Tesina multidisciplinare
Il Potere
Esami di Stato 2008
2007/2008
Anno scolastico:
Teresa Saullo
Alunna: V E
Classe: Liceo scientifico Pitagora
Istituto: Storia
L’avvento dei totalitarismi nel ’900
Nella prima metà del ’900 si verificò una situazione di disordine politico, sociale ed economico causata dalla prima guerra mondiale, ma anche dalla caduta della Borsa di Wall Street nel ’29. In una situazione così destabilizzante i totalitarismi trovarono terreno fertile in cui mettere radici.
Il Fascismo in Italia
Il primo fu il regime fascista di Mussolini in Italia, dopo la celeberrima Marcia su Roma nel 1922, Vittorio Emanuele III consegnò il mandato di formare il governo, dunque nella totale legalità, compiendo un vero e proprio colpo di Stato, a Mussolini.
Mussolini diede vita ad un governo di coalizione e garantì formalmente la libertà di stampa, mentre in realtà appoggiava le spedizioni punitive degli ‘squadristi’. Per limitare il potere del Parlamento istituì il Gran Consiglio del fascismo, supremo organo collegiale del governo.
Egli inoltre istituì un esercito di partito, posto sotto la sua autorità, la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Per assicurarsi una maggioranza parlamentare fece votare una nuova legge elettorale, legge Acerbo, destinata a favorire il partito che avesse ottenuto più voti, indisse dunque nuove elezioni, sicuro della vittoria.
Queste ultime si svolsero sotto intimidazioni, brogli nello spoglio delle schede, tanto che Mussolini ricevette la maggioranza. Matteotti, che aveva denunciato i brogli, fu assassinato; ciò causò l’indignazione del governo che si sciolse in segno di opposizione, ma la mancanza di coalizione tra le forze democratiche rafforzò ancora di più il governo di dittatura.
Mussolini, con un colpo di Stato, instaurò la dittatura trasformando il partito di governo in partito di regime.
Il fascismo assunse i caratteri di un regime forte, accentrato, schierato con la grande borghesia. Fu adottata una politica estera di espansione economica sul piano internazionale, ispirata ai principi del liberismo, e una politica interna centrata sulla riduzione del disavanzo pubblico, sullo sviluppo dell’industria e dell’agricoltura e sulla diminuzione dei salari.
Mussolini adottò una serie di leggi repressive, con le quali abolì la distinzione tra potere esecutivo e legislativo, che accentrò nelle proprie mani. Per controllare gli enti locali sostituì i sindaci elettivi con podestà.
Con le leggi fascistissime sciolse i partiti e i movimenti d’opposizione e ripristinò la pena di morte; per reprimere le attività antifasciste istituì un Tribunale Speciale e l’Ovra, la polizia politica, e intensificò il controllo della polizia e la censura.
Il duce trasformò così lo Stato in senso totalitario, instaurando una dittatura personale, basata su un partito unico. Le elezioni divennero una pura formalità, in quanto si votava per un’unica lista nazionale.
In tal modo il regime fascista riuscì ad ottenere un risultato plebiscitario alle elezioni del 1929. Il Parlamento perse ogni potere, anche la scuola divenne mezzo di propaganda fascista.
In campo economico, il fascismo propugnava l’autarchia, cioè l’autosufficienza della produzione nazionale, da realizzare attraverso la riduzione delle importazioni e la valorizzazione delle risorse interne.
Dopo una fase iniziale di liberismo, si passò al protezionismo, intervento dello Stato nell’economia e introduzione di dazi. La rivalutazione della lira che Mussolini difese ad ogni costo portò al ristagno dell’economia, tanto che per fronteggiare la crisi il regime puntò a far divenire l’Italia uno Stato imprenditore, allargando l’intervento diretto dello Stato anche in economia.
Giunto al potere Mussolini capì che per consolidare il regime aveva bisogno anche dell’appoggio della Chiesa. Si giunse così, dopo lunghe trattative, ai Patti Lateranensi che sanavano il dissidio sorto nel 1860 tra il Papa e lo Stato Italiano.
Con i patti, il Papa riconosceva Roma come capitale del regno d’Italia, mentre il governo italiano ammetteva la religione cattolica come unica religione dello Stato.
Per affermare il prestigio del regime fascista e dimostrarne la solidità, Mussolini decise di conquistare l’Etiopia, in nome del diritto dell’Italia di avere “un posto al sole” e con il pretesto di compiere una ‘missione civilizzatrice’.
Nonostante le difficoltà delle azioni belliche, asperità del territorio e lontananza delle basi di rifornimento, e nonostante le pesanti sanzioni economiche, l’esercito italiano conquistò il Paese africano, dopo una campagna condotta con estrema brutalità.
Di conseguenza il re Vittorio Emanuele III poté fregiarsi del titolo d’imperatore d’Etiopia, e il duce di quello di ‘fondatore dell’impero’.
Il regime stalinista
Alla morte del leader comunista russo, Lenin, nel 1924 gli succedette Stalin, che per incentivare lo sviluppo del Paese intraprese la via dell’industrializzazione forzata, basata sull’accumulo di capitali provenienti dall’agricoltura forzata.
Promosse dapprima la collettivizzazione forzata della terra, sterminando i kulaki, i contadini più abbienti, e in seguito predispose i piani quinquennali che avevano lo scopo di incrementare la produzione industriale.
L’Urss fece straordinari progressi economici, grazie anche a un intenso sfruttamento della forza-lavoro e all’impegno collettivo.
Per portare avanti la sua strategia economica, Stalin instaurò un sistema dittatoriale. Le “grandi purghe”, fra il 1936 e il 1938, videro i processi e le condanne a morte della vecchia guardia bolscevica, di molti dirigenti del partito e di altri esponenti dell’esercito.
Milioni di persone accusate di essere ‘nemici del popolo’ vennero rinchiuse nei campi di lavoro coatto posti nelle zone più inospitali del paese, Siberia, mentre la massa della popolazione era influenzata dalla massiccia propaganda di regime e dalla figura di Stalin, intorno a cui si costruì un vero e proprio culto della personalità.
I governi occidentali abbandonarono la diffidenza nei confronti dell’Urss a causa dell’avvento del nazional-socialismo in Germania e nel timore di una possibile ripresa dell’espansionismo tedesco.
Nel 1933 l’Urss venne ammessa nella Società delle Nazioni e riconosciuta dagli Stati Uniti.
Il regime nazista
I primi anni del ’900 videro in Germania un periodo di crisi, legata alle pesanti sanzioni causate dalla sconfitta della Prima Guerra Mondiale e alla crisi del ’29.
Il 1919 fu proclamata la Repubblica di Weimar, dotata di una nuova Costituzione, che trasformava lo Stato Unitario in una repubblica federale, con un Parlamento, un cancelliere e un presidente.
Gli ambienti di destra osteggiarono la nuova repubblica, organizzarono atti terroristici, tentarono un colpo di Stato, putsch di Kapp. La situazione fu aggravata dal disastro economico, dalla disoccupazione e da un’inflazione galoppante, crollo del marco.
Nel febbraio del 1920, Adolf Hitler fondò un movimento politico di estrema destra, il Partito nazional-socialista dei lavoratori, Partito Nazista.
Per instaurare in Germania un regime autoritario Hitler e i suoi seguaci tentarono un colpo di Stato, fallito, contro il governo bavarese, il cosiddetto putsch di Monaco.
Hitler ebbe modo di prendere potere al governo grazie al maresciallo Hindenburg, che divenne presidente del consiglio, e che nel 1933, in mancanza di un governo stabile, decise di affidare il cancellierato a Hitler.
I nazisti, sempre più forti, provocarono alcuni gravi incidenti per gettarne la colpa sui partiti dell’estrema sinistra, incendio del Reichstag.
L’avvento della dittatura portò con sé la fine della democrazia, la limitazione della libertà politica e civile, il controllo della stampa e dei partiti.
Hindenburg sciolse il Parlamento e indisse nuove elezioni, nelle quali i nazisti ottennero la maggioranza insieme ai conservatori.
Hitler a quel punto si assicurò pieni poteri per quattro anni, grazie ad una legge delega che aveva fatto approvare, e instaurò un regime totalitario assumendo il titolo di Führer.
Furono sciolti i partiti politici, primo fra tutti quello comunista, mentre fu dichiarato partito unico quello nazista; venne istituita una nuova polizia segreta, Gestapo, con il compito di reprimere ogni forma di opposizione.
Alla morte di Hindenburg Hitler ottenne il potere assoluto, cancellierato e presidenza, del neo costituito Terzo Reich, mentre la Germania ritornava ad essere uno Stato unitario.
La dittatura nazista poté contare sull’appoggio del popolo tedesco, la ragione di tale consenso deve essere ricercata nei buoni risultati ricevuti in campo economico.
Hitler riuscì a risollevare le sorti del Paese mediante una politica fortemente autarchica, sostenuta dalla presenza imprenditoriale dello Stato nel campo dei lavori pubblici, delle infrastrutture e dell’industria pesante.
La politica estera nazista fu particolarmente aggressiva nei confronti dei Paesi “naturalmente tedeschi”, come l’Austria e il territorio dei Sudeti in Cecoslovacchia, considerati indispensabili per l’approvvigionamento di risorse e per la creazione di un’unica grande patria germanica.
L’ideologia politica del nazismo si basava su due elementi fondamentali: quello dell’assoluta superiorità della razza ariana, identificata con il popolo tedesco, e quello dell’ineguaglianza, ritenuta legge fondamentale della natura e come tale motivo determinante della sottomissione delle masse ai capi e delle razze inferiori a quelle superiori.
Dopo la promulgazione delle leggi di Norimberga, 1935, che privavano gli ebrei della cittadinanza e li obbligavano a esibire la stella di David, con l’appoggio dell’esercito, Hitler deportò in appositi campi di concentramento per i lavori forzati gli ebrei, gli oppositori di regime, gli zingari e tutti coloro che, per qualsiasi ragione, non fossero ritenuti, nella folle filosofia del regime, appartenenti alla “razza pura”.
Dal 1942 alcuni campi furono dotati di camere a gas, progettate allo scopo di realizzare lo sterminio completo dei deportati.
Il regime dittatoriale in Spagna, la guerra civile e l’espansione del nazismo
La prima concreta prova di concordanza di idee e di programmi aggressivi fra il governo italiano e quello tedesco si ebbe nel corso della guerra di Spagna, 1936-1939.
In Spagna regnava dal 1902 Alfonso XIII con il sostegno di nobiltà, militari, latifondisti e gerarchie ecclesiastiche.
Per osteggiare il movimento democratico e socialista, tali forze appoggiarono il colpo di Stato del generale Miguel Primo de Rivera, che instaurò un regime dittatoriale, 1923-1930, simile a quello fascista italiano.
Dopo il successo conseguito nelle elezioni del 1931 dalle forze democratiche, il re fu deposto e fu proclamata la repubblica.
Nel corso del “biennio rosso”, 1931-1933, vennero intrapresi una serie di provvedimenti: riforma agraria, autonomia di alcune regioni, misure per laicizzare lo Stato.
I provvedimenti anticlericali suscitarono il malcontento della popolazione, tradizionalmente legata alla Chiesa, e dettero modo alle forze reazionarie di guadagnare terreno, grazie anche alla Falange española, ad opera di José Antonio Primo de Rivera, figlio del dittatore Miguel, formazione simile ai Fasci di combattimento di Mussolini.
Mentre cresceva anche l’ostilità verso i comunisti e gli anarchici, nelle elezioni del 1933 le forze di destra ottennero un netto successo.
Si formò così un governo reazionario, che smantellò le riforme di quello precedente, “biennio nero”, 1933-1935.
L’insuccesso spinse le forze antifasciste, repubblicani, anarchici, socialisti e comunisti, a superare le divisioni e ad unirsi nel Fronte popolare, 1936, che ottenne una schiacciante maggioranza alle successive elezioni e poté dar vita a un nuovo governo.
Nel Paese però si ebbero manifestazioni di violenza popolare ai danni di chiese e conventi e azioni terroristiche della Falange nei confronti di socialisti e anarchici.
La Spagna pertanto divenne ingovernabile. A quel punto il generale Francisco Franco, con l’appoggio della Falange, di buona parte dell’esercito e dei nazionalisti, organizzò un colpo di Stato contro il Fronte popolare, dando inizio a una guerra civile, 1936-1939, che oppose il governo legittimo, trasferitosi a Valencia, a quello franchista, stabilitosi a Burgos, e che provocò un milione di morti.
Mentre l’Italia e la Germania inviavano consistenti aiuti all’esercito franchista e le democrazie occidentali si limitavano a siglare un formale patto di “non intervento”, molti volontari europei e americani accorrevano in aiuto dei repubblicani del Fronte popolare dando vita alle Brigate internazionali.
Il loro generoso sacrificio non riuscì però ad impedire la vittoria di Franco.
L’atteggiamento aggressivo dell’Italia e della Germania aveva finito per prevalere sulla cauta politica della Francia e dell’Inghilterra, favorendo il sorgere di una dittatura in Spagna.
I regimi democratici avevano dimostrato la loro debolezza di fronte ai regimi autoritari, offrendo alla Germania e all’Italia l’impressione di poter impunemente mutare i rapporti di forza esistenti.
Inorgoglito dal successo conseguito nella Saar, dove la popolazione aveva scelto nel 1935 con un plebiscito l’annessione alla Germania, e deciso ad imboccare la strada della prova di forza, Hitler, dopo aver potenziato l’esercito, Wehrmacht, occupò la Renania, in aperta violazione del trattato di Versailles.
Ciò nonostante Francia e Inghilterra non seppero reagire, mentre Mussolini procedeva a stringere un accordo con Hitler, dando vita al cosiddetto Asse Roma-Berlino, 1936, cui in seguito aderì anche il Giappone, Asse Roma-Berlino-Tokyo.
Forte di tali alleanze il dittatore tedesco intraprese una politica di rapida espansione: nel marzo 1938 occupò l’Austria, che venne annessa alla Germania, Anschluss; nel marzo del 1939 invase la Cecoslovacchia, dopo aver ottenuto nel 1938 la regione dei Sudeti, abitata prevalentemente da tedeschi.
Le democrazie occidentali compresero allora che era necessario opporsi alle aggressioni di Hitler e stipularono una serie di trattati di alleanza con gli Stati confinanti con la Germania.
Ma Hitler non si fermò e il 1° settembre del 1939 invase la Polonia, rivendicando il “corridoio di Danzica”.
A quel punto Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania sulla base di un trattato da poco siglato con la Polonia: iniziava così la seconda guerra mondiale.
Precedentemente, il 7 aprile 1939, anche Mussolini aveva voluto imboccare la via della prova di forza e aveva occupato l’Albania.
Poco dopo, il 22 maggio, l’Italia aveva stipulato con la Germania il Patto d’acciaio, un trattato di alleanza militare che impegnava le due potenze a prestarsi reciproco aiuto in caso di guerra.
Tre mesi dopo la Germania aveva a sua volta firmato un patto di non aggressione con l’Unione Sovietica, che sperava in tal modo di ottenere consistenti vantaggi territoriali e comunque di guadagnare tempo per rafforzare il proprio esercito.
Arte
Il Cubismo
Fondato in Francia tra il 1907 e il 1911 da Pablo Picasso, Georges Braque, Juan Gris e Fernand Léger, il Cubismo è uno dei movimenti artistici più innovativi dell’arte moderna.
Nella rappresentazione cubista l’unità della visione compositiva viene spezzata: l’immagine è scomposta in tanti frammenti e poi ricomposta su un unico piano, in completa assenza di profondità e di costruzione prospettica.
La figura viene mostrata da diverse angolature contemporaneamente, cioè da più punti di vista, offrendoci così una rappresentazione sfaccettata e frantumata.
L’organizzazione in una stessa immagine di lati diversi di uno stesso oggetto era, però, in contraddizione con le leggi della prospettiva tradizionale, che imponevano all’artista la scelta di un unico punto di vista centrale.
Il cubismo comportò l’abolizione della prospettiva. Picasso divenne presto uno degli artefici maggiori della nuova cultura internazionale.
Dallo studio approfondito delle opere di Cézanne imparò ad osservare la natura e a leggere gli oggetti come figure “geometriche”.
In altre parole, egli si oppose alla semplificazione visiva degli impressionisti, che appiattivano la natura sulle loro tele, per restituire invece agli oggetti solidità e profondità.
Non solo: egli scoprì come fosse possibile costruire i soggetti pittorici, un bicchiere così come un volto, con pochissimi elementi, linee curve e spezzate, in grado di suscitare l’immagine reale nella nostra mente.
Il cubismo può distinguersi, nella sua evoluzione, in due fasi sostanziali denominate: cubismo analitico e cubismo sintetico.
La prima fase si svolse dal 1907 al 1911. Le forme si scompongono in piani che, intersecandosi e compenetrandosi, sembrano spezzarsi dando luogo a delle sfaccettature che dissolvono gli oggetti.
Una nuova immagine plastica, priva, o quasi, del colore.
La seconda fase, che dura fino al 1913, mira a ricomporre le forme che sono caratterizzate da un maggiore cromatismo.
Si inseriscono elementi materiali direttamente sulla tela e si tenta di pervenire alla essenzialità delle cose.
Abbandonato il ruolo imitativo della realtà, lo spazio del quadro viene ora visto come spazio nel quale si può materialmente agire.
Pablo Picasso, Guernica
1937; Madrid, tempera su tela
Picasso è il più noto esponente del Cubismo.
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