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Percorso

La donna tra ‘800 e ‘900

Introduzione

Il percorso che ho scelto di presentare è connesso ad un argomento che ritengo fortemente importante e che mi sta molto a cuore, riguarda il ruolo assunto dalla donna nel contesto storico-sociale che si estende dall’800 sino all’età contemporanea.

I motivi che mi hanno condotto alla scelta e quindi all’analisi di tale argomento sono molteplici ma i più importanti sono:

  • La sua attualità;
  • La mia personale volontà di evidenziare il processo discriminatorio a cui la donna è stata sottoposta nel corso dei secoli, e credo di non sbagliare nel ritenere che ancora oggi, anche se in misura inferiore, ne sia soggetta.

La mia è una critica, anche se velata, nei confronti di una società che da sempre ci considera inferiori, che ha più volte, nel corso della storia, ghettizzato le donne dimenticando il ruolo chiave che le stesse hanno assunto e tutt’oggi assumono all’interno di essa, nei suoi molteplici settori.

Per questo evidenzierò:

  • In ambito storico la nascita, lo sviluppo del movimento femminista e il ruolo che questo movimento e quindi le sue rappresentanti hanno assunto nella società;
  • In ambito filosofico mi ricollegherò al femminismo del Novecento analizzando la figura di Hannah Arendt e il ruolo da lei assunto in tale contesto;
  • In ambito linguistico analizzerò la descrizione della donna per due importanti autori dell’Ottocento-Novecento, Huxley & Orwell, ed inoltre l’influenza che una figlia può subire dall’educazione di una madre femminista (Mary Shelley);
  • In ambito letterario analogamente al precedente il ruolo assunto dalla donna (come Femme Fatale) in D’Annunzio e in Verga;
  • In ambito scientifico analizzerò il ruolo di Marie Curie nella definizione della radioattività e nella scoperta dei radioisotopi ma, soprattutto, la sua importanza nell’affermazione dell’uso degli apparecchi radiografici (spiegherò la struttura di un apparecchio radiografico digitale che sfrutta un elaboratore e un convertitore A/D).

Inoltre mi soffermerò su una problematica che oggi è ampiamente connessa alla donna ovvero la fecondazione assistita e infine analizzerò gli effetti negativi della radioattività.

Storia

La corsa alla conquista dei diritti femminili, a cui l’Illuminismo aveva dato ampio contributo, venne violentemente arrestata, nel 1804, dall’emanazione del codice di Napoleone che diede vita all’idea della donna come proprietà dell’uomo il cui compito primario era quello di restare relegata in casa. Sarà solo con l’emanazione della legge del 17 luglio 1919 che verrà fatta cadere tale teoria.

Il movimento per l’emancipazione femminile fu una delle più importanti manifestazioni della spinta verso la democrazia; tale movimento si affermò per la prima volta in Europa nel tardo XVIII secolo, il suo impegno e la sua riflessione si basarono sempre su tre direttrici di fondo:

  • La ricerca della solidarietà;
  • La presa di coscienza dell’identità di genere, in modo da consolidare le sue posizioni politiche e sociali;
  • Le campagne di sensibilizzazione a favore dell’aborto, dell’uguaglianza economica, contro la violenza domestica, dell’uguaglianza nell’amministrazione dei figli.

Le donne parteciparono alla Rivoluzione francese sia attivamente (con una loro diretta partecipazione a manifestazioni di protesta) sia intellettualmente (quest’ultimo caso interessò prevalentemente le donne borghesi che si preoccuparono di creare giornali, di scrivere libri sulla rivoluzione ecc…); tra quest’ultime vi furono ad esempio Madame de Stael, Olympe de Gouges che scrisse la dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina il cui intento era quello di rendere le donne consapevoli dei diritti che possedevano e che venivano loro negati. Nel 1792 Olympe attaccò pubblicamente Robespierre e si presentò come difensore del re, accusata di alto tradimento fu arrestata e ghigliottinata nel 1793 insieme a Maria Antonietta.

In Francia, quindi, il tentativo delle femministe (duramente ostacolate) era quello di affermare senza distinzione di sesso i diritti di libertà, uguaglianza e fraternità.

Durante la Rivoluzione Industriale il passaggio dal lavoro artigianale alla produzione di massa fece sì che le donne entrassero in fabbrica come salariate, un ulteriore passo verso la conquista di una maggiore autonomia; nell’ambito della fabbrica, infatti, le donne lottarono per ottenere la parità di salario con gli uomini, migliori condizioni di lavoro, riduzione dell’orario di lavoro che si combinarono con la richiesta del suffragio alle donne appartenenti alla classe media e alta.

La condizione della donna in epoca industriale fu un argomento fortemente analizzato da un’importante storica americana Joan Wallach Scott la quale nel suo saggio intitolato “la donna lavoratrice nel XIX secolo” analizza come causa prima del processo discriminatorio nei confronti della donna il passaggio della produzione dal nucleo domestico alla fabbrica nel quale il lavoro femminile era valutato in misura inferiore rispetto a quello maschile; ma la scrittrice pone inoltre in evidenza, riportando alcune parole che Marx espresse nel Manifesto, che nel momento in cui la donna entrava a lavorare nella fabbrica era perché il datore di lavoro aveva deciso di risparmiare sul capitale variabile, secondo convinzioni dell’epoca l’industria si sviluppava in misura maggiore tanto più il lavoro maschile era soppiantato da quello della donna e dei fanciulli.

In questo periodo la Chiesa si oppose duramente al femminismo ritenendo che distruggesse la famiglia patriarcale per cui il movimento femminista si diffuse maggiormente e con minori difficoltà nei paesi di religione protestante. A capo di tale movimento si posero donne qualificate della classe media tra cui: Lucrezia Mott (che tenne pubblicamente la prima assemblea sui diritti delle donne), Elisabeth Stanton e Emmeline Pankhurst (che insieme ad un gruppo di donne dell’Indipendent Labour Party fondò nel 1903 il Women’s social and political union, WSPU).

Le femministe inglesi si riunirono per la prima volta nel 1855 per ottenere pari diritti di proprietà.

In Gran Bretagna la pubblicazione dell’opera del filosofo J. S. Mill intitolata “Schiavitù delle donne” richiamò l’attenzione sulla questione femminile e condusse alla concessione, nel 1870, dei diritti di proprietà alle donne sposate, successivamente furono introdotte le leggi sul divorzio, sul mantenimento e sostegno economico dei figli ecc…..

Ruolo determinante nell’affermazione dell’uguaglianza fu assunto dalle “Suffragette” che fiorì dal 1860 al 1930 riunendo donne di diversa classe sociale, di diversa istruzione attorno ad un comune obbiettivo: la conquista del diritto al voto. Era particolarmente attivo in Inghilterra e negli USA dove organizzava vere e proprie manifestazioni di protesta che divennero, via via, sempre più violente fino alla cosiddetta “guerra delle vetrine” in cui presero di mira le proprietà rompendo a sassate le vetrine dei negozi.

Le caratteristiche di tale movimento furono evidenziate da Sheila Rowbotham che nel 1974 pubblicò il libro “Esclusa dalla storia”, all’interno di tale opera la scrittrice evidenzia le caratteristiche del ciclo completo del WSPU, e il ruolo delle sue principali attiviste. Inizialmente, come evidenzia la scrittrice e studiosa inglese, il WSPU si costituì come movimento radicale che attraverso proteste e tentativi di riforma riuscì a spaccare in due il parlamento inglese composto dal Labour Party e dal Liberal Party cercando, semplicemente, di strappare il diritto al voto ai partiti sopra elencati; successivamente si trasformò in una mera organizzazione illegale il cui centro operativo risiedeva a Parigi e le cui attiviste operavano clandestinamente effettuando vere e proprie azioni dimostrative (atti incendiari ecc…) contro obbiettivi di carattere simbolico e con lo scopo di dividere la classe maschile dominante.

Tale movimento ebbe nel 1913 la sua martire Emily Davison che si lanciò sotto la carrozza del sovrano durante un affollato derby rimanendone uccisa.

Tale agitazione fu più efficace quando il movimento si legò ai sindacati operai e al partito socialista; questo legame fu evidente soprattutto in Italia.

Nel nostro paese il movimento femminista si fece avanti dopo l’Unità (1861) e si sviluppò per opera di due importanti personalità: Anna Maria Mozzoni e Anna Kuliscioff (quest’ultima proveniente dalla Russia, laureata in medicina e di cultura marxista, fu arrestata e poi rilasciata per i tumulti di Milano del 1898, proseguì la sua milizia nel partito socialista che contribuì a fondare insieme a Turati con il quale era legata da una relazione sentimentale), ma divenne formalmente un’organizzazione solo nel 1908 durante il congresso delle donne tenutosi in quell’anno a Roma.

Le due inizialmente amiche videro divergere i loro obbiettivi nel momento in cui la Mozzoni decise di non entrare a far parte del partito ritenendo (questo viene espresso in una lettera che la stessa invia al direttore della rivista l’Avanti), che quest’ultimo poco si interessava alla questione delle donne cercando inoltre di rintanarla nel focolare domestico per farla così morire di fame; tali affermazioni furono duramente contestate dalla Kuliscioff nell’articolo “In nome della libertà della donna. Laissez faire, laissez passer!” nel quale dichiarava che il partito socialista cercava di risolvere la problematica connessa alla questione femminile tendendo a rendere libera quest’ultima a partire dal miglioramento delle condizioni del suo lavoro in fabbrica, riportando alla mente della sua “amica” la legge che venne fatta approvare dallo stesso partito nel 1902 e che tutelava la donna nell’ambito lavorativo introducendo:

  • L’orario di lavoro a 12 ore con 2 ore di riposo;
  • Due mesi di congedo dopo il parto;
  • Il divieto di lavoro notturno per le ragazze di età inferiore ai 17 anni.

Una proposta di allargare il diritto di voto alle donne, presentata in Italia nel 1919, fu travolta insieme alle istituzioni liberali dall’avvento del fascismo; anche le riviste femminili dopo il 1925 persero ogni autonomia lasciandosi così assorbire nelle strutture del regime.

La politica fascista assunse verso la donna un duplice atteggiamento: da una parte accentuò la ghettizzazione della donna perché influenzata da un’ideologia misogina, dall’altra la invitò alla partecipazione perché capì l’importanza che l’appoggio delle donne poteva avere sull’affermazione del fascismo; mirò quindi all’affermazione di “una donna fascista per l’Italia fascista” trasformando il tradizionale ruolo della donna in una missione patriottica. A differenza dello stato liberale il fascismo assunse una politica basata sull’educazione della donna (fu istruita su tematiche quali: economia domestica, educazione dell’infanzia ma furono inoltre introdotti sport femminili..). La propaganda fascista descrive una donna diversa dalle femministe ma anche dalla donna bambola, è una donna energica e creatrice di figli-soldati.

Nel 1935 la guerra in Etiopia segnò la svolta verso un nazionalismo sempre più razzista ed antifemminista, furono sciolte le maggiori associazioni femministe. Solo con la caduta del fascismo e con la Resistenza (alla quale le donne contribuirono attivamente), vi fu il superamento di tali condizioni che limitavano la partecipazione della donna alla vita pubblica.

La costituzione della Repubblica, alla cui redazione nel 1948 parteciparono anche 4 donne, sanciva la piena uguaglianza dei diritti civili e politici tra uomo e donna. In Italia le donne parteciparono al voto solo nel 1946, in Svizzera nel 1971, ancora oggi le donne dei paesi islamici sono escluse dal voto. La società araba e quella giapponese sono tutt’oggi fortemente organizzate su un impianto antifemminista o di discriminazione verso le donne.

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Sintesi

Introduzione

Il percorso che ho scelto di presentare è connesso ad un argomento che ritengo fortemente importante e che mi sta molto a cuore, riguarda il ruolo della donna nel contesto storico-sociale che si estende dall’800 sino all’età contemporanea.

I motivi che mi hanno condotto alla scelta e quindi all’analisi di tale argomento sono molteplici, ma i più importanti sono:

  • 1) La sua attualità;
  • 2) La mia personale volontà di evidenziare il processo discriminatorio a cui la donna è stata sottoposta nel corso dei secoli, e credo di non sbagliare nel ritenere che ancora oggi, anche se in misura inferiore, ne sia soggetta.

La mia è una critica, anche se velata, nei confronti di una società che da sempre ci considera inferiori, che ha più volte, nel corso della storia, ghettizzato le donne dimenticando il ruolo chiave che le stesse hanno assunto e tutt’oggi assumono all’interno di essa, nei suoi molteplici settori.

Per questo evidenzierò:

  • 1) In ambito Storico la nascita, lo sviluppo del movimento femminista e il ruolo che questo movimento e quindi le sue rappresentanti hanno assunto nella società;
  • 2) In ambito Filosofico mi ricollegherò al femminismo del Novecento analizzando la figura di Hannah Arendt e il ruolo da lei assunto in tale contesto;
  • 3) In ambito Linguistico analizzerò la descrizione della donna per due importanti autori dell’Ottocento – Novecento, Huxley & Orwell, ed inoltre l’influenza che una figlia può subire dall’educazione di una madre femminista (Mary Shelley);
  • 4) In ambito Letterario, analogamente al precedente, il ruolo assunto dalla donna (come Femme Fatale) in D’Annunzio e in Verga;
  • 5) In ambito Scientifico analizzerò il ruolo di Marie Curie nella definizione della radioattività e nella scoperta dei radioisotopi ma, soprattutto, la sua importanza nell’affermazione dell’uso degli apparecchi radiografici (spiegherò la struttura di un apparecchio radiografico digitale che sfrutta un elaboratore e un convertitore A/D). Inoltre mi soffermerò su una problematica che oggi è ampiamente connessa alla donna, ovvero la fecondazione assistita, e infine analizzerò gli effetti negativi della radioattività.
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