Liceo classico “M. Pagano” Campobasso
Esame di Stato A.S. 20072008
Argomento scelto dal candidato
Filosofia e scienza tra continuo e discreto
da Pitagora a Dedekind, da Democrito a Rutherford
Campobasso 18 giugno 2008 Silvia Carnevale, III A
Filosofia e scienza tra continuo e discreto
da Pitagora a Dedekind, da Democrito a Rutherford
Contenuti
La contrapposizione tra continuo e discreto nel pensiero classico
Il compromesso tra discretezza e continuità nella scuola pitagorica
- La continuità dell'essere nella scuola eleatica
- La svolta dell'atomismo: la discretezza della materia
- L'espressione letteraria dell'atomismo: il De rerum natura di Lucrezio
- Le prime difficoltà: incommensurabilità di segmenti e paradossi di Zenone
La matematica moderna tra continuo e discreto
Dai paradossi di Zenone al concetto di infinitesimo
- La teoria degli insiemi numerici: discretezza di N e continuità di R
La fisica moderna: un nuovo atomismo
John Dalton: la nuova teoria degli atomi
- La teoria atomica moderna: i modelli atomici di Thomson e Rutherford
Le tecnologie: dal continuo al discreto
I concetti di analogico e digitale
- La digitalizzazione delle informazioni: l'immagine
La percezione visiva continua del discreto
Cenni di percezione visiva
- Lucio Fontana – Concetto spaziale (1952)
- Il puntinismo e Georges Seurat – Una domenica pomeriggio all'isola della Grande Jatte (18841886)
Campobasso, 18 giugno 2008 Silvia Carnevale, III A
La relazione tra continuo e discreto è una delle problematiche più antiche del pensiero umano, in particolare nel campo delle scienze matematiche e fisiche, sia a livello concettuale che concreto.
Nello studio dei fenomeni fisici, infatti, si sono sempre contrapposte o affiancate teorie che vedevano la costituzione ultima della materia come un qualcosa di “discreto” e teorie che privilegiavano un'idea di “continuità” dei fenomeni reali. Le categorie del discreto e del continuo sono dunque categorie generali di riferimento di cui ci si avvale per indagare, descrivere o progettare cose.
La contrapposizione tra continuo e discreto nel pensiero classico
Già alle origini del pensiero nel mondo greco ci si pose il problema di individuare il principio unificatore, ultimo, della realtà.
Tra i primissimi a proporre teorie e modelli furono Talete, Anassimene ed Eraclito, che indicarono degli “elementi” come costituenti fondamentali della realtà: rispettivamente, individuarono tali costituenti nell'acqua, nell'aria e nel fuoco. Empedocle, invece, indicò non uno ma quattro elementi alla base della realtà (aria, acqua, fuoco, terra).
Il compromesso tra discretezza e continuità nella filosofia pitagorica
Fu nello sviluppo del pensiero pitagorico (VIV secolo a.C.) che la discussione continuodiscreto si presentò pienamente per la prima volta.
Per i pitagorici, l'unità fondamentale della realtà e il suo costituente di base è il numero. La concezione pitagorica di numero è profondamente diversa da quella moderna: il numero è infatti inteso come entità fisica dotata di dimensioni (monade). I numeri, questi “punti materiali”, si dispongono in ordini geometrici (misurabili) a formare la realtà tangibile.
Lo spazio dei pitagorici è quindi costellato da entità concrete e discrete, i numeri appunto; i pitagorici, tuttavia, non rinunciano a una certa idea di continuità dei fenomeni naturali, in quanto ammettono che tra una monade e l'altra ci sia dell'altra materia (diversa dalle monadi stesse), come ad esempio l'aria.
La continuità dell'essere nella scuola di Elea (V sec. a.C.)
La concezione della continuità della materia è centrale, e affermata con forza, dalla scuola di Elea, i cui principali esponenti furono Parmenide e Zenone.
Partendo dai principi logici di identità e di noncontraddizione, Parmenide afferma che l'essere è e non può non essere, mentre il non essere non è e non può essere. Delinea quindi le caratteristiche dell'essere, che non possono implicare il nonessere: l'essere è quindi ingenerato e imperituro, eterno, immutabile, unico, omogeneo, immobile, finito (in quanto la finitudine è sinonimo di perfezione). Tra le caratteristiche dell'essere c'è anche l'indivisibilità: ammettere che l'essere sia divisibile significherebbe ammettere l'esistenza del nonessere come elemento separatore.
L'universo è quindi un Tutto impenetrabile, pieno di materia (continua) che non è possibile localizzare in punti (coincidenza materiaestensione).
La svolta dell'atomismo (VIV sec. a.C.)
Una svolta rilevante rispetto al pensiero eleatico si ha con Leucippo e Democrito, primi esponenti della corrente di pensiero “atomistica” che proseguirà con Epicuro e arriverà a penetrare fortemente anche nel mondo latino.
Con il pensiero democriteo si ha una sorta di “fisicizzazione” del dualismo essere – nonessere proposto dagli eleatici: l'essere si identifica con il pieno e il nonessere con il vuoto. La riflessione si focalizza sulla fisica, sulla teoria della materia, distanziandosi così dalla tradizione pitagorica, più strettamente matematica.
L'idea dell'esistenza dell'atomo è frutto di un procedimento strettamente razionale e deduttivo, a partire dal problema della divisibilità evidenziata dal paradosso dello stadio di Zenone.
Al contrario degli eleatici, Democrito ammette la divisibilità: la divisibilità all'infinito è ammessa soltanto in campo matematico; in campo fisico, se si dividesse ripetutamente la materia, essa finirebbe con il dissolversi nel nulla e si arriverebbe quindi alla nonmateria. Bisognerebbe accettare quindi che la realtà abbia origine dal nulla, che l'essere nasca dal nonessere, il pieno dal vuoto. La materia è sì divisibile, ma solo entro certi limiti, cioè fino a quando non si raggiungono dei costituenti elementari: per la prima volta nella storia del pensiero, si intuisce l'esistenza di corpuscoli fondamentali di materia che vanno a costituire la realtà tangibile. Proprio perché indivisibili, Democrito chiama tali corpuscoli “atomi” (“indivisibili”). La divisibilità determina l'accettazione di un elemento separatore, il vuoto, che denoti l'individualità di un atomo: si esce così dall'equivoco pitagorico di corpuscoli discreti costituenti materia continua e si approda a una piena concezione della discretezza della materia. De rerum natura
L'atomismo di Epicuro e l'espressione in campo letterario: il di Lucrezio
Le teorie atomiste non sono limitate alla scuola democritea del V secolo, ma hanno un'ampia diffusione ed arrivano, in particolare, a costituire la base della filosofia di Epicuro.
Tesina - Premio maturità 2008
Titolo: Filosofia e scienza tra continuo e discreto
Autore: Silvia Carnevale
Descrizione: illustrazione della contrapposizione tra continuità e discretezza in ambito matematico e fisico, a partire dal pensiero greco per arrivare alle moderne teorie atomiche e alla teoria degli insiemi numerici.
Materie trattate: matematica, fisica, percezione visiva
Area: scientifica
Sommario: La relazione tra continuo e discreto è una delle problematiche più antiche del pensiero umano, in particolare nel campo delle scienze matematiche e fisiche, sia a livello concettuale che concreto. Nello studio dei fenomeni fisici, infatti, si sono sempre contrapposte o affiancate teorie che vedevano la costituzione ultima della materia come un qualcosa di "discreto" e teorie che privilegiavano un'idea di "continuità" dei fenomeni reali. Le categorie del discreto e del continuo sono dunque categorie generali di riferimento di cui ci si avvale per indagare, descrivere o progettare cose.
La contrapposizione tra continuo e discreto nel pensiero classico
Già alle origini del pensiero nel mondo greco ci si pose il problema di individuare il principio unificatore, ultimo, della realtà.
Tra i primissimi a proporre teorie e modelli furono Talete, Anassimene ed Eraclito, che indicarono degli "elementi" come costituenti fondamentali della realtà: rispettivamente, individuarono tali costituenti nell'acqua, nell'aria e nel fuoco. Empedocle, invece, indicò non uno ma quattro elementi alla base della realtà (aria, acqua, fuoco, terra).
Il compromesso tra discretezza e continuità nella filosofia pitagorica
Fu nello sviluppo del pensiero pitagorico (VI-V secolo a.C.) che la discussione continuo-discreto si presentò pienamente per la prima volta.
Per i pitagorici, l'unità fondamentale della realtà e il suo costituente di base è il numero. La concezione pitagorica di numero è profondamente diversa da quella moderna: il numero è infatti inteso come entità fisica dotata di dimensioni (monade). I numeri, questi "punti materiali", si dispongono in ordini geometrici (misurabili) a formare la realtà tangibile.
Lo spazio dei pitagorici è quindi costellato da entità concrete e discrete, i numeri appunto; i pitagorici, tuttavia, non rinunciano a una certa idea di continuità dei fenomeni naturali, in quanto ammettono che tra una monade e l'altra ci sia dell'altra materia (diversa dalle monadi stesse), come ad esempio l'aria.
La continuità dell'essere nella scuola di Elea (V sec. a.C.)
La concezione della continuità della materia è centrale, e affermata con forza, dalla scuola di Elea, i cui principali esponenti furono Parmenide e Zenone.
Partendo dai principi logici di identità e di non-contraddizione, Parmenide afferma che l'essere è e non può non essere, mentre il non essere non è e non può essere.