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Isteria

Tra realtà e allucinazione

Di

Classe V F

Anno scolastico 2007/2008

Bartoli Silvia VF

Isteria

Tra realtà e allucinazione

Dall’antichità, al secolo XIX e

Breve introduzione allo studio della malattia mentale, XX

Possibili cure della malattia mentale, isolamento e istituzioni manicomiali.

Il superamento del manicomio e la legge Basaglia, 1978

1887-1888

Charcot alla Salpêtrière,

Isteria, enigma da comprendere, Isteria nella letteratura: Fosca, di Iginio Ugo

da Platone Tarchetti

a

Sigmund Freud Arte e disagio

Cifra creativa

nell’espressione artistica

Lo studio sintomatico della malattia Van Gogh

Alle porte dell’eternità (1882)

Cessante causa cessat effectus

Teoria dell’ipnosi Munch

Il grido (1893)

Balla

Il caso emblematico di Anna O. Polittico dei viventi: la pazza (1905)

Ligabue

La pittura come cura: tra dissociazione e

creatività

Isteria, tra realtà e allucinazione

Isteria

Tra realtà e allucinazione

La malattia mentale ha sempre affascinato pensatori illustri, scrittori e artisti. La cultura del

1800 aveva indicato la malattia mentale in generale come una malattia i cui disturbi

ma solo con la scoperta dell’inconscio si è potuto

potevano collegarsi a lesioni organiche;

dare una connotazione non più organica di queste malattie. L’inconscio fu scoperto grazie agli studi

fatti da medici di estrema importanza verso una malattia mentale indubbiamente affascinante:

l’isteria.

L’isteria fu studiata ancor prima di Freud e Breuer; fu infatti non solo citata nel Timeo di Platone, in

cui si riconobbero dei rapporti della malattia con i disturbi di carattere sessuale, ma dallo stesso

Ippocrate, definendo le sacerdotesse che proferivano i loro oracoli come affette da isteria. Tutto ciò

fu abbandonato nel Medio Evo, in cui vari soggetti affetti da questa malattia furono processati per

stregoneria, considerando l’isteria come la prova di una “possessione demoniaca”. Questa

convinzione, alimentata dalla Chiesa, portò a una vera persecuzione. Solo quando si attuarono veri

studi sull’anatomia (XVIII – XIX sec.) si incominciò a pensare all’isteria come una malattia, anche

se inizialmente fu classificata come una malattia del cervello e non della personalità come poi

spiegheranno Breuer e Freud con lo studio di Anna O. e di Emmy von O. Prima ancora però alla

concezione “somatica” dell’isteria si opposero Charcot e il suo allievo Pierre Janet, concludendo

che l’isteria era una malattia della una malattia “della coscienza”

sintesi personale, considerandola

se pure ritenendola erroneamente ereditaria.

Nel 1893 Freud e Breuer pubblicarono un resoconto dei loro studi e delle loro esperienze in questo

“Il

campo, pubblicando inizialmente Il meccanismo psichico dei fenomeni isterici”, che fu seguito

dalla pubblicazione di alcuni casi clinici (tra cui quelli di cui ho scelto di occuparmi) ed infine nel

1895 gli “studi sull’isteria”. Inizialmente Breuer e Freud nel 1893 trovarono che i singoli sintomi

isterici recedevano quando, nell’ipnoterapia ovvero l’utilizzo dell’ipnosi, tecnica utilizzata anche da

assieme all’emozione che lo aveva

Charcot, essi riuscivano a risvegliare il ricordo traumatico 1

accompagnato, e il paziente, così, riviveva le situazioni che lo avevano turbato affettivamente

esternando le emozioni. Da qui si venne a creare ciò che inizialmente può essere identificato come

un metodo catartico in cui i ricordi del paziente regredivano a uno “status nascendi”, allo stato

i veri tormenti dell’isterico!

iniziale: sono i ricordi

Freud si avvalse inizialmente della collaborazione del suo amico e collega Breuer, ed è solo grazie

al loro comune lavoro che si sono aperte le porte per la psicoanalisi, una via che Freud poi percorse

da solo.

La malattia mentale, come ho già esposto, ha sempre provocato un sentimento di attrazione-

repulsione: da una parte è sempre stata musa ispiratrice nella letteratura o nell’arte, ma dall’altra

parte ha sempre impaurito il genere umano. Da questo profondo turbamento che provoca sulle

persone “sane”, la società nel passato ha creato l’istituzione dei manicomi in cui si rinchiudevano i

malati mentali. Solo grazie a Basaglia che l’istituzione manicomiale è stata abrogata.

La legge Basaglia

In Italia nel 1978, in virtù dell’esperienza pregressa e del pensiero sull’antipsichiatrismo dell’autore

della legge, entrava in vigore la Legge Basaglia. Il noto psichiatra Basaglia, quando fu direttore

dell’Istituto psichiatrico di Gorizia, poté rendersi conto della realtà drammatica manicomiale: la

massima segregazione dei malati mentali, la contenzione e l’applicazione dell’elettroshock sui

malati allo scopo di ridurli in uno stato vegetale. Lo stesso psichiatra disse: “un malato di mente

entra nel manicomio come ‘persona’ per diventare una ‘cosa’”. Nell’antipsichiatrismo, corrente

nata in Inghilterra nei movimenti del 1968, un malato mentale non è visto come un individuo

pericoloso per la società, ma al contrario un soggetto del quale devono essere messe in risalto,

anziché represse, le sue qualità umane.

Ciò che portò infatti alla stesura ed approvazione della legge Basaglia, che tutt’oggi è oggetto di

aspre discussioni, è stata la presa di coscienza del legislatore in merito ad una istituzione che non è

stata creata con un intento terapeutico, ma bensì restrittivo per i stessi malati e per le persone

considerate scomode per la società o per la famiglia. Infatti, tra il 1904 e il 1909 una legge

dell’epoca definiva il malato mentale come un soggetto al limite tra malattia e criminalità con

incremento di “malati” nei manicomi. In quei periodi il manicomio è stato frutto di una

conseguente 2

rimozione sociale e di una ghettizzazione della sofferenza psichica alimentata da una concezione

il “sintomo di qualcosa che andava

positivista in cui la malattia mentale era considerata come

male”.

La Salpêtrière

Il primo manicomio in Europa fu la Salpetriere, fondato nel 1656 come Ospedale Generale del Re

Sole con lo scopo di sottrarre i malati mentali dalle confraternite cristiane e affidarli a scienziati

pere lo studio sulle malattie mentali. In questo istituto lavorò Charcot e per un breve periodo Freud

padre della psicoanalisi. Come in molti istituti paritetici, la struttura, che versava in uno stato di

estremo degrado, era dotata di muri incolori, dato che all’epoca si pensava al malato come privo di

un’anima, docce fredde o bollenti e reparti che odoravano di feci ed urina. Venivano applicate le

terapie più aberranti come l’impiego di sanguisughe sui genitali dei malati allo scopo di limitare le

funzioni dei ricoverati. 3

La malattia

L’isteria: che enigma

L’isteria si manifesta sotto forme diverse che diedero vita a una ricca letteratura: questa

malattia di tipo nevrotico ha numerosi sintomi e spesso capita che la stessa malattia non si

manifesti nella forma pura poiché può avere delle sfumature di altri tipi di nevrosi.

Il termine fu introdotto da Ippocrate che riteneva l’isteria una malattia esclusivamente femminile,

dovuta a una sofferenza dell’utero (in greco hystera) che, a causa dell’astinenza sessuale, “errava”

all’interno del corpo premendo sugli altri organi. Sebbene nei secoli successivi venne riconosciuta

come una vera e propria malattia, l’isteria ebbe sempre una connotazione femminile, che fu

smentita in parte da Freud. – Martin Charcot i primi studi sull’isteria, ed è grazie a lui che abbiamo

Dobbiamo in parte a Jean

una distinzione netta tra crisi epilettica e crisi isterica, che lo portò pure a tracciare a grandi linee le

fasi evolutive del fenomeno isterico (chiamato così grande isteria o istero-epilessia). Solitamente

l’isteria si presenta con un profondo turbamento sia della psiche che di organi sensoriali e motori, in

cui spesso il paziente è cosciente.

L’idea di Charcot fu rivalutata grazie agli studi che Breuer e Freud compirono insieme, per poi

scrivere “Studi sull’Isteria”. Un attacco isterico, in questo saggio, è stato suddiviso in quattro fasi

distinte:

  • Crisi epilettica, che spesso poteva ingannare;
  • Periodo dei “grandi movimenti” o delle contorsioni armoniose, in cui i movimenti
  • descrivono ampi cerchi, sono più “eleganti” rispetto a quelli di una crisi epilettica;
  • Fase allucinatoria;
  • Fase terminale.

L’isteria è una malattia assai difficile da comprendere poiché cambia spesso da paziente a paziente.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2008

Titolo: Isteria, tra realtà ed allucinazione

Autore: Silvia Bartoli

Descrizione: la mia tesina tratta della malattia che ha permesso a Freud di ipotizzare l'inconscio. Inoltre espongo anche come viene vista la malattia mentale e gli istituti manicomiali.

Materie trattate: filosofia, italiano, arte

Area: umanistica

Sommario

La malattia mentale ha sempre affascinato pensatori illustri, scrittori e artisti. La cultura del 1800 aveva indicato la malattia mentale in generale come una malattia i cui disturbi potevano collegarsi a lesioni organiche; ma solo con la scoperta dell'inconscio si è potuto dare una connotazione non più organica di queste malattie. L'inconscio fu scoperto grazie agli studi fatti da medici di estrema importanza verso una malattia mentale indubbiamente affascinante: l'isteria.

L'isteria fu studiata ancor prima di Freud e Breuer; fu infatti non solo citata nel Timeo di Platone, in cui si riconobbero dei rapporti della malattia con i disturbi di carattere sessuale, ma dallo stesso Ippocrate, definendo le sacerdotesse che proferivano i loro oracoli come affette da isteria. Tutto ciò fu abbandonato nel Medio Evo, in cui vari soggetti affetti da questa malattia furono processati per stregoneria, considerando l'isteria come la prova di una “possessione demoniaca”. Questa convinzione, alimentata dalla Chiesa, portò a una vera persecuzione. Solo quando si attuarono veri studi sull'anatomia (XVIII - XIX sec.) si incominciò a pensare all'isteria come a una malattia, anche se inizialmente fu classificata come una malattia del cervello e non della personalità come poi spiegheranno Breuer e Freud con lo studio di Anna O. e di Emmy von O. Prima ancora però alla concezione “somatica” dell'isteria si opposero Charcot e il suo allievo Pierre Janet, concludendo che l'isteria era una malattia della sintesi personale, considerandola una malattia “della coscienza”, se pure ritenendola erroneamente ereditaria.

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