso luogo nella seconda metà del 1700, prendendo il nome di “Prima rivoluzione industriale”. Questo processo non terminò presto, ma proseguì nel tempo sia nel secolo XIX e nel secolo XX.

Nella seconda metà dell’800, però, il processo ebbe caratteristiche diverse e molto più complesse di quelle che avevano caratterizzato la prima Rivoluzione. Alla base di questa trasformazione, troviamo la nascita della società di massa e delle classi sociali.

Infatti, in questo periodo, soprattutto in Italia, i governi avevano orientato la loro azione politica verso la nazionalizzazione delle masse: questo processo fu fondamentale, perché si creò una nuova società che fosse istruita.

Inoltre, si ha la nascita di nuove e importanti “istituzioni” come i Sindacati dei Lavoratori, che tutelavano gli interessi dei lavoratori stessi, cose che prima non si erano mai viste.

Tutto ciò giovò all’economia mondiale, infatti, prendendo l’esempio dell’Italia, si nota che “La Questione Meridionale” era stata presa molto in considerazione proprio perché si voleva un Paese che non crescesse a due velocità.

In questo percorso illustrerò le caratteristiche della 2° Rivoluzione Industriale esaminandoli, sotto gli aspetti delle diverse materie di studio del mio corso. 3

Storia

Avvenimenti e cambiamenti storici avvenuti nel periodo tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, sia in Europa sia nel Mondo.

Le “società di massa”

Si definiscono con questo termine le società nelle quali, a partire dai primi decenni del Novecento, si è assistito a un estendersi quantitativo e a un farsi progressivamente indistinto di strati sociali medi e inferiori, che hanno assunto tratti culturali e modelli comportamentali tipici delle masse.

La loro affermazione è stata favorita dal forte aumento demografico, dalla concentrazione della popolazione in territori urbano-metropolitani, dalla diffusione della scolarità in strati sociali prima esclusi, dall’accesso universale al voto e dall’estendersi della partecipazione politica, da una produzione industriale standardizzata e alla ricerca di vasti mercati di consumo, dall’avvento infine di sistemi di comunicazione di massa.

A giudizio di molti studiosi la società di massa porta quasi inevitabilmente al predominio di ristrette elite e può altresì favorire l’avvento di regimi totalitari.

Queste e altre conseguenze si legano strettamente alle possibilità di manipolazione dell’opinione pubblica e politica e dei comportamenti sociali e di consumo, enormemente accresciute dalla disponibilità di sempre più potenti e influenti mezzi di comunicazione, la stampa e la televisione in primo luogo.

La definizione delle classi

Come abbiamo detto, in questo periodo abbiamo la nascita delle classi sociali. Processo che fu studiato da due grandi studiosi come Marx e Bernstein.

Marx identificò le classi guardando la posizione che esse occupano nel mondo della produzione capitalistica, individuando così due classi fondamentali:

  • La borghesia
  • Il proletariato

Bernstein, invece, sosteneva che le classi si dovevano distinguere anche per: il reddito, la posizione sociale e le abitudini di vita.

Questi metodi di classificazione, tuttavia, non sono più usate perché si usa individuare le classi e i gruppi sociali in base ai seguenti parametri:

  • Patrimonio
  • Educazione
  • Consumi
  • Valori
  • Ideologie.

Le invenzioni 4

La Rivoluzione Industriale non coinvolse solamente l’ambito sociale, infatti, in questo periodo le tecnologie subirono un’evoluzione rapida tanto da portare all’invenzione e perfezionamento di nuovi prodotti che migliorarono notevolmente la qualità della vita.

Invenzioni che spaziavano nei vari campi: l’automobile cominciava a essere prodotta; il telefono migliorava le telecomunicazioni; nel campo medico abbiamo l’introduzione dell’acido acetilsalicilico (aspirina) che permise di curare rapidamente malattie che nei giorni nostri potrebbero essere banali, ma che all’epoca causavano la morte dei pazienti.

Assunse un’importante posizione, anche la scoperta del petrolio come carburante. Infatti, fino a quel momento, esso era stato utilizzato come lubrificante o come fonte d’illuminazione nelle lampade a petrolio.

L’utilizzo come carburante, quindi, segnò una svolta nell’economia mondiale: il numero dei pozzi petroliferi aumentò considerevolmente tanto da stabilizzare il prezzo del petrolio stesso a livelli bassi.

In questo modo, l’accesso a questo combustibile fossile era alla portata di tutti e, infatti, quest’ultimo diventò la fonte energetica più importante e usata.

Gli Stati Uniti: nuovo protagonista della storia dell’economia mondiale

Questo processo di trasformazione mondiale, accentuò le differenze tra le economie di diversi paesi: infatti, alcune se ne avvantaggiarono in misura larghissima, mentre altre rimasero indietro.

Tra i primi ricordiamo anzitutto gli Stati Uniti. Come abbiamo detto la crescita dell’industria era legata all’attività delle aziende petrolifere e alle estrazioni di altri minerali.

Gli Stati Uniti possedendo ricchi giacimenti minerari non sentirono la necessità di una politica estera di espansione territoriale. Infatti, loro potenziarono il mercato interno a discapito delle esportazioni che non avevano una funzione decisiva nel promuovere la crescita economica.

Ciò spiega che, a livello di esportazioni, gli USA si trovavano indietro, ma questo non significava che la loro non fosse un’economia forte bensì che il mercato interno era capace di assorbire la maggior parte della produzione.

Il mercato interno statunitense aveva assunto una struttura molto particolare: esso era composto da consumatori che erano disposti a comprare prodotti fabbricati in serie la cui qualità migliorava grazie ai progressi costanti delle tecniche di produzione.

Nacque così la “produzione di massa” che vedeva la fabbricazione dei beni di consumo e strumentali secondo modelli standard e con un’ampia possibilità di scelta tra gli innumerevoli modelli a disposizione, favorendo di conseguenza un netto miglioramento delle condizioni di vita.

Lo sviluppo del capitalismo statunitense

In poco tempo gli USA divennero il nuovo modello dell’economia capitalistica. Le imprese non furono più gestite dalle famiglie ma da altri soggetti, favorendo così la nascita di grandi colossi industriali sotto la veste giuridica di società per azioni.

Assistiamo quindi alla nascita delle prime imprese monopolistiche che disponevano di ingenti capitali, e dei Monopoli che però suscitarono reazioni contrarie.

Infatti, furono introdotte nuove imposte che contrastavano il potere dei monopoli. In questo modo lo stato interveniva nell’economia con l’imposizione di tasse sulle attività produttive garantendosi così una fonte di entrata.

La nuova organizzazione del lavoro

Il segreto di questo sviluppo fu la nuova organizzazione del lavoro. Infatti, questa era basata sulla riduzione dei costi.

L’esempio tipico di questa nuova organizzazione fu la “catena di montaggio” di 5

Henry Ford, che consentiva la produzione di massa di automobili con costi bassi.

Inoltre Ford garantiva ai suoi dipendenti uno stipendio alto consentendo loro così di acquistare l’automobile che negli USA non era più un bene di lusso, ma era accessibile alla maggior parte dei lavoratori.

La politica di riduzione dei costi di produzione era diventata la base della crescita economica di un’azienda. Crescita, che in un certo senso era frenata dai sindacati che rivendicavano i diritti dei lavoratori, evitando che essi fossero sfruttati per interessi dell’imprenditore.

La seconda rivoluzione industriale in Europa

In Europa fu soprattutto la Germania a trarre profitto dal processo d’industrializzazione grazie alla rapida crescita della produzione di acciaio per la costruzione delle ferrovie, e grazie alla nascita dell’industria chimica.

Sulla crescita del settore metallurgico tedesco inoltre, influirono anche fattori politici come l’annessione delle regioni francesi dell’Alsazia e della Lorena dopo la vittoria della guerra del 1870 contro la Francia stessa.

Inoltre, grazie all’intervento dello Stato e delle nuove nate “banche miste” le imprese riuscivano ad ottenere finanziamenti.

Le banche miste erano banche che utilizzavano i depositi dei propri clienti per entrare nella costituzione del capitale delle imprese e nella loro gestione con la condivisione degli utili e anche dei rischi.

Tra le più grandi banche del momento ricordiamo:

  • Banca Commerciale Italiana (Comit)
  • Banque Nationale de Paris et des Pays Bas (Paribas)
  • Deutsche Bank. 6

Geografia economica

In questa sezione vedremo che l’utilizzo del Petrolio ha contribuito allo sviluppo grazie al suo valore economico.

Si potrà leggere un cenno al trasporto su rotaia che fu di fondamentale importanza per lo scambio delle merci anche in tempi di guerra, oltre che alla questione dell’inquinamento da petrolio.

Le fonti non rinnovabili

Le energie non rinnovabili sono quelle fonti di energia derivate da risorse finite che tendono a esaurirsi sulla scala dei tempi umani, diventando troppo costose o troppo inquinanti per l’ambiente, al contrario di quelle rinnovabili, che sono reintegrate naturalmente in un periodo di tempo relativamente breve.

Le fonti non rinnovabili sono oggi quelle più sfruttate dall’umanità perché in grado di produrre le maggiori quantità di energia con impianti tecnologicamente semplici e collaudati.

Nella maggior parte dei casi però, le fonti non rinnovabili sono quelle che inquinano di più danneggiando l’ambiente con le scorie o con i gas tossici che sono inevitabilmente prodotti.

Il petrolio

Il petrolio è il risultato del processo di decomposizione degli organismi animali avvenuto in ere precedenti.

Il petrolio ha costituito sin dalla 2° rivoluzione industriale, la principale fonte energetica. Di conseguenza è stato largamente usato in vari settori, dall’autotrazione alla produzione di energia elettrica e così via.

Tutti sappiamo che questa risorsa oltre ad inquinare molto, è destinata a esaurirsi in un tempo relativamente breve, si parla di 40-50 anni, ma la tecnologia ci ha sorpreso sempre più: infatti, già trenta anni fa si parlava dell’esaurimento del petrolio in un trentennio però, con il progresso tecnologico e lo sfruttamento di pozzi ritenuti esauriti questo periodo è stato prolungato.

Per capire il progresso delle tecniche di estrazione, possiamo partire degli antichi romani che, utilizzavano il petrolio per rivestire la chiglia delle loro navi o per produrre la pece per le torce.

I romani, non avevano bisogno di trivellare il terreno per trovare il petrolio, che si trovava a pochissimi metri di profondità a differenza della situazione attuale, nella quale bisogna scavare centinaia e centinaia di metri per trovare l’oro nero.

Tutti sono portati a pensare che, esso si trovi in una specie di pozza nel sottosuolo ma non è così: il petrolio si trova in uno strato di roccia permeabile che è avvolta in uno strato di roccia impermeabile.

È quindi logico pensare, che per estrarre il petrolio oggi, abbiamo bisogno di grandi e potenti trivelle che siano capaci di penetrare a fondo nel terreno.

Come abbiamo detto il petrolio costituisce la principale fonte energetica dei nostri giorni, ma, bisogna anche dire che l’utilizzo eccessivo di questo combustibile ha fatto sì che la nostra diventasse una società “drogata di petrolio”.

Oggi qualsiasi cosa deriva direttamente o indirettamente dal petrolio: dalla cosa più banale come può esserlo un oggetto di plastica, alle banconote.

Il valore economico e strategico del petrolio

Il petrolio oltre a essere una fonte energetica costituisce anche un indice di ricchezza di un paese: infatti, coloro che utilizzano molto petrolio sono ritenuti paesi ricchi e industrializzati o meglio “paesi occidentali”.

Bisogna però puntualizzare che non tutti i paesi sviluppati hanno sul loro 7

territorio giacimenti di questo prezioso combustibile fossile. Possiamo pensare quindi come l’Italia o altri paesi come il nostro possa essere tra i più ricchi a livello economico del mondo.

Riflettendo su questa situazione possiamo attribuire un valore strategico al petrolio.

Infatti, molte delle guerre che si stanno combattendo in questo periodo (come in Iraq e in Afghanistan) non hanno come obiettivo quello di portare ordine e sviluppo a quei paesi ma molti eserciti sono lì per garantire ai loro paesi una parte del petrolio che è estratto.

Pertanto, tutte le cosiddette “missioni di pace” non sono esattamente definibili così, ma, sono missioni che garantiscono la linfa ai motori economici dei paesi occidentali o in via di sviluppo.

L’inquinamento da petrolio

Come abbiamo già detto il petrolio ha costituito l’elemento fondamentale dello sviluppo di un paese nella seconda rivoluzione industriale.

Dobbiamo anche dire che, l’utilizzo massiccio di questo combustibile fossile, ha accelerato il processo di surriscaldamento del pianeta.

Infatti, grazie alla combustione dei suoi derivati, si è sprigionata nell’atmosfera l’anidride carbonica che era stata inglobata dagli animali che decomponendosi hanno formato il petrolio, formando così una vera e propria “cappa” di gas che funge da serra.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità  2009

Titolo: La Seconda Rivoluzione Industriale

Autore: Dibenedetto Giuseppe

Descrizione: la seconda rivoluzione sotto i punti di vista delle materie del corso igea dell'itc

Materie trattate: Storia,Geografia Economica,Tedesco,Italiano,Economia Aziendale,Matematica,Sc. Delle Finanze,Diritto

Area: tecnologica

Sommario: Italiano,Giovanni Verga: "Rosso Malpelo", "La Roba"

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