Alunna: Cardile Mariagrazia VaC
Docenti: Prof.sse: Bertuccini G., Gugliara S., Marchese R., Romeo C., Trimarchi G.
Prof.ri: Crescenti A.
Mappa concettuale del percorso
Italiano
Naturalismo e Verismo
Verga (vita - pensiero-visione e novella) “Libertà”
Storia
La questione meridionale
La questione meridionale e l’emigrazione
Scienze sociali
La globalizzazione - devianza - migrazioni
Diritto
La tutela giuridica degli stranieri
Arte
Realismo (G. Coubert – H. Daumier – J. F. Miller); Naturalismo; Verismo (T. Patini)
Spagnolo
La migración y la inmigración
La questione meridionale e l’emigrazione
Italiano: Naturalismo e Verismo - Giovanni Verga - pensiero - visione - “Libertà”
Il Verismo fu un movimento post-romantico che sorse in Italia intorno al 1870, preceduto dalla Scapigliatura milanese e ispirato, sotto molti aspetti, alle dottrine del contemporaneo Naturalismo francese.
Esso nasce come applicazione diretta del pensiero positivista e si propone di descrivere la realtà psicologica e sociale con gli stessi metodi usati dalle scienze naturali (da qui il nome naturalismo). Teorici e divulgatori del movimento naturalista furono Emile Zola e Luigi Capuana che lo diffusero in Italia mediante la pubblicazione delle loro opere.
Il Verismo italiano è diverso dal Naturalismo francese, anche se entrambi hanno alla base una concezione deterministica della vita, perché gli italiani rifiutavano l’introduzione delle scienze nella letteratura, in quanto essa, come afferma il Verga, non doveva servire a scopi scientifici perché la “letteratura è arte, non è scienza” e inoltre perché i naturalisti si preoccupavano di rappresentare la vita delle grandi metropoli, mentre in Italia il Verismo è regionale, dialettale, campagnolo, perché tiene conto delle diverse situazioni sociali.
Di conseguenza il verista quando narra deve interpretare il silenzio dei contadini e tradurlo in parole.
Il Verismo si basa su una letteratura oggettiva, vi è una tendenza al vero. L’opera si deve presentare agli occhi del lettore come una storia vera, deve fare in modo che il lettore si trovi faccia a faccia con il fatto nudo e schietto. Lo scrittore deve mettersi nella pelle dei personaggi e deve dare l’impressione che l’opera sia fatta da sé.
Giovanni Verga - biografia
Nasce a Catania il 2 settembre 1840, da una famiglia di agiati possidenti. Trascorse la sua giovinezza nella città natale, e si formò alla scuola di Antonino Abate, un letterato patriota, che lo incoraggerà a scrivere il suo primo romanzo “Amore e patria”; a questo seguirono i “Carbonari della montagna”, il quale narra di un’insurrezione popolare calabrese contro i Murat (dispotismo napoleonico). Nel 1865, dopo aver abbandonato gli studi giuridici, si trasferisce a Firenze. Durante il soggiorno fiorentino Verga frequentò artisti e intellettuali come Prati, Aleardi e il conterraneo Luigi Capuana, con il quale ebbe una grande amicizia e agì profondamente sulla sua formazione. In questi anni pubblicò due romanzi:
“Una peccatrice”, opera autobiografica, che narra la storia di un intellettuale piccolo borghese di Catania, che conquista il successo e la ricchezza ma vedrà inaridirsi l’amore per la donna amata, e ne provocherà il suicidio; “Storia di una capinera” che tratta la storia di un amore impossibile.
Dal ’72 al ’93 Verga visse a Milano, dove, ormai noto e ricercato, frequenta salotti, circoli, caffè, che facevano di Milano la città più viva d’Italia.
Sono di questo periodo: “Eva”, “Tigre reale” ed “Eros” che trattano di sottili passioni mondane. Verga incomincia a riflettere intorno ad un nuovo ideale artistico, il Verismo.
La novella “Nedda”, viene considerata come il primo passo verso il Verismo, inteso come rifiuto dei soggetti narrativi a sfondo borghese ed aristocratico per volgersi verso il mondo degli umili, dei diseredati e degli oppressi lasciando parlare le cose ed i fatti senza interventi e commenti personali.
Nell’80 il Verga compone una raccolta di otto novelle che intitola “Vita dei campi” (Cavalleria rusticana, La Lupa, Fantasticheria, L’amante di Gramigna, Rosso Malpelo, Jeli il pastore, Guerra di Santi, Pentolaccia); nell’81 progetta un ciclo di cinque romanzi “I vinti”, di cui però scrive solo i primi due: “I Malavoglia” e “Mastro don Gesualdo”; nell’83 pubblica “Novelle rusticane”.
Tutte queste opere hanno come sfondo la Sicilia intorno a Catania, e come protagonisti uomini e donne delle classi subalterne: pastori, pescatori, contadini, artigiani. Nel 1893 decide di ritornare a Catania. Il dramma teatrale “Dal tuo al mio” chiude la sua attività letteraria. Morì a Catania il 27 gennaio 1922.
Pensiero
Nei romanzi giovanili il Verga presenta personaggi aristocratici e mondani dominati da passioni travolgenti. In seguito ad una crisi esistenziale sorse in lui il disgusto nei confronti di quella società di ricchi mondani e di donne frivole. Egli sente la necessità di ritrovare la semplicità e la durezza della vita quotidiana della gente povera, e attraverso le sue opere riesce a denunciare le pessime condizioni di vita degli umili del meridione. Nel mondo del Verga non ci saranno più potenti, come nel mondo manzoniano, ma tutti saranno degli umili e dei solitari, e questa realtà è dolorosamente accettata dal Verga come a qualcosa a cui non si può sfuggire. I personaggi del Verga non sono dei ribelli, accettano dignitosamente la realtà che li circonda credendo fermamente nell’onore familiare, nell’amore per la casa e per la roba, e nel rispetto della legge. Nelle sue opere l’autore si “eclissa”, infatti si cala nella pelle dei personaggi, vede le cose con i loro occhi e le esprime con le loro parole.
Visione
Alla base della visione di Verga stanno posizioni radicalmente pessimistiche: la società umana è per lui dominata da un meccanismo crudele cioè “la lotta per la vita”, per cui il più forte schiaccerà sempre il più debole. La generosità, l’altruismo, la pietà sono dei valori che non trovano posto nella realtà effettiva. Gli uomini sono mossi non da motivi ideali, ma dall’interesse economico, dall’egoismo, dalla volontà di sopraffare gli altri.
Novella “Libertà”
Questa novella fa parte della raccolta “Novelle rusticane” e in essa Verga rivive la vicenda di Bronte dopo la rivolta della povera gente che voleva dividere le terre dei ricchi.
Alcuni sventolavano un fazzoletto rosso dal campanile.
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Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: La questione meridionale e l'emigrazione
Autore: Mariagrazia Cardile
Descrizione: la mia tesina vuole mettere in evidenza i gravi problemi che hanno dovuto affrontare e che ancora oggi affrontano gli emigrati e gli immigrati.
Materie trattate: italiano, storia, diritto, scienze sociali, arte, spagnolo
Area: umanistica
Sommario
Il verismo fu un movimento post-romantico che sorse in Italia intorno al 1870, preceduto dalla Scapigliatura milanese e ispirato, sotto molti aspetti, alle dottrine del contemporaneo Naturalismo francese.
Esso nasce come applicazione diretta del pensiero positivista e si propone di descrivere la realtà psicologica e sociale con gli stessi metodi usati dalle scienze naturali (da qui il nome naturalismo). Teorici e divulgatori del movimento naturalista furono Emile Zola e Luigi Capuana che lo diffusero in Italia mediante la pubblicazione delle loro opere.
Il Verismo italiano è diverso dal Naturalismo francese, anche se entrambi hanno alla base una concezione deterministica della vita, perché gli italiani rifiutavano l'introduzione delle scienze nella letteratura, in quanto essa, come afferma il Verga, non doveva servire a scopi scientifici perché la "letteratura è arte, non è scienza" e inoltre perché i naturalisti si preoccupavano di rappresentare la vita delle grandi metropoli, mentre in Italia il Verismo è regionale, dialettale, campagnolo, perché tiene conto delle diverse situazioni sociali.
Di conseguenza il verista quando narra deve interpretare il silenzio dei contadini e tradurlo in parole.
Il Verismo si basa su una letteratura oggettiva, vi è una tendenza al vero. L'opera si deve presentare agli occhi del lettore come una storia vera, deve fare in modo che il lettore si trovi faccia a faccia con il fatto nudo e schietto. Lo scrittore deve mettersi nella pelle dei personaggi e deve dare l'impressione che l'opera sia fatta da sé.