Tesina di Maggi Lorenzo
Classe V A (PNI) – Liceo Scientifico Statale L. Lanfranconi,
Genova, Voltri
Tesina d’esame di Stato, anno scolastico 2008/2009.
La poetica di Fabrizio De André
Mappa concettuale degli argomenti e delle materie trattate
Introduzione alla tesina.
- La vita di Fabrizio Cristiano De André.
Il poeta dell’emarginazione
Filosofia – De André, un anarchico.
Italiano – Il tema della Città Vecchia, da Saba a De André.
Storia dell’arte – La rappresentazione dell’emarginazione: Picasso e De André.
Il contesto storico e il senso di Storia di un impiegato
Storia – De André e il Sessantotto.
La particolarità dell’album Non al denaro, non all’amore né al cielo
Inglese – Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.
Introduzione alla tesina
Per cominciare, la domanda sorge spontanea: perché partire da Fabrizio De André per la propria tesina?
Posso dire di aver scelto questo poeta, chitarrista, cantante, anarchico, insomma questo uomo poiché è stato presente in quasi tutti gli anni della mia vita, anche se me ne sono accorto davvero da poco.
Da bambino ascoltavo senza prestare la giusta attenzione i dischi di questo cantante genovese, le cui note si diffondevano in tutta la casa, ma soprattutto in macchina, secondo il volere dei miei genitori.
Più tardi, quando già il corpo del grande poeta era stato sepolto da qualche mese accanto ai suoi familiari, iniziai ad associare le canzoni note di quando ero bambino a quel personaggio, conosciuto solo grazie alla sua morte.
A quel punto il mio interesse è aumentato a poco a poco sempre di più per giungere alla scelta di ricordarlo, nel decennio dalla sua scomparsa, nella mia tesina.
I testi di De André sono così diventati per me sempre più conosciuti e ho iniziato ad apprezzare testi che qualche anno fa sentivo, anche sotto forzatura della maestra delle elementari che tanto ci aveva fatto ascoltare per esempio “Volta o “Sand la carta” Creek”.
Così a Fabrizio De André, per le sensazioni che ogni volta regala e per la voglia che in me provoca di voler davvero ragionare con la mia testa, così come per una vita ha fatto lui, dedico questa tesina.
Uno scritto molto semplice che si focalizza principalmente intorno alle sue idee con alcuni riferimenti ai testi che proprio per esse lo resero celebre. De André racconta una realtà di cui personalmente mi sento il frutto, la Genova degli anni ’60 e ’70 a cui appartennero i miei genitori.
De André in particolare nacque a Genova Pegli, una bellissima località in cui vivo da quando sono nato, in un palazzo poco lontano da quello in cui abito.
Nei testi troviamo tante cose positive ma soprattutto tante cose negative. De André racconta dei poveri e della miseria, racconta di un mondo a cui lui non apparteneva, ma proprio per le sue idee anarchiche gli stava a cuore, e di tutto ha fatto per renderlo noto. Nelle canzoni Fabrizio è riuscito a rendere al meglio l’atmosfera dei carruggi genovesi, che a distanza di quarant’anni non sembra essere cambiata.
Sono sue queste parole: «Quando durante la guerra ero sfollato in Piemonte, Genova per me era un mito. A cinque anni la vidi per la prima volta e me ne innamorai subito, tremendamente. Genova per me era come una madre. E dove ho imparato a vivere. […] Oggi mi pare che Genova abbia la faccia di tutti i poveri diavoli che ho conosciuto nei carruggi, gli esclusi che avrei poi ritrovato in Sardegna, ma che ho conosciuto per la prima volta nelle riserve della città vecchia, le ‘graziose’ di Via del Campo e i balordi che, per mangiare, potrebbero anche dar via la loro madre. I fiori che sbocciano dal letame. I senzadio per i quali chissà che Dio non abbia un piccolo ghetto ben protetto, nel suo paradiso, sempre pronto ad accoglierli.»
Comincerei la mia tesina parlando brevemente della sua vita, senza soffermarmi troppo sugli innumerevoli testi e dischi prodotti, per poi passare ad analizzare approfonditamente il suo pensiero.
La vita di Fabrizio De André
Fabrizio Cristiano De André nacque a Genova Pegli il 18 febbraio 1940.
A causa della guerra trascorse i primissimi anni della sua vita nella casa di campagna di Revignano d’Asti, in compagnia della madre, mentre il padre fu costretto alla macchia per sfuggire ai fascisti che lo braccavano.
Come ha raccontato la madre, «Fabrizio era felicissimo di correre per i campi, di seguire i contadini nel lavoro, di andare a caccia con loro. Finita la guerra eravamo tutti felici di ritornare in città. Lui era disperato. Fu una dura sofferenza per lui, abituato com’era a correre libero per i prati. Fin da piccolo non sopportava di veder la gente soffrire. Quando uscivamo insieme, ogni volta che incontravamo un mendicante mi obbligava a fermarmi e a dargli dei soldi».
Al termine del conflitto, la famiglia ritornò a Genova.
Fabrizio fu così iscritto alla prima elementare. Fabrizio non amava molto studiare, e il rapporto con le monache non era certo idilliaco, così i suoi decisero di iscriverlo per l’anno successivo a una scuola statale.
Nel 1948 avviene un incontro fondamentale nella vita di De André, conobbe infatti Paolo Villaggio. I due simpatizzarono da subito, ma i sette anni di differenza non permisero allora che quella simpatia sfociasse in una vera e propria amicizia. Paolo e Fabrizio si persero così di vista per ritrovarsi solo una decina di anni dopo.
Nel 1951 Fabrizio iniziò le medie, attratto com’era dal gioco e dalla vita di strada, non mostrava miglioramenti nell’interesse allo studio, tanto da rimediare una bocciatura. «Dopo le medie – ha raccontato ancora la madre – si iscrisse al liceo classico che frequentò regolarmente fino alla licenza. Non faceva proprio nulla per prendersi un bel voto, gli bastava la sufficienza. La sua passione era sempre la musica. Aveva avuto in regalo una chitarra e non la lasciava mai, neppure quando andava in bagno. Incominciò a scrivere qualche canzone, a cantarla».
Durante gli anni del liceo suo padre portò dalla Francia due 78 giri di Georges Brassens.
Dall’incontro col grande cantautore francese, Fabrizio ricavò stimoli per la lettura di autori anarchici che non abbandonerà più: Bakunin, Malatesta, Kropotkin, Stirner. Inoltre, nel mondo cantato da Brassens, egli ritrovava quei personaggi così umili e veri che vivevano nei carruggi della sua città e che troveranno spazio, comprensione e dignità nelle sue canzoni.
De André si iscrisse anche all’università, senza mai laurearsi. Le sue giornate trascorrevano infatti tra musica, letture (Dostoevskij, Bakunin e Stirner) e, soprattutto, serate in strada. Affermerà in seguito, ricordando quel tempo: «Ebbi ben presto abbastanza chiaro che il mio lavoro doveva camminare su due binari: l’ansia per una giustizia sociale che ancora non esiste, e l’illusione di poter partecipare, in qualche modo, a un cambiamento del mondo. La seconda si è sbriciolata ben presto, la prima rimane.»
Nel 1962 sposò Enrica Rignon (detta Puny) e nello stesso anno nacque il figlio Cristiano. Fabrizio aveva appena ventidue anni, una famiglia e, più che un lavoro, un hobby poco redditizio. Ma una svolta nella sua carriera si verificò nel 1965, allorché Mina interpretò una sua composizione, La canzone di Marinella, che immediatamente si impose all’attenzione generale. “Mi arrivarono seicentomila lire in un semestre (per quegli anni una somma davvero considerevole), – dichiarò Fabrizio in un’intervista – allora ho preso armi e bagagli e ci siamo trasferiti in Corso Italia, che era un quartiere chic di Genova. Da quel momento, cominciai a pensare che forse le canzoni m’avrebbero reso di più e, soprattutto, divertito di più”.
Nel 1977, dall’unione con Dori Ghezzi (la cantante milanese alla quale si era legato dopo la separazione dalla prima moglie), nacque Luisa Vittoria, detta Luvi.
Due anni dopo, Dori e Fabrizio furono sequestrati e rimasero prigionieri in Sardegna dell’Anonima per quattro mesi. La drammatica esperienza non cancellò tuttavia l’amore di Fabrizio per la sua terra d’adozione; tant’è vero che non vi è traccia di rancore nelle dichiarazioni da lui rilasciate dopo la liberazione: «I rapitori – disse – erano gentilissimi, quasi materni. Ricordo che uno di loro una sera aveva bevuto un po’ di grappa di troppo e si lasciò andare fino a dire che non godeva certo della nostra situazione.»
Nel 1980, in seguito alla morte di Brassens, De André scrisse: «Per me è stato un mito, una guida, un esempio; è grazie a lui che mi sono avvicinato all’anarchismo. Egli rappresentava il superamento dei valori piccolo-borghesi e insegnò anche ai borghesi certe forme di rispetto ai quali non erano abituati. I suoi testi si possono leggere anche senza la musica. Per me è come leggere Socrate: ti insegna come comportarsi o, al minimo, come non comportarsi».
Nel 1984 uscì un disco che evoca suoni, profumi, voci, odori e sapori di tutto il Creuza de mä, Mediterraneo, ma è “un canto d’amore a Genova”, la sua terra.
L’anno successivo Fabrizio fu colpito da un grave lutto: all’età di 72 anni moriva infatti suo padre, uomo influente e assai noto a Genova. In un’intervista all’amico Cesare G. Romana dirà: “Il problema non è che gli volevo bene, perché questo non finisce. Il problema è che lui ne voleva a me”.
Pochi anni dopo morì anche il fratello Mauro, colpito da aneurisma.
Fabrizio fu naturalmente scosso dalla terribile notizia.
Il 3 gennaio 1995, all’età di ottantatré anni, venne a mancare la madre Luisa, unica della famiglia a morire di vecchiaia.
Nell’estate del 1998 fu costretto a interrompere il tour di Anime Salve, la TAC non lasciava speranze: tumore ai polmoni. Appena pochi mesi dopo, l’11 gennaio 1999, Fabrizio moriva a Milano, dov’era ricoverato, assistito sino all’ultimo momento dai suoi cari.
Una folla commossa, di oltre diecimila persone, ha seguito i suoi funerali, svoltisi il 13 gennaio nella Basilica di Carignano, a Genova. Su quel mare di umanità svettavano la bandiera del Genoa (la sua squadra del cuore) e quella anarchica (a testimonianza e ricordo del suo “credo” politico, o meglio del suo “modo d’essere”). Al cimitero di Staglieno, nella cappella di famiglia, “abita eterno”.
Filosofia – De André, un anarchico
Analizziamo ora un lato molto importante degli ideali di De André senza il quale nemmeno tutti i suoi dischi sarebbero comprensibili: il suo pensiero anarchico.
L’anarchia in Fabrizio nacque fin da quando era un fanciullo. Egli infatti disse: «Se sono, più modestamente, un anarchico è perché l’anarchia, prima ancora che un’appartenenza è un modo di essere. Lo ero fin da bambino, quando preferivo giocare con le biglie e, in anticipo sul mio mestiere futuro, inventare parolacce, per strada, con una banda di compagni, piuttosto che stare in casa a fare il signorino di buona famiglia, quale comunque io ero, e sono rimasto per tanto tempo, vivendo sulla mia pelle la drammatica schizofrenia di chi abita contemporaneamente da entrambi i lati di una barricata.
Fu grazie a Brassens che scoprii di essere un anarchico. Cominciai a leggere Bakunin, imparai che gli anarchici sono dei santi senza Dio, dei miserabili che aiutano chi è più miserabile di loro. Intanto da Bakunin ero passato a Stirner, e da una visione collettivistica ne scoprii una più individualistica: dopo tutto, ci vuole troppo tempo a trovare gente con cui vivere le mie idee e così, me la vivo da solo.
Anarchico non è un catechismo o un decalogo, tanto meno un dogma, ma è uno stato d’animo, una categoria dello spirito.»
Queste parole inquadrano perfettamente ciò che secondo De André fu, come la chiamò lui, la signorina anarchia. De André, in parte con l’aiuto di De Gregori, non ebbe paura di scagliare frecce avvelenate contro i miti del perbenismo.
Tesina - Premio maturità 2009
Titolo: La poetica di Fabrizio De Andrè
Autore: Maggi Lorenzo
Descrizione: in questa tesina ho voluto ricordare a dieci dalla scomparsa il celebre cantautore genovese de andrè. nella tesina il filo conduttore è la poetica degli emarginati, determinata da un pensiero fortemente anarchico. successivamente ho trattato il moviment
Materie trattate: Filosofia, Italiano, Arte, Storia, Inglese.
Area: umanistica
Sommario: Filosofia: quadro generale sull' anarchia attraverso l' opera di Woodcook, De Andre era anarchico. Italiano: U.Saba, Citta' Vecchia, canzone omonima a quella di De Andre, stesso tema, cioe' l'emarginazione. Arte: Picasso, rappresentazione della miseria, alcuni quadri d' esempio illustrati. Storia: gli anni 60 e il movimento del '68, De Andre visse quei momenti e scrisse in Storia di un impiegato la sua opinione al riguardo (analisi de La canzone del Maggio) Inglese: Antologia di Spoon River di E.L.Masters, confronto con l'album Non al denaro, ne all'amore, ne al cielo di De Andre'.