Diritto di essere infelici

Tesina di maturità che prende spunto da Fahrenheit 451, 1984 e Brave New World (Il mondo nuovo). Da un lato, un mondo apparentemente ideale. Dall'altro, l'uomo, privato di libertà e spirito critico.

E io lo dico a Skuola.net

Il diritto di essere infelici


Questa tema prende spunto da tre grandi opere della letteratura inglese distopica del Novecento, Fahrenheit 451, 1984, Brave New World, ma di esse non voglio tracciare il ritratto completo al fine di una semplice descrizione, bensì mostrare come in ciascuna di esse si realizzi, se pur in modi differenti, una società di un ipotetico futuro nella quale grazie alla manipolazione del pensiero e delle emozioni si giunge da un lato, a un mondo apparentemente ideale e utopico, dal momento che si possono estirpare il dolore, i conflitti, la povertà, la rabbia, le disuguaglianze e sviluppa all'estremo le potenzialità dell'uomo di fare uso della tecnologia in modo consapevole. Dall'altro, però, questa “perfezione” e questa apparente felicità dell'uomo, si realizzano al prezzo di trasformare l'uomo stesso, privandolo di ciò che maggiormente caratterizza la sua natura, ovvero la libertà e il pensiero critico.

Le tre opere lette e prese in considerazione si configurano appunto come delle distopie letterarie che prefigurano quindi delle società fittizie, ma hanno avuto origine a partire dallo spirito critico e di denuncia degli autori che le hanno ideate nei confronti della società a loro contemporanea di cui hanno individuato i caratteri negativi potenzialmente pericolosi. E non è difficile da immaginare, siccome il Novecento è costellato dal sorgere di società totalitarie.
Dunque, come avviene la manipolazione in queste società?

1) La società del Mondo Nuovo di Huxley è edonistica-consumistica, non esiste la povertà, eternamente pacifica dal momento che vi è uno stato mondiale unico, vige un pensiero unico e gli individui sono diversificati sin dalla nascita e divisi in caste, grazie a un controllo ingegneristico sullo sviluppo degli embrioni. In essa, la manipolazione del pensiero e delle emozioni avviene per mezzo di un condizionamento psicofisico, che sostituisce in parte ciò che oggi chiameremmo educazione. Utilizzo dell'ipnopedia, tecnica che consiste nel fornire stimoli uditivi ad un soggetto dormiente mediante la ripetizioni di frasi, con la conseguenza che l'individuo assimila e impara inconsciamente ciò che ha udito. Viene utilizzata per indottrinare i cittadini, facendo ascoltare milioni di volte gli stessi slogan, di modo che giungano ad amare la loro condizione, ad essere felici poiché l'abbondanza di beni non fa mancare nulla. E se il dolore e la rabbia insorgono, in quanto sentimenti comunemente umani, vi è la soma, una droga che i sopisce. Diventa facile dunque essere virtuosi o di buon carattere, mai conflittuali, poiché come afferma il governatore, si può portare indosso almeno metà della propria moralità in bottiglia.

2) La società di Fahrenheit 451 ha come caratteristica peculiare il reato di lettura, vi è un corpo speciale di vigili del fuoco che si occupa di bruciare qualsiasi libro in circolazione. Libri, proprio perché necessitano di solitudine, sede di idee individuali, opinioni e sentimenti. Lo strumento di manipolazione è la televisione, trasmette informazioni, frivolezze, definisce le regole sociale, ciò che è buono e ciò che è male. Ha il compito di sopire le coscienze e di livellare le intelligenze, nessuno deve eccellere, nessuno diversificarsi, non vi è nessuna montagna che ti possa scoraggiare con la sua altezza. E' un modo di persuasione di massa, trasmette superficialità e rumore di sottofondo infinito che accompagna le vite delle persone che, perse nel loro rito quotidiana, non stimolano più la loro coscienza critica perché distratti, non protestano perché inconsapevoli, vivono in una bolla di disinteresse.

3) Infine, vi è la società di 1984, di Orwell, che i configura come una vera e propria società totalitaria, eternamente in guerra, governa un partito unico al cui vertice vi è il Grande Fratello, dove l'unico scopo è quello di mantenere il potere, che è quindi un fine, non un mezzo. Questo viene realizzato con un rigido controllo sociale, delle informazioni, ma in particolare attraverso un
processo di manipolazione del pensiero volto a modificare radicalmente l'uomo stesso. Due elementi fondamentali sono il bispensiero e la neolingua. Il bispensiero è l'atto di accettare contemporaneamente come corrette due affermazioni in stridente contraddizione fra loro e di essere consciamente convinto della veridicità di entrambe, pur essendo inconsciamente consapevole della loro opposizione. Cosa che consente ai funzionari del ministero della verità di modificare informazioni o di alterare gli eventi del passato, credendo poi nella nuova storia che hanno scritto. La Neolingua, invece, è una lingua artificiale che comprende soltanto termini con un significato preciso, senza sfumature, concetti molto elementari in modo da rendere impossibile il concepire un pensiero critico o un'opinione individuale. Restringendo la sfera del linguaggio, si è ristretta anche quella del pensiero. “Ogni riduzione rappresentava una conquista”. E il parlare è diventato quindi un meccanismo, come se non implicasse più l'uso del cervello. “è lingua del potere, che nasce da una censura ed è essa stessa censura”.

La conseguenza di questa manipolazione, sebbene avvenga con metodi differenti, è appunto quella di cui parlavo all'inizio. L'uomo non è più uomo, inserito in questi meccanismi perde la sua capacità di osservare il mondo con uno sguardo critico e di sviluppare un'opinione personale. Queste società hanno sopito la sua coscienza, l'hanno addormentata, hanno privato l'uomo della sua libertà, dei suoi veri sentimenti, imprimendogli una direzione obbligata e rendendolo così un automa.

In tutti questi romanzi, i protagonisti sono degli uomini che prendono progressivamente coscienza della sconvolgente perdita a cui gli uomini di quelle società vanno inconsapevolmente incontro e che è l'obiettivo finale di ciascuna di esse: privare l'uomo del suo pensiero critico. Avvengono così in ciascuno dei tentativi di ribellione che, tuttavia, vanno incontro ad un fallimento quasi totale: l'unico in cui il finale prospetta un barlume di speranza è Fahreheit in cui Montag, il protagonista che lavora come vigile del fuoco, un giorno invece che bruciare un libro, ne legge una parte e inizia così a comprenderne l'enorme importanza. La sua ribellione si manifesta nell'iniziare a raccogliere segretamente dei libri in casa sua, ma si conclude con l'incendio della sua casa da parte dei vigili del fuoco e la sua ricerca per tutta la città. Ma lui si rifugia vicino al fiume, dove incontra altri uomini come lui che per far sopravvivere l'umanità che risiede in quei libri, li hanno imparati a memoria. In Orwell e in Huxley, il fallimento è totale. Nell'uno, Winston sviluppa progressivamente una ribellione nei confronti della società e dei metodi attuati, di cui non capisce nel profondo le motivazioni. Si manifesta nell'innamoramento di una donna, Julia, della quale diventerà amante sebbene il partito imponesse la castità e la decisione di collaborare con un'organizzazione clandestina di resistenza, la Confraternita, che alla fine si scopre essere un mezzo ideato dal partito stesso per individuare i dissidenti. Viene scoperto da un amico, in realtà membro della psicopolizia. e inizia il processo per annullare la ribellione di Winston, il quale si sforza di resistere e pensare autonomamente il più possibile nonostante ciò a cui viene sottoposto, ma nel momento in cui lo mettono di fronte alla sua più grande paura (topi), volendo chiudere la sua testa in una gabbia con essi, lui grida “Fatelo a julia” con convinzione, desiderandolo davvero, perdendo la sua ultima traccia di umanità e sottomettendosi e amando completamente il Grande Fratello. In Huxley, lo sconcerto nei confronti di questa società viene da un selvaggio che ha vissuto su un'isola dove la vita assomiglia molto più a quella di oggi, è cresciuto nutrendosi della poesia di Shakespeare e di religione. Inserito nella società, si rende conto che la felicità è ottenuta a un prezzo troppo alto, chiede di tornare dove era vissuto, ma anche là viene raggiunto da telecamere e diventa un'attrazione per la gente del mondo nuovo. Decide così di suicidarsi.

In tutte esiste la società, ma per il fatto che viene meno il dialogo, no relazioni istintive ma solo convenzionali, portano a vivere in una dimensione profondamente individuale. Le ribellioni falliscono anche per questo, per il fatto che il dissidente proprio perché “solo” non ha possibilità di modificare la società e può soltanto scegliere se staccarsene (morendo) o esserne assimilato all'interno, senza poterla cambiare.
«Ma Dio è la ragione d'essere di tutto ciò che è nobile, bello,
eroico. Se voi aveste un Dio...»
«Mio caro, giovane amico» disse Mustafà Mond «la civiltà non ha
assolutamente bisogno di nobiltà e di eroismo. Queste cose sono
sintomi d'insufficienza politica. In una società convenientemente
organizzata come la nostra nessuno ha delle occasioni di essere nobile
ed eroico. Bisogna che le condizioni diventino profondamente instabili
prima che l'occasione possa presentarsi. Dove ci sono guerre, dove ci
sono giuramenti di fedeltà condivisi, dove ci sono tentazioni a cui
resistere, oggetti d'amore per i quali combattere o da difendere, là
certo la nobiltà e l'eroismo hanno un peso. Ma ai nostri giorni non ci
sono guerre. La massima cura è posta nell'impedirci di amare troppo
qualsiasi cosa. [..] E se mai, per mala sorte, avvenisse in un modo o
nell'altro qualche cosa di sgradevole, ebbene, c'è sempre il "soma"
che vi permette una vacanza, lontano dai fatti reali. E c'è sempre il
"soma" per calmare la vostra collera, per riconciliarvi coi vostri
nemici, per rendervi paziente e tollerante.

«Ma io amo gli inconvenienti.»
«Noi no» disse il Governatore. «Noi preferiamo fare le cose con ogni
comodità.»
«Ma io non ne voglio di comodità. Io voglio Dio, voglio la poesia,
voglio il pericolo reale, voglio la libertà, voglio la bontà. Voglio
il peccato.»
«Insomma» disse Mustafà Mond «voi reclamate il diritto di essere
infelice.»
«Ebbene, sì» disse il Selvaggio in tono di sfida «io reclamo il
diritto d'essere infelice.»
«Senza parlare del diritto di diventar vecchio e brutto e impotente;
il diritto d'avere la sifilide e il cancro; il diritto d'avere poco da
mangiare; il diritto d'essere pidocchioso; il diritto di vivere nell'apprensione costante di ciò che potrà accadere domani; il diritto
di prendere il tifo; il diritto di essere torturato da indicibili
dolori d'ogni specie.»
Ci fu un lungo silenzio.
«Io li reclamo tutti» disse il Selvaggio finalmente.

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