Diritto positivo e diritto morale: tra l’“Antigone” di Sofocle e Hegel
Introduzione
Antigone è una figura verso cui i filosofi hanno rivolto un'attenzione del tutto singolare, di cui forse nessun altro personaggio letterario sembra essere stato degno.
Essa offre numerosi spunti per una riflessione che va oltre il semplice interesse per la Grecia classica e nei confronti della tragedia.
Durante il romanticismo si potrebbe collocare l'inizio della fortuna filosofica di Antigone.
Essa è spesso citata come termine di confronto per la riflessione politica sulla possibilità d'azione del singolo in opposizione al potere e sulla definizione di giustizia, in quanto la vicenda racconta del gesto oltraggioso di Antigone che viola l'editto di Creonte, tiranno della città di Tebe.
Breve trama
Edipo, prima di morire aveva lanciato una maledizione sui suoi propri figli, predicendo che essi sarebbero morti l’uno per mano dell’altro.
Infatti, a causa della successione al trono, i fratelli Eteocle e Polinice si alleano uno con i tebani, l’altro con gli argivi, uccidendosi di reciproca mano.
Creonte, zio dei due e di Antigone, è frattanto divenuto re di Tebe; vietata la sepoltura di Polinice, considerato traditore della patria, promuove quella di Eteocle. Antigone non può permettere che il corpo di uno dei due fratelli rimanga insepolto e così gli getta sopra, in gesto simbolico, una manciata di polvere.
Inizia così la tragedia che vede contrapposti Creonte e Antigone, ognuno cristallizzato sulla propria posizione: l’uno difensore dei diritti della città, l’altra paladina delle leggi non scritte degli dei e della famiglia.
Antigone e Creonte
Per poter descrivere i due personaggi si può partire dalle parole di Hegel scritte nell’“Estetica”: “Antigone onora i vincoli del sangue, gli dei inferi, Creonte solo Zeus, la potenza reggente la vita pubblica, il bene comune.”
Antigone è una figura eroica, “ma per Hegel anche Creonte è altrettanto un eroe in quanto difensore, simbolo dello Stato e delle leggi dello Stato. Quando non c'è Stato, c'è barbarie, vige lo stato di natura, descritto da Hobbes” (“homo homini lupus”), “Creonte è colui che rende possibile una comunità, garantendo del fatto che non ci si sbrani reciprocamente, che ci siano leggi e che queste vengano rispettate.” (Adrian Peperzak)
- Come viene scritto anche da Gustavo Zagrebelsky, nel ciclo di Tebe Antigone non mostra mai “segni della predestinazione a un simile ruolo”, cioè alla morte. Ella, anzi, è descritta come una ragazza saggia e, addirittura, nell’“Edipo a Colono”, accompagna il padre fino al suo triste destino.
Greco
Sofocle (Antigone)
Filosofia
Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Lo spirito oggettivo)