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Formigaro Costanza

Liceo Classico Europeo

Educandato statale San Benedetto, Montagnana (PD)

Tesina, Esame di Stato 2007/2008

Introduzione

Cercando tra le mie passioni una base intorno alla quale costruire ed argomentare questo mio elaborato, ho trovato nell’ambito del mondo dei grandi animali marini una specie che mi ha stupito per la ricchezza di interesse che nel corso dei secoli ha saputo attrarre su di sé: la balena.

Appartenente ai mari di tutto il mondo, Mediterraneo compreso, oltre ad essere il mostro per la mitologia greca, arca per Giona e costellazione equatoriale, raccoglie nella sua mole storie e geografie distanti e differenti, antichi miti e racconti del presente, elementi di realtà e immaginazione.

L’immagine della balena assume molto frequentemente un connotato negativo.

Probabilmente il fatto che viva in un elemento naturale che non ci appartiene, il mare, fa scattare nell’essere umano il timore che essa sia fonte di pericolo.

Le prime leggende riguardanti questo animale risalgono alla civiltà babilonese, la quale rappresentava la balena come il mostro Tiamat, il caos primordiale. Successivamente le vennero attribuiti svariati nomi e caratteristiche fisiche, rendendola così un vero e proprio mostro degli abissi.

Venne identificata tra gli esseri mostruosi: dalla fiera generata il quinto giorno della Creazione da Dio, per governare gli oceani ma poi temuto per la sua potenza: il Leviatano, alla Balena-isola, detta Zaratan, figura anche rievocata da ecclesiastici, poeti e zoologi del IX secolo.

Nel passato: connotazione mitica dell’animale

Leggenda dello Zaratan, o Balena-isola, risalente alla mitologia germanica e anglosassone.

Figura che ricompare in:

  • “Le mille e una notte”: Sinbad la incontra nel suo primo viaggio;
  • “Il libro degli animali”, dello zoologo arabo Al-Jahiz, IX secolo;
  • “Le Meraviglie della Creazione”, del cosmografo persiano Al Qazwini;
  • “Navigatio Sancti Brendani”, mito irlandese di San Brendano;
  • “Orlando Furioso”, Ariosto: Astolfo finisce nel ventre di una balena-isola;

La leggenda del Leviatano riemerge in:

  • Il libro di Giona: il suo testo parla del profeta biblico inghiottito da un mostro paragonato ad una balena. Probabilmente però si riferiva al mostro primordiale, simbolo del caos, citato nel libro di Giobbe: il Leviatano.

Più recentemente la balena viene utilizzata come immagine simbolica per rappresentare il passaggio dal periodo infantile a quello adulto di ogni individuo: a riguardo sono di spiccata rilevanza l’episodio biblico di Giona, inghiottito dalla balena dopo essere scappato dalla Volontà di Dio e rigurgitato sulla costa solo quando il profeta ebbe capito il grave errore commesso;

la storia di Pinocchio, inizialmente narrata con la figura del pesce-cane dallo scrittore italiano Carlo Collodi (1826-1890) e successivamente rivista dall’azienda di animazione Walt Disney con quella della balena, che riprende l’insegnamento biblico citato precedentemente; Jona che

Nel 1993 anche la cinematografia recente riprende il concetto simbolico con il film Jona che visse nella Balena, del regista Roberto Faenza, che racconta le disavventure di un bambino nell’orrore dei campi di sterminio nazisti, ai quali sopravvive ma in cui perde padre e madre.

In questo contesto Giona si trasforma nell’incarnazione dell’intero popolo ebraico, costretto a restare “nel ventre della balena”, cioè in un mondo ostile che cerca di opprimerlo o addirittura di distruggerlo, ma, con tenacia e forza d’animo, riuscirà ad essere “vomitato” dal mostro e a tornare alla vita.

La tradizione del mostro marino che inghiotte il bambino risale a riti di popolazioni antiche: in Australia si era soliti allestire cavità nella terra, sul davanti della quale veniva sistemato un tronco d’albero che raffigurava le fauci; nell’ex Nuova Guinea tedesca invece per la circoncisione veniva costruita una casa speciale: doveva rappresentare il mostro Barlum che inghiotte i bambini. La tribù Jabim poneva una palma come trave superiore, le cui radici e foglie dovevano richiamare i capelli del mostro e un graticcio di foglie di cocco dipinto a macchie al posto dell’ingresso della capanna simulava invece le fauci. La capanna andava via via sempre più stretta e bassa, riproponendo così la forma del mostro, fino ad arrivare alla coda. Anche l’interno richiamava il ventre del mostro: nella capanna risuonava l’eco della voce di Barlum.

Nell’età contemporanea l’idea della balena come spietato assassino rimane: il romanzo che meglio espone questo pensiero è Moby Dick, dello scrittore americano Herman Melville (1851).

Qui l’imponente capodoglio bianco incarna la figura del Leviatano, poiché per le sue immense dimensioni e la spaventosa forza è, secondo l’autore, la specie che meglio richiama l’immagine mitica.

Anche l’economista Thomas Hobbes si avvale di questa figura biblica per rappresentare la forza dello stato autoritario.

In Italia un’altra situazione viene raffigurata con una balena: il partito della Democrazia Cristiana.

I richiami a balene non si fermano solo al mondo terreno, tra politica e letteratura, ma anche alla sfera celeste con la Costellazione della Balena, posta nell’emisfero australe, che viene collegata al mito greco di Andromeda.

Diritto

“Leviathan”

Leviathan is not only the Biblical sea monster referred to in the Testament, but also the title of an economical book. The author of Leviathan is Thomas Hobbes and the outrageous animal represents the power of the State.

The natural law philosopher Thomas Hobbes lived during some of the most tumultuous times in European history (consequently, it should be no surprise that his theories were thoroughly pessimistic regarding human nature).

Born near Malmesbury, the early death of his father brought young Thomas Hobbes under the care of his wealthy uncle. At the age of fourteen, he entered Magdalen College, Oxford, and took his B.A. five years later. After his first tour of Europe in 1610, he made the acquaintance of Francis Bacon. However, he only became converted to the scientific outlook in the 1630s, after being seduced by Euclid’s Geometry and hobnobbing with European scientists during a tour of the continent.

Hobbes was particularly entranced by Galileo’s reverse vision of dynamics.

After meeting Galileo in 1636, Hobbes sought to apply this idea to a comprehensive social philosophy. He envisioned this in three parts. In the first part, of Body, he would relate the general laws of motion; in the second, of Man, he would show how humans can be considered bodies in motion (motivated by sensations, desires, appetites, etc.) and how they are impacted by external motions; in the third part, of the Citizen, he would give the results of these dynamic human interactions on the body politic.

In 1642, Hobbes’s De Cive came out, a more detailed and formal analysis of the third part of his scheme. Seeing that it had little impact in England, Hobbes set out writing a new treatise which would explain his theory in a more down-to-earth manner. The result was Leviathan (1651).

Leviathan (1651) was clearly Hobbes’s masterpiece. In it, Hobbes set out his doctrine of the foundation of societies and legitimate governments.

Leviathan was written during the English Civil War; much of the book is occupied with demonstrating the necessity of a strong central authority to avoid the evil of discord and civil war.

Hobbes postulates what life would be like without government, a condition which he calls the state of nature. In that state, each person would have a right, or license, to everything in the world. This inevitably leads to conflict, a war of all against all (bellum omnium contra omnes), and thus lives that are “solitary, poor, nasty, brutish, and short” (XIII).

But war is not in man’s best interest. According to Hobbes, man has a self-interested and materialistic desire to end war:

“the passions that incline men to peace are fear of death, desire of such things as are necessary to commodious living, and a hope by their industry to obtain them” (XIII, 14).

He forms peaceful societies by entering into a social contract.

According to Hobbes, society is a population beneath an authority, to whom all individuals in that society covenant just enough of their natural right for the authority to be able to ensure internal peace and a common defence. This sovereign, whether monarchy, aristocracy or democracy (though Hobbes prefers monarchy), should be a Leviathan, an absolute authority.

Law, for Hobbes, is the enforcement of contracts.

Hobbes’ Leviathan state is still authoritative in matters of aggression, one man waging war on another or any matters pertaining to the cohesiveness of the state. It should say nothing about what any man does otherwise; so long as one man does not harm another, the sovereign should keep its hands off him.

In actuality, however, the extent to which this sovereign may exercise this authority is conditioned by the sovereign’s obligations to natural law. Although the sovereign has no legislative obligations, it is more beneficial for him to abide by those laws which prescribe peace for security (the laws of nature). Thus this conditions the authority of the sovereign with a prudential morality, or, more accurately, a moral obligation. A sovereign also maintains equality within the state, since the common people would be “washed out” in the glare of their sovereign; Hobbes compares this “washing out” of the common people in their sovereign’s presence to the fading of the stars in the presence of the sun.

In essence, Hobbes’ political doctrine is “do no harm.”

In chapter XV, 35, reads:

“Do not that to another, which thou wouldst not have done to thyself.”

In Leviathan, Hobbes explicitly states that the sovereign has authority to assert power over matters of faith and doctrine, and that if he does not do so, he invites discord. Hobbes presents his own religious theory, but states that he would defer to the will of the sovereign as to whether his theory was acceptable.

Thomas Hobbes also touched upon the sovereign’s ability to tax in Leviathan, although he is not as widely cited for his economic theories as he is for his political theories. Hobbes said:

“Equal justice includes the equal imposition of taxes. The equality of taxes doesn’t depend on equality of wealth, but on the equality of the debt that every man owes to the commonwealth for his defence.”

Put simply, Hobbes believed that taxes were necessary to support the military and that the military was necessary to enforce the rule of law. Thus, Hobbes saw taxes only as a necessary support of the rule of law.

With the citation of the philosopher Hobbes we can see the beast Leviathan is connected not to the god’s power but to the power of an authoritarian state.

This Leviathan has the power with a positive connotation: under his laws people can live in safety.

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Sintesi

Tesina - Premio maturità 2008

Titolo: Balene fuori luogo

Autore: Costanza Formigaro

Descrizione: uso della balena come immagine simbolica di grandezza e potenza in diversi ambiti.

Materie trattate: storia, letteratura inglese, diritto, astronomia.

Area: umanistica

Sommario

Introduzione

Cercando tra le mie passioni una base intorno alla quale costruire ed argomentare questo mio elaborato, ho trovato nell'ambito del mondo dei grandi animali marini una specie che mi ha stupito per la ricchezza di interesse che nel corso dei secoli ha saputo attrarre su di sé: la balena. Appartenente ai mari di tutto il mondo, Mediterraneo compreso, oltre ad essere il mostro per la mitologia greca, arca per Giona e costellazione equatoriale, raccoglie nella sua mole storie e geografie distanti e differenti, antichi miti e racconti del presente, elementi di realtà e immaginazione.

L'immagine della balena assume molto frequentemente un connotato negativo. Probabilmente il fatto che viva in un elemento naturale che non ci appartiene, il mare, fa scattare nell'essere umano il timore che essa sia fonte di pericolo.

Le prime leggende riguardanti questo animale risalgono alla civiltà babilonese, la quale rappresentava la balena come il mostro Tiamat, il caos primordiale. Successivamente le vennero attribuiti svariati nomi e caratteristiche fisiche, rendendola così un vero e proprio mostro degli abissi.

Venne identificata tra gli esseri mostruosi: dalla fiera generata il quinto giorno della Creazione da Dio, per governare gli oceani ma poi temuto per la sua potenza: il Leviatano, alla figura della Balena â€" isola, detta anche Zaratan, rievocata da ecclesiastici, poeti e zoologi del IX secolo.

Nel passato: connotazione mitica dell'animale

Leggenda dello Zaratan, o Balena â€" isola, risalente alla mitologia germanica e anglosassone.

Figura che ricompare in:

  • "Le mille e una notte": Sinbad la incontra nel suo primo viaggio;
  • "Il libro degli animali", dello zoologo arabo Al-Jahiz, IX secolo;
  • "Le Meraviglie della Creazione", del cosmografo persiano Al Qazwini;
  • "Navigatio Sancti Brendani", mito irlandese di San Brendano;
  • "Orlando Furioso", Ariosto: Astolfo finisce nel ventre di una balena-isola;

La leggenda del Leviatano riemerge in:

  • Il libro di Giona: il suo testo parla del profeta biblico inghiottito da un mostro paragonato ad una balena. Probabilmente però si riferiva al mostro primordiale, simbolo del caos, citato nel libro di Giobbe: il Leviatano.
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