Estratto del documento

La crisi dei valori

The crisis of values

La crise des valeurs

Die Krise der Werte

Istituto d’istruzione secondaria superiore “Vincenzo Cuoco” – Liceo linguistico

Girardi Antonio

Classe V sez. E Anno scolastico 2010 / 2011 ~ 1 ~

Indice

  • Introduzione
  • Filosofia: Nietzsche e la morte di Dio
  • Francesco Guccini – sulle orme di Nietzsche
  • Latino: Decimo Giunio Giovenale l’indignazione verso il degrado della società romana
  • Italiano: Luigi Pirandello – Arte e coscienza d’oggi
  • English: James Joyce – Dublin: the centre of decay and stagnation
  • Deutsch: Bertolt Brecht – Leben des Galilei
  • Français: Jean Paul Sartre – Attraper le temps par la queue (La Nausée)
  • Storia: La crisi della Bell’Époque
  • Storia dell’arte: Edvard Munch – L’urlo che anticipa un secolo
  • Bibliografia/sitografia

Introduzione

Spesso, commentando il comportamento di molti giovani, le persone, forse in modo anche un po’ troppo semplicistico, affermano che “i ragazzi di oggi” non hanno più valori, non hanno nulla in cui credere, non hanno nessun interesse vero all’infuori del divertimento.

Ma è davvero così? E soprattutto, quali sono i valori che i giovani di ieri avevano e che i ragazzi di oggi dovrebbero avere?

Bisognerebbe, quindi, prima stabilire che cosa sono i valori morali e quale sia la loro funzione. Possiamo considerare “valori” tutte quelle regole, quei principi e quelle linee di condotta che permettono alle persone di costruire la loro esistenza, di stabilire le proprie priorità e di compiere delle scelte. E questo è tanto più importante per i giovani che, diventando grandi si trovano ad affrontare le difficoltà di un mondo che ancora non conoscono bene. Per noi ragazzi, quindi, è importante avere dei valori che ci guidino a fare le scelte giuste. ~ 2 ~

Ma come si fa allora a scegliere i valori “giusti”?

La letteratura e la filosofia per anni hanno cercato di darci, o in alcuni casi almeno di suggerirci, un indirizzo etico, perché fin dall’antichità gli uomini hanno riconosciuto quanto sia importante vivere seguendo una condotta. Sin da quando esiste la civiltà ci si è resi conto che la nostra vita non può essere considerata un mero insieme di bisogni biologici: il nostro scopo non è semplicemente quello di mangiare per preservare la nostra sopravvivenza e permettere la continuazione della specie umana. Ogni uomo ha innanzitutto la capacità di ragionare, di decidere cosa fare per vivere in modo felice e completo la propria esistenza e per riuscire a vivere e a stare bene insieme agli altri. È così che inevitabilmente si sviluppa in ognuno di noi il senso di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, l’idea del bene e del male. Secondo me, dunque, arrivare ad avere dei forti valori morali a cui ispirarsi nell’agire quotidiano, significa per lo più compiere un percorso che di giorno in giorno, sbagliando o magari anche soffrendo, ci fa arrivare a capire quello che per ognuno di noi è importante nella propria vita.

Ovviamente in questo percorso non siamo soli e sono proprio le persone che ci circondano ad influenzare il nostro cammino, ad indicarci le vie che potremmo seguire e che, poi inevitabilmente influenzano la scelta di quelli che saranno i nostri valori.

È dalla nostra famiglia che vengono le informazioni più importanti, è dalla scuola che possiamo imparare a scindere ciò che è buono da ciò che è cattivo, è dalla società che veniamo contaminati da idee, ideologie e modelli di vita e, ancora, è dall’appartenenza a confessioni religiose che nascono convinzioni e obblighi morali. E in tutto ciò ogni ragazzo deve compiere delle scelte, deve sviluppare la capacità di stabilire i suoi valori fondamentali, al di là di ogni imposizione. Un compito non facile che si sono trovati ad affrontare anche i “giovani di ieri”, ma forse con una differenza notevole: oggi, messaggi pubblicitari e società esterna hanno assunto una influenza maggiore che in passato.

La vera radice del degrado sta nella verticale caduta dei valori di base che ormai da tempo guida l’azione di chi ha più potere e responsabilità e che dovrebbe, quindi, dare l’esempio ai cittadini. L’esempio dei pochi che stanno in alto è infatti di una importanza estrema in quanto condiziona fortemente l’azione di chi sta sotto, cioè delle grandi masse di cittadini comuni. Quando l’esempio è buono e positivo, questi tendono spontaneamente a seguirlo, ma altrettanto fanno anche quando l’esempio è pessimo. Oggi l’esempio che riescono a dare gli uomini di potere è molto spesso quello dell’egoismo, della disonestà, dell’avidità, della mancanza di scrupoli, dell’uso del proprio ruolo e delle risorse pubbliche per fini personali. Pochi si preoccupano di fare ciò che è giusto anziché ciò che è conveniente, di fare l’interesse del cittadino anziché il proprio.

Un altro fattore essenziale che non si vuole affrontare è quello dei metodi educativi. Anche qui abbiamo un totale fallimento sia nell’ambito della famiglia che della scuola, dimostrato dal vertiginoso aumento della criminalità minorile e della violenza in ambito familiare che si riscontra in molti paesi dell’Occidente.

Anche qui non si vogliono mettere in discussione i valori di fondo che sottostanno a questi metodi, valori che sono ancora una volta finalizzati non alla formazione interiore dell’individuo, ma piuttosto all’inserimento in un sistema economico-sociale fondato su criteri pressoché capovolti rispetto a quelli che permetterebbero un sano ed equilibrato sviluppo dei valori morali. ~ 3 ~

Filosofia: Nietzsche e la morte di Dio

«Dio è morto! Dio resta morto! E noi l’abbiamo ucciso!»

[Friedrich Wilhelm Nietzsche]

All’inizio del ‘900 fu l’opera di Friedrich Nietzsche (Roecken 1844 – Weimar 1900) a diffondere una denuncia aspra e profetica dell’avvento della crisi.

Denuncia espressa in opere singolari, prevalentemente aforistiche e anche altamente poetiche come Così parlò Zarathustra, che si potrebbe definire un poema in prosa.

Al centro dell’opera di Nietzsche sta l’annuncio della morte di Dio, ovvero la fine di quel sistema di valori che caratterizza la civiltà europea e in particolare la tradizione cristiana. L’esito ultimo verso il quale precipitava la civiltà europea fu denominato da Nietzsche nichilismo. L’età del nichilismo, nella quale secondo Nietzsche tutti viviamo, si caratterizza per il venir meno di ogni valore capace di orientare la vita. Gli individui sono sempre più dominati da istanze edonistiche e utilitaristiche, nell’illusione che il progresso scientifico, industriale e tecnico possa da solo corrispondere a tutti i bisogni e a tutte le aspirazioni umane mentre esso diffonde su tutta la terra un universale conformismo di gusti e di costumi. Al di là della produzione di beni di consumo, l’esistenza concreta degli individui perde ogni senso e ogni scopo autenticamente vitale.

Nell’opera datata 1882, La gaia scienza, Nietzsche annuncia la morte di Dio, drammatizzandola attraverso il racconto dell’uomo folle:

[…] Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con i suoi sguardi: “dove se n’è andato Dio?” – gridò – “ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come ~ 4 ~

abbiamo fatto questo? Come potremmo vuotare il mare bevendolo fino all’ultima goccia? Chi ci dette la spugna per strusciar via l’intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov’è che si muove ora? Dov’è che ci moviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all’indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto?” […] “Dio è morto! Dio resta morto! E noi l’abbiamo ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di più sacro e di più possente il mondo possedeva fino ad oggi, si è dissanguato sotto i nostri coltelli; chi detergerà da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi lavarci? Quali riti espiatori, quali giuochi sacri dovremmo noi inventare? Non è troppo grande, per noi, la grandezza di quest’azione?”

[…] La gaia scienza, aforisma 125.

Dio è morto non è inteso letteralmente, come “Dio è ora fisicamente morto”, piuttosto è la maniera usata da Nietzsche per dire che l’idea di Dio non è più fonte di alcun valore morale o teleologico. «Rompendo uno dei principali concetti della cristianità, la fede in Dio, cade il tutto: nulla di necessario rimane nelle mani».

La morte di Dio condurrà, secondo Nietzsche, non solo al rifiuto della credenza in qualsivoglia ordine cosmico o fisico, ma anche al rifiuto dei valori assoluti stessi - al rifiuto di credere in un’oggettiva ed universale legge morale che lega tutti gli individui. In questa maniera, la perdita di una base sicura della morale condurrà al nichilismo.

Nietzsche intende per nichilismo la specifica situazione dell’uomo moderno e contemporaneo, che non credendo più nei valori “supremi” di Dio, della verità, del bene ecc., finisce per avvertire, di fronte all’essere, lo sgomento del vuoto e del nulla.

Nietzsche propone un’elaborata articolazione all’interno del concetto di nichilismo. Egli distingue, ad esempio, tra «nichilismo incompleto» e «nichilismo completo».

Il nichilismo incompleto è quello in cui i vecchi valori vengono distrutti, ma i nuovi che subentrano hanno la medesima fisionomia dei precedenti;

Il nichilismo completo è il nichilismo vero e proprio. Esso può rappresentare un segno di debolezza o di forza.

Nel primo caso, come espressione del «declino», si ha il nichilismo passivo, che si limita a prendere atto del declino dei valori e a crogiolarsi nel nulla. Nel secondo caso, si ha il nichilismo attivo, che si esercita come forza violenta di distruzione di ogni residua credenza di tipo metafisico.

In conclusione, dal punto di vista di Nietzsche, progettare di vivere senza certezze metafisiche assolute non significa distruggere ogni senso e norma, ma responsabilizzare l’uomo affinché si ponga come fonte di valori e significati. Accettare il rischio e la fatica di dare un senso al caos del mondo dopo la morte delle antiche certezze e delle vecchie fedi: ecco il significato ultimo del superamento nietzscheano del nichilismo. ~ 5 ~

Francesco Guccini – sulle orme di Nietzsche

«A volte mi chiedo come “Dio è morto”, scritta nel 1965, piaccia ancora così tanto e appaia sempre attuale... Il merito però, devo dire, non è del tutto mio ma degli sponsor di questa canzone, i razzisti e gli imbecilli che, a quanto pare, tornano periodicamente alla ribalta.» [Francesco Guccini]

Ho visto

la gente della mia età andare via

lungo le strade che non portano mai

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Sintesi

Percorso interdisciplinare

  • Filosofia: Friedrich Nietzsche (la morte di Dio)
  • Latino: Decimo Giunio Giovenale (l'indignazione verso il degrado della società romana)
  • Italiano: Luigi Pirandello (arte e coscienza d’oggi)
  • English: James Joyce (Dublin: the centre of decay and stagnation)
  • Deutsch: Bertolt Brecht (Leben des Galilei)
  • Français: Jean Paul Sartre (Attraper le temps par la queue)
  • Storia: la crisi della Belle Époque
  • Storia dell’arte: Edvard Munch (L’urlo)
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