“Con il cuore a forma d’Africa”
Giulia Milantoni
V B Liceo delle Scienze Sociali
Anno scolastico 2008/09
“Sono convinto che esistano al mondo persone nate in una patria che non è la loro e che soffrano di nostalgia per una terra che non hanno conosciuto.
La casa dove vissero da bambini, le strade dove giocarono, non hanno fascino per loro.
Forse si tratta di un bizzarro fenomeno di atavismo che spinge alcuni individui, pellegrini erranti, verso i luoghi che i loro antenati abitarono secoli e secoli prima.”
Aldous Huxley
Indice
Introduzione:
- Asante Sana Africa
S. Sociali:
- Tra coriandoli di etnie: il Kenya e la sua gente
- La donna: le braccia dell’Africa
- Mal d’Africa
Letteratura:
- Dalla Svizzera all’Africa per inseguire un sogno: “La masai bianca”.
Storia vera di una passione africana
Storia:
- Nelson Mandela: eroico combattente per la libertà
Filosofia:
- La “Grande Anima”: Gandhi
Diritto:
- L’Unicef
Inglese:
- The African culture in the Chinua Achebe’s work the novel
Matematica:
- Dati statistici sull’infanzia (Kenya)
Asante Sana Africa
È uno strano e struggente richiamo che non riesco a spiegare, perché non trovo le parole, mai sufficientemente appropriate e piene per dire semplicemente quanto amo l’Africa.
La sua terra rossa, i sorrisi delle sue genti, occhi sorridenti ma anche tristi, case fatte di sabbia e fango, l’amore per la vita, gli odori prepotenti, e la lotta ogni giorno anche per un bicchiere d’acqua. I bambini in uniforme che vanno a scuola, madri con il loro carico di vestiti da lavare alla fontana d’acqua, uomini che si avviano a cercare un lavoro giornaliero, altre donne con bidoni carichi d’acqua, bambini scalzi che sguazzano tra i rifiuti in cerca di un gioco, famiglie che organizzano i loro banchetti ambulanti… rumori, colori, odori, sempre diversi ma sempre uguali…. Paesaggi che ti lasciano senza fiato, dove il caldo, il vero caldo non ti pesa, dove il paesaggio è formato solo da due colori, quello rosso della terra e quello verde degli alberi. Ogni tanto si incontrano piccoli villaggi, fatti di capanne di foglie, pietre e qualche pezzo di legno. Spiccano tra queste capanne gli abitanti, con i loro abiti variopinti, colori forti che rispecchiano la loro personalità.
L’Africa non è solamente un continente, non è semplicemente una Terra antica. L’Africa è un mondo. Un mondo che noi occidentali non potremo conoscere mai a fondo. L’Africa è la terra delle contraddizioni, la patria della povertà e della fame, il luogo dove chiunque deve cercare, come primo obiettivo, di sopravvivere! Conoscere, o meglio, “capire” l’Africa nella sua vera essenza vorrebbe dire “viverla”, essere pronti a mettersi in discussione, a vedere le cose senza voler a tutti i costi lavarsi la coscienza, significa commuoversi di fronte al sorriso di un bambino, riempirsi gli occhi dei paesaggi sconfinati, dei colori intensi, inebriarsi di odori pungenti, fermarsi ad ammirare la bellezza delle sue donne, che da quando nascono a quando muoiono sono sacrificate alla famiglia e ai figli che allevano con amore e rassegnazione. Conoscere l’Africa vuol dire capirne anche i pericoli e scoprire che l’arte di sopravvivere cambia il cuore dell’uomo, spingendolo a volte a commettere azioni che non hanno giustificazione. Conoscere l’Africa vuol dire immergersi nel flusso dell’esistenza, dove nascere e morire non sono eventi, ma semplicemente lo scorrere della vita. Conoscere l’Africa significa innamorarsene e imparare da questa Terra il valore dell’umiltà e della dignità. Capire l’Africa significa cercare l’equilibrio in ciò che ci circonda per trovarlo in noi stessi, ridare valore e il giusto peso al quotidiano. Capire l’Africa non significa trovare il senso della vita, ma più semplicemente accorgersi che la vita ha un senso!
Voglio raccontare di un’Africa dimenticata e dire che l’Africa esiste!
- Perché l’Africa è vita.
- Perché l’Africa ti abbraccia l’anima.
- Perché l’Africa è vera e tocca il vero.
- Perché l’Africa è natura vincente.
- Perché l’Africa è nostalgia del mondo perduto.
- Perché l’Africa è il fratello debole.
- Perché l’Africa è madre ancestrale.
- Perché l’Africa è... la mia Africa.
- Perché l’Africa è la nostra Africa
Tra coriandoli di etnie: il Kenya e la sua gente
Possiamo conoscere il Kenya attraverso le sue tradizioni e il suo popolo, e attraverso l’analisi delle varie etnie possiamo già intravedere quale è la figura femminile, notando che in Africa la sua emancipazione è ancora ben lontana.
Il Kenya è attraversato dall’equatore. Il clima è caratterizzato da un caldo più umido verso la costa anziché sull’interno. Non c’è una forte escursione termica. È un paese dell’Africa Orientale, e pur essendo un paese equatoriale e tropicale, presenta climi molto vari. Nel nord si trovano aree desertiche, e nel centro sud altopiani, con boschi e savane. Il paese è attraversato da lunghe catene di montagne. Complessivamente, l’elemento morfologico che più caratterizza il Kenya è la Rift Valley, che lo attraversa da nord a sud. I mesi più piovosi dell’anno vanno da fine marzo a fine maggio, ma le temperature continuano a rimanere basse, rispetto alla norma, fino a luglio. Da agosto in poi c’è l’inizio dell’estate. I mesi più caldi vanno da dicembre a fine febbraio.
La popolazione del Kenya continua a crescere a ritmi elevati: nel giro di vent’anni è pressoché raddoppiata e molto alta è la quota di popolazione giovane, con meno di quindici anni. La densità demografica è elevata nella regione interna degli altopiani; mentre la fascia costiera è poco abitata, fatta eccezione per l’area di Mombasa. Il tasso di urbanizzazione è alto, con il 40% della popolazione radunata in zone urbane che si stanno estendendo. La popolazione urbana si addensa soprattutto nelle città di Nairobi, la capitale, e di Mombasa, città araba sulla costa.
Il Kenya è una nazione ricca di storia, possiamo notarlo soprattutto dalla popolazione che non presenta precisi tratti somatici ma possiamo ritrovarci varie razze. Per non parlare delle numerose etnie presenti nella cultura keniota. Swahili
Dall’incontro tra i due popoli (quello arabo e gli indigeni bantu) nacque la cultura, contraddistinta da due elementi di unificazione: la lingua kiswahili e la religione islamica.
La popolazione è suddivisa in più di settanta etnie, appartenenti a quattro famiglie linguistiche: i bantu, i nilotici, i paranilotici e i cusciti. Un tempo il paese era abitato da gruppi stanziati lungo la costa e, nelle regioni interne, dai Masai, che oggi vivono soprattutto nelle regioni meridionali. Attualmente l’etnia più numerosa è rappresentata dal gruppo bantu dei Kikuyu (21% della popolazione); altri gruppi relativamente numerosi sono i Luhya (14%), i Kamba (11%), tutti di lingua bantu, i Luo (13%), di lingua nilotica, e i Kalenjin (11%), paranilotici. Nel paese vivono inoltre esigue minoranze di asiatici, europei e arabi.
Maasai
I Maasai mantengono una certa tradizione per l’abbigliamento, infatti, sono considerati il simbolo del Kenya. I Masai (o Maasai) vivono sugli altopiani intorno al confine fra Kenya e Tanzania, parlano il “maa”, da cui il nome dell’etnia che è da loro pronunciato “maasai”.
È difficile dire quanti siano, visto che non esistono censimenti accurati né in Tanzania né in Kenya. La tendenza dei censimenti nei due paesi è quella di esagerare il numero di persone appartenenti all’etnia.
Tra il 1883 e il 1902, i Masai soffrirono a causa della peste bovina e del vaiolo. Negli stessi anni, una serie di siccità – non piovve totalmente nel 1897 e 1898 – portò alla morte di gran parte del bestiame e forse di un terzo della popolazione. Allo stesso tempo, lotte interne portarono alla scomparsa quasi totale di alcuni clan, quali i Laikipia, e a nuovi rapporti tra i diversi clan. L’arrivo dei colonizzatori inglesi corrisponde a questo periodo di debolezza sociale dei Masai che, con due trattati nel 1904 e 1911 videro il loro territorio drasticamente ridotto Figura 38: Tipica Danza Maasai in Kenya.
Curiosità
Una tradizione molto diffusa dei Masai sono le danze con salti. Questi balli vengono utilizzati nelle cerimonie di benvenuto e nelle feste. Incominciano nell’accendere un grande fuoco e poi iniziano a saltare, prima in modo normale poi sempre più in alto finché non raggiungono un’altezza elevatissima.
Un altro costume è l’allungamento del lobo dell’orecchio. Iniziano con i bucarsi le orecchie e poi a mano a mano mettono dei cerchietti dentro il lobo finché non raggiungono grandezze dei cerchi grandissimi.
Dopo tolgono i cerchietti e si arrotolano il lobo sull’orecchio e rimettono i cerchi solo nelle feste. I cerchi possono cambiare aspetto rispetto alla classe sociale: il capo tribù ha i cerchi dorati, il figlio adornato di perline (tipiche nel Kenya) e tutti gli altri hanno dischetti di bronzo rivestiti in pelle. Manyatta
Vivono in capanne che loro chiamano ed hanno un recinto spinoso all’esterno per proteggersi dagli animali selvatici, e un recinto spinoso all’interno per mettere il bestiame alla sera. Nel secondo recinto vi sarà anche un reparto separato per vitelli e agnelli. La prima casa sulla destra dell’entrata principale sarà la casa del capo famiglia, la seguente quella della prima moglie. La prima casa sulla sinistra sarà quella della seconda moglie, se presente. A seguire sono le casette per i bambini e le bambine. I figli vivono con la madre fino a circa 5 anni di età, dopo dormono da soli. L’uomo dorme da solo e visiterà la moglie quando necessario. Le singole case sono fatte con sterco mescolato a fango e posto su di una struttura di rami flessibili. La forma è ovale con l’entrata bassa e all’interno la casa è divisa in tre sezioni: al centro un focolare dove cucinare, ad un capo il letto dell’occupante, dall’altro lato il letto per i bambini o un piccolo ripostiglio. L’altezza massima della casa è di circa 1,5 metri.
È il padre a dare il nome ai figli, a volte la madre dà o suggerisce il nome delle figlie.
Se arriva qualcuno di nuovo al villaggio, le donne anziane prendono le loro mani e ci sputano sopra, il che costituisce un’attribuzione di onore particolare.
I Masai possono sposare tante donne quante ne riescono a mantenere ed è una cerimonia molto coinvolgente perché arrivano centinaia di persone da ogni parte. Naturalmente la sposa è giovanissima (non più di dodici o tredici anni) e viene accompagnata dalle altre mogli.
Quando la prima bambina del figlio maggiore è abbastanza grande, viene affidata alla madre di quest’ultimo per aiutarla a procurare la legna e l’acqua.
I Masai non possono mangiare quello che ha toccato o guardato una donna, infatti mangiano prima loro dopo aver ucciso per esempio una capra. Non tagliano la gola, ma viene soffocata perché il sangue non può scorrere prima che l’animale sia morto. I loro avanzi vengono portati alle donne.
Le regole dell’ospitalità impongono di offrire a chiunque tè, zucchero ed acqua.
L’OMO è l’unico detersivo disponibile in Kenya che viene usato per la cura dei capelli e del corpo.
C’è una festa molto importante tra i Masai ed è quella che sancisce il passaggio dei guerrieri alla classe d’età successiva. Solo dopo questo rito potranno cercarsi una donna e sposarsi.
La celebrazione avviene in un posto preciso in cui si raduneranno tutte le madri che hanno il compito di costruire nuove capanne. Il tutto durerà tre giorni e fissano la data in base alla posizione della luna. I festeggiamenti iniziano la sera dopo il rientro delle capre, e i guerrieri per essere ammessi alla cerimonia hanno il compito di macellare un grande bue.
I Kikuyu
Kikuyu o Gikuyu che sono il gruppo etnico più numeroso del Kenya, parlano la lingua gikuyu o kikuyu. Il loro territorio tradizionale è il fertile altopiano centrale del Kenya, che essi coltivano.
Nella religione tradizionale kikuyu esiste un solo dio, chiamato Ngai o Mogai, adorato anche da Maasai e Kamba.
I Kamba
Kamba
I (al singolare Mukamba, al plurale Akamba), sono uno dei maggiori gruppi etnici del Kenya. Risiedono nell’area situata ad est di Nairobi. Mbai Muvia
I Kamba sono suddivisi in 25 clan totemici patrilineari ( ) ulteriormente divisi in, ovvero famiglie estese congiunte che comprendono tre o quattro generazioni. I principali clan kamba sono quelli degli Ulu, dei Kikumbuliu o Kibwezi, dei Kitui e dei Musoni. I membri di un clan condividono un totem comune, un animale sacro, rispettato come un membro del clan, protetto dall’assoluto divieto di uccisione e da un tabù alimentare.
I Luo
I Luo (anche detti Lwo) sono una famiglia di gruppi etnici relazionati fra loro che vivono in un’area che si estende dal sud del Sudan fino al Kenya occidentale e alla parte nord della Tanzania. Come per i Kikuyo e i Kamba, anche i Luo indossano abiti non più tradizionali, salvo occasioni particolari (ricorrenze, celebrazioni), ma abiti occidentali. Le etnie non finiscono qui.
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Tesina - Premio maturità 2009
Con il cuore a forma d'Africa
Autore: Milantoni Giulia
Scuola: Liceo delle scienze sociali
Descrizione: È uno strano e struggente richiamo che non riesco a spiegare, perché non trovo le parole, mai sufficientemente appropriate e piene per dire semplicemente quanto amo l'Africa. La sua terra rossa, i sorrisi delle sue genti, occhi sorridenti ma anche tristi, case fatte di sabbia e fango, l'amore per la vita, gli odori prepotenti, e la lotta ogni giorno anche per un bicchiere d'acqua.
I bambini in uniforme che vanno a scuola, madri con il loro carico di vestiti da lavare alla fontana d'acqua, uomini che si avviano a cercare un lavoro giornaliero, altre donne con bidoni carichi d'acqua, bambini scalzi che sguazzano tra i rifiuti in cerca di un gioco, famiglie che organizzano i loro banchetti ambulanti rumori, colori, odori, sempre diversi ma sempre uguali.
Paesaggi che ti lasciano senza fiato, dove il caldo, il vero caldo non ti pesa, dove il paesaggio è formato solo da due colori, quello rosso della terra e quello verde degli alberi. Ogni tanto si incontrano piccoli villaggi, fatti di capanne di foglie, pietre e qualche pezzo di legno. Spiccano tra queste capanne gli abitanti, con i loro abiti variopinti, colori forti che rispecchiano la loro personalità.
L'Africa non è solamente un continente, non è semplicemente una Terra antica. L'Africa è un mondo. Un mondo che noi occidentali non potremo conoscere mai a fondo. L'Africa è la terra delle contraddizioni, la patria della povertà e della fame, il luogo dove chiunque deve cercare, come primo obiettivo, di sopravvivere!
Conoscere, o meglio, "capire" l'Africa nella sua vera essenza vorrebbe dire "viverla", essere pronti a mettersi in discussione, a vedere le cose senza voler a tutti i costi lavarsi la coscienza, significa commuoversi di fronte al sorriso di un bambino, riempirsi gli occhi dei paesaggi sconfinati, dei colori intensi, inebriarsi di odori pungenti, fermarsi ad ammirare la bellezza delle sue donne, che da quando nascono a quando muoiono sono sacrificate alla famiglia e ai figli che allevano con amore e rassegnazione.
Conoscere l'Africa vuol dire capirne anche i pericoli e scoprire che l'arte di sopravvivere cambia il cuore dell'uomo, spingendolo a volte a commettere azioni che non hanno giustificazione. Conoscere l'Africa vuol dire immergersi nel flusso dell'esistenza, dove nascere e morire non sono eventi, ma semplicemente lo scorrere della vita.
Materie trattate: Scienze Sociali (la figura della donna), Italiano (La masai bianca), Storia (Nelson Mandela), Filosofia (Gandhi), Diritto (UNICEF), Matematica (dati statistici sull'infanzia)
Area: umanistica