Fabrizio De André e le tematiche sociali
Fabrizio De André nelle sue canzoni, molte delle quali considerate vere e proprie poesie ed inserite nelle antologie scolastiche, affrontò e cantò tematiche sociali, tuttora oggetto di discussione.
Emarginati, molti testi delle sue canzoni raccontano storie di ribelli e prostitute.
Nel suo ampio repertorio è possibile rinvenire, in particolare, canzoni di denuncia e protesta verso una società degradata e contro la guerra, con uno stile di sottile ironia e al tempo stesso molto duro e realista.
Storia
De André subì da piccolo le conseguenze del regime fascista, infatti, si trasferì da Genova alla campagna di Revignano d’Asti, luogo d’origine della famiglia e dove sfollò a causa dei bombardamenti e per rendere meno difficoltosi i contatti con il padre, ricercato dai fascisti per aver
Nella canzone “Le storie di ieri”, vi
cercato di evitare la deportazione dei suoi alunni ebrei.
È un dialogo tra padre e figlio: il figlio simboleggia il presente minacciato dal neofascismo (es. in Grecia “Alba Dorata”); il padre rappresenta il passato fascista.
Il Fascismo ebbe inizio dopo la “Marcia su Roma” del 1922 quando Vittorio Emanuele III affidò a Mussolini l’incarico di formare un nuovo governo.
Nel 1924 si tennero le elezioni che videro un ampio consenso per il Fascismo, ma che furono ritenute invalide dal deputato socialista Giacomo Matteotti, il quale fu rapito e ucciso dai fascisti.
Ciò provocò la Secessione dell’Aventino con i partiti di minoranza che abbandonarono la Camera e con Mussolini che si assunse la responsabilità politica e morale del delitto Matteotti dichiarando che avrebbe usato la violenza contro tutti i suoi oppositori, promulgando, poi, le leggi fascistissime.
Nell’opera di De André ritroviamo più volte la condanna all’autoritarismo e dispotismo da una parte e dall’altra alla ferocia e inutilità della guerra.
Dalla “Guerra di Piero”; anche “Se ti tagliassero a pezzetti”, un vero inno alla libertà e all’uomo che non si piega dinnanzi al potere (caso Matteotti).
Nel 1929 Mussolini e Papa Pio XI firmarono i Patti Lateranensi con cui la Chiesa riconosceva il Regno d’Italia e la religione cattolica venne confermata religione di Stato.
Anche sul versante religioso e in particolare sul rapporto Stato-Chiesa, De André sviluppa le sue idee espresse nell’album “La buona novella” - ispirandosi ai vangeli apocrifi, quei vangeli che la Chiesa cattolica non ritiene ispirati direttamente da Dio, ma che considera segreti, nascosti, in cui De André ribadisce la necessità di non mescolare il potere spirituale al potere temporale.
In campo economico il regime instaurò l’autarchia (tipo di economia autosufficiente) con la “Battaglia del grano” e al tempo stesso volle assicurare all’Italia un potente impero coloniale, perciò l’Italia invase e conquistò l’Etiopia, e questo fece avvicinare Mussolini alla Germania nazista di Hitler, con il quale firmò il Patto d’Acciaio nel 1939.
De André fa esplicito riferimento al nazifascismo nella canzone “La domenica delle salme” ad un ipotetico Quarto Reich che si riferisce alla possibilità di un’ascesa e ritorno
L’Italia adottò le leggi razziali
rivolte prevalentemente contro i diritti degli ebrei; da segnalare la canzone che De André dedica a Pier Paolo Pasolini “Una storia sbagliata” in cui va fa intendere che l’uccisione di Pasolini fosse legata ad un clima d’intolleranza verso il diverso.
Durante la seconda guerra mondiale il potere del regime crollò gradualmente.
Nel 1943 Mussolini fu arrestato e Vittorio Emanuele III firmò l’armistizio con gli Alleati anglo-americani l’8 settembre.
Mussolini, però, fu liberato dai tedeschi e fondò la Repubblica di Salò.
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